La maledizione dell’effetto ricchezza delle banche centrali


di David Stockman

I robo-trader e i permabull sono usciti di nuovo dalle loro caverne, offrendo l’ennesimo dead cat bounce privo di volume in un mercato che per 600 giorni non è andato da nessuna parte.

Proprio così. L’indice S&P 500 ha dapprima varcato la soglia dei 2060 punti a metà novembre del 2014, e poi ha fallito 40 tentativi di rottura sin da allora.

Tuttavia, c’è una ragione e c’è un colpevole dietro ai rally falliti.

Per quanto riguarda la prima, è tutta una questione di picco del ciclo economico. Il ciclo dei profitti ha raggiunto un picco sei trimestri fa, quando gli utili dell’indice S&P 500 sono arrivati a $106 per azione durante il periodo annuale conclusosi a settembre 2014. Per il periodo conclusosi a marzo 2016, invece, ha fatto registrare un utile a $87 per azione.

I profitti sono scesi del 18%, e questo dato è stato contenuto a causa dei $700 miliardi di riacquisti di azioni.

Allo stesso modo, quasi ogni misura dell’economia imprenditoriale reale ha raggiunto un picco. Per esempio, gli ordini delle spese in conto capitale esclusa la difesa sono in calo del 12% sin dal settembre 2014, le spedizioni su ferrovia e autotrasporto sono scese del 21% e del 6% rispettivamente, e le spedizioni dell’export sono giù del 13%.

Ma le misure più complete riguardanti l’attività economica — vendite totali delle aziende e rapporto scorte/vendite — raccontano la vera storia. Le vendite totali sono scese di quasi il 5% dal loro picco ad agosto 2014, e il rapporto scorte/vendite è salito costantemente a livelli da recessione.

Inoltre, non solo gli 84 mesi di espansione del ciclo economico nazionale volgeranno al termine, ma anche il super-ciclo globale.

Ci riferiamo qui al boom del credito ventennale e senza precedenti alimentato dalle banche centrali, il quale ha fatto salire la montagna del debito mondiale da $40,000 miliardi a $225,000 miliardi. Non solo tutto questo è diventato un enorme onere per l’attività economica, ma ha anche causato una massiccia baldoria di spese in conto capitale inefficienti e costruzioni di infrastrutture che non potevano essere sostenute e che finiranno per generare perdite impressionanti sul capitale reale.

Il cuore di questo super-ciclo, naturalmente, era lo Schema Rosso di Ponzi e la monumentale campagna di scavi, costruzioni, investimenti, prestiti e speculazioni che sono stati generati dopo il 1994 dalla stampante monetaria cinese. Ma l’economia cinese è ora bloccata con $30,000 miliardi di debito impagabile e quantità inimmaginabili di investimenti improduttivi, capacità in eccesso e sprechi (forse i Faraoni hanno sprecato di più nel costruire le piramidi).

È stato tutto alimentato da infinite dosi di credito sfornate dallo stato. Per esempio, sembra che la Cina abbia anche costruito campi sterminati di pale eoliche in base a questa situazione. Ma, ahimè, i venti non si sono alzati.

In breve, l’economia mondiale sta cambiando radicalmente. Il crack-up boom alimentato da due decenni di credito a basso costo, con epicentro in Cina e che a cascata s’è riversato in tutta la sua catena di approvvigionamento tra i mercati in via di sviluppo e tra i mercati sviluppati suoi fornitori di beni strumentali e beni di lusso, come la Germania e gli Stati Uniti, sta volgendo al termine. Ora stiamo entrando nella fase di bust e una lunga era crepuscolare di deflazione, liquidazioni e stagnazione.

Così il mercato azionario ha un disperato bisogno di una profonda correzione. La valutazione odierna degli utili al 23.8X è semplicemente ridicola, dato che i profitti aziendali sono in calo e senza possibilità di ripresa. Anche al 15X, o a 1300 punti per quanto riguarda l’indice S&P 500, sarebbe una valutazione esagerata in un mondo che sta finendo nella discarica economica.

E ciò ci porta al colpevole — il gruppo di folli domiciliati presso l’Eccles Building. Il mercato azionario e altri tipi di mercati non possono affrontare una correzione, perché la determinazione onesta dei prezzi è sostanzialmente stata distrutta dal cosiddetto effetto ricchezza delle banche centrali.

Cioè, in condizioni di Picco del Debito la repressione dei tassi d’interesse e la massiccia espansione del credito sono inutili per quanto riguarda l’economia di Main Street. Questo perché lo storico canale di trasmissione della politica monetaria è ormai rotto.

Piuttosto che mobilitare l’ultimo acquirente di auto che può appannare uno specchio retrovisore e l’ultimo giovane che può scarabocchiare una firma su un prestito per studenti, i tassi d’interesse a buon mercato non hanno fatto nulla per stimolare il vecchio adagio keynesiano “prendere in prestito e spendere” tra il 90% delle famiglie americane. Queste ultime non sono degne di credito e hanno già preso in prestito fino ai limiti dei loro redditi reali stagnanti.

Allo stesso tempo, il canale di trasmissione del credito alle imprese — il ciclo dei fondi presi in prestito che finisce per aumentare gli investimenti di capitale fisso — è stato compromesso ancora di più. La FED, dopo aver trasformato i mercati finanziari in casinò, ha trasformato i piani alti delle grandi aziende americane in bische clandestine amanti dell’ingegneria finanziaria.

Di conseguenza, anche se il debito commerciale non finanziario è salito da $11,000 miliardi alla vigilia della grande crisi finanziaria ai $13,500 miliardi di oggi, la totalità di tale aumento è stato riciclato nei mercati secondari, non negli investimenti primari in stabilimenti, attrezzature, tecnologia e altri investimenti reali.

In breve, il massiccio stimolo monetario della FED non ha mai lasciato i canyon di Wall Street. Non ha rinvigorito l’economia di Main Street, ma ha gonfiato solo una bolla finanziaria ancora più gigantesca rispetto alle due bolle precedenti di questo secolo.

L’aggiornamento di questa settimana riguardante la tiepida “crescita” del PIL reale all’1.1%, fornisce un ulteriore esempio di come lo “stimolo” monetario sia stato ridotto alla semplice inflazione degli asset finanziari e alla manipolazione dei mercati monetari e dei capitali.

In base alla sua terza revisione, il BEA ha concluso che il PIL reale è cresciuto di $44 miliardi, ma l’assistenza sanitaria ricopre $26 miliardi o il 58.4% del totale.

Detto in altro modo, a parte l’inefficiente settore sanitario della nazione — una condizione decisamente aggravata dall’Obamacare — il PIL reale è cresciuto di appena lo 0.47% nel primo trimestre. Questa è una cifra sufficientemente vicina allo zero anche per i feticisti dei numeri presso la FED e per i loro megafoni nella stampa finanziaria.

Il punto è questo: come può qualcuno sano di mente pensare che 90 mesi di ZIRP, o $3,500 miliardi in monetizzazione del debito statale, possano avere qualcosa a che fare con un settore dell’economia USA che ha generato una quota di gran lunga sproporzionata nella flebile crescita totale della nazione?

Il fatto è che praticamente tutti i nuovi posti di lavoro creati negli Stati Uniti sin dal volgere del secolo, sono stati creati in quello che noi chiamiamo Complesso HES, o salute, istruzione e stato sociale. Eppure questi posti di lavoro sono prevalentemente alimentati dal macchinario erariale della nazione.

Infatti, sono stati i $4,000 miliardi tra Medicare, Medicaid, benefici sanitari, spesa per l’istruzione, sussidi fiscali e programmi di assistenza sociale che hanno spinto la crescita di quei posti di lavoro. Lo stimolo monetario e la ZIRP non hanno fatto un bel niente al confronto.

Eppure, al di fuori del complesso HES, l’economia americana ha generato solo 2.9 milioni di posti di lavoro — principalmente nel settore part-time — sin da quando Bill Clinton ha fatto i bagagli nel gennaio 2001. Parliamo solo di 16,000 posti di lavoro al mese in un’economia che ne ha bisogno di 150,000 al mese, come minimo.

Alla fine lo stimolo monetario si riduce ad un effetto ricchezza nel contesto dell’odierna economia infatuata dal debito.

Il pompaggio monetario inaugurato da Alan Greenspan in risposta al Lunedì Nero dell’ottobre 1987, ha avuto due conseguenze fondamentali: i redditi reali del 90% della popolazione negli strati bassi della scala economica sono stati stagnanti; i livelli della ricchezza reale sono più bassi e le sue relative quote della torta economica sono costantemente diminuite.

Infatti i 13 punti percentuali di quote perse sono stati catturati dalle 120,000 famiglie (0.1%) all’apice della scala economica. Questa piccola fetta della nazione è stata la vera beneficiaria dell’effetto ricchezza sfoggiato dalla FED.

Allo stesso tempo, le bolle finanziarie e i bust sono diventati più frequenti e violenti, perché la FED ha distrutto i controlli naturali e gli equilibri di un mercato finanziario onesto. L’incapacità del mercato azionario, follemente sopravvalutato, di correggersi, come dimostrato ancora una volta negli ultimi due giorni, ne è la prova.

È anche la prova del pericolo estremo imminente. La recessione si sta avvicinando velocemente, come indicato da ogni punto dell’attività economica. Come mostrato di seguito, anche il traffico in corrispondenza dei fast food ha avuto una battuta d’arresto nel corso degli ultimi tre mesi.

Ma quando la presenza della crisi diventa innegabile, non dovete far altro che guardare di sotto. La FED è incagliata allo zero bound, senza nessuno strumento credibile di stimolo per Main Street.

In realtà, una mossa disperata verso tassi d’interesse negativi garantirebbe praticamente una rivolta populista, capeggiata da Donald Trump, contro la FED. In alternativa, un ritorno ad un nuovo round di QE causerebbe sicuramente una fuga precipitosa verso le uscite del casinò; sarebbe un’ammissione palese che il QE è stato un fallimento abissale.

Alla fine, anche i giocatori d’azzardo nel casinò — dopo essere stati raggirati per la terza volta in questo secolo — riusciranno a capire la verità. Le banche centrali si sono ridotte a gonfiare l’effetto ricchezza, e questa è una maledizione mortale.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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