Il 4 dicembre l’Europa si gioca la sopravvivenza. Prepariamoci a due mesi di balle e propaganda

Di Mauro Bottarelli , il - 47 commenti

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Dunque, come era ormai ovvio, il governo ha deciso che il referendum costituzionale si terrà il 4 dicembre, la stessa domenica in cui – sempre che la colla delle buste per il voto postale regga – l’Austria tornerà alle urne per il ballottaggio delle presidenziali. Un’abbinata non casuale, perché garantisce due risultati: a livello europeo, mette tra questa scadenza e il voto ungherese di domenica prossima sulle quote di migranti due mesi durante i quali fare una bella campagna terroristica al fine di mettere in guardia italiani e austriaci dal rischio di un’Europa di muri e steccati che sia prodromica a un non meglio precisato Quarto Reich. Secondo, permette al grande manovratore, la Germania, di garantirsi due mesi di potenziali turbolenze sui mercati da accreditare interamente alle tensioni attorno voti in Austria e Italia e non a questo:
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ovvero, il fatto che il titolo di Deutsche Bank si stia pericolosamente avvicinando alla soglia psicologica della perdita della doppia cifra a livello di prezzo, tanto che un trader citato da Bloomberg, si è fatto sfuggire la seguente frase: “Se cammina come Lehman e parla come Lehman, allora è Lehman”. E, in effetti, questo grafico
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aggiornato agli ultimi tonfi parla una lingua chiara. La Merkel finora ha negato il bail-out della banca con soldi pubblici e anche i dirigenti del colosso continuano a fare i duri, dicendo che non ne hanno bisogno ma avanti di questo passo gli obbligazionisti potrebbe ritrovarsi a fare i conti con un’enorme Etrurien: non a caso, si parla di fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank, entrambe tra le 10 peggiori banche al mondo, entro fine anno. Guarda caso, dopo il referendum italiano e le presidenziali austriache, le quali potrebbero salvare la Cancelliera sui suoi due fronti più esposti, immigrazione e banche.
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Prepariamoci quindi a ballare da qui a dicembre, magari con il cotè dello spread in rialzo, visto che fino alla riunione del board proprio di dicembre, Mario Draghi non intenderebbe intervenire con modifiche sui criteri di acquisto dei bond e ogni sua mossa precedente a quella scadenza verrebbe letta come emergenziale da mercati già in fibrillazione. E questo grafico,
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ci mostra che il buon Draghi dovrà fare parecchio di più, se vuole salvarsi. Ieri ha infatti dovuto ammettere che la ripresa in atto sta indebolendosi ma i conti maggiori dovrà farli con il fatto che per generare 1 euro di crescita nell’eurozona, da inizio anno la BCE ha dovuto stampare, ovvero monetizzare debito, per 18,48 euro. Insomma, stiamo buttando nel cesso 80 miliardi al mese, con l’inflazione che non sale e l’economia da zero virgola in gran parte del Continente. E c’è da mettere in conto anche altro, al netto delle mancette elettorali che da qui a dicembre Renzi piazzerà in vario modo nel DEF: la questione migranti sta andando fuori controllo molto rapidamente, visto che i soldi per l’accoglienza sono finiti e servono subito 600 milioni di euro per evitare che il sistema vada in tilt.
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Entro la fine del 2016, la cifra totale deve toccare quota un miliardo di euro, visto che le spese medie sono di circa 100 milioni di euro al mese. I conti sono in rosso da aprile, quando lo stanziamento si è esaurito e il Viminale ha dovuto sospendere i pagamenti di chi gestisce i servizi all’interno dei centri di accoglienza governativi ma anche delle organizzazioni che si occupano della cosiddetta assistenza diffusa. “Tutto ciò che servirà per l’immigrazione e per mettere a posto le scuole sarà fuori dal Patto di Stabilità. Questo è un punto che per noi è fondamentale”, ha spiegato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nei giorni scorsi, tuonando poi come Batman: “C’è solo una cosa che ho detto all’Ue: se pensate di prendere in giro l’Italia su immigrazione e terremoto avete sbagliato destinatario. Questo ho detto a Juncker e credo che ci sia il consenso dell’Ue”. Sicuramente a Bruxelles se la sono fatta addosso dalla paura.
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Sicuri, poi, che il governo possa fare troppo la faccia cattiva con l’Ue, quando continua a chiedere flessibilità sui conti pubblici e incombono le clausole di salvaguardia da onorare? C’è poi quell’inezia chiamata MPS, il cui destino appare quello del mitologico barattolo da calciare in avanti ancora un po’ ma se Deutsche Bank dovesse davvero innescare tremori sistemici, la situazione potrebbe precipitare in fretta. Interverrà Cassa Depositi e Prestiiti? Il suo numero uno, Claudio Costamagna, ha definito questa ipotesi “fanta-finanza”: significa che ci stanno pensando, almeno come tampone emergenziale. E nel novero degli eventi che potrebbero inviare scossoni non ho menzionato, volontariamente, le elezioni presidenziali Usa e la situazione siriana.
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Mi sono limitato all’Europa, perché ne abbiamo a sufficienza per doverci preparare a un autunno caldo veramente. Con le frontiere a Nord sigillate e con la Merkel pronta a tutto per evitare che si riapra la rotta balcanica, visto che nell’ultimo sondaggio a livello nazionale Alternative fur Deutschland ha toccato il massimo storico del 15,6%, l’Italia rimane il collo di bottiglia di una situazione già oggi ingestibile. Se poi i generosi albergatori e le filatropiche coop si stancassero di non incassare i loro bei soldini, perché lo Stato non li trova o ne trova meno del necesario, prepariamoci – in molte città – a vivere in campi profughi a cielo aperto, come già accade in molte parti di Milano e Roma.
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Ma tranquilli: basterà votare “Sì” in Italia e Alexander Van der Bellen in Austria e vedrete che l’Europa ci dirà che tutto si potrà risolvere, partiranno i ricollocamento di qualche migliaio di clandestini e si potr sforare un po’ in deficit. In caso contrario, cavallette e piaghe d’Egitto. La grande macchina della disinformazione sta per partire, ne sentiremo delle belle. E delle balle, soprattutto.

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