La crisi dei migranti rischia di tramutarci in tanti Bill Foster. Mentre gli immigrati diventano gay

Di Mauro Bottarelli , il - 55 commenti

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Oltre a non aver portato con sé cavallette e piaghe d’Egitto, il Brexit garantisce anche mano libera sul tema immigrazione: la Gran Bretagna, infatti, costruirà una barriera nel porto francese di Calais per impedire ai migranti di salire sui camion diretti a Dover. L’annuncio è arrivato oggi dal ministero dell’Interno britannico, il quale ha reso noto che la barriera, alta quattro metri e lunga un chilometro, verrà costruita su una delle strade di accesso al porto e dovrebbe essere completata entro al fine dell’anno.
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L’investimento richiesto per erigere il muro divisorio ammonterebbe circa a 2,7 milioni di euro e l’importo verrà finanziato dal governo di Londra in base a un accordo con Parigi, siglato a marzo di quest’anno, nell’ambito del quale sempre la Gran Bretagna aveva accordato alla Francia un aumento degli aiuti di 20 milioni di euro per gestire la crisi dei migranti nella “giungla” di Calais. Ora, però, le oltre 7mila risorse presenti nel campo profughi e dedite ad assalti e vandalismi, sono tutte un problema francese. Altro muro, altro regalo, cara Europa.
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Ma per una buona notizia, ne arriva subito una cattiva. Nel fine settimana, nella città tedesca di Hildesheim, cinque donne sono state molestate da tre immigrati, due afghani e un iraniano, i quali dopo averle bloccate in strada attorno alle 2.30 del mattino e fatto oggetto di avances sessuali, sono passati alle vie di fatto, picchiandole e minacciandole con colli di bottiglia rotti. Le donne erano di età compresa tra i 18 e 21 anni, mentre gli aggressori più giovani: i due che la polizia ha fermato avevano rispettivamente 16 e 17 anni, mentre il terzo è riuscito a scappare. I fermati erano visibilmente ubriachi, tanto che uno è caduto in coma etilico durante l’interrogatorio.
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Classico caso di “minori non accompagnati”, categoria sempre più ampia e che sempre più facilmente riesce a ottenere lo status di profugo. Ma si sa, chi vorrebbe semplicemente ricacciarli a casa loro è un razzista, mentre ci sono spiegazioni scientifiche all’escalation di violenze sessuali occorse questa estate. Ce le offre lo psicoterapeute ed esperto di crimini sessuali svedese, Börje Svensson, a detta del quale sarebbe tutta colpa del clima troppo caldo: “Sfortunatamente abbia avuto un’estate molto calda, se l’anno prossimo sarà più fresca, i fenomeni diminuiranno”. In attesa del conferimento del Nobel, facciamo sommessamente notare che forse l’aumento degli stupri a più a che fare con questo
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che con le condizioni meteorologiche. Ma tant’è, noi siamo razzisti e ignoranti, non dei luminari svedesi, temo forti consumatori di sostanze psicotrope.

Ma, ironia a parte, la situazione è seria e lo testimonia a un bel reportage del New York Times in Danimarca, Paese notoriamente aperto e accogliente verso gli immigrati ma che sta conoscendo una radicalizzazione dei nativi nei confronti degli stranieri. Ne è la conferma la testimonianza rilasciata da Johnny Christensen, 65enne impiegato di banca in pensione, il quale non ha usato mezzi termini: “Sono sempre stato favorevole all’immigrazione ma la violenza sempre pù diffusa e le ramificazioni di business che sostanziano la politica delle porte aperte mi ha fatto diventare razzista. Stanno sfruttando il welfare che noi danesi finanziamo con le nostre tasse e, oltretutto, non hanno assolutamente intenzione di integrarsi. Gli islamici vogliono mantenere i loro usi e costumi anche qui ma noi abbiamo delle regole e chiunque voglia stare in Danimarca deve rispettarle. Semplicemente, andrebbero cacciati a calci”.
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Nel 2014, in Danimarca aveva un’occupazione il 74% dei nativi contro soltanto il 48% di immigrati: perché lavorare, se posso campare di sussidi? Ma qualcosa sembra essersi rotta nella proverbiale accoglienza nord-europea: il governo danese ha infatti introdotto alcuni significativi paletti a nuovi ingressi nel Paese, come un test di cittadinanza, fallito il quale si viene espulsi, un taglio netto ai pacchetti benefit per gli immigrati e la famosa legge che permette alle autorità di confiscare beni di valore a chi entra nel Paese, come parziale risarcimento per i servizi che gli verranno erogati. Di più, sul finire del 2015, il governo ha dato vita a una campagna pubblicitaria in arabo, in cui elencava tutte le nuove regolamentazioni: di fatto, un invito a non andare in Danimarca. Il ministro della Cultura, Bertel Haarder, ha parlato molto chiaro al riguardo: “Non è razzismo essere consci delle differenze che esistono, al contrario è stupido non esserlo. Noi diamo loro il benvenuto dicendo chiaramente in quale nazione stanno entrando e quali sono i nostri valori base, se c’è conflitto, allora non venite in Danimarca”.
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Il rischio, a mio avviso, è che andando avanti di questo passo, si arrivi alla sindrome Bill Foster di massa, ovvero il personaggio interpretato da Michael Douglas in “Un giorno di ordinaria follia” che, portato all’esasperazione da continue vessazioni e violenze, perde la testa e decide di farsi giustizia da solo. E, attenzione, perché non è solo questione di limite della sopportazione, c’è un substrato scientifico che dimostra come il punto di rottura collettivo potrebbe non essere distante.
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Un team di ricercatori della City University di Londra e della Stanford University in California proprio oggi ha infatti offerto una conferma scientifica a ciò che l’esperienza quotidiana suggerisce: suicidi e problemi mentali sono le principali conseguenze sul piano della salute create dai periodi di recessione economica. Si tratta di una revisione di studi che avevano valutato l’impatto dei periodi economici “bui” dal 2008 in Europa e mostra la loro chiara associazione con esiti negativi per la salute. Un totale di 41 studi ha incontrato i criteri di inclusione ed è stato analizzato, la stragrande maggioranza concentrata su due paesi, Spagna e Grecia e l’esito è univoco: i principali problemi sono risultati suicidi e disturbi mentali. Caricate su un potenziale disagio simile l’effetto rabbia che può derivare da instabilità sociale e violenza associate ai flussi migratori, è il cocktail è potenzialmente letale.
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Ma se gli europei rischiano di diventare pazzi, ultimamente i migranti stanno diventando tutti omosessuali, come conferma un articolo de “Il Giornale” e la denuncia del parlamentare leghista, Paolo Grimoldi, il quale ha annunciato un’interrogazione urgente al ministro Alfano. Il giochino è semplice: per ottenere lo status di rifugiato occorre convincere le commissioni territoriali, le quali sono chiamate a scoprire tra le persone in fuga dalla guerra quelle che si fingono deportate, perseguitate o a rischio di condanna a morte. E sono tanti i furbi, come denunciato da un mediatrice culturale, la quale ha detto chiaramente che le storie raccontate sono spesso identiche e, altrettanto spesso, inventate di sana pianta.
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Ultimamente, però, per ottenere lo status di rifugiati in molti si dichiarano gay e dicono di provenire da uno dei tanti Paesi islamici dove si applica la sharia che prevede il carcere o addirittura la pena capitale per gli omosessuali. L’allarme nei giorni scorsi è stato lanciato dagli operatori delle Marche, dove si è registrata un’impennata di outing come nemmeno a una festa a casa di Cristiano Malgioglio: in pratica, quasi tutti i richiedenti asilo, nel presentare la domanda, hanno detto di essere omosessuali. Sembra che gli immigrati abbiano ricevuto un’imbeccata, qualcuno vocifera da addetti dell’UNHCR, l’Alto commissariato ONU per i rifugiati: visto che le loro domande sarebbero state respinte, trattandosi di semplici migranti economici, gli sarebbe stato suggerito di dichiararsi omosessuali. E così hanno fatto.
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Scommettiamo che, magicamente, quel misero 5% di domande di asilo accolte in Italia finora si tramuterà almeno in un 30%? Tanto più che in un’intervista a Repubblica, un immigrato del Gambia diventato rifugiato in quanto gay, spiega di essersi iscritto all’Arcigay.
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La stessa organizzazione che nei mesi precedenti alle europee del 2014, ottenne una donazione da 100mila euro dalla Open Society Initiative for Europe della Soros Foundation, gente con il piano Kalergi in atto ha parecchi a che spartire. Di fronte a notizie simili, si rischia davvero di diventare matti. E di rivalutare l’adagio di Ricucci sulla facilità di essere omosessuali con le terga altrui. In questo caso, del popolo italiano.

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