Et voilà, la Germania chiede nuove sanzioni contro Mosca per la Siria. Il conflitto ora è a un passo

Di Mauro Bottarelli , il - 121 commenti

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In Siria la situazione sta precipitando. Velocemente. Nella zona est di Aleppo, circa 800 terroristi, metà dei quali legati ad Al-Nusra e gli altri all’Isis, stanno per soccombere all’avanzata della forze siriane, coadiuvate dal supporto aereo russo ma gli Usa non possono permettersi la caduta della seconda città del Paese. E che il gioco stia diventando pericoloso lo ha capito finalmente anche l’nviato Onu per la Siria, Steffan de Mistura, il quale in un appello ai cosiddetti ribelli ha usato queste parole nel primo pomeriggio: “Se decidete di lasciare la città, con dignità e in armi e tornare a Idlib o ovunque altro posto vogliate, sono personalmente pronto ad accompagnarvi fisicamente fuori dalla città”. Insomma, una sorta di scudo umano diplomatico. Detto fatto, Bashar al-Assad ha promessa salva la vita a chiunque intenda arrendersi, ventilando anche l’ipotesi di amnistia e il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha immediatamente dato il via libera di Mosca alla proposta di de Mistura, se Al-Nusra accetterà di abbandonare Aleppo Est.
UN envoy to Syria Staffan de Mistura

Reazione degli Usa? Ecco le parole pronunciate poco dopo l’appello dell’inviato Onu da John Kerry, in visita al suo omologo francese, Jean-Marcc Ayrault: “La Russia e il regime di Assad devono al mondo più di una spiegazione per il fatto di continuare a bombardare ospedali, centri medici, donne e bambini. Questi sono atti che richiedono un’appropriata indagine per crimini di guerra, poiché non si tratta di incidenti ma di una strategia volta a terrorizzare i civili”. Diciamo che a terrorizzare i civili ci pensano da anni Isis e ribelli finanziati e sostenuti proprio dagli Usa ma la questione è più seria.
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Primo, rispondere a un’apertura diplomatica dell’Onu con una richiesta di indagine per crimini di guerra verso la controparte diplomatica, significa cercare lo scontro e andare al muro contro muro. Secondo, 24 ore prima di John Kerry, indovinate chi aveva chiesto l’incriminazione di Vladimir Putin per crimini contro l’umanità? George Soros, il quale in un lacrimevole comunicato scriveva quanto segue: “Mi appello alla gente di Russia, Europa e del resto del mondo e chiedo loro di non stare fermi ma di diffondere la voce e il rumore della nostra indignazione. Un’esternazione di massa dell’opinione pubblica potrebbe indurre il presidente Putin a porre fine ai suoi atroci crimini contro l’umanità”. Stranamente, un appello pressoché simile a quello pubblicato dal filantropo nell’estate del 2013, dopo l’ennesimo video fasullo caricato su YouTube e riferito a un presunto attacco chimico dell’esercito siriano che garantì agli Usa il tasso di indignazione pubblica sufficiente per un intervento proxy in Siria. Insomma, Deep State e George Soros spingono per l’escalation e John Kerry sembra eseguire gli ordini.
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Terzo, sempre poco fa, la Camera bassa del Parlamento russo ha ratificato un accordo con la Siria che autorizza il dispiegamento di una forza aerea alla base di Khmeimim per un periodo indefinito di tempo. Il documento originale fu siglato il 26 agosto del 2015, un mese prima dell’inizio dei raid aerei russi sulle postazioni di Daesh. In parole povere, la Russia non lascerà solo Assad finché non sarà certa che la Siria non verrà smembrata o trasportata in una guerra civile totale. Quarto, ieri il ministero della Difesa di Mosca ha avvertito e diffidato la “coalizione” guidata dagli Stati Uniti: colpiremo qualsiasi velivolo o missile verrà utilizzato contro posizioni dell’esercito siriano, sottolineando il fatto che in Siria sono stati posizionati e attivati numerosi sistemi di difesa aerea S-300 e S-400, gli stessi attualmente dispiegati per proteggere le truppe di stanza alla base di approvvigionamento navale di Tartus e proprio alla base aerea di Khmeimim.
Image: Russia lifts ban on sale of missiles to Iran
Il generale Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa russo, ha avvertito che il raggio utile che può essere raggiunto da questo sistema d’arma potrebbe rivelarsi come “una sorpresa” per tutti gli oggetti volanti non identificati. Stando al ministero della difesa russo, “pertanto, eventuali attacchi aerei o missilistici sul territorio controllato dal governo siriano creano una chiara minaccia per i militari russi. Gli equipaggi dei sistema di difesa aerea rischiano di non avere il tempo per determinare le esatte traiettorie dei missili e a chi appartengono. A quel punto, tutte le illusioni di chi crede all’esistenza di aerei invisibili, si scontreranno con una deludente realtà”.
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Quinto, il fondatore dI Wikileaks, Julian Assange, ha dichiarato a Political Inisder di avere le prove del collegamento tra Hillary Clinton e l’ISIS. Stando ad Assange, la Clinton non solo aveva legami con i terroristi, mentre ricopriva la carica di segretario di Stato USA ma ha anche autorizzato l’invio di armi americane in Qatar da consegnare ai ribelli libici per rovesciare Gheddafi: lo stesso schema sarebbe stato tentato in Siria ma l’intervento russo ha rotto le uova nel paniere. Le iniziative della Clinton hanno comunque favorito l’afflusso di armi e denaro ai terroristi ribelli, allo scopo di rovesciare il governo di Bashar al-Assad. E se da un lato nel 2013 la Clinton aveva già respinto queste accuse sotto giuramento, dall’altro WikiLeaks ha promesso di provare le bugie di Hillary entro pochi giorni.
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Il tempo stringe per gli Usa, il rischio di mostrare al mondo quanto il Re sia nudo è troppo alto: serve un diversivo, serve una false flag o una trappola che screditi l’intervento russo o l’operato dell’esercito siriano al mondo intero. Oppure, si potrebbe giocare la carta più folle e pericolosa: quella dello scontro diretto, già invocato da gente del calibro del senatore McCain l’altro giorno. Fossi de Mistura e fossi credente, metterei l’anima in pace se dovessero accettare la sua proposta di scorta ai miliziani di Al-Nusra fuori da Aleppo Est: quasi certamente, la colonna verrebbe colpita e a quel punto gli occhi di tutti si sposterebbero su Assad e Putin, nonostante questi non abbiano nulla da guadagnare dalla morte dell’inviato Onu, anzi.
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Per il resto, come vi dicevo venerdì, il ricatto su Deutsche Bank ha funzionato. Ieri alla sessione plenaria di Strasburgo è stato votato un documento con il quale l’Ue condanna in modo fermo i bombardamenti russi e siriani e poco fa il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung ha riportato la notizia in base alla quale Norbert Roettgen, membro della CDU e capo del Comitato affari esteri del Bundestag, ha chiesto nuove sanzioni contro la Russia per il suo ruolo in Siria. Ecco le sue parole: “La mancanza di conseguenze e sanzioni per i peggiori crimini di guerra sarebbe uno scandalo”.
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Stranamente, mercoledì il Wall Street Journal, citando fonti diplomatiche tedesche a conoscenza dei fatti, annunciava come il governo tedesco stesse pensando a nuove sanzioni o al rafforzamento di quelle in atto a livello Ue contro Mosca per il suo ruolo in Siria. Cosa vi avevo detto venerdì? Tutto come da copione, un film con la stessa trama e differenti attori. La Merkel ha schierato l’Ue al fianco dei falchi neo-con e contro Mosca per interessi interni, questa è la realtà se guardiamo all’inferno siriano dal nostro buco della serratura. E, quindi, quella che meriterebbe un processo per alto tradimento è lei, altro che investigare Putin. La guerra proxy in grande stile, comunque, non è mai stata più vicina. La propaganda farà il resto.

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