Negli Usa esiste una maggioranza silenziosa che vuole i colonnelli? Qualche indizio pare dirci di sì

Di Mauro Bottarelli , il - 95 commenti

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Al Consiglio europeo previsto per domani e dopo capiremo subito quali ordini Barack Obama abbia impartito a Matteo Renzi in tema di politica estera per garantirsi l’assist della Casa Bianca sul “Sì” al referendum costituzionale. Sono molti gli argomenti in discussione ma tre appaiono strategici: Ucraina, Siria e TTIP attraverso il sì al CETA. Con grande sorpresa, oggi Vladimir Putin si recherà a Berlino per il cosiddetto “vertice Normandia” con Germania, Francia e Ucraina appunto: dopo le accuse di Francois Hollande rispetto ai crimini di guerra compiuti da Mosca nei bombardamenti su Aleppo, le quali avevano portato alla cancellazione della visita del presidente russo a Parigi, nessuno pensava che il Cremlino avesse intenzione di sedersi a un tavolo diplomatico con l’Eliseo ma ancora una volta la strategia russa rischia di spiazzare chi ragione per schemi novecenteschi.
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Sia Putin che Poroshenko si sono detti scettici sulla possibilità di giungere a progressi e a un’implementazione dell’accordo di Minsk ma il solo fatto che ci si parli appare un passo avanti. Il problema è che alla luce della presenza di Merkel e Hollande al tavolo, il fatto che alla vigilia del Consiglio Ue, il premier italiano – sfanculato dall’asse renano al vertice di Bratislava – abbia fatto visita in pompa magna e con grandi strette di mano alla Casa Bianca, potrebbe far presagire un attivismo italiano in chiave anti-russa che spiazzi le resistenze tedesche e francesi, ad esempio l’imposizione di nuove sanzioni contro Mosca per i bombardamenti in Siria. Lo scopriremo presto.
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C’è però qualcosa con cui l’America si trova costretta a fare i conti, mentre attende il terzo e ultimo duello televisivo tra Trump e Clinton previsto per questa notte. Ed è contenuto in questo video:

Sheriff David Clarke is Pissed Off: Time for Pitchforks and Fire Time!

lo sceriffo di Milwaukee, David Clarke, ha fatto di nuovo scalpore, questa volta con un tweet il cui contenuto è diventato oggetto di acceso dibattito durante un talk show di Fox News. Cosa ha detto Clarke, dichiaratamente filo-Trump e capace di smontare la retorica razziale di BlackLivesMatter, pur essendo lui di colore? “E’ arrivato il tempo di torce e forconi”. Attenzione, uno sceriffo che invoca la gente nelle strade per cacciare il potere? Sì e basta conoscere un po’ il personaggio per capire che Obama e soci non devono stare troppo tranquilli, politicamente parlando. Ma chi è David Clarke?
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Eletto nel 2002 come sceriffo, oggi è al suo quarto mandato. Va spesso in televisione e ha un largo seguito negli Stati Uniti per la sua disinvoltura nel rivolgersi alle telecamere. Sui social network è attivissimo ed è partigiano convinto della diffusione delle armi nel paese. “Se le dicessero di andare nelle case degli americani a requisire tutte le armi che farebbe?”, gli ha chiesto una volta il Journal Sentinel in un’intervista. “Non lo farei, non vorrei mi sparassero”, la risposta dello sceriffo, il quale ha anche invocato una “seconda rivoluzione americana nel caso in cui il governo volesse disarmare il Paese”. Ora guardate questo grafico su elaborazione di dati di Pew Research e Gallup,
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il quale ci mostra come soltanto il 19% degli americani abbia fiducia nel governo e nei politici in generale, mentre quest’altro
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ci mostra come anche la categoria dei media sia ritenuta totalmente inaffidabile e non indipendente dalla gran parte degli statunitensi. Insomma, a chi crede quell’America che si riconosce nel motto “We the people” e in personaggi come lo sceriffo Clarke? Ce lo dice questa tabella,
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si riconosce negli scienziati, soprattutto quelli impegnati nella ricerca medica e.. nei militari. Il 33% degli interpellati dice di avere enorme fiducia nei soldati e un ulteriore 46% dichiara di avere un tasso di fiducia alto: siamo ai livelli del sondaggio del 2013 del Pew Research Center, il quale dimostrò come per il 78% degli statunitensi l’esercito abbia contribuito molto al benessere della società. Si stanno forse creando le condizioni per un golpe militare negli Usa?

La mia è ovviamente un’esagerazione e una provocazione ma che all’interno degli Usa stia montando la consapevolezza che Washington rappresenti qualcosa di marcio, un intreccio di interessi che non hanno nulla a che fare con il buon governo del Paese e la sua prosperità, è un dato innegabile. E nonostante il Partito democratico continui con la sua pantomima riguardo l’intenzione di Mosca di manipolare le elezioni presidenziali a favore di Trump, questo video

Rigging the Election – Video II: Mass Voter Fraud

ci mostra come compiere brogli alle tornate elettorali sia tradizione consolidata proprio nel partito di Obama e Clinton. Ma c’è di più. All’interno di questo documentario fatto sotto copertura, si sente la voce dello spin doctor e organizzatore politico Robert Creamer, co-fondatore dell’azienda di consulting legata ai democratici Democracy Partners. E cosa dice? Quando il giornalista sotto copertura avanza l’ipotesi di registrare illegalmente elettori ispanici facendoli lavorare come contractors, il buon Creamer risponde così: “Ci sono un paio di organizzazione che possono dar vita al trucco”. La pubblicazione del video ha costretto Creamer a dimettersi dal comitato elettorale di Hillary Clinton, anche perché l’attenzione sulla sua persona aveva portato alla scoperta della sua detenzione per 5 mesi in un carcere federale nel 2006 per una truffa bancaria da 2,3 milioni legata proprio a gruppi di mobilitazione politica negli anni Novanta. Bella gente in casa democratica, mica come quei bolscevichi che vogliono aiutare Trump!
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La cosa più interessante, però, è che lo stesso Robert Creamer dal 2009 al giugno di quest’anno ha visitato la Casa Bianca 340 volte, 45 delle quali per appuntamenti con Barack Obama in persona. Forse, essendo entrambi democratici e di Chicago, volevano rinverdire i fasti dell’attività politica giovanile. O forse no. In compenso, casualmente è stato reso noto poco fa dell’intelligence Usa che un hacker russo sospettato di perseguire obiettivi negli Stati Uniti è stato arrestato a Praga. Non male, peccato che l’arresto sia avvenuto il 5 ottobre scorso e il capo dell’intelligence Usa, James R. Clapper Jr, abbia dichiarato che “l’annuncio è stato postposto per ragioni tattiche”! Stranamente, nel giorno del dibattito finale tra la Cllinton e Trump! Ma la cosa più ridicola è che lo stesso Clapper il 7 ottobre rilasciò un comunicato stampa in cui confermava come funzionari russi di alto livello stessero tentando di interferire con le elezioni Usa: due giorni dopo l’arresto di cui però, misteriosamente, non fece menzione.
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Certamente, scoperte simili non depongono per un aumento della fiducia dei cittadini verso le istituzioni. E portano persone in divisa come lo sceriffo Clarke a far spellare le mani all’America profonda quando, da poliziotto, invoca torce e forconi. E questo grafico
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ci mostra come l’ultimo studio della Gallup veda il grado di soddisfazione dei cittadini Usa per come è amministrato il Paese fisso a un solo quarto degli interpellati che rispondono in modo positivo, livello sceso a luglio per l’uccisione di due uomini di colore da parte della polizia in Minnesota e Lousiana. Non esattamente l’Eden, insomma. E uno degli indicatori maggiormente osservato dagli analisti per prendere il polso al Paese è questo,
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ovvero il numero di americani che esce a cena. E non stiamo parlando solo di ristoranti stellati ma anche di tavole calde e fast-food. Non siamo al livello dell’annus horribilis 2009 ma il trend è decisamente chiaro. Uniamo al tutto il numero record di persone che dipende dai food stamps per mangiare almeno una volta al giorno e la retorica obamiana dell’America rinata resta valida soltanto per Matteo Renzi e il suo mondo di unicorni. Ad oggi, l’ultimo sondaggio di Bloomberg Politics National Poll vede Hillary Clinton avanti di nove punti,
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mentre per Fox li riduce a 6 punti
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ma il dibattito di stanotte potrebbe portare con sé delle sorprese: Donald Trump ha ancora delle speranze? Io non ci credo ma l’America che il tycoon vuole rappresentare è viva e vegeta, attiva e arrabbiata più che mai: riuscirà Hillary Clinton a governare con i soliti metodi un Paese che chiede pulizia, legge, ordine, benessere economico e crede soltanto all’esercito? Certo, se con la Russia le cose precipitassero e Obama fosse costretto a proclamare lo stato di emergenza e la legge marziale..

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