Benvenuti in Germania, patria di muri contro i migranti, polizia sotto assedio e no-go areas

Di Mauro Bottarelli , il - 101 commenti

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Quello che vedete nella foto di copertina è un muro di 4 metri, più alto di quello di Berlino ed è stato eretto a Monaco per proteggere i residenti in vista del trasferimento di 160 giovani profughi in una struttura nella zona di Neuperlach Süd. Guido Buchltz, il cittadino che ha denunciato per primo la costruzione, girando un video con un drone, ha così commentato la decisione di erigere la barriera: “Mi sono spaventato a vedere questa costruzione mostruosa, questa propaganda fa schifo. Quando parliamo di integrazione immagino qualcosa di diverso”. Eppure, il muro è stato richiesto proprio dalla popolazione e autorizzato dall’amministrazione, specificando che i profughi non dovranno usarlo a scopo ludico.

Germany's new wall: 12ft-high barrier is constructed in Munich to protect locals from a migrant camp

Insomma, non ci potranno far sbattere nemmeno una palla. Le persone del posto sostengono che senza qualcosa che le separi dai profughi, diminuirebbe il valore dei loro immobili: gli ingegneri hanno quindi creato una barriera più alta del muro di Berlino consapevolmente e volontariamente, perché solo così si poteva ottenere un effetto isolante. Aldilà, non si devono sentire rumori e schiamazzi. Benvenuti nella Germania che si trova costretta a limitare i danni della politica di Angela Merkel e che deve anche difendersi dalle accuse di razzismo delle anime belle.
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E se questa appare l’ennesima testimonianza del fallimento dell’integrazione e dell’accoglienza indiscriminate, il quotidiano Bild e il settimanale Focus hanno certificato con due reportage sconvolgenti la nascita di un fenomeno già conosciuto nelle principale città svedesi, belghe e, in alcuni casi, francesi: le no-go areas, le quali in Germania sarebbero già oggi 40 e sono definite “aree problematiche” (Problemviertel). Queste aree vedono un’enorme concentrazione di popolazione straniera, alti livelli di disoccupazione e dipendenza cronica dallo stato sociale, il tutto combinato con decadimento urbano e una sostanziale assenza dello Stato, sostituito dalle leggi delle gang criminali o dall’anarchia.

Migranten-Ghettos in Deutschland: Die schlimmsten Problemviertel

E nel suo articolo “Ghetto Report Germany”, la Bild include le principali aree a rischio, tra cui Berlin-Neukölln, Bremerhaven-Lehe/Bremen-Huchting, Cologne-Chorweiler, Dortmund-Nordstadt, Duisburg-Marxloh, Essen-Altenessen, Hamburg-Eidelstedt, Kaiserslautern-Asternweg, Mannheim-Neckarstadt West e Pforzheim-Oststadt. A patire maggiormente il fenomeno è il Lander più popoloso del Paese, il Nord RenoWestfalia: a Duisburg il livello di crimine violento perpetrato da immigrati del Medio Oriente e dei Balcani ha tramutato alcuni quartieri in vere e proprie no-go areas e questo stando a un report confidenziale della stessa polizia pubblicato da Der Spiegel. Nel documento riservato, i funzionari della polizia dello Stato dicevano chiaramente che il governo stava perdendo il controllo riguardo le problematiche legate ai quartieri e che la capacità della polizia nel mantenere l’ordine “non potrà essere garantita ancora a lungo”.

Müllberge und Schrottimmobilien: Duisburg-Marxloh versinkt im Chaos

Duisburg ha un popolazione totale di circa 500mila persone, di cui una comunità di 6mila turchi che hanno trasformato la città in una delle più islamizzate di Germania e negli ultimi anni è stato il turno di migliaia di cittadini bulgari e romani, tra cui molti rom e sinti, di rendere ancora più esplosiva la miscela sociale. Per lo Spiegel, “ci sono distretti dove le gang di immigrati controllano completamente le strade, mentre i cittadini tedeschi sono stati intimiditi e ridotti al silenzio, per primi i commercianti. La gente che usa i mezzi pubblici la sera e la notte descrive l’esperienza come un incubo a occhi aperti e specialmente le donne poliziotto subiscono alti livelli di aggressività e mancanza di rispetto… Nel medio termine, non cambierà nulla. E la ragione è semplice: l’alto tasso di disoccupazione, la mancanza di prospettive di lavoro per gli immigrati senza qualifiche per il mercato tedesco e le tensioni etniche tra gli stessi migranti”.
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Il presidente del sindacato della polizia tedesca, Rainer Wendt, preannunciò quanto sta accadendo un’intervista allo Spiegel on-line di alcuni anni fa, quando disse che “a Berlino o in città del nord come Duisburg ci sono zone dove i poliziotti non si azzardano a fermare un’automobile, perché sanno che verrebbero accerchiati da 40-50 uomini. Questi attacchi sono una sfida deliberata all’autorità dello Stato, attacchi durante i quali i criminali esprimono anche il loro risentimento verso la nostra società”.

Particolarmente seria è la situazione del distretto di Marxloh a Duisburg, definito da molti il memoriale della fallita politica di integrazione in Germania. Più della metà dei 20mila abitanti sono immigrati che arrivano da 90 Paesi diversi e quasi la metà dei residenti vive soltanto grazie ai sussidi di welfare. A raccontare il declino inarrestabile nell’area ci hanno pensato molti reportage, tra cui quella della tv N24, dal quale si evinceva quanto segue: “Mentre una volta il quartiere di Marxloh era un’area residenziale e commerciale molto famosa ora sono i clan a controllare le strade. La polizia è senza potere, la china presa dalla zona è da incubo.
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La polizia entra in alcune parti di Marxloh solo con pesanti rinforzi e anche per una mera chiamata per un incidente stradale servono almeno quattro auto delle forze dell’ordine per evitare assalti. Spesso, infatti, gli agenti vengono accerchiati, coperti di sputi e insulti e minacciati. Solo nel 2015 la polizia è stata costretta a intervenire in forze a Marxloh più di 600 volte con quattro o più automobili. Questa estate la situazione è degenerata, i clan hanno preso del tutto il controllo: i cittadini ben difficilmente si azzardano a uscire la sera e la notte. La violenza scatta per un nulla”. A farla da padrone sono il clan libanese e quello romeno-bulgaro, i quali gestiscono ogni tipo di attività criminale, dal traffico di droga all’estorsione alle rapine alla prostituzione. Stando a Die Welt, “ormai a Marxloh le strade servono solo come confini invisibili tra gruppi etnici. I residenti parlano normalmente di strada dei romeni o strada dei curdi”.
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Il Rheinische Post recentemente ha pubblicato un reportage fotografico dal titolo “Per le strade di Marxloh la notte” e una delle didascalie recitava così: “I cittadini normali non possono essere visti per strade di notte. Marxloh sembra essere ormai morta. La notte, i residenti romeni ballano per la strada, utilizzando gli impianti stereo della automobili a tutto volume”. Le cose non vanno meglio nella vicina Gelsenkirchen, dove i clan curdi e libanesi si contendono il controllo delle strade, molte delle quali sono ormai off-limits per le autorità tedesche visto che non riconoscono alcuna legge costituita ma solo quelle delle bande.

Der Problembezirk Marxloh | taff | ProSieben

Sul finire dello scorso anno, un’auto di pattuglia nella zona sud della città è stata accerchiata da 60 uomini di un clan e i poliziotti fisicamente assalti, mentre quest’anno altri due agenti sono stati aggrediti da più di 50 stranieri dopo che si erano permessi di fermare un’automobilista passato con il semaforo rosso. Nel corso dell’incidente, un 15enne assalì un agente e tentò di strangolarlo, facendolo svenire: ci vollero rinforzi e uso smodato di spray urticante per riportare la situazione alla calma (ancorché apparente). La polizia di Gelsinkirchen non può che prendere atto e, in un comunicato che suonava come una resa della Stato, ammettere che “sfortunatamente gli ufficiali di polizia e altri appartenenti a servizi di emergenza sono sempre più oggetto di insulti, ostilità e attacchi violenti nella nostra città”.
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E non basta, perché nel silenzio generale dei grandi media, la scorsa settimana la polizia tedesca, quella federale, ha reso noti i dati relativi ai crimini commessi da migranti nei primi sei mesi dell’anno. Sono stati 142.500, 780 crimini al giorno e in aumento del 40% rispetto allo stesso periodo del 2015. E attenzione, perché parliamo soltanto dei crimini il cui colpevole è stato catturato: chi l’ha fatta franca o per i tantissimi atti delinquenziali a cui non segue una denuncia, il conto è ben più alto delle statistiche ufficiali. Di fatto, circa un migrante su cinque entrato in Germania ha avuto a che fare con il codice penale. L’intero 2015 ha fatto registrare circa 200mila crimini compiuti da migranti, un record che tra un mese e mezzo circa sarà agevolmente polverizzato. Complimenti, frau Merkel.

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