Il Brexit? Scusateci, abbiamo solo scherzato. La triste verità è che il popolo non conta un cazzo

Di Mauro Bottarelli , il - 93 commenti


Non so se voi avete ancora voglia di credere alla favola del Brexit e del popolo sovrano, io no. Anche perché ormai appare palese che la politica abbia deciso che non se ne parla e, cosa ancor più grave, lo stesso governo britannico non pare stia certamente combattendo come un leone per difendere il risultato del referendum dello scorso 23 giugno: la Gran Bretagna resterà nell’Ue, punto e basta. A convincermi di questo ci sono una serie di indizi che, casualmente, in questi giorni di tensione per le l’elezione di Donald Trump, stanno incrociandosi in maniera un po’ troppo casuale. Partiamo dal primo, risalente a martedì, quando Lady Brenda Hale, vicepresidente della Corte Suprema britannica, ha dichiarato che al Parlamento britannico potrebbero servire due anni per approvare Brexit.
hale
E attenzione, perché questo scenario è prospettato da uno dei giudici della Corte Suprema che a breve decideranno se accogliere il ricorso del governo dopo la sconfitta all’Alta Corte, non da un togato qualsiasi. Lady Brenda Hale, infatti, ha dichiarato che una semplice legge o “Act of Parliament” potrebbe non essere sufficiente a far scattare il meccanismo di uscita dall’Unione europea ma bensì ci potrebbe volere una sostituzione totale della legge del 1972, lo European Communities Act, che aveva sancito l’ingresso della Gran Bretagna nella Ue e – data la complessità della questione – l’abrogazione della legge allungherebbe i tempi di due anni, quindi le trattative con Bruxelles non potrebbero iniziare prima del 2019. Quindi, non più il marzo prossimo come desiderato e indicato dal governo di Theresa May ma almeno due anni di più: quante cose possono succedere in due anni. Certo, il governo ha fatto ricorso e la Corte Suprema in dicembre prenderà in considerazione il merito dell’appello ma voi credete davvero che accadrà quanto dichiarato dalla May, ovvero che intende seguire la via più rapida possibile in Parlamento con l’approvazione di un decreto per poter rispettare comunque la scadenza di marzo? Io no.

Tanto più che la stessa Hale ha sottolineato che “l’esito del referendum non è vincolante per il Parlamento”. Ovvero, in teoria i deputati potrebbero quindi votare contro il Brexit. E lo faranno, statene certi: due anni di lavoro a Londra mi hanno lasciato qualche contatto e in casa conservatrice, ovvero chi dovrebbe spingere per andarsene, sono in parecchi già pronti a ribaltare la volontà popolare. La stessa Theresa May, di fatto, era per il Remain, ricordiamocelo sempre. Che le parole della Hale siano un chiaro messaggio in codice, inoltre, ce lo conferma il fatto che siano state proferite all’interno di un discorso che la giudice ha tenuto a studenti di legge a Kuala Lumpur, pubblicato a tempo di record sul sito della Corte Suprema britannica.

E che Theresa May menta sapendo di mentire quando continua a parlare di marzo come data di inizio del Brexit, lo conferma il fatto che poche settimane fa, parlando al congresso dei Tories, abbia annunciato ufficialmente un “Great Repeal Bill” (una Legge per la grande abrogazione) proprio per cancellare l’European Communities Act del 1972, attraverso il quale la Gran Bretagna recepì la legislazione comunitaria e avviare di fatto la trasformazione di tutte le leggi europee in leggi nazionali in modo che il parlamento di Westminster possa poi confermarle o annullarle a piacimento, a Brexit attuata. La legge sarà inserita nel prossimo Discorso della Regina al Parlamento, ha quindi confermato la premier britannica alla Conferenza annuale Tory. Il che sposta tutto almeno di altri due mesi, perché l’introduzione del “Great Repeal Bill” non è pianificata prima della nuova sessione del Parlamento, ovvero dopo il mese di maggio. Questo grafico
cable_brexit
ci mostra la reazione della sterlina subito dopo le parole del giudice Hale: pensate davvero che lasceranno che sia la volontà del popolo britannico a prevalere?

Strano caso, poi, due giorni prima delle parole della Hale, un memorandum segreto pubblicato dal Times di Londra e scritto da qualcuno che ha partecipato alle riunioni del governo, rivelava la totale impreparazione del l’esecutivo britannico al Brexit. Il documento si intitola “Brexit update”, è datato 7 novembre e la manina che lo avrebbe passato al Times sarebbe della Deloitte, la più grande società mondiale di consulenze finanziarie. E cosa rivela? Primo, la profonda divisione all’interno dell’esecutivo, con i tre cosiddetti “ministri per Brexit”, quello degli esteri Boris Johnson, quello per la trattativa con Bruxelles, David Davis e quello per il Commercio estero, Liam Fox che premono per una “hard Brexit”, cioè per una uscita totale dall’Europa, fuori dall’Unione Europea e fuori dal singolo mercato e altri due ministri chiave, quello del Tesoro Philip Hammond e quello del business Greg Clark, che premono viceversa per una “soft Brexit”, con la Gran Bretagna fuori dalla Ue ma dentro il mercato unico.
brexit18
Una divisione in cui giocano un ruolo, a favore della “soft Brexit”, anche le banche della City e la Confindustria britannica, pronte a “puntare una pistola alla tempia del governo quando la trattativa entrerà nel vivo”. Dopo avere scoperto che Theresa May ha di fatto promesso alla Nissan che manterrà l’accesso al singolo mercato per la sua grande fabbrica di Sunderland o sarà compensata per eventuali dazi da pagare per le esportazioni, società e imprese esigono lo stesso trattamento. Potrebbero volerci altri sei mesi, afferma il memorandum, a risolvere le divisioni e decidere le priorità del governo. Altro che marzo. C’è poi un secondo problema, ovvero i vari ministeri britannici impegnati nell’impresa di riesaminare 40 anni di legislazione uniformata alla Ue e ricollocarla nelle leggi del Regno non sono in grado di affrontare il compito che è stato loro affidato. Il memorandum parla di “oltre 500 progetti, ben oltre la capacità dei funzionari governativi” e predice che bisognerà assumere almeno “30mila esperti e specialisti per portare avanti l’iniziativa”. Tutto entro marzo?
brexit17

A mettere il carico da novanta, poi, ci ha pensato ieri il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il quale ha dichiarato, parlando a un evento a Londra, che “i negoziati con la Gran Bretagna sono molto complessi e richiederanno più dei due anni pianificati in un primo tempo. Dal risultato del referendum britannico, il Regno Unito e il continente stanno guardandosi con sospetto. E’ una situazione in cui tutti perdono che possiamo soltanto gestire nel miglior modo possibile”. E ancora: “Molta gente scherza sul fatto che la Gran Bretagna non abbia un piano per il Brexit ma lo stesso vale per gli europei. Io vorrei che la Gran Bretagna non attivasse l’articolo 50 ma se questo non sarà possibile, vorrei che fosse mantenuto il maggior grado di libero scambio possibile con Londra”.
jeroem2
Subito è arrivata la domanda riguardo il parallelo tra il Brexit e le elezioni del prossimo anno nella natia Olanda, dove il partito di destra ed euroscettico capitanato da Geert Wilders è in testa nei sondaggi: Dijsselbloem teme un addio olandese all’Ue? “Assolutamente no, l’Olanda resterà nell’Ue. Primo perché attualmente la legge non consente un referendum come quello britannico, secondo perché se anche lo consentisse la gente direbbe no. Il supporto per l’Ue da parte dell’opinione pubblica olandese è cresciuto drammaticamente dopo il Brexit”. E sapete cosa si stava tenendo all’Old Bailey di Londra in perfetta contemporanea con le parole di Dijsselbloem? La prima udienza del processo contro Thomas Mair per l’omicidio della parlamentare laburista pro-Ue, Jo Cox? E se il buongiorno si vede dal mattino, state certi che a breve tutte le Botteri del mondo si lanceranno come segugi.
cox_mair
Non solo ora i testimoni hanno visto nelle mani di Mair un volantino sul Brexit ma lo hanno anche sentito gridare “Manteniamo la Gran Bretagna indipendente” prima di lanciarsi, armato di pistola e coltello, contro la 41enne deputata, madre di due figli. Inoltre, la Cox avrebbe compiuto un atto di eroismo dopo essere stata colpita la prima volta, gridando al suo staff “lasciate che faccia male a me, non fatevi fare del male, andate via”. E ancora, due agenti di polizia del West Yorkshire che hanno placcato in stile rugbistico Mair, Craig Nicholls e Jonathan Wright, hanno dichiarato che una volta a terra, l’aggressore avrebbe detto loro “sono un attivista politico”. Ancora sicuri che il Brexit si farà? Mai come oggi spero di prendere una cantonata clamorosa ma troppi indizi indicano una pantomima in atto, un gioco delle parti che vede coinvolta anche larga parte dell’esecutivo britannico: lo stesso David Cameron, segretamente, starebbe operando come pontiere con i vertici del Partito laburista e dei LibDem per garantire un secco no al Brexit quando arriverà a Westminster, fanno sapere fonti ben informate. Insomma, il Brexit da evento che doveva scuotere l’Ue dalle fondamenta e portare con sé le cavallette e le piaghe d’Egitto rischia di trasformarsi in un precedente pericoloso e nella prova provata che, quando il potere decide qualcosa, non esiste modo per farlo desistere. Rivoluzione a parte, ovviamente.
brexit14

Davvero tutti sono rimasti stupiti dalla vittoria del Brexit oppure chi di dovere sapeva che quel voto era soltanto una tappa necessaria per placare la rabbia popolare e garantire una parvenza residua di sovranità, magari facendoci dei soldi scommettendo short sulla sterlina? Me lo chiedo anche pensando all’elezione di Donald Trump, il quale sembra davvero intenzionato a mantenere una sua agenda ma già vede parecchie intrusioni nella composizione della squadra di governo, oltre ad aver già accantonato la promessa fatta agli elettori di far perseguire Hillary Clinton una volta eletto alla Casa Bianca: “Sono brave persone, non voglio far loro del male” ha detto il tycoon intervistato a tre giorni dall’elezione. Inoltre, questo video

‘People Have to Die’: Anti-Trump Protester Calls For Violence on CNN

ci mostra un qualcosa di non smentibile: per quanto manovrate, le proteste contro Trump non solo proseguono ma vedono un’escalation preoccupante. La signora che incita alla violenza lo fa a volto scoperto e intervistata dalla CNN, non da qualche tv locale: sta dicendo a milioni di americani che ci vuole il morto, che serve la violenza per evitare che il tycoon arrivi alla Casa Bianca. Fatto già grave in sé ma reso decisamente peggiore da una cosa: dall’inizio delle proteste, né Hillary Clinton, né Barack Obama, né Bernie Sanders hanno fatto un singolo appello alla calma e al rifiuto della violenza. Non uno. Sarà ma comincio a vedere un piano preciso, ciò di cui vi parlavo giorni fa: le elite hanno capito di aver tirato troppo la corda e hanno permesso al popolo di sfogarsi nelle urne. Ma quel risultato non conta, le decisioni le prendono comunque loro, in un modo o nell’altro. Il popolo non conta un cazzo.
brexit13
Direte voi, i britannici sono gente tosta, non dei mollaccioni, non lasceranno che venga scippato loro un diritto: proprio sicuri? Cosa può accadere da qui a due anni che riporti a più miti consigli anche il più intransigente e duro dei sudditi di Sua Maestà? Oltretutto, calcolando che la Scozia è fortemente per il Remain, quindi siamo di fronte a un duello tra Inghilterra e Ue. Quanto durerà il governo della May? Chi le succederà? Cosa sceglierà di fare la City, ovvero il decisore ultimo delle scelte della House of Commons. Troveranno il modo di far digerire il passo indietro, sono riusciti a vendere la pace con l’Ira che faceva saltare in aria la gente nei pub, figuriamoci con Bruxelles. Il problema è uno solo: se si continua a sbagliare quando si va al voto, poi non ci si può lamentare delle conseguenze.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi