La Merkel sposa la tesi della post-realtà e l’Ue censura i media russi. Ma in Sassonia, l’AfD…

Di Mauro Bottarelli , il - 73 commenti

fake-news-invasion
Stentavo a crederci ma vi assicuro che è tutto vero: ieri pomeriggio alle 15.30, sia RaiNews24 che SkyTg24 dedicavano l’approfondimento del pomeriggio alla post-verità e al ruolo che questa ricopre nell’influenzare l’opinione pubblica, la quale – condizionata da notizie false – poi va a votare e fa la scelta sbagliata. Per entrambe le testate, sono le fake news che impazzano su Internet ad aver giocato un brutto scherzo a Hillary Clinton, non il fatto che la maggioranza del Paese non volesse vederla nemmeno più in fotografia. Ormai è un mantra di chi non vuole arrendersi alla realtà: la lotta al cosiddetto populismo deve passare attraverso la sua demonizzazione e, siccome il marchio d’infamia del razzismo non fa presa sul popolo esasperato, la nuova carta da giocare è quella di screditarne la narrativa, bollandola come post-realtà. Molto chic come stratagemma ma temo non funzionerà.
sky1

In contemporanea con i deliri delle due reti all-news, però, accadeva qualcosa di decisamente più grave e serio a livello politico europeo. Parlando al Parlamento tedesco per la prima volta dopo l’annuncio della sua candidatura per un quarto mandato il prossimo autunno, Angela Merkel ha sposato in pieno la tesi della post-verità, dicendo che l’opinione pubblica è stata manipolata da Internet: “Qualcosa è cambiato, con l’avanzare della globalizzazione il dibattito politico sta avendo sempre più spesso luogo in un ambiente mediatico completamente differente. Le opinioni non si formano più come facevano 25 anni fa”. E ancora, citata da France24: “Oggi abbiamo siti di false notizie, bots, trolls, cosa che si rigenerano di continuo, rinforzando le opinioni con alcuni algoritmi e dobbiamo imparare a confrontarci con loro. Le democrazie devono raggiungere e ispirare i cittadini”. Altrimenti, se si dovesse fallire nell’intento, la Merkel suggerisce che la censura potrebbe essere una buona soluzione alternativa: “Dobbiamo confrontarci con questo fenomeno e, se necessario, regolarlo”.
merkel_angry
Viva la democrazia! Il problema è che in contemporanea con i deliri di Sky, Rai e Merkel, il Parlamento Europeo votava a maggioranza una risoluzione non legislativa che chiedeva all’Ue “di rispondere alla warfare informativa della Russia”, definendo nel testo approvato RT e Sputnik come “pericolosi strumenti della propaganda russa”. Su un totale di 691 partecipanti al voto, 304 hanno votato a favore della risoluzione, 179 contro e 208 si sono astenuti. Si tratta della risoluzione di cui vi ho parlato un mesetto fa, la cui relatrice è la polacca Anna Fotyga, membro del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei. Oltre a inserire i media russi nella categoria di pericolo pari agli strumenti di propaganda dell’Isis, la risoluzione sostiene che “Mosca incita alla paura e alla divisione in Europa”, tanto da chiedere che l’Ue stabilisca misure per contrattaccare alla minaccia della propaganda russa, tanto da arrivare a dire che Mosca finanzia gruppi dell’opposizione in molti Paesi europei per causare la disintegrazione del blocco.
rt
Insomma, non siamo distanti dalla messa al bando o dalla pesante censura verso RT e Sputnik, due dei pochi mezzi di comunicazione che sulla questione siriana hanno sempre portato prove e riscontri a quanto accaduto, a differenza dei media Usa ed europei, proni alle veline di Nato e Dipartimento di Stato e capaci di assoluti capolavori di auto-servilismo non richiesto, vedi le performance di Botteri e Goracci al Tg3. Nemmeno a dirlo, subito dopo il voto, Vladimir Putin ha protestato duramente per il trattamento riservato ai media russi dall’Ue: “L’Europa vuole dare lezioni di democrazia alla Russia ma nel frattempo gli stessi legislatori europei parlano di restrizioni verso i media. Non mi pare che questo sia il miglior modo di affrontare la faccenda. Questa risoluzione è la prova del degrado politico europeo nei confronti dell’idea stessa di democrazia”.
putin-angry

Ma non pensiate che la lotta delle autorità europeo contro il politicamente scorretto e la post-verità implichi conseguenze solo per i media russi. Nel report pubblicato lo scorso 4 ottobre, infatti, la European Commission against Racism and Intolerance (ECRI) – organo del Consiglio Europeo – attaccava la stampa britannica, rea di islamofobia. Per l’ECRI, “alcuni media, tra cui i tabloid, sono responsabili di terminologie discriminatorie, provocatorie e offensive. Il Sun, ad esempio, il 23 novembre 2015 ha pubblicato una notizia capace di infiammare gli animi, dando notizie del fatto che 1 musulmano britannico su 5 ha simpatia per il jihad, accompagnando l’articolo con la foto di un terrorista mascherato che brandiva un coltello”.
thought_police5
Che cazzo di foto dovevano pubblicare, un lago alpino in Austria? Le cascate del Niagara? Un selfie di Wanda Nara? Nel suo report, inoltre, l’ECRI stabiliva un collegamento diretto tra il modo in cui veniva trattato il tema dell’estremismo islamico e l’istigazione verso i lettori a compiere atti islamofobici contro musulmani: stando a questa geniale intuizione, quanti attacchi si sarebbero dovuti compiere in Gran Bretagna contro cittadini islamici? Quanti morti e feriti avrebbero dovuto esserci? In parole povere, per questi dementi quando un jihadista ammazza qualcuno e la stampa racconta che ha compiuto quel gesto in nome della sua religione, è la stampa a istigare l’odio, non il terrorista che sgozza e fa proselitismo. Poi parlano di post-verità e censurano i media russi.
trump-newspapers

Strano poi che Angela Merkel si sia spinta così tanto oltre il confine del ridicolo, visto che solo il giorno prima il suo Paese aveva dato l’esempio lampante di come la post-verità non esista ma sia invece presente una realtà quotidiana allucinante cui i cittadini non intendono più conformarsi. Martedì, infatti, il tribunale di Wuppertal, cittadini tedesca, ha deciso che la “polizia della Sharia” potrà continuare liberamente imporre e predicare i dettami del Corano per le vie della città.

"Sharia Police" in Germany Go On Trial For Enforcing Religious Zones

Da tre anni, infatti, 7 musulmani hanno deciso di vestire una pettorina arancione con scritto “Sharia Police” e di pattugliare la città, scagliandosi contro chi beve alcol o ascolta musica ma, stando all’illuminato giudizio del giudice, questo non avrebbe intimidito le persone.
sharia_police
L’esposto presentato in Procura, infatti, aveva sottolineato proprio il dettaglio della scritta posta dietro i gilet catarifrangenti: la presenza della parola “police”, stando ai querelanti, potrebbe infatti mettere paura gli abitanti, anche non musulmani e in qualche modo costringerli a seguire i “consigli” per non aver problemi. Per il giudice, questo succederebbe solo nel caso in cui il gruppo di musulmani avesse realizzato una divisa “che denoti intimidazione o volontà bellicose”. Insomma, finché non indossi un giubbotto con lo stemma dell’Isis o con un il ricamo di un coltello insanguinato, puoi rompere i coglioni alla gente che sta bevendo una birra o ascoltando musica. E questo video,

Bar Owners In Denmark Harassed By 'Sharia Patrols'

ci mostra come lo stesso stia accadendo anche in un sobborgo di Copenhagen, con gli esercenti dei bar che si lamentano per le intimidazioni che subiscono. Inoltre, la sentenza degna di Superciuk ha smentito quella emessa l’anno scorso dalla Corte d’Appello, la quale metteva al bando le uniformi della “polizia della Sharia”. Dulcis in fundo, a capo degli “agenti” c’è Sven Lau, un imam che più di una volta è finito sotto accusa per aver supportato e sostenuto un gruppo terroristico che opera in Siria. Un tipetto così a modo che anche il Consiglio centrale dei musulmani di Germania ha preso le distanze dalle sue dichiarazioni contro lo stile di vita occidentale.

Ora, un Paese normale con un governo normale, non perde tempo a chiedere la censura per combattere il populismo e la post-verità ma prende questa gente e la spedisce con un calcio nel culo al suo Paese, visto che non esiste al mondo che tu venga a importunarmi perché in pieno Occidente bevo alcol, mangio maiale, ascolto musica o porto la minigonna. Non ti piace lo stile occidentale? Primo aereo e via verso il paradiso della restrizione, in attesa delle 72 vergini. Ma come vi dicevo prima, la tattica della Merkel non servirà a nulla, perché questi due grafici
afd_sassonia
afd_sassonia2
ci mostrano come in Sassonia, popoloso Land dell’ex DDR da cui arriva proprio la Cancelliera, Alternative fur Deutschland sia ora il secondo partito con il 25%, in ascesa dal 21,5% delle amministrative di settembre. E il trend pare simile anche in altri Land del Paese, tanto che la leader, Frauke Petry, ha lanciato la sfida alla Merkel dal congresso del partito, candidandosi come Cancelliera al voto autunnale, dopo essere stata confermata segretario con il 92% dei consensi. Non succede, è impossibile. Ma se succede, altro che Brexit e Trump.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi