Perifrasi della Costituzione: art.14 (14° puntata)

Di JLS , il - 16 commenti

Ho appena ascoltato il Podcast di F.Carbone, con l’intervista a G.Birindelli (http://iltruffone.com/).

Traggo ulteriori motivazioni per l’esplorazione del testo dell’idolatria statalista. Lo faccio senza protervia ma senza riverenza. Infatti mi sento autorizzato dagli stesso soloni della materia che pieni di boria, indicano la costituzione come il contratto sociale tra lo stato e chiunque nasca su suolo Italiano. Anche se non ho mai firmato una beata fava, pertanto ne scrivo. Nessuno può negare però che il contratto “sociale” è l’unica obbligazione al mondo, che non contempla l’adesione volontaria e consapevole di entrambe i soggetti contraenti. Quisquilie!!

Ecco a voi:

ART. 14.
Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

domicilio

La falla linguistica è già nel primo termine “domicilio” che non è infatti definito. L’inviolabilità è una truffa. Il sacro testo si conferma essere la cassaforte (come l’ha definita Birindelli nell’intervista) degli arnesi usati dal potere per produrre e usare le leggi secondo fini propri.

Il dizionario italiano on line per la parola DOMICILIO, dice:

  • 1 Edificio, appartamento in cui una persona abita (abitazione, casa, residenza: consegna a d. || lavoro a d., produzione di un bene effettuata presso la propria abitazione)
  • 2 dir. In diritto civile, la sede dei propri affari o interessi; può non coincidere con la residenza anagrafica || d. fiscale, quello che ogni contribuente è tenuto ad avere relativamente ai rapporti con l’amministrazione finanziaria dello stato

Se ci atteniamo dunque al dizionario, tutto ciò che non costituisce l’abitazione o il luogo dei propri affari, non è domicilio, pertanto resta escluso dall’inviolabilità.

Capisco come i prefetti e tanti politici brandiscano da anni l’autorità di requisire proprietà altrui, per motivi vari. Il più frequente e recente è quello dettato dall’emergenza immigrazione.

La rivolta della gente di Goro, il sarcastico invito del prefetto Morcone ai “ribelli” a trasferirsi in Ungheria, non sono una bagarre, ma il risultato naturale di questa costituzione. La legge fiat, quella cioè nella disponibilità di un’autorità che può produrla, promulgarla, cassarla o modificarla, a sua discrezione.

Goro proprio per questa ragione, non sarà l’ultima sponda della tirannia e della prepotenza costituzionali e dei frutti maligni che da 70 anni ammorbano la società.

Requisizioni e violazioni di luoghi privati, li trovate anche negli anni trascorsi (esempio: agosto 2014 – http://www.ilgiornale.it/news/politica/governo-requisisce-case-e-i-sindaci-alzano-barricate-1046971.html).

La contraddizione che ricorre dall’art.1 e che ritengo a questo punto, proseguirà ineffabile fino al art.139, è il generico ed incessante riferimento alla parola “legge” per l’applicazione e il rispetto di quanto la costituzione stessa prevede e misticamente proclama.

Il riferimento alla “libertà personale” presente nell’art.14 è inconsistente, come ho già cercato di spiegare nella precedente puntata. Il temine “libertà” infatti non risulta precisato o definito.

Conclude l’art.14 tentando di spacciare per omogenei “sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali ” cosa c’entri la salute col fisco, qualcuno poi me lo spiegherà !!

Per finire in bellezza, la costituzione nell’art.14 introduce una novità. Rimanda essa infatti a leggi speciali.

Cosa faccia di una legge, una legge speciale, non è dato di sapere. Anche qui il termine speciale è a uso e consumo delle autorità.

So bene che l’Italia è piena di enciclopedie sulle leggi speciali. Mancando tuttavia nella costituzione questa definizione, tutto quello che è stato scritto, pubblicato deciso, fatto, girato e rigirato, sull’argomento, a me appare frutto di arbitrarietà. L’arbitrio si sa è incompatibile con la Libertà. Affermare che la democrazia costituzionale risulta incompatibile con la Libertà, è quindi solo un pleonasmo.

 

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