Se i processi alla Storia servono come monito elettorale, la libertà dell’Ue è pari a quella cubana

Di Mauro Bottarelli , il - 40 commenti

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Ho seguito tra il basito e l’interdetto il dibattito sulla morte – e sul lascito politico – di Fidel Castro e in tutta onestà preferisco esimermi dall’esprimere un parere al riguardo. Ciò che mi interessa della vicenda è come la polarizzazione dello scontro popoli/elites abbia da un certo punto di vista scompaginato le categorie novecentesche della contrapposizione politica, visto che molte voci della destra storica, anche estrema, hanno plaudito all’esperienza delle revolucion cubana come a un atto primariamente di difesa della sovranità e di nazionalismo prima che di comunismo sovietizzante. La logica di molti è chiara: Castro ha certamente governato con l’autoritarismo ma la sua dittatura è stata certamente migliore e più dignitosa di quella che stiamo vivendo, ad esempio, sotto la spada di Damocle delle banche, delle entità sovranazionali o dei media mainstream. Semplicistico ancorché efficace. Ma attenzione, perché le fredda cronaca di queste ore ci dice che qualcosa scricchiola.
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C’è però un qualcosa che mi preme dire: attenzione a non guardare troppo il dito cubano e scordarci della luna europea. Domenica si vota per il referendum costituzionale e pochi minuti fa la France Presse ha reso noto, attraverso le solite fonti anonime vicine alla Bce, che l’Eurotower avrebbe già approntato un piano di aumento degli acquisti di BTP per lunedì prossimo, in caso il risultato della consultazione impattasse troppo sui mercati, soprattutto innescando un contagio tra equities bancarie e debito sovrano. Ma domenica, proprio nel giorno dei funerali di Fidel Castro, si vota anche per il ballottaggio alle presidenziali austriache e questo grafico
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ci mostra l’evoluzione della situazione attraverso i sondaggi Gallup fino alla fine di ottobre: siamo al più classico dei “too close to call”, esattamente come al precedente turno, quando i brogli portarono alla vittoria di Alexander Van der Bellen. Il dibattito in questi giorni si è fatto incandescente e Norbert Hofer, candidato della FPO, è stato costretto a una parziale retromarcia sul referendum in stile Brexit che aveva annunciato di voler proporre in caso di vittoria: “Non ci sarà alcuna Auxit, ho detto e ripeto che voglio uno sviluppo positivo dei rapporti con l’Europa”.
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Casualmente, questa mattina il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, stuzzicato sul tema, non aveva usato giri di parole: “Non possiamo togliere agli elettori della destra in Europa il diritto di esprimere le proprie opinioni. Per quanto riguarda il referendum sull’adesione all’UE, penso che non sia opportuno fare questo tipo di dibattito, non solo perché potrebbe essere preoccupante il risultato finale, ma perché alimenterà ancora di più le polemiche all’interno dell’Ue. Non credo che il prossimo presidente austriaco, chiunque sarà, attuerà azioni del genere. C’è differenza tra la campagna elettorale e la politica vera ma bisogna smetterla di promettere, di dire tutto ciò che ci passa per la testa prima delle elezioni. Così si nega la democrazia”. Dunque, SuperCiuk ci ha tenuto a dirci due cose. Primo, per ora se anche sei di destra, il diritto al voto ti viene garantito, tanto al limite ci pensano i brogli a ribaltare il risultato. Secondo, Bruxelles sa già che quel referendum i cittadini austriaci non lo voteranno mai, anche se vince l’FPO. Questa è la presunta democrazia in salsa europea.
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L’ultimo sondaggio disponibile, condotto da Unique Research fra 1500 cittadini dai 16 anni in su per conto del quotidiano “Heute” e dell’emittente tv ATV, mostra Alexander Van der Bellen accreditato in una forbice che va dal 48,7% al 54,2%, mentre Norber Hofer sarebbe tra il 45,8% e il 52,2%. Sempre il sondaggio ci dice però il 9% degli interpellato si è detto ancora indeciso: stando a calcoli dei principali istituti demoscopici, se domenica l’affluenza sarà sopra il 70%, allora ci sarebbero ancora 400mila voti disponibili da conquistare in questi ultimi giorni di campagna. Inoltre, il 55% delle donne interpellate voterà Van der Bellen contro il 52% degli uomini favorevoli a Hofer, il quale gode del supporto dei cittadini tra i 30 e i 49 anni, mentre le fasce superiori e inferiori a quel range di età sarebbero favorevoli al candidato indipendente. Comunque vada a finire, il rischio è quello di un Paese spaccato in due come le prime due tornate ci hanno dimostrato: Vienna e le grandi città per Van der Bellen ma seppellite da un mare di blu nei centro rurali e alpini, tutti a favore di Hofer. Guerra di classe al contrario? La destra intercetta il voto di sinistra e viceversa? Una cosa è certa, al ballottaggio della scorsa primavera l’80% degli operai a Vienna aveva votato per Hofer, mentre tra i professionisti e chi dispone di un titolo di studio superiore alla laurea, Van der Bellen fece il pieno.
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Ora, per tornare al ragionamento che facevo prima, questi video

Frau Gertrude – Van der Bellen – warnt vor Rechtsextremer Rhetorik – Untertitel auf Spanisch

My last vote – about the Austrian Presidential elections December 2016 Hofer / Van der Bellen

mi sembrano calzare a pennello: sono identici, uno è solo in tedesco, mentre l’altro ha i sottotitoli in inglese. Chi parla è la signora Gertrude Tochter, 89 anni, sopravvissuta ad Auschwitz, la quale ha lanciato un appello agli austriaci che domenica andranno alle urne: “Votate il candidato dei Verdi, Van der Bellen e non cedete ai populismi dell’Fpo”. A rilanciare il video, che ha 3 milioni di visualizzazioni, è stato Alexander Van der Bellen attraverso il suo profilo Facebook domenica scorsa, dicendo che a consegnarlo al suo staff è stata la figlia della signora Gertrude, la quale ha chiesto di condividerlo. E cosa ha detto, rivolgendosi ai giovani, la signora? “Per e sarà l’ultimo voto ma voi andate a votare, avete tutta la vita davanti”, dichiarando che la molla che l’ha spinta a lanciare il suo appello è stato l’uso del termine guerra civile da parte dell’Fpo: “L’ho vissuta e un simile spauracchio non dovrebbe essere mai usato”.

Ora, io non mi sento di dire nulla alla signora Gertrude, ci mancherebbe ma vi pare accettabile inserire Auschwitz in una campagna elettorale nel 2016? Vi pare dignitoso, da parte di Van der Belle, strumentalizzare quanto accaduto 70 anni fa per un pugno di voti? A me no, fa ribrezzo. Tanto più che tutto si può dire a Norbert Hofer tranne che sia un pericoloso eversore, né tantomeno un neonazista. Inoltre, non solo il presidente della Repubblica in Austria ha poteri molto limitati ma tutti sanno, socialisti e democristiani in testa, che alle politiche l’Fpo vincerebbe comunque in carrozza: cosa faranno, le barricate in nome dell’anti-nazismo da qui alla scadenza della legislatura, spalleggiati dal SuperCiuk di turno che, magari, l’anno prossimo deciderà che chi vota a destra non ha più diritto di esercitare il proprio diritto?
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Una sola cosa voglio dire alla signora Gertrude, con tutto il rispetto: l’Fpo evoca la guerra civile perché la situazione sociale austriaca è sull’orlo del collasso a causa della questione legata all’immigrazione, con la periferia di Vienna e la zona del Prater che puntano a diventare no-go areas in breve tempo. In compenso, Van der Bellen vuole eliminare la neutralità dell’Austria in chiave filo-Nato, essendo visceralmente anti-russo e volendo ingraziarsi la Merkel, come ha detto l’altra sera in un dibattito, nel quale a sostenuto la necessità di rafforzare ulteriormente i rapporti con Berlino, primo partner commerciale. C’è guerra e guerra, chi la fa a parole e chi ai confini del Baltico, scherzando con il fuoco.
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Chissà però cosa penserà l’illuminato candidato indipendente del fatto che proprio la sua amata Frau Merkel, sentendo odore di sconfitta alle elezioni, domenica scorsa, parlando a un convegno regionale della Cdu a Neumünster, abbia annunciato il rimpatrio, in parte forzoso, di 100mila richiedenti asilo, 60mila dei quali se ne andranno dalla Germania su base volontaria e con incentivo economico, mentre gli altri saranno espulsi. Die Welt ha riportato che la Merkel avrebbe espressamente detto che “non è possibile che tutti questi giovani uomini arrivino dall’Afghanistan in Germania”. Ma guarda un po’, ci voleva l’AfD al 25% in Sassonia per capire il disastro che si è combinato dal 2015 in poi? Parlando ai militanti, la Cancelliera è stata chiara: “La cosa più importante nei prossimi mesi saranno rimpatri, rimpatri e ancora rimpatri”. Sembra Salvini ma è la Merkel: che statista! E, guarda caso, la polizia federale ieri ha annunciato un mega-piano predisposto per la notte di Capodanno, con l’uso di elicotteri, pattuglie della polizia e anche uomini dell’esercito nelle principali città del Paese per evitare scene come quella vissute lo scorso anno a Colonia. Ma non era solo allarmismo dei soliti xenofobi?
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Dunque, se a parlare di necessità di rimpatriare ed espellere è la Merkel, va tutto bene. Se lo fa Hofer, allora bisogno scomodare Auschwitz. E sempre in tema di Olocausto e di Germania, ecco la perla: ieri l’Alta Corte tedesca ha confermato la condanna a 4 anni di carcere per Oskar Gröning, ex ufficiale delle SS e meglio conosciuto come il “contabile di Auschwitz”. Si tratta di un uomo di 94 anni, condannato per concorso in omicidio attraverso una sentenza che capovolge la giurisprudenza tedesca. Per l’Alta Corte, infatti, è irrilevante che non abbia partecipato materialmente ad un assassinio: è importante che fosse lì quando lo sterminio nazista produceva migliaia di morti ogni giorno. Lo scorso anno Oskar Gröning si era scusato per l’accaduto durante il nazismo, dicendosi pentito ma fu comunque condannato: ora, la conferma della condanna per concorso in omicidio di 300 persone. Quattro anni per concorso in omicidio di 300 persone a un uomo di 94 anni? La pena che gli è stata inflitta supera la richiesta del pubblico ministero, il quale puntava a una condanna a tre anni e mezzo, con un condono di 22 mesi per precedenti mancanze della giustizia tedesca. Groening era infatti già stato indagato negli anni Settanta, senza che si desse poi corso a un procedimento giudiziario.
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La corte non ha ancora stabilito se sconterà la pena in un istituto penitenziario, di cura o ai domiciliari: a causa delle sue condizioni di salute, il processo, durato tre mesi, era stato infatti rinviato in più di un’occasione. Questa è giustizia o una farsesca vendetta? Siamo all’accanimento da politicamente corretto, temo, al colpirne uno – dopo 70 anni – per educarne cento, i quali magari hanno per la testa la malsana idea di votare Alternative fur Deutschland perché stanchi di degrado e delinquenza. Quale malata dittatura c’è dietro l’uso scellerato e senza vergogna di pagine buie del passato per giochi meramente politici, ovvero la signora Gertrude a favore di Van der Bellen e questa sentenza per rimettere in circolo i fantasmi del passato nell’opinione pubblica tedesca un po’ troppo propensa a dare credito alla destra?
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E’ democrazia questa oppure è una dittatura senza sbarre che ci concede l’ora d’aria illusoria di poter scrivere cazzate sui social media, salvo non esagerare altrimenti arrivano i bandi e le denunce anche lì? Le galere di Castro erano piene di dissidenti, io stesso se avessi scritto ciò che scrivo qui sopra a Cuba, avrei passato ore liete tra carcerieri e delatori. Il problema è che, al netto della sanità e dell’istruzione cubane di cui non so nulla se non la narrativa, Castro aveva il coraggio di essere dittatore mostrandolo al mondo, ponendo al primo posto ciò che per lui era un bene superiore – patria e socialismo – e sacrificando per esso le libertà individuali dei suoi connazionali. Non si è mai nascosto dietro fantomatici liberi parlamenti o commissioni, era così e basta.
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Ma quale differenza c’è, a livello di politico e di libertà oggettiva (non personale, intesa come restrizione), tra l’autoritarismo di Castro e le scelte della Commissione Ue? Pensate che manchi molto al momento in cui Juncker darà seguito, in maniera democratica e in nome del politicamente corretto e della minoranze, alla sua velata minaccia di vietare il voto a chi non si allinea, in questo momento storico la destra definita populista e xenofobo? E quale differenza sostanziale esiste, paradossalmente, tra una società in cui si tema la galera per la dissidenza e quella in cui si teme di uscire la sera per la delinquenza e il degrado? Libertà è anche percezione di sicurezza, non solo essere a piede libero. Certo, a Cuba si finiva in galera e questo è un dato di fatto. Ma attenti alle galere mentali della troppa libertà scambiata per democrazia compiuta, perché evadere a un certo punto diventa impossibile anche da lì. Ma si sa, qui si può essere schiavi con lo smart-phone e il bicchierone di caffè di Starbucks in mano, vuoi mettere?

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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