Di abolizione del voto all’estero, bufale di governo e amenità referendarie assortite. Oggi mi sfogo io

Di Mauro Bottarelli , il - 260 commenti


Avrete notato come, fino ad oggi, io non abbia mai dedicato un singolo articolo al referendum costituzionale di domenica. Ho aspettato volutamente oggi, ultimo giorno di campagna elettorale e in timing di pubblicazione perfetto rispetto alla giornata di silenzio prevista per domani, perché volevo godermi fino in fondo lo scempio di democrazia e informazione che sono stati questi mesi. Ho il timore che vincerà il “Sì” ma il mio non è un intervento di parte, visto che oggi come oggi se si votasse alle politiche andrei al seggio per annullare la scheda scrivendo “Viva Van Basten”, bensì per mettere in fila una serie di scempi degni di una repubblica centrafricana e per dirvi che, comunque vada a finire, questo Paese è morto. Partiamo dallo scempio degli scempi: il voto degli italiani all’estero.
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Oggi è stato reso noto il dato sul voto dei nostri connazionali che vivono fuori da confini e siamo a numeri da record: seggi chiusi con il 40% dell’affluenza, una stima di un milione e 600mila schede in arrivo che potrebbero davvero essere decisive. Il premier puntava a portare al voto il 30% degli italiani all’estero, quindi capite da soli quale sia stato il livello di mobilitazione: in Svizzera, stando ai primi dati che circolavano ieri sera a Palazzo Chigi, ha votato il 42,2% degli italiani registrati, in Gran Bretagna l’affluenza è stata invece del 37%. Domenica all’alba una serie di furgoni organizzati dalla Farnesina trasporterà le schede dall’aeroporto all’immenso capannone di Castelnuovo di Porto, sulla Flaminia, a Nord di Roma. Nel corso della mattinata, sotto gli occhi di sette magistrati della Corte d’Appello di Roma, i plichi saranno aperti e le schede saranno infilate in urne che verranno sigillate in attesa di essere riaperte alle 23 e scrutinate contemporaneamente con le schede del resto d’Italia. Guarda caso, stando ad alcune stime che provengono dal Pd – sponda renziana – e riferite da Affaritaliani, del milione e 600mila voti arrivati dagli italiani all’estero circa il 75%, pari a 1.200.000, dovrebbero essere a favore del “Sì”. Come fanno a saperlo, se tutto è chiuso, sigillato e blindato?
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Ora, non mi interessa che ci siano o meno brogli nel voto postale, cosa di cui sono certo (Austria docet), mi interessa il principio. Il voto degli italiani all’estero va abolito, qualsiasi forza politica lo proponga avrà il mio sostegno alle prossime politiche. Perché se vivi e lavori a Vienna come a Londra come a New York, il mio futuro non lo decidi tu. Goditi l’esilio in un mondo migliore ma non trasformare il mio in una merda peggiore, visto che non ne paghi le conseguenze dirette. Per quale ragione qualcuno che ha la sua vita dall’altra parte del mondo, dovrebbe poter compiere una scelta che di fatto non lo riguarda in nessun modo? Il problema è che il voto degli italiani all’estero è una delle grandi truffe post-Tangentopoli di questo Paese, spacciata come iniziativa tutto sole, cuore e amore per la patria del deputato ex missino, Mirko Tremaglia ma rispondente invece logiche diverse. Ovvero, quelle in base alle quali si può contare su un bacino di voti di emergenza da attivare in caso di bisogno. Come è stato in questo caso, basti vedere l’attivismo in tal senso di Renzi e della Boschi.
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Concedere il voto agli italiani all’estero è stata la più grande idiozia mai compiuta da Silvio Berlusconi, per il semplice fatto che il voto estero è un voto tendenzialmente di sinistra. La logica è chiara: c’è la massa di emigrati di basso livello di scolarizzazione che ha come referente il capo-comunità, attivista politico, il quale opera da collettore di consensi elettorali, vendendo qualsiasi promessa, vera o presunta. Ci sono poi gli espatriati di successo, i professori universitari, i ricercatori, chi lavora nella City o a Wall Street: in gran parte, voto progressista. E come è nata quella legge? La Costituzione agli articoli 48 (istituzione della circoscrizione Estero), 56 e 57 (numero dei deputati e dei senatori eletti dai cittadini italiani all’estero), modificati nel 2000, sancisce infatti il diritto di voto dei nostri connazionali che vivono oltre confine, ne stabilisce requisiti e modalità e ne assicura l’effettività.
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Le modalità di esercizio di tale diritto di voto sono stabilite dalla legge n. 459 del 2001, conosciuta come legge Tremaglia e questa opportunità si concretizzò a partire dalle elezioni politiche del 2006, quando entrò in vigore l’istituzione della circoscrizione Estero. All’appuntamento elettorale parteciparono circa un milione di italiani residenti in altri Paesi del mondo: a loro erano stati riservati 12 seggi alla Camera e 6 seggi al Senato. Da notare che la legge Tremaglia si applica anche ai referendum nazionali, come quello di domenica ma non si applica, invece, alle elezioni amministrative e regionali, né ai referendum regionali e comunali. Ora, io non voglio mettere in discussione l’amore per i propri connazionali all’estero del defunto Mirko Tremaglia, il quale ogni anno si presentava in lacrime alla celebrazione dei minatori italiani morti a Marcinelle ma la sua figura è legata a doppio filo con alcuni interessi esteri sul nostro Paese.
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Mirko Tremaglia, repubblichino di Salò mai pentito, faceva infatti parte di quella minoranza di post-fascisti confluiti nell’MSI prima e in AN poi che, in nome di un ottuso anti-comunismo ideologico, sposarono la causa atlantica attraverso il sostegno a Gladio e alla sua struttura di riferimento. Di fatto, divenendo referenti italiani degli interessi americani, un qualcosa che cozza non poco col dichiararsi fieramente fascista ma tant’è. A mettere in evidenza il ruolo di Mirko Tremaglia in contesti sotterranei, ci ha pensato Marco Dolcetta nel suo libro “Politica occulta”, pubblicato da Castelvecchi nel 1998. Ecco cosa scrive, riferendosi alla nascita a tavolino di Tangentopoli con lo scopo di eliminare l’asse Craxi-Andreotti, il quale cominciava a dare fastidio agli interessi Usa, soprattutto dopo i casi Sigonella e Ustica:
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“La fuga di Abu Abbas, favorita dai comandi dell’aeronautica controllati dai generali piduisti, viene considerata un tradimento dell’Alleanza atlantica e denunciata per tale dal senatore Spadolini, segretario del Partito Repubblicano. Il presidente dello stesso Partito, Bruno Visentini, funge da anello di congiunzione fra le oligarchie bancarie dell’aristocrazia veneta e i settori della City coinvolti nel progetto di globalizzazione dei mercati. L’anomalia italiana introdotta dall’alleanza Craxi-Andreotti deve essere liquidata e l’operazione riceve il placet della CIA e il sostegno politico di due referenti classici in Italia, vale a dire il senatore missino Mirko Tremaglia e l’ex capo dei gladiatori, Francesco Cossiga”. Ora, possibile che oltre all’amore incondizionato per quei figli della patria emigrati, indiscutibile e autentico, ci sia stato anche un interesse altro nella scelta di garantire il voto degli italiani all’estero, magari di cui Tremaglia è stato inconsapevole esecutore?
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Magari garantire una riserva di voti che poteva essere utile a mandare a casa Silvio Berlusconi alle urne, in quanto troppo poco affidabile politicamente per Washington? Sicuramente, oggi quei voti garantiscono una speranza non da poco a Matteo Renzi, fino a una settimana fa dato per spacciato e dimissionario ancora prima del referendum. Giova ricordare che il voto estero si può svolgere in qualsiasi luogo, in casa, in ufficio o per strada, dato che non ci sono seggi. Inoltre, le schede elettorali passano nelle mani di diverse persone, dai postini che recapitano il materiale, ai funzionari che gestiscono l’afflusso dei plichi ai consolati, fino a quelli del centro di raccolta finale delle schede, vicino a Roma. E i costi? Il voto estero sul referendum delle trivelle è costato 24,5 milioni di euro, metà del risparmio annuo che la riforma Boschi ci garantirebbe, stando a calcoli della Ragioneria Generale dello Stato. L’aggiornamento continuo dell’Aire, l’associazione degli italiani residenti all’estero a cui bisogna iscriversi per poter votare, inoltre, comporta l’impiego di due addetti per ciascuna sede diplomatica e consolare e altri funzionari presso ogni sede centrale. Questo video,

Votazioni referendum costituzionale, Brogli voto italiani all'estero? Andrea Tosatto.

poi, ci mostra come sia facile alterare il voto estero e questo non è l’unico esempio: un italiano residente a Praga che, dopo aver votato per il referendum costituzionale, ha ricevuto per errore un altro plico elettorale dall’ambasciata con tutto il materiale necessario. Di più, nel 2008 sono stati ritrovati a Buenos Aires, nei magazzini di una ditta responsabile della distribuzione, 120mila schede in più rispetto a quelle necessarie. Inoltre, al governo italiano attuale è stato contestato l’invio di lettere da parte del presidente del consiglio Matteo Renzi agli italiani all’estero, con le istruzioni sulle modalità di voto, accompagnate dalle ragioni per cui votare “Sì”.
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Signori, il voto all’estero è una truffa ontologica, è nato per questo. Ovviamente, dal PD si indignano e dicono che è vergognoso mettere in dubbio la buonafede dei nostri connazionali fuori confini. E se lo dice il PD, io ci credo. Perché è gente seria. Leggete infatti cosa sta scritto, nero su bianco, nel Manifesto dei valori del Partito Democratico che potete agilmente scaricare dalla Rete: “Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza, anche promuovendo le necessarie modifiche al procedimento di revisione costituzionale. La Costituzione può e deve essere aggiornata, nel solco dell’esperienza delle grandi democrazie europee, con riforme condivise, coerenti con i princìpi e i valori della Carta del 1948, confermati a larga maggioranza dal referendum del 2006”. Mi è venuta voglia di tesserarmi, chissà dov’è la sede PD più vicina a casa mia?

La risposta di un' Italiana all' estero alla lettera di Renzi

E non perderò tempo a parlarvi delle pratiche stile Lauro che si usano in Campania per garantire truppe cammellate per il “Sì”, quelle che Vincenzo De Luca vorrebbe ammansire offrendo loro fritture di pesce gratis, né dell’insipienza quasi tragicomica di altre figure che ruotano attorno al Re Sole di Rignano, tipo il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Però quanto accaduto ieri sera a “Otto e mezzo” su La7 è di una gravità assoluta e ancor più grave il fatto che sia passato pressoché sotto silenzio. Come sapete il Senato non viene abolito ma trasformato in un club degli scacchi per nominati dai Consigli regionali e tra i sindaci di alcune città (casualmente, tratterà però di questioni legate all’Ue, quindi prepariamoci a vedere spedita alla Camera per l’approvazione con il nulla osta qualsiasi merda Bruxelles ci imponga) e siccome l’argomento stava facendo presa sull’elettorato ancora indeciso, durante la sua sessione live-web, Matteo Renzi, ha mostrato un fac-simile della futura scheda che i cittadini avranno in mano per votare i senatori, quando saranno chiamati al rinnovo dei Consigli regionali (sempre che la riforma passi, ovviamente).
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Quella scheda, semplicemente, non esiste, perché manco si sa se al referendum vincerà il “Sì” da cui dipende la sua eventuale nascita. Bene, Beppe Grillo ha annunciato che l’M5S denuncerà in sede penale il premier per abuso della credulità popolare. E cosa a risposto Renzi a Lilli Gruber, quando è stato interrogato su questa vicenda? “Beppe, quel reato è depenalizzato”. Ed è vero, l’articolo 661 del codice penale che normava quel reato è stato depenalizzato il 15 gennaio di quest’anno e ora si rischia solo una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 5mila a un massimo di 15mila euro. D’altronde lo chiamano “il bomba”, era ovvio che si facesse una bella depenalizzazione ad personam, visto l’abuso di balle su cui si basa la propria azione politica. Il problema è che da un premier con la coscienza pulita, io mi sarei aspettato una risposta diversa, del tipo “io non ho abusato di nessuna credulità, perché se vincerà il Sì, il voto per i senatori si baserà davvero su quel meccanismo e quella scheda”. Ma siccome si sente intoccabile e invincibile, avendo dietro di sé tutti i poteri forti che non vedono l’ora di dare vita a una versione 2.0 del 1992, finendo l’opera cominciata sul Britannia, lui te lo dice in faccia che spara cazzate e abusa della credulità della gente, tanto al limite paga 15mila euro di multa (magari meno) con i soldi del PD o del comitato per il “Sì” e tanti saluti.
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Capite perché questo Paese è irriformabile e ormai destinato a dissolversi? Perché è governato da gente simile (a sinistra come a destra), a cui nessun giornalista osa chiedere conto e che la gente comune ritiene credibile per il solo fatto che, così facendo, ottiene mancette elettorali come gli 80 euro o il bonus 18 anni da 500 euro. Il quale, stranamente, dalla scorsa settimana e a ridosso del voto, si può spendere anche per concerti e acquisti di CD o musica digitale: insomma, con i vostri soldi, qualche bimbominkia andrà a sentire i Coldplay, dopo aver votato “Sì”.

E vogliamo parlare della chiusura della trattativa per il rinnovo contrattuale della Pubblica Amministrazione, bloccata da sette anni e magicamente giunta alla firma due giorni fa, proprio in tempo per giocarsi la carta con gli indecisi e con i sindacati a reggere il moccolo, Fiom a parte? Scusatemi davvero, mea culpa, sono andato lungo ma avevo tre mesi di mal di stomaco da tirare fare fuori, mi ci è voluto un po’. Buon voto a tutti, in attesa dell’arrivo del curatore fallimentare.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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