Lo scandalo per il “No” sul Pirellone ci dimostra lo stato in cui versa l’Italia. Ma se vincesse Hofer…

Di Mauro Bottarelli , il - 50 commenti

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Quella che vedete ritratta nell’immagine di copertina è la pietra dello scandalo che ha fatto andare in tilt la politica milanese: qualcuno, ieri sera, ha lasciato accese le luci di alcuni piani del Pirellone facendo formare la scritta “No”, chiaro riferimento al referendum di domani. Attentato!!! Chiamate i servizi segreti!!! Quelli che parlano figo, lo chiamerebbero un flash-mob, io che sono figlio di un operaio e di una casalinga, lo chiamo lasciare accese le luci di proposito. Non è la prima volta che accade, visto che qualche mese fa analoga iniziativa fu compiuta per promuovere il Family Day. La differenza sostanziale è che questa volta l’atto non è stato concordato con l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale e il presidente dell’aula, Raffaele Cattaneo, ha subito preso le distanze dal gesto: “L’iniziativa di far comparire la scritta No su Palazzo Pirelli non è una iniziativa istituzionale e non è mai stata decisa in nessuna sede autorizzata a farlo. Condanno fermamente questa iniziativa: le istituzioni sono di tutti e non possono essere utilizzate per la campagna elettorale di una parte. Ho disposto che venissero immediatamente spente le luci e che venga avviata una indagine interna per verificare le responsabilità. Peraltro, sono convinto che iniziative di questo tipo sono solo controproducenti. Da sostenitore del No, me ne rammarico doppiamente”.
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Ora, al netto che questo ragionamento presuppone il fatto che l’unica manchevolezza sia stata quella di non aver concordato l’iniziativa, visto che anche il Family Day è una manifestazione di parte (questa logica è la dimostrazione come in politica i fenomeni ci siano ovunque, destra, centro e sinistra), la polemica è già accesa: “Maroni e la Lega disperati strumentalizzano la casa di tutti i lombardi per fare propaganda per il No. Si vergognino”, ha attaccato con indignazione degna di miglior causa il segretario lombardo del PD, Alessandro Alfieri. Eh già, perché pare che la zingarata degna di “Amici miei” sia stata architettata dei consiglieri leghisti, probabilmente con l’aiuto di hacker russi per spegnere le luci e con il supporto logistico di neo-nazisti austriaci in gita premio a Milano. Ora, non so quanti di voi conoscano Milano ma l’immagine di copertina è stata scattata da via Vitruvio, vialone che collega la stazione Centrale con zona Città Studio, attorno alle 19 di ieri sera. Bene, da milanese posso dirvi che a quell’ora del venerdì, se sei in macchina lungo via Vitruvio, stai bestemmiando per il traffico e con ogni probabilità nemmeno alzi gli occhi al cielo per guardare il Pirellone. Ma se anche fosse, se anche qualche centinaio di persone avesse visto la scritta “No”, cosa succede?
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Sono tutti una banda di psicolabili che reagiscono come cani di Pavlov? Quel “No” luminoso ha intaccato le sinapsi e domani al seggio tracceranno la croce storditi dal ricordo mnemonico? Stiamo parlando dello stesso Paese, in cui il premier manda una lettera a 4 milioni di italiani all’estero per dirgli di votare “Sì”, senza alcun contro-bilanciamento e il problema sono pochi minuti di luci accese al Pirellone? Ma che cazzo vi siete fumati? Lo chiedo anche ad Alessandro Alfieri, perché io capisco che tocchi sempre alzare i toni, tramutando ogni refolo di vento nell’uragano Katrina ma appare complicato spiegare tanta indignazione, quando non ho sentito dalla sua bocca nemmeno un vocabolo riguardo un altro episodio parecchio increscioso di questa sciagurata campagna referendaria, ancorché non accaduto in Lombardia.
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Leggete qui di seguito: “Vi piace Renzi non vi piace Renzi a me non me ne fotte un cazzo. Abbiamo fatto una chiacchierata con Renzi. Gli abbiamo chiesto 270 milioni di euro per Bagnoli e ce li ha dati. Altri 50 e ce li ha dati. Mezzo miliardo per la Terra dei fuochi e ha detto sì… Abbiamo promesse di finanziamenti per Caserta, Pompei, Ercolano, Paestum. Sono arrivati fiumi di soldi: 2 miliardi e 700 milioni per il Patto per la Campania, altri 308 per Napoli… Ancora 600 milioni per Napoli. Che dobbiamo chiedere di più?… Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu”. Parole e musica di Vincenzo De Luca, presidente PD della Campania, nel corso di una riunione con i sindaci campani che fanno riferimento al partito del premier.

Ironia della sorte, il Franco a cui si dice di offrire frittura di pesce per far votare “Sì” di cognome si chiama Alfieri anche lui, sindaco di Agropoli. Ora, è più grave organizzare truppe cammellate con una pericolosa deriva verso il voto di scambio o accendere quattro cazzo di luci sul Pirellone per pochi minuti? Da uno con l’indignazione facile come Alessandro Alfieri mi sarei aspettato un’alzata epica, roba da arrivare a stracciare la tessera e abbandonare il gruppo e la carica di segretario: no, lui ha problemi solo con lo spreco elettrico a fini referendari, se il referendum è viziato da voto di scambio e brogli sul voto estero (che vedrete, ci saranno eccome) va tutto bene. Un tempo quelli che parlano bene avrebbero definito questo atteggiamento “doppia morale”, a Milano usiamo un più prosaico “faccia di palta”.

Anche perché non stiamo parlando dello smile fatto apparire su un palazzo tramite incendio delle stanze presente in “Fight club”, si tratta di qualche interruttore acceso in contemporanea a Palazzo semivuoto: certo, l’aggravante degli hacker russi è pesante, però occorre mettere le cose in prospettiva. Scherzi a parte, ho la quasi certezza che vincerà il “Sì”, lo ripeto. Troppo ringalluzzito il Re Sole di Rignano e, soprattutto, troppo preoccupato e pacato Beppe Grillo nel comizio di chiusura finale: ha parlato di “Paese comunque spaccato” e di “rischio di perdere la partita”. Lui che fino all’altro giorno stava già celebrando il funerale del governo.
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C’è da dire una cosa: il risultato da attendere è quello di lunedì sera, non di domenica notte. Perché proprio tra due giorni si terrà a Bruxelles il vertice dei ministri delle Finanze dell’Ue e all’Italia è già stato detto che la manovra non va bene: finora tutti gli euro-paraculi – da Schaueble alla Merkel, da Juncker a Dijsselbloem – hanno garantito una tregua elettorale al governo, evitando di prendere il Def italiano, buttarlo nel cesso e farlo riscrivere sotto dettatura. Adesso però la festa è finita, comunque vada il voto: ora il buon Renzi deve pagare per il servizio resogli dall’Ue, peccato che quel conto toccherà saldarlo a noi. Se vince il “Sì”, la questione diventa più seria, perché con il governo che resta in sella, Bruxelles si farà meno scrupoli e andrà subito con la mano pesante. Vincesse il “No” e il Re Sole dovesse andare al Quirinale a rimettere il mandato, forse la tregua durerebbe il tempo di stabilizzare la situazione interna: comunque sia, siamo fottuti. O ci teniamo Renzi teleguidato da Juncker e Dijsselbloem oppure arriverà direttamente la troika sotto forma di governo tecnico, di larghe intese, di unità nazionale, di salute pubblica, chiamatelo come cazzo vi pare.
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L’ennesimo branco di non eletti con l’accetta in mano. Io però mantengo una remota speranza, grazie al cielo non legata al referendum: l’incognita austriaca. Se infatti domani dovesse vincere Norbert Hofer, le cose cambierebbero. Non tanto per la strategicità dell’Austria, di fatto un moscerino rispetto alla strutturalità di una crisi italiana e nemmeno per il valore della presidenza della Repubblica, poco più che un passacarte ma per il segnale, soprattutto dopo i brogli (al Tg3 li chiamano eufemisticamente “errori nel conteggio delle schede”, sono tenerissimi) del ballottaggio della scorsa primavera. Se l’Austria profonda, quella al di fuori dei grandi centri urbani, riesce a ribaltare il tavolo, allora qualcuno potrebbe spaventarsi davvero.
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Mentre scrivo, gli antagonisti stanno sfilando per l’ennesima volta per le strade di Vienna con gli slogan “Fuck Hofer” e “Benvenuti migranti”, ovviamente capitanati da galantuomini con passamontagna e abbigliamento total black, pronti a creare casini e vandalizzare proprietà. Il copione è noto, sono la diramazione europeo della Soros Democracy, i servi schiocchi e gli utili idioti di quel capitalismo marcio che dicono di voler combattere, con ai piedi Nike da 250 euro e smart-phone da 800. Non sono loro il problema, il problema è il 90% della gente che subisce in silenzio, non si ribella, non cambia stile di vita per colpire il sistema dove fa più male, leggasi il portafoglio.
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La gente che ha paura di mettere la croce al posto giusto quando è nell’urna, perché terrorizzata da campagne mediatiche che prefigurano sciagure e catastrofi se ci si azzarda al salto nel buio del voto “estremo” (cos’abbia poi di estremo Norbert Hofer, un ingegnere di 40 anni, mi sfugge ma sicuramente avrà contatti con hacker russi, chiederò ad Alfieri). Ecco, se domani notte il tabù verrà rotto, allora potenzialmente anche una vittoria del “Sì” sarà mutilata nel suo valore, financo simbolico: perché scatterà immediata la schizofrenia anti-fascista di SuperCiuk e dei suoi accoliti europei, si parlerà di cordoni sanitari e magari sanzioni come quando vinse Joerg Haider. E mentre loro cercheranno di fermare l’avanzata del Quarto Reich con i loro deliri, l’incazzatura della gente comune salirà ancora e ancora, alimentata da immigrazione fuori controllo e crisi economica: da capire c’è solo a quale punto sarà arrivata a fine aprile quando si voteranno le presidenziali in Francia, a maggio quado voteranno gli olandesi per le politiche e, soprattutto, a settembre quando toccherà ai tedeschi recarsi alle urne.
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Ovviamente Marine Le Pen non ce la farà, perché si creerà la solita ammucchiata anti-fascista che porterà Francois Fillon all’Eliseo ma il Front National ha già fatto la sua parte, proprio spostando a destra le primarie gaulliste francesi, umiliando il Napoleone in sedicesimi che è tornato a casa a sentire i latrati di Carlà e sdoganando Fillon, contrario alle sanzioni contro la Russia e uno che certamente il problema di Calais l’avrebbe risolto sul nascere (e senza tante gentilezze). Per questo, il Front National ha già vinto. Idem Alternative fur Deutschland, la quale ha costretto Angela Merkel a una sterzata a destra che nemmeno Nico Rosberg. L’Olanda, di suo, ha già scelto, vedremo se riusciranno a colpire Geert Wilders per via giudiziaria ma potrebbe essere un autogol devastante.

Alberto Radius Nel Ghetto

Per questo, io tendo a preoccuparmi relativamente poco dell’esito del referendum italiano e mi concentro con riti voodoo sulle presidenziali austriache. Come il protagonista di “Fight Club”, resto alla finestra ad osservare questo sistema marcio e corrotto accartocciarsi su se stesso, schiacciato dai propri errori e dalla propria arroganza. Troppo ottimista? Forse. Ma vi chiedo, cosa abbiamo da perdere dopo tutto quello che abbiamo subito come cittadini, elettori, lavoratori e contribuenti, fino adesso? Solo le catene, come cantava Alberto Radius.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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