Strane morti di funzionari NATO, firme apposte nella nebbia e una strategia che ormai è palese

Di Mauro Bottarelli , il - 30 commenti

terrorismo
La notizia è del 16 dicembre ma è esplosa con un certo fragore in Belgio soltanto nel weekend di Natale. La polizia di quel Paese sta infatti investigando sulle circostanze quantomeno sospette in cui è maturata la morte del revisore generale della NATO, Yves Chandelon, ritrovato con un colpo di pistola alla testa nella sua macchina, vicino ad Andenne. L’uomo aveva base lavorativa in Lussemburgo e viveva a Lens, vicino a Tournai, 62 chilometri dal luogo del ritrovamento: particolare più interessante, tra i suoi compiti c’era, oltre all’accounting interno, quello di investigare sul finanziamento del terrorismo islamico, anche esternamente dall’ambito NATO.
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E qui emergono le versioni più disperate: la prima vuole la pistola che ha ucciso Chandelon, il quale ne detiene regolarmente tre ma estranee all’accaduto, nel vano porta-oggetti dell’auto, posto dove difficilmente avrebbe potuto riporla dopo essersi sparato alla testa. Di sicuro c’è che la sera prima di morire, l’alto funzionario aveva partecipato alla festa natalizia del suo ufficio. La seconda ipotesi parla di una lettera di addio trovata nella macchina di Chandelon e la terza collocherebbe la pistola nella sua mano destra, peccato che la moglie abbia confermato che fosse mancino. Di più, nei giorni precedenti alla morte aveva ricevuto strane telefonate e aveva ammesso di “sentirsi minacciato”. Strana morte, oltretutto avvolta da un fitto e fragoroso silenzio.

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Ma deve essere una prerogativa del momento quella di operare nell’ombra e con discrezione. Venerdì scorso infatti Barack Obama, il quale sta sfruttando al meglio cioé che resta della “lame duck session” che porterà all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, ha usato il clima natalizio come cortina fumogena per firmare senza dare troppo nell’occhio il bill che trasforma in legge il 2017 National Defense Authorization Act (NDAA), il quale autorizza spese militari per 611 miliardi per il prossimo anno. Ecco le parole di Obama: “Oggi ho firmato il 2017 National Defense Authorization Act (NDAA), il quale riguarda principalmente il ministero della Difesa e quello dell’Energia, soprattutto per programmi di sicurezza nazionale. Questa legge garantisce benefit vitali per il personale militare e le loro famiglie e include l’autorizzazione per facilitare operazioni già in atto o in procinto di partire in tutto il mondo. Questa legge contiene molte autorizzazioni necessarie per assicurarsi che saremo in grado di sostenere la nostra lotta contro le minacce poste dallo Stato Islamico e di rassicurare i nostri alleati europei”. Non so voi ma io non mi sento rassicurato per nulla, anzi.
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Anche perché, se da un lato si liberano risorse per la lotta contro Daesh, dall’altro si rischia di prestare il fianco allo stesso. Non si capisce, infatti, il motivo per cui nel primi 84 giorni dell’anno fiscale 2017 (dal 1 ottobre 2016 al 23 dicembre 2016), l’amministrazione da lui guidata abbia accettato l’ingresso negli Usa di 25.584 rifugiati, stando a dati offerti dallo State Department. Su base annua, rispetto allo stesso periodo del primo semestre dell’anno fiscale 2016, siamo a un +86%. Insomma, diciamo che il +30% ipotizzato lo scorso settembre da John Kerry è stato facilmente polverizzato. Come mostra questo grafico,
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siamo ai livelli record e 1999, mentre questi altri grafici
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ci mostrano come la maggior parte dei profughi che sta arrivando negli Usa provenga Siria, Iraq e Somalia e che verranno ridistribuiti tra Texas, California, Arizona e New York. E siccome Donald Trump ha vinto le elezioni anche promettendo di sospendere l’immigrazione da aree del mondo che abbiamo una provata storia di terrorismo contro gli Stati Uniti, la mossa di Obama appare sempre di più un palese caso di avvelenamento dei pozzi, tanto per creare le condizioni di un impazzimento della situazione una volta che Donald Trump sarà arrivato a Pennsylvania Avenue e avrà a che fare con un Deep State cui Barack Obama avrà concesso tutto quanto richiesto nei suoi ultimi giorni da presidente. Lo scherzetto con Israele giocato in sede di Consiglio di sicurezza dell’Onu, parla chiaro.
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E in tal senso, poi, ha lasciato non poco stupefatti la dichiarazione del ministro della Difesa israeliano, Avigor Lieberman, il quale nell’annunciare che non parteciperà alla conferenza prevista a Parigi per il 15 gennaio prossimo e dedicata alla rinascita dei colloqui di pace israelo-palestinesi, ha anche detto quanto segue, citato dall’agenzia turca Anadolu: “Forse è arrivato il tempo di dire agli ebrei francesi che quella non è la loro nazione, non è la loro terra. E’ ora di dire loro di lasciare la Francia e venire in Israele. Questa mi pare l’unica risposta a questo complotto”. Una risposta un pochino drastica, se il complotto si sostanzia unicamente in una conferenza, non vi pare?

Ma in contemporanea con i dati che arrivavano dagli Usa, l’Europol pubblicava un inquietante report dedicato proprio alla capacità dell’Isis di reclutare propri miliziani, più o meno consapevoli, tra le file dei profughi che stanno entrando in Europa (e lo stesso, anche se con proporzioni minori, negli Usa). Per Europol, “la maggior parte degli attacchi perpetrati nel nome dell’Isis paiono essere stati organizzati e compiuti da persone che sono state ispirate dall’Isis, più che da elementi che lavorano direttamente con lo Stato islamico. L’intelligence suggerisce, comunque, che l’Isis ha anche dato vita a dei team in Siria che sono stati inviati in Europa per compiere attentati. Crediamo che questo network del terrorismo esterno abbia cominciato a mandare combattenti all’estero due anni fa”.
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E ancora: “Dato che è interesse dell’Isis infiammare la crisi migratoria per polarizzare la società europea e spingere alcune parti di essa contro i richiedenti asilo, c’è il rischio di infiltrazioni dei campi profughi e di altri gruppi. L’estensione di questa tattica è sconosciuta ma è comunque in grado di rendere questa materia suscettibile di esagerazione e sfruttamento da parte di fazioni populiste e partiti di estrema destra. Un pericolo reali e imminente è dato dalla possibilità che elementi della diaspora sunnita in Siria comincino a diventare vulnerabili alla radicalizzazione, una volta giunti in Europa e che diventino bersagli del reclutamento dell’estremismo islamico. Sappiamo che già un certo numero di jihadisti stanno viaggiando verso l’Europa a tal fine. Stando a informazioni da confermare, le autorità tedesche erano a conoscenza di almeno 300 tentativi di reclutamento verso profughi che cercavano di entrare in Europa, fin dall’aprile del 2016”.
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Complimentoni all’intelligence tedesca, ogni giorno una conferma della loro professionalità. Infine, “il vuoto di potere in Libia è risultato nel fatto che la nazione sia diventata il trampolino per i foreign fighters che, cercando di tornare in Europa, qui pianificano ulteriori attacchi terroristici”. Prepariamoci a nuovo disordine e nuovo sangue. Tanto, come fa notare Europol, la colpa potrà essere scaricata sui partiti populisti e di estrema destra che fanno il gioco dell’Isis. Chi invece non fa il suo lavoro e lascia che accadano cose inquietanti come l’attentato di Berlino, non ha mai colpa? O, magari, il suo lavoro lo fa fin troppo bene.

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