Eliminare il denaro contante salverà l’economia?

Di Francesco Simoncelli , il - 23 commenti

Oltre alla spiegazione teoria che ci fornisce Shostak abbiamo anche quella materiale. Infatti ci basta guardare al caos che ha generato in India il recente divieto delle banconote da 500 e 1,000 rupie. Infatti non ha fatto altro che portare disperazione nella vita di milioni di indiani, poiché rappresentando circa l’80% del denaro circolante, li ha impossibilitati ad acquistare liberamente quei beni fondamentali di cui hanno bisogno e ha spazzato praticamente via i loro risparmi. Le file ai bancomat erano inevitabili, il tutto per affrettarsi a cambiare denaro ormai senza valore per denominazioni inferiori. La stampante monetaria dell’India ha lavorato giorno e notte per rifornire le banche.  E questo non ha fatto altro che mettere in moto il cosiddetto effetto Cantillon, diluendo il potere d’acquisto della moneta e avvantaggiando i primi ricevitori, ovvero, il settore bancario commerciale e coloro ai posti di comando. Chi ci rimette, ovviamente, sono i poveri. Potreste testardamente pensare che il divieto ai contanti abbia raggiunto lo scopo prefissato: eliminare la corruzione, intralciare i riciclatori di denaro e scovare gli evasori fiscali. Come al solito scopriamo che tutte queste figure hanno trovato scappatoie, mentre lo stato incappa nell’ennesimo fallimento dirigista. Infatti le grandi imprese e i pezzi grossi hanno schiere d’avvocati con cui trovare la soluzione alla presunta misura adottata contro di loro, e non è un caso che siano rimasti praticamente illesi dalla mossa di Modi. Invece, la massa, coloro verso cui è mirato il provvedimento in realtà, è stata colpita fin nel profondo, con le piccole imprese che hanno subito il colpo peggiore. Per non parlare dell’indotto nel mercato dei diamanti, il quale è composto da figure eterogenee che vengono seriamente intaccate. Quindi siate ben accorti, perché l’India è il paziente zero per quanto riguarda la guerra al contante e all’oro; se pensate che niente di tutto ciò possa accadere in Occidente, state sbagliando di grosso. L’india è un monito dei tempi che verranno, ma può essere anche una lezione da cui imparare ed ergersi a favore di un mondo più decentralizzato.
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di Frank Shostak

Data la crescita economica ancora sottotono, molti esperti sono del parere che la presenza di denaro contante abbia costretto le banche centrali a fissare tassi negativi per stimolare l’attività economica. Si sostiene che in una futura crisi economica o finanziaria, gli attuali bassi tassi limiterebbero l’efficacia della politica monetaria.

La presenza di denaro contante, si sostiene, impedisce alle banche centrali di abbassare i tassi ad un livello che rilancerà l’attività economica. Ciò che impedisce la riduzione dei tassi è che questa mossa danneggerà gravemente i risparmiatori che mantengono il loro denaro in diversi conti bancari e questo è considerato come politicamente inaccettabile.

L’abolizione del denaro contante, si sostiene, migliorerà la capacità delle banche centrali di utilizzare i tassi negativi (forse fino a -5% l’anno) fornendo loro una maggiore flessibilità e gli strumenti per affrontare un rallentamento.

Avremo una maggiore crescita economica senza contanti?

Sostenendo l’abolizione del denaro contante, molti esperti stanno dicendo implicitamente che il denaro contante può essere sostituito dal denaro elettronico. Quest’ultimo può funzionare a patto che gli individui sappiano che possono convertirlo in denaro fiat, cioè, denaro su richiesta.[1]

Senza un quadro di riferimento, non è possibile l’introduzione di nuove forme con cui saldare le transazioni.

Il denaro è emerso dal baratto per consentire forme più complesse di commercio e calcolo economico. La caratteristica distintiva del denaro è che è il mezzo generale di scambio, e si è evoluto attraverso le azioni private diventando la merce più commerciata. Su questo argomento Mises scrisse:

Esisterebbe una tendenza inevitabile che eliminerebbe le merci meno commerciate dalla serie di merci usate come mezzi di scambio, finché alla fine non rimarrebbe solo una merce, universalmente impiegata come mezzo di scambio; in una parola, il denaro.[2]

Inoltre su questo argomento Rothbard scrisse:

Proprio come in natura c’è una grande varietà di capacità e risorse, esiste una varietà simile nella commerciabilità delle merci. Alcune merci sono più richieste di altre, alcune sono più divisibili in unità più piccole senza subire una perdita nel valore, alcune sono più durevoli nel tempo, alcune più trasportabili lungo grandi distanze. Tutti questi vantaggi apportano loro una maggiore commerciabilità. È chiaro che in ogni società le merci più commerciabili saranno progressivamente selezionate come mezzi per lo scambio. Dal momento che sono sempre più selezionate come mezzi di scambio, vedranno aumentare la loro domanda in virtù di suddetto uso e così diventeranno ancor più commerciabili. Il risultato è una spirale auto-rinforzante: più commerciabilità provoca più ampio utilizzo come mezzo di scambio, cosa che a sua volta provoca più commerciabilità, ecc. Infine uno o due merci vengono utilizzate come mezzi di scambio generali in quasi tutti gli scambi, e queste sono chiamate denaro.

Il denaro è la cosa per la quale vengono scambiati tutti gli altri beni e servizi. Inoltre il denaro deve emergere come merce. Un oggetto non può essere utilizzato come moneta a meno che non possieda già un valore di scambio oggettivo basato su altri usi. L’oggetto deve avere un prezzo preesistente per poter essere accettato come denaro.

Perché? La domanda di un bene deriva dal suo beneficio percepito. Per esempio, le persone necessitano di cibo perché ne hanno bisogno per nutrirsi. Per quanto riguarda il denaro, le persone ne hanno bisogno non per l’uso diretto nei consumi, ma al fine di scambiarlo per altri beni e servizi. Il denaro non è utile in sé, ma perché ha un valore di scambio ed è scambiabile con altri beni e servizi.

Il vantaggio che offre il denaro è il suo potere d’acquisto: il suo prezzo in termini di beni e servizi. Affinché qualcosa venga accettato come denaro, deve avere un potere d’acquisto preesistente — un prezzo. Questo prezzo potrebbe emergere solo se avesse un valore di scambio istituito nel baratto.

Perché il denaro fiat continua ad essere utilizzato come moneta

Una volta che una cosa diventa accettata come mezzo di scambio, continuerà ad essere accettata anche se la sua utilità non monetaria scompare. La ragione? Adesso le persone sono in possesso di informazioni precedenti sul suo potere d’acquisto. Questo a sua volta permette loro di dare forma alla domanda di moneta.

La chiave è la conoscenza del potere d’acquisto precedente. È questo fatto che ha reso possibile l’abolizione della convertibilità della cartamoneta in oro, preparando così il terreno per l’introduzione dello standard cartaceo.

Il punto cruciale qui è che un oggetto deve avere un potere d’acquisto stabilito per essere accettato come mezzo generale di scambio, cioè, denaro.

Al cuore del sistema monetario di oggi non c’è più l’oro, ma monete e banconote emesse da governi e banche centrali.

Monete e banconote costituiscono il denaro standard che conosciamo e sono impiegati nelle transazioni. Ciononostante è il legame storico con l’oro che permette alla cartamoneta d’essere accettabile in cambio.

È stato attraverso un lungo processo di selezione che le persone hanno accettato l’oro come merce più commerciata.

L’oro quindi è diventato il quadro di riferimento per le varie forme di pagamento. L’oro ha costituito la base per il valore del denaro fiat di oggi.

Inoltre la moneta elettronica non è una nuova forma di denaro che sostituisce le forme precedenti, ma è solo un nuovo modo di impiegare il denaro esistente nelle transazioni.

Visto che la moneta elettronica non è denaro reale, ma semplicemente un modo diverso di impiegare il denaro fiat esistente, ovviamente non può sostituirlo.

Si potrebbe sostenere che un decreto statale potrebbe forzare l’uso della moneta elettronica e sradicare lo standard cartaceo corrente. Questo approccio non funzionerebbe.

La moneta elettronica è un semplice dispositivo per immagazzinare informazioni relative a debiti e crediti. Non può acquisire potere d’acquisto indipendente; non può diventare denaro.

Funziona allo stesso modo con gli assegni, i quali non possono acquisire un potere d’acquisto indipendente dal denaro cartaceo.

Il semplice fatto che la gente preferisca avere meno moneta in tasca ed impiegare in misura maggiore la moneta elettronica, non implica una diminuzione della domanda per il denaro fiat, come invece hanno suggerito alcuni commentatori.[3]

Finché le persone scambiano beni e servizi tra loro, ci sarà una domanda di denaro.

Un nuovo modo di impiegare il denaro non significa che il denaro sarà sostituito, o che ci sarà un calo della domanda nei suoi confronti.

Qualora dovesse palesarsi per davvero questa scomparsa della domanda, sarebbe la fine della divisione del lavoro e dell’economia di mercato.

In un documento inedito intitolato “Technology and the Case for Free Banking,” David Friedman e Kerry Macintosh sostengono che la nuova tecnologia potrebbe rendere possibile la realizzazione di forme sofisticate di baratto. Questo a sua volta rimuoverebbe completamente la necessità del denaro.

Tuttavia, perché una nuova tecnologia dovrebbe alterare l’essenza del baratto? Come potrebbe guadagnarsi da vivere un professore d’economia se i produttori di cibo, per esempio, non fossero interessati a scambiare direttamente le loro merci con le sue lezioni d’economia?

I tassi d’interesse bassi non stimolano la crescita economica

Ritenere che i tassi d’interesse molto bassi possano rilanciare la crescita economica significa essere convinti che i tassi d’interesse bassi possano innescare la crescita economica.

Il tasso d’interesse è solo un indicatore, per così dire. In un’economia di mercato senza ostacoli rispecchia le preferenze temporali degli individui.

Qualsiasi linea di politica che va a soffocare i tassi d’interesse falsifica i segnali dagli individui ai produttori, mettendo così in moto una cattiva allocazione di ricchezza reale.

Questo a sua volta indebolisce il processo di creazione di ricchezza e la capacità delle imprese di far crescere il loro business e, quindi, l’economia nel suo complesso.

Inoltre la crescita economica non può essere potenziata per mezzo di tassi d’interesse bassi.

L’aumento della produzione di beni e servizi, l’essenza della crescita economica, non può essere realizzato dalla domanda in quanto tale, ma dal miglioramento delle infrastrutture che consente un aumento della produzione di beni e servizi.

(Un abbassamento dei tassi d’interesse e la conseguente cattiva allocazione della ricchezza reale indebolisce il processo di creazione di ricchezza e indebolisce quindi la capacità di migliorare le infrastrutture.)

Se i tassi d’interesse bassi fossero la soluzione ed innescassero una robusta crescita economica, perché i tassi vicino allo zero nelle maggiori economie hanno finora fallito in questa impresa? Inoltre perché i tassi a -5% dovrebbero rilanciare la crescita economica? Perché non a -10%, o forse -20%?

Si noti che l’abolizione del denaro contante implica la rimozione del denaro in quanto tale e, di conseguenza, la distruzione della divisione del lavoro e dell’economia di mercato. È probabile che invece di promuovere la crescita economica, l’abolizione del denaro contante, affinché le banche centrali possano abbassare i tassi d’interesse in territorio negativo, porterà alla distruzione dell’economia di mercato e al massiccio impoverimento economico.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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Note

[1] Si veda “The Technology Revolution and Monetary Evolution” di Lawrence H. White in The Future of Money in the Information Age, ed. James A. Dorn (Washington, DC: Cato Institute, 1997), Cap. 2.

[2] Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit, Cap. 1, pp. 32–33.

[3] Si veda “E-Money: Friend or Foe of Monetarism?” di George Selgin in The Future of Money in the Information Age (Washington, DC: Cato Institute, 1997), Cap. 13.

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