Il palazzo occupato al centro di Roma e l’ipocrisia di Vienna ci dicono che siamo ai rantoli di coda

Di Mauro Bottarelli , il - 77 commenti


Mentre lavoro tengo acceso il televisore a basso volume sulle reti all-news, tanto per tenere sott’occhio il bandone della notizia dell’ultim’ora. O, se vedo qualcosa che mi interessa, per seguire i dialoghi nelle varie trasmissioni. Ieri pomeriggio, girando per un attimo su La7, mi sono soffermato su un servizio che stava andando in onda a “Tagadà”, la trasmissione di approfondimento pomeridiano. Si raccontava di un palazzo in piazza Indipendenza a Roma occupato da oltre 500 stranieri, i quali nonostante l’intimazione di sfratto, si fanno bellamente beffe di leggi e istituzioni, vivendo abusivamente e in condizioni di pericolo e degrado. La cosa mi ha interessato e ho approfondito. Bene, un servizio del Corriere della Sera spiegava che quell’edificio, un tempo sede di Federconsorzi, è solo uno dei 101 palazzi della capitale occupati abusivamente: praticamente, una città nella città. Ma fantasma. Si tratta di un edificio d’impronta razionalista costruito negli anni Cinquanta su nove piani, più due interrati, che hanno oggi una quotazione di mercato di circa 80 milioni di euro. Prima dell’occupazione, era così,


mentre questo video ci mostra la realtà attuale.

SIAMO ENTRATI NEL PALAZZO DELLA VERGOGNA – ROMA – PIAZZA INDIPENDENZA

Ecco come descrive la situazione Sergio Rizzo per il Corriere: “Un bel giorno del 2013 è stato occupato da alcune centinaia di immigrati dal Corno d’Africa. Che lì hanno eletto la propria residenza, trasformando in abitazioni i 33 mila metri quadrati del palazzo, che oggi assolve anche al costo di pochi euro al giorno a persona la funzione di residenza alberghiera per molti che da quella parte del continente africano arrivano a Roma senza avere un punto d’appoggio. Con situazioni anche ben oltre il limite della legalità. Ci abitano oggi in 550. E più volte, in quello stabile a due passi dalla stazione Termini, sono dovuti intervenire i Vigili del fuoco per portare via decine di bombole del gas utilizzate per cucinare. Cinquantasette in un solo (e parziale) sopralluogo. Fermo restando che poi però quelle bombole puntualmente ricompaiono”.

A me questo già basta per far ribollire il sangue ma facciamoci del male per benino, andiamo avanti: “Da allora denunce, lettere e istanze si sono sprecate. Finché esattamente un anno fa, il primo dicembre del 2015, il tribunale di Roma ha emesso un decreto di sequestro preventivo per occupazione abusiva. Il 31 marzo successivo, ecco il ministro dell’Interno Angelino Alfano rispondere così durante un question time alla Camera a un’interrogazione sull’arresto di alcuni scafisti: alcuni degli eritrei arrestati a Roma qualche giorno fa dal nucleo speciale di intervento della Guardia costiera sono stati rintracciati nell’immobile di via Curtatone. Il cui sgombero è stato inserito dalla prefettura di Roma in un elenco di obiettivi prioritari. Ed ecco ancora, il 12 aprile seguente, una delibera del commissario straordinario del Comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, con l’elenco degli immobili da sgomberare dove compare anche quel palazzo che fu della Federconsorzi. Da allora tutto tace”.

Bene, sapete come ha risposto uno degli abitanti, il quale penso abbia il ruolo di custode del palazzo occupato, alla domanda della giornalista di “Tagadà” sul fatto che la polizia possa o meno entrare? “Devono telefonare prima”. Cosa? La polizia deve telefonare prima di entrare in un palazzo occupato abusivamente? Cos’è, un’ambasciata? Una sede consolare? L’ONU? Il problema è che temo la polizia si attenga davvero a questa prescrizione, non tanto per mancanza di volontà degli agenti ma per quieto vivere imposto dalla politica, la stessa che dal 2013 lascia che questa cittadella del degrado e dell’illegalità proliferi indisturbata, mentre sempre più italiani in difficoltà vengono sfrattati e campano magari in automobile (chi ancora ce l’ha) o grazie ai parenti o alla Caritas. O che porta concittadini già colpiti dal dramma del terremoto a questo,

Terremoto Centro Italia, sit-in ad Accumoli contro la gestione del post sisma

ovvero dover scendere in piazza nel freddo di questi giorni per chiedere che smettano di andare a fare passerella ad Accumoli e facciano qualcosa di concreto per gente che dorme nei capannoni e deve lavarsi al freddo. Cittadini italiani, contribuenti, gente perbene: lo so, tutto questo è tremendamente populista. Ma indovinate cosa pensano che siano i politici quelli di Accumoli e Amatrice? Bravi, ci avete azzeccato.

Ci sarebbe poi il problema ulteriore ad acuire l’inazione verso la casbah di via Curtatone: la maggior parte dei “residenti” è di origine eritrea e gode dello status di profugo. Quindi, se solo osi parlare di sgombero realmente, le anime belle saltano per aria evocando Hitler, i rastrellamenti, le deportazioni e chi più ne ha, più ne metta. Hanno lo status di profugo? Chissenefrega, stanno violando la legge, quindi lo revoco e, siccome so da dove vengono, chiamo il governo eritreo e annuncio il loro ritorno in patria con un bel charter. Che questo piaccia o meno alle autorità di Asmara. Le quali, se non collaborano, vedranno congelati i fondi per la cooperazione e si potranno scordare qualsivoglia tipo di aiuto dall’Italia. Nei Paesi normali si farebbe così, qui no.

E non perché non lo si ritenga giusto (a meno di serie turbe mentali, tipo gente che magari scomoda il passato coloniale a causa del fascismo) ma perché siamo vittime di una sindrome da senso di colpa amplificata dal politicamente corretto dalla sinistra di governo, ben peggiore di quella d’opposizione (la quale, quelli che ora chiama migranti, li apostrofava come clandestini quando c’era al governo Berlusconi e arrivavano i barconi).

Purtroppo, questo vale a livello continentale. Vi faccio un esempio. Ricorderete lo psicodramma cui abbiamo assistito per quasi un anno riguardo le elezioni presidenziali austriache, con la prospettiva di una vittoria di Norbert Hofer vista come l’arrivo del Quarto Reich. Alla fine ha vinto il verde e massone (binomio perfetto per questa Ue) Alexander Van der Bellen e l’Europa democratica e pluralista ha potuto tirare un sospiro di sollievo: l’onda nera era stata respinta, in Austria il cielo sarà tutti i giorni con l’arcobaleno. Poi, il silenzio è calato su Vienna e dintorni. E sapete perché? Perché i socialdemocratici al governo stanno applicando le ricette di Hofer e dell’FPO!

E di ieri la notizia che il cancelliere socialdemocratico austriaco, Christian Kern, chiederà all’Unione Europea di permettere agli imprenditori del suo Paese di assumere i propri concittadini prima di quelli di altre nazioni dell’Ue. Capito? Nemmeno degli extracomunitari, degli stessi europei! “I Paesi europei stanno esportando la loro disoccupazione in Austria”, ha affermato con littoria determinazione Kern durante il lancio del suo piano economico decennale, con il quale si è impegnato a creare 200mila nuovi posti di lavoro ed eliminare la disoccupazione entro il 2020. Il programma contiene numerosi punti, fra cui il miglioramento dell’assistenza sanitaria, l’innalzamento del salario minimo e una tassazione punitiva per le compagnie che registrano i propri profitti fuori dall’Austria. “Un posto di lavoro può essere assegnato a nuovi arrivati senza restrizioni, solo se nel Paese non esiste una persona disoccupata con le caratteristiche necessarie”, dice il piano di Kern: ed è socialdemocratico! Prevede inoltre una spinta all’interno dell’Ue affinché nelle assunzioni venga data priorità a cittadini austriaci in settori economici particolarmente sotto pressione.

E cosa scriveva l’Ansa a corredo della notizia? “Il Partito socialdemocratico (SPO) sta cercando di riconquistare elettori che nelle ultime consultazioni hanno scelto la destra del Partito della libertà (FPO), grazie a un programma politico basato sulla lotta all’immigrazione e alla disoccupazione”. Hanno la faccia come il culo a livello europeo, nemmeno nazionale. Perché nessun indignato speciale della sinistra nostrana, quella che solo a nominare Norbert Hofer scomodava l’esorcista dell’antifascismo, apostrofa come – a loro modo di ragionare – si meriterebbe il buon Kern? Non è tremendamente nazionalista ed egoista la sua politica? Nessuno lo accuse di fascismo, visto che sta copiando il piano per l’occupazione dell’FPO? Dove sono i Fabrizio Rondolino, i Gad Lerner, le Lilli Gruber, le Bianca Berlinguer, i Corrado Formigli e i Giovanni Floris adesso? Dov’è quel fenomeno di Vittorio Zucconi? Perché non mandano un bell’inviato in Austria per raccontare la giravolta senza vergogna di quelli che hanno dipinto e incensato come salvatori della patria dal pericolo nazista, xenofobo e populista? Dai, Vienna è vicina, non costa nemmeno tanto la trasferta. E questi sono quelli che si lamentano della post-verità, siamo a posto.

Ma ormai il vaso di Pandora è stato scoperchiato e certe cose non potranno essere tollerate oltre, salvo ritrovarsi defenestrati politicamente alle prime elezioni in programma. E questo vale per progressisti e conservatori, in egual misura. Avete sentito come ha reagito il capo dell’SPD tedesca, Sigmar Gabriel, alle accuse di Donald Trump, il quale ha invitato i tedeschi a comprare più automobili americane? Intervistato dal Guardian, ha dichiarato quanto segue: “L’industria automobilistica Usa potrebbe avere un brutto risveglio, se tutta la componentistica che non è costruita in Usa improvvisamente avesse delle tariffe del 35%. Penso che questo renderebbe la loro industria più debole, peggiore e più costosa… Aspettiamo e vediamo cosa avrà da dire il Congresso al riguardo, istituzione che è piena di gente che pensa il contrario di Trump”.

Poi la stoccata alla Merkel, a Obama e alla Clinton, colpiti di rimbalzo ma volontariamente dal siluro ulteriore di Gabriel, in risposta alla definizione di “politica catastrofica” per la gestione tedesca del caso migranti: “C’è un collegamento tra la continua politica interventista americana, specialmente la guerra in Iraq e la crisi dei rifugiati, quindi il mio consiglio è che non dovremmo dirci l’uno con l’altro cosa è giusto e cosa sbagliato. Dobbiamo creare le condizioni per la pace nella regione e fare tutto il possibile perché la gente possa trovare di nuovo una casa da abitare nel suo Paese”.

Dopo otto anni di mutande e calzini lavati e stirati da Frau Merkel a Barack Obama, un politico tedesco critica la politica estera statunitense: c’è da stappare! Ormai volano gli stracci, la generazione politica cresciuta nel mito della globalizzazione mondialista, della Terza Via di Clinton e Blair, sta vedendo crollare il castello di carte. E, quelli più furbi, provano a cambiare rotta prima che sia tardi. Non a caso, avendo fiutato l’aria che tira e non volendo fare un regalo di Natale in ritardo ad Alternative fur Deutschland, poco fa la Corte costituzionale tedesca ha respinto la richiesta di messa al bando per la NPD, partito di estrema destra, perché “nonostante persegua degli obiettivi anti-costituzionali, non ci sono elementi concreti che possono suggerire che l’azione del partito possa avere successo”. Alcuni Lander e il Bundestag ci avevano già provato nel 2003 ma il tentativo era fallito, “perché i servizi segreti avevano infiltrato talmente tanti informatori nel partito che non era più chiaro fino a che punto la Npd fosse influenzata dallo Stato”. Occorre solo attendere, adesso, perché facilmente si scanneranno da soli, pur di sopravvivere: sono gli ultimi rantoli di chi ha svenduto il proprio Paese all’apolidismo finanziario, culturale e sociale. Ma attenti ai colpi di coda, gli animali feriti sono i più pericolosi. E infami.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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