Perifrasi della costituzione italiana: art.24

Di JLS , il - 10 commenti

Non sono un esperto di diritto, ma non ho perso buon senso e spirito critico per scrivere dell’unico contratto che sottomette decine di milioni di italiani me compreso, senza averlo mai firmato. Al “clero” e ai “religiosi” del diritto, che gelosamente attribuiscono alla materia un’aurea mistica e soprannaturale e si adirano quando a parlarne sono “gli atei”, faccio sapere che, non sono e non intendo diventare fedele della loro religione. Non ne ho bisogno.

ART. 24.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

 

Soffermandomi sulla prima frase dell’art.24 osservo che l’enunciato è un circolo vizioso. La costituzione infatti concede la facoltà di agire per i propri diritti e interessi, che essa stessa stabilisce. Ne deduco che diritti e interessi individuali al di fuori di quelli sanciti, non godono della stessa libertà di essere difesi.

Osservo inoltre che la concessione di difendersi e tutelarsi è subordinata alle due seguenti condizioni:

  1. L’azione di difesa o tutela deve essere effettuata in giudizio. Rivolgendosi cioè al monopolio della giustizia statale.
  2. Degli interessi (termine generico e vago) si parla solo in termini legittimi, cioè stabiliti per legge. Termine richiamato in tutta la costituzione, come un entità metafisica e sovrannaturale.

Mi permetto quindi di denunciare l’appropriazione indebita da parte dell’art.24 del diritto naturale di difendersi e tutelarsi, nato con la comparsa dell’uomo sulla faccia della terra. Una volta portata a termine l’appropriazione indebita sotto la consumata copertura di una solenne enunciazione, è un gioco blindare il diritto di difesa nell’alveo del monopolio della giustizia pubblica, dei cui strabilianti risultati parla il mondo intero. Interessante è infatti il rapporto della Banca Mondiale che tra i circa 180 paesi del globo, mette il nostro paese al 45° posto. Dopo Bielorussia, Montenegro, Kazakistan, Cile, cosi per dire.

Strabilianti risultati della giustizia statale, confermati anche dall’ultimo rapporto della Commissione Europea “The 2016 EU Justice Scoreboard”. (qui trovi il pdf)

L’art.24 la dice lunga delle sorti di quanti si sono trovati a dover difendere in emergenza e senza alternativa l’incolumità propria o dei propri familiari o i propri beni dall’aggressione altrui. I casi di cronaca di cittadini (tabaccai, benzinai, gioiellieri, semplici pensionati o cittadini)  che si sono difesi con armi regolarmente detenute e che hanno vissuto delle vere e proprie odissee giudiziarie, sono a migliaia.

Rimane sottointeso nell’art.24 che se un individuo vuole tutelare e difendere diritti o interessi che non sono previsti della Costituzione, non ha facoltà di farlo liberamente.

Il resto dell’art.24 con la citazione dei non abbienti, fa eco alla vomitevole filastrocca mitologica dello stato buono, provvidente, interventista, delle cui gesta e capacità, i terremotati sotto le tende e la neve a 8 mesi dal terremoto e l’hotel di Rigopiano, sono in ordine di tempo l’ultimo formidabile successo.

Ovvia conseguenza del presunto naturale monopolio della giustizia, è il monopolio della “riparazione degli errori giudiziari”. Ho recentemente scritto a proposito di questo, nel post del 6 gennaio scorso “ https://www.rischiocalcolato.it/2017/01/sono-innocente.html

Un dato a riguardo del formidabile monopolio statale e i suoi successi: dal 1988 al 2016 lo Stato ha versato come risarcimento per errori giudiziari 650 milioni di euro alle vittime. Le cifre stanno lì, ben chiare e visibili a tutti, in un documento dell’Ufficio IX del ministero dell’Economia e delle Finanze che per primo ha consultato, e divulgato, il sito errorigiudiziari.com.

wiwa l’itaGlia, wiwa lo stato, wiwa la costituzione, wiwa i taGliani e roberto benigno

E continuate pure, taGliani, ad azzuffarvi su leggi elettorali, elezioni adesso o domani o dopo.

 

Nota dell’autore: se vuoi leggere i precedenti 23 articoli della costituzione italiana, li trovi sempre qui su RC, digitando su Google “Rischio Calcolato Perifrasi Costituzione”

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