Perifrasi della costituzione italiana: noccioline e taralli con gli art.22 e 23

Di JLS , il - 5 commenti

Avete presente le noccioline? i taralli pugliesi? Quelli che quando te li ritrovi davanti, ne fai una scorpacciata fino ad esaurimento scorte?

Ecco, gli articoli della costituzione itaGliota sono come noccioline e taralli. Una differenza c’è ma arriva dopo.

Con noccioline e tarallucci infatti gongoli compiaciuto, riproponendoti al massimo di non abusarne più.

Un solo articolo della costituzione basta invece per vomitare.

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ART. 22.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

ART. 23.

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

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Ho appena degustato per voi gli articoli 22 e 23 del corano statalese. Prometto che subito dopo vado in bagno, per non vomitare sulla tastiera. Ora partendo dall’art.21, cosa siano i motivi politici non è dato di sapere.

Faccio delle ipotesi. La prima e più spontanea riguarda chi prospera e gozzoviglia tutta la vita facendo politica, appunto. Non mi appare neppure profetico il guizzo dei padrini costituenti a riguardo di questi non meglio precisati motivi politici. Dovevano avere già la coda bagnata per mettere le mani avanti per loro e per i loro posteri, prevenendo il rischio di essere privati delle tre cose che a un politico non puoi far mancare: capacità giuridica, cittadinanza e nome. Ora ammetto che rimane un mistero insondabile, gustare il tarallo costituzionale n° 22.

Perché ad esempio, ai motivi politici non sono stati affiancati i motivi religiosi, hobbistici, o sportivi, o semplicemente quelli personali o condominiali?

Ancora più insondabile rimane il mistero delle tre facoltà prima citate. Perché non sono stati affiancati ad esempio, il titolo di studio, la capacità artistica, il cognome o il soprannome, la carica onorifica, il codice fiscale?

Colpisce poi, e qui lo scherzo finisce, che i padrini costituenti hanno stabilito con questa apparentemente innocua enunciazione, il fatto che la capacità giuridica, il nome e la cittadinanza non ti appartengano ma ti sono concessi giusto dalla beneamata combriccola democratico parlamentare itaGliana.

La capacità giuridica, la titolarità in altri termini di diritti e doveri, ti viene assegnata d’ufficio dalla casta dominante del paese dove nasci. Una casta quasi sempre già scomparsa, la cui cancerogena eredità è tuttavia saldamente nelle zampe delle caste eredi che governano.

I tuoi diritti e i tuoi doveri sono fissati da terzi. Terzi che per circostanze fortuite a un dato momento stavano dalla parte dei convocati alla missione salvifica per eccellenza: impicciarsi dei cazzi altrui senza permesso e con l’altrui portafogli.

Arriverà il giorno in cui tutti ossequiosamente rispetteranno il mitico invito di Cetto La Qualunque – fatti i cazzi toi?

La seconda facoltà dell’art.22, quella del “nome” invece oscura il legame profondo, il simbolo familiare, l’esito dell’amore dei genitori, le circostanze che li hanno ispirati a quella scelta. Il nome è solo un codice di identificazione persona. Tale codice, ti potrà essere ritirato solo per motivi che non siano politici. Come dire, per una quisquilia qualunque.

Sulla terza facoltà evocata dall’art.22, la “cittadinanza” stendiamo un pietoso velo, perché tutti ne farebbero volentieri a meno, trattandosi di quella italiana, cara soltanto  ai politici, a quelli che vivono delle loro elemosine e promesse, alle stive galleggianti di risorse provenienti d’oltre mare.

Consentitemi di passare quindi all’art.23 e di avere subito un conato di vomito repentino e incontenibile. Vado in bagno a vomitare, non riesco a finire di scrivere come avevo promesso all’inizio. Vogliate scusarmi.

Ora se uno non è un cerebroleso o un’analfabeta funzionale, circostanza neppure improbabile in questa fogna di paese, comprende subito che l’art.23 è una presa per il culo coi fiocchi.

Che cosa significa infatti che “a nessuno possono essere richieste prestazioni personali o patrimoniali se non in base alla legge” ? La traduzione in italiano corrente equivale a: nessuno può essere ridotto in schiavitù o espropriato dei beni materiali, se non in base alle puttanate di qualsiasi governo.

Ora la “legge” citata in questa merda di art.23 è quella che per decenni, ha obbligato milioni di giovani a “donare” fino a 3 anni della loro vita, per il servizio di leva in marina militare o fino a 12 mesi per l’esercito in anni più recenti. Poi sempre per legge, il servizio militare è stato eliminato. Ma grazie all’art.23, assistiamo a regolari ritorni nostalgici di qualche pirla di destra o sinistra che riesuma il servizio di leva come palestra di vita per i giovani! Quasi sempre i proponenti non sanno neppure cos’era la “ferma obbligatoria”.

Sempre in base alla legge, lo stato può chiedere a milioni di datori di lavoro di fare i sostituti d’imposta, cioè a spese proprie e sotto propria responsabilità di fare gli esattori fiscali dei propri dipendenti. Tutto sempre e solo ai sensi della legge. Che cazzo credevate, che la democrazia era stata pensata da deficienti?

Leggete la storia giudiziaria dell’amico imprenditore Giorgio Fidenato contro il sostituto d’imposta, e la sua battaglia ideale contro i soprusi dell’art.23

Milioni di cittadini e organizzazioni, consapevolmente o del tutto inconsapevolmente sono schiavi per tutta la vita di prestazioni personali più o meno occulte o considerate “normali”. Prestazioni richieste loro, in base alle leggi più disparate. Nel campo della sicurezza del lavoro, alimentare, della qualità dei prodotti, della gestione degli appalti, della protezione ambientale solo per citare alcuni ambiti, milioni di individui e organizzazioni sono chiamati a controllarsi l’uno con l’altro per darne conto al supremo ente, lo stato che tutto deve sapere, tutto vedere, tutto prevedere, tutto imporre e tutto deporre, e tutto finalmente rinviare.

Il risultato terrificante dell’art.23 e del gene criminale che contiene è rappresentato dalla predazione fiscale, che non conosce limiti sulle aliquote, sulle modalità e le turpi varianti nazionali, regionali, provinciali, comunali e persino rionali. Per ogni necessità, si può imporre a chiunque una nuova o rafforzata prestazione patrimoniale, secondo santa romana costituzione.

Un governo ha istituito ad esempio Equitalia. In base all’apposita legge, milioni di cittadini sono stati vittime di abusi, espropri, vergogne assolute. Dopo circa 17 anni un’altro governo dello stesso paese e secondo la stessa santa romana costituzione, decreta che la predazione fiscale non deve passare più attraverso equitalia. Subito una nuova legge, che problema c’è. Lo prevede il corano statalizio scritto nel 1947.

Concludo: se dopo 23 articoli di costituzione non ti è montata la sana rabbia di chiunque riconosce l’ingiustizia fatta canone, non sopporta più la prepotenza criminale di un testo degno di essere soltanto bruciato e la lurida saccenza dei suoi interessati scherani, e se neppure sei scappato in bagno una sola volta a vomitare, ti rivolgo un invito: non leggere più questa serie cui mi sto dedicando. Segui Benigni o Crozza, e se proprio non ti bastano guarda i sermoni del mattonella, compreso quello del 31 dicembre.

 

 

 

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