Sarà la disputa su Taiwan e la One-China Policy la vera crisi per Trump? I neo-con paiono molto attivi

Di Mauro Bottarelli , il - 17 commenti


Domani Barack Obama terrà il suo discorso di addio alla nazione nella sua Chicago: già mi sembra di sentirlo nell’autoincensare le magnifiche sorti e progressive della sua amministrazione degli Stat Uniti, dispensando numeri, cifre, percentuali e, temo, grosse omissioni. Un paio sono queste,


le quali ritengo siano la legacy più significativa dei due mandati alla Casa Bianca: debito pubblico alle stelle e, solo lo scorso anno, un discreto numero di bombette democratiche per un premio Nobel per la Pace. Tant’è, già sento i peana strappalacrime della Botteri e gli ammonimenti di Friedman riguardo il secolo buio che inizierà con l’insediamento di Donald Trump a Pennsylvania Avenue il 20 gennaio. E mentre lo stesso tycoon pare aver aperto a qualche timida ammissione rispetto all’operato di hacker russi nella campagna elettorale, sottolineando però che “Putin non c’entra”, sullo sfondo si staglia netto lo sconto all’interno del Deep State, con la CIA in splendida forma nel mostrare al mondo i muscoli. Ovviamente, Barack Obama negli ultimi tempi della sua amministrazione non ha fatto nulla per permettere una transizione morbida, tramutando anzi la “lame duck session” in un vero e proprio attacco sul fronte della politica estera, cercando così di avvelenare i pozzi al suo successore, soprattutto per quanto riguarda il tema della NATO e dei rapporti con la Russia. Mi chiedo, a parti invertite, quale pena corporale sarebbe stata invocata per un Trump così attivo e intellettualmente disonesto negli ultimi giorni di mandato.

Ma se l’arrivo in Germania di un ingente quantitativo di mezzi NATO che verrà spostato prima in Polonia e poi nel Baltico farebbe propendere il focus geopolitico su un confronto serrato e sempre più pericoloso tra Alleanza Atlantica e Russia, in netto contrasto con i desiderata e le promesse di Trump, forse occorre guardare a un altro punto di scontro globale per capire che potrebbe non essere il Cremlino il bersaglio principale nel mirino del complesso bellico-industriale Usa che fa riferimento a CIA e mondo neo-con. Una prima prova ci arriva dall’editoriale pubblicato domenica su Global Times, tabloid ufficiale del Partito comunista cinese, dal titolo molto chiaro: “La politica di una sola Cina non è un capriccio”.

Una chiara e preventiva reazione alla “visita” non ufficiale della presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, sul territorio degli Stati Uniti: pur essendo – nella versione ufficiale – una mera questione logistica, visto che si sarebbe trattato di un transito negli USA dopo le visite, quelle sì ufficiali, presso Guatemala, El Salvador, Nicaragua e Honduras, il livello dei contatti è stato alto. E decisamente schierato. Non fosse bastata la telefonata di congratulazioni con Donald Trump a infastidire gli alti papaveri di Pechino, seppur informale, l’attività di Tsai negli States è stata frenetica. Prima un incontro con il governatore del Texas, Gregor Abbott, con tanto di foto con le bandiere di Texas e Taiwan rilanciata su Twitter e, poi, la conferma da parte dei collaboratori della stessa Tsai di una conversazione telefonica tra la presidente e nientemeno che il numero uno dei neo-con, il senatore John McCain. Infine, un meeting con l’ex sfidante di Trump, Ted Cruz.

E qui la cosa si è fatta formale e ufficiale, perché lo stesso senatore della Florida ha dichiarato di aver ricevuto una lettera di avvertimento dal consolato cinese, all’interno della quale veniva chiesto di annullare l’incontro. Secca la risposta di Cruz: “La Repubblica cinese deve capire che in America prendiamo da noi stessi le decisioni su chi possiamo o non possiamo incontrare. Questo non è un problema della Repubblica Popolare Cinese. Questo riguarda le relazioni tra Stati Uniti e Taiwan, un alleato che noi siamo tenuti a difendere”. E nel riportare i malumori del governo cinese, Global Times non ha usato il fioretto: “Se Trump rinnegherà la politica di una sola Cina dopo il suo insediamento, la popolazione cinese chiederà al governo di vendicarsi, non c’è spazio per contrattazione”. Mettete nel calderone della questione Taiwan anche una strategia di Pechino intesa a mostrare da subito i muscoli a Trump in fatto di protezionismo, dumping monetario e commercio estero ed ecco che il cocktail diventa esplosivo.

Il tutto, poi, dopo che lo stesso Global Times aveva già alzato il tiro sulla questione USA-Taiwan nel numero dell’11 dicembre scorso, quando l’editoriale invitava il governo cinese “a valutare il fatto che potrebbe essere tempo per la Cina di riformulare la politica su Taiwan”, arrivando a ipotizzare l’ipotesi forzata che Pechino dovrebbe prepararsi a prendere Taiwan con la forza e, quindi, compiere rapide esercitazioni per un’incursione militare: “L’uso della forza deve diventare l’opzione principale”. Mettendo in discussione l’attuale gestione dello Stretto di Taiwan e della conseguente possibile distruzione dello status quo politico nei rapporti cross-straits, Global Times chiudeva così l’editoriale: “Il futuro di Taiwan non deve essere deciso dal DPP (il partito di governo, ndr) e da Washington ma dalla Cina. C’è speranza che la pace nello Stretto di Taiwan non venga distrutta ma la Cina deve mostrare risolutezza nella sua intenzione di riprendersi Taiwan con la forza. La pace non appertiene ai codardi”.

Ma c’è di più e dell’altro, perché pare che a operare da advisor per Donald Trump rispetto al rilassamento dei rapporti con Mosca sia l’ex segretario di Stato, Henry Kissinger: stando a fonti russe, il suo ruolo sarebbe quello di “riavvicinare Stati Uniti e Russia per operare un contro-bilanciamento all’espansionismo militare della Cina”. Insomma, parrebbe che il vecchio guerriero della Guerra Fredda, stia lavorando per utilizzare l’intento di Trump di migliorare le relazioni con Mosca per separare quest’ultima dal suo alleato strategico, Pechino. Il riferimento è alle nuove immagini satellitari rese note a metà dicembre e che dimostrerebbero che la Cina ha ulteriormente rafforzato le basi militari costruite sulle isole artificiali create dal nulla nel Mar Cinese Meridionale, per rivendicare un braccio di mare conteso da altri Paesi alleati di Washington.

Il sito dell’Asia Maritime Stransparency Initiative (AMTI), think tank del Center for Strategic and International Studies statunitense, ha mostrato le immagini di nuove strutture difensive costruite su 7 isole artificiali, create su banchi di sabbia appena affioranti, nell’arcipelago delle Spratly, rivendicate oltre che da Pechino, da Filippine, Vietnam e Brunei. Benché Pechino sostenga che non intenda militarizzare l’area (da cui passano ogni anno 5mila miliardi di dollari di merci), le immagini sembrerebbero mostrare piste d’atterraggio e nuove strutture esagonali mai viste prima che sembrano celare grandi batterie di cannoni anti-aerei e mitragliatrici anti-missile a corto raggio. “L’installazioni di questi cannoni e mitragliatrici dimostrano che Pechino è seria nella difesa delle sue isole artificiali in caso di un attacco armato nel Mar Cinese Meridionale”, sostiene il rapporto AMTI che accompagna le immagini.

Propaganda? Forse, perché la disputa è sul Mare Cinese Meridionale, certamente Pechino non intende attaccare gli USA, né tantomeno Mosca. Ovviamente, Kissinger intende utilizzare tutti gli strumenti possibili a tale scopo, non ultima una certa elite pro-americana presente in ambienti russi: si lavora alla “minaccia cinese”? Una cosa è palese: nonostante l’elezione di Donald Trump, i neo-con restano dominanti nella politica estera Usa, dominata dalla dottrina dell’egemonia Usa contenuta nel noto “Progetto per un nuovo secolo americano” (PNAC). Questa ideologia, con gli anni, si è inoltre istituzionalizzata in parti della CIA, del Dipartimento di Stato e del Pentagono, senza contare l’influenza neo-con su media, think tank, università, fondazioni e sul potente Council on Foreign Relations.

Donald Trump pare sincero e determinato nel voler ridurre le tensioni con Mosca (giova ricordare, inaspritesi dopo la violazione da parte dell’amministrazione Clinton della promessa fatta da quella di George H. W. Bush di bloccare l’espansione ad Est della Nato) e in tal senso va letta la scelta di Rex Tillerson, CEO di Exxon, come segretario di Stato: nel 2013, Tillerson venne insignito con la Medaglia dell’amicizia, la più alta onorificenza russa. E qui c’è lo scontro di potere tutto interno agli Usa. Una corporation globale come Exxon ha interessi differenti da quelli del complesso militare e della sicurezza, il quale ha bisogno di continue “minacce” per vedersi garantiti gli stanziamenti miliardari nel budget annuale: ieri era la “minaccia sovietica”, ora quella di Putin, domani forse la Cina. Exxon, invece, vuole far parte del business energetico russo, visto che come ci dimostrano questi due grafici,


non solo Mosca a dicembre ha visto i suoi produttori petroliferi pompare 11,21 milioni di barili al giorno, record da circa 30 anni ma anche il mercato del gas naturale va alla grande, visto che Gazprom ha dichiarato che la scorsa settimana ha aumentato i suoi livelli di produzione del 2016, arrivando a 419 miliardi di metri cubi: +2,7% delle stesse attese del colosso russo. E produzione in aumento significa anche maggiore export, visto che Gazprom ha distribuito 179 miliardi di metri cubi all’Europa nel 2016, record su base annua totale. Da segretario di Stato, Tillerson avrebbe anche interessi economici, oltre che politici, a cercare la distensione con Mosca ma queste stesse ritrovate buone relazioni farebbero sparire dal tavolo una delle “minacce” così necessarie al complesso militare e della sicurezza. Sarà per questo che la CIA è così attiva ultimamente? Davvero qualcuno punta alla rottura dell’asse Mosca-Pechino, al netto del progetto infrastrutturale monstre della “Nuova via della seta” o l’establishment neo-con giocherà la carta della minaccia russa per tutelare i suoi interessi? Una cosa è certa, l’attivismo in politica estera delle ultime settimane di Barack Obama pare decisamente esemplificativo di un’operatività irrituale. E sottotraccia.

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