Perifrasi della costituzione italiana: art.28 acrobazie solo per dipendenti pubblici

Di JLS , il - 17 commenti

Non sono un esperto di diritto ma questo non impedisce a nessuno di leggere e avere delle opinioni dell’unico contratto imposto dalla nascita a chiunque, con la coercizione. L’amico Giovanni Birindelli, esperto di filosofia del diritto e fine pensatore, di cui ritorno a raccomandare la lettura del suo “La sovranità della legge” (vedi qui), a chi lo scambia (durante conferenze, eventi o incontri) per uno che ha studiato giurisprudenza all’università, risponde glaciale: “per fortuna, no”.

Faccio mie queste sue lapidarie parole.

Questi miei articoli non sono un esame distratto, ma una specie di “scrutatio” delle “tavole del Sinai” degli statalisti in servizio permanente effettivo, una perifrasi appunto del miracoloso libretto tanto caro ai taGliani da non averlo mai letto, e che mamma rai ha provveduto a intortare col miglior giullare disponibile sulla piazza nazionale. Dietro profumato compenso, si intende.

ART. 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

Non comprendo il perchè di uno specifico articolo dedicato a funzionari e dipendenti dello stato e alla loro responsabilità personale. L’art.27 infatti già specifica questo per tutti i cittadini italiani. Delle due l’una: o i dipendenti e funzionari statali non sono cittadini durante l’esercizio delle loro funzioni, oppure sono cittadini “particolari” ai quali va riservata una responsabilità particolare.

Leggendo tutto l’art.28 propendo per la seconda, visto che la responsabilità viene estesa allo stato e agli enti pubblici.

Deduco un esempio, per capirci.

Cittadino di professione chirurgo che opera in una struttura privata e per errore causa un danno da risarcire ad un paziente. La sua responsabilità è personale, insieme eventualmente alla quota parte di responsabilità dell’equipe e dell’organizzazione sanitaria di appartenenza. I risarcimenti verranno suddivisi tra le parti in proporzione alle responsabilità accertate.

Cittadino di professione chirurgo in ospedale civile colpevole dello stesso fatto, secondo l’art.28 vede chiamati a responsabilità anche l’ospedale, l’Azienda Sanitaria locale e il ministero della sanità. Il risarcimento lo paga l’amministrazione pubblica.

Qualche dato a riguardo: agli inizi del 2000, in Italia, le cifre dei risarcimenti per errori sanitari erano schizzate a 2 miliardi e 400 milioni di euro. Un’enormità a confronto di paesi come l’Austria, in cui gli assicuratori pagavano 29 milioni all’anno, Germania (250 milioni), Francia (350 milioni), e superiore anche ai 750 milioni di euro del Regno Unito ( Tempi, 14 aprile 2014))

In totale, in nove anni (dal 2003 al 2012), sono stati pagati risarcimenti sanitari per 1,5 miliardi di euro, di cui 300 milioni solo nel 2012.

L’esempio ancora più inquietante e inqualificabile dei rimborsi di stato, sono gli oltre 650 milioni di euro pagati dallo stato alle vittime di errori giudiziari, dal 1988 al 2015. Magistrati che in barba ad ogni principio di responsabilità, mandano in galera innocenti e non pagano un beata fava. Già nel 1987 fu inutile il referendum e l’80,2 % di voti a favore dell’abrogazione del Regio Decreto (italia antifascista a orologeria) del 1940, che esonerava i magistrati da qualsiasi responsabilità civile. Prontamente Vassalli, stratega di stato dell’epoca, con una legge del 1988 neutralizzò gli effetti del referendum e della volontà popolare dell’anno prima. I magistrati ringraziarono.

Dal 1987 ad oggi altre decine di referendum, milioni di italioti al grido di “wiwa la volontà popolare” sono tornati alle urne, sistematicamente buggerati subito dopo dalla classe politica che li fa fessi da 70 anni, al grido: wiwa la democrazia, wiwa lo stato, wiwa il tricolore, wiwa la repubblica, wiwa l’itaGlia. Evviva pure Garibaldi e Nino Bixio.

Il seguito tragi-comico della fiction sulla “responsabilità civile dei magistrati”, appartiene ai nostri giorni. E’ del 2015 la legge che sostituisce la Vassalli del 1988. Era ora, caro lettore. Ma ti ricordo che stando in itaGlia, meglio ridarsi una nuova regolata. La sostanza della nuova legge è infatti la seguente: in caso di errori giudiziari, paga sempre lo Stato (ahahahah! che novità). Ma, udite udite, lo stato a sua volta PUO’ rivalersi sul magistrato, fino ad un massimo di metà dello stipendio di un anno (ahahahahahahahha!!! formidabile). Ovviamente quel PUO’ lo deve valutare un magistrato. Bisogna essere scemi per non imbestialirsi.

Come da copione pubblico: il ministro della Giustizia, tale Orlando twitta «più tutele ai cittadini, più forza all’autorevolezza e all’autonomia della magistratura» Soliti tromboni e azzeccagarbugli. Subito pronta la replica da copione dell’ANM «è un pessimo segnale: la politica approva una legge contro i magistrati» (della serie: che ce ne fott’ annuje ro populinu?)

Formidabile, davvero.

Ricordo a quei lettori, che sentendo traballare le proprie inossidabili certezze, commentano questi articoli stizziti o con aria da soloni, che lo spettacolo appena sopra descritto, avviene sotto tutela della vostra incrollabile certezza la kostituziona, sotto sorveglianza dei più selezionati parassiti di palazzo e di apparato, che ammorbano questo paese con la loro nefasta presenza.

Nota dell’autore: se vuoi leggere i precedenti 27 articoli della costituzione italiana, li trovi sempre qui su RC, digitando su Google “Rischio Calcolato Perifrasi Costituzione”

 

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