Il fenomeno migratorio in una società libera

Di Lo Ierofante , il - 24 commenti

 

 

 

 

Gerardo Gaita

 

 

 

 

Un ordine basato sulla libertà individuale di scelta, consiste in libertà di offrire e libertà di domandare ed in ciò è insito il fatto che ogni richiesta può essere gestita in piena autonomia ed essere tanto accolta quanto rifiutata o cadere nel vuoto.

La libertà è, infatti, assenza di impedimenti, ma questa condizione verrà realizzata solo se verrà rispettata la proprietà privata, sia su se stessi che sulle cose.

Rispettando la libertà di ciascuno non si è grado di imporre alla società concezioni artificiali frutto della presunta conoscenza privilegiata di qualcuno in particolare, e questo in seguito ci permette di dire che la libertà va difesa perché consente al più ampio numero possibile di individui di condurre vite ritenute significative dal proprio punto di vista.

Se la libertà, in quanto condizione generale, deve essere rispettata per lo scambio di beni e servizi lo deve essere anche per quanto riguarda il movimento delle persone; così come una merce per essere scambiata richiede l’accordo delle parti, in ogni unità privata l’accesso regolare di un’altra persona dipende sempre dalla volontà del proprietario dell’unità.

Trattasi quindi di cercare di trascinare coerentemente questo fatto evidente della proprietà privata all’interno della cosiddetta proprietà pubblica, cioè in quella proprietà dove vi è una cattiva definizione dei singoli diritti di proprietà privata che la compongono.

La proprietà pubblica è sempre mal definita e pertanto possiede una tendenza ad essere mal tutelata e/o mal sviluppata, giacché i prezzi esprimono un significato razionale solo quando emergono da scambi realizzati in cui ciascuno dispone effettivamente e solamente della sua proprietà.

Ebbene, per un puro ragionamento di tipo “consequenzialista”, quanto più i beni ed i servizi cessano di essere sottoposti a proprietà pubblica, minori sono le possibilità di pervenire ad un disordine sociale ed economico.

Parlare di proprietà pubblica significa parlare di Stato e dunque di un determinato gruppo sociale organizzato.

Non può esistere uno Stato senza territorio, vale a dire la sede su cui stabilmente risiede tale comunità organizzata.

Questa sede rappresenta l’ambito spaziale entro il quale lo Stato pretende di esercitare in modo effettivo, esclusivo ed indipendente la propria sovranità, ossia quel potere supremo dello Stato che riguarda da un lato i rapporti dello Stato con gli altri Stati e organizzazioni internazionali, dall’altro i rapporti dello Stato con i suoi contribuenti residenti e quanti transitano nel suo territorio.

Tutto il territorio dello Stato, sia che si tratti di zone abitate che di zone disabitate è sottoposto alla sovranità dello Stato.

Lo Stato si regge sull’imposizione tributaria che esso effettua su i suoi contribuenti-residenti,  esso è quindi chiamato ad operare in nome di questi suoi contribuenti.

Uno Stato che afferma di rappresentare una società libera, non può che fondarsi sul primato del diritto alla proprietà privata – essendo la pretesa capace di soddisfare meglio la possibilità media di tutti – sia su se stessi che sulle cose, e su un sistema economico di libero mercato, perché questi due elementi, che sono l’uno la conseguenza dell’altro, forniscono ai suoi abitanti gli incentivi necessari per realizzare piani di azione liberamente scelti, con la garanzia di affrontare personalmente i rischi e le responsabilità delle attività che essi intraprendono.

Finché lo spostamento di una persona avviene dietro invito di un individuo, di un’associazione o di un’impresa residente che garantisce all’immigrato un alloggio per un periodo di tempo relativamente lungo, un minimo adeguato di sostentamento ed eventualmente anche un’occupazione, in linea di massima, lo Stato non può opporsi al trasferimento – in una società libera, un datore di lavoro deve avere la facoltà di assumere alle sue dipendenze chi vuole, compresi i residenti all’estero, così come il proprietario di un’abitazione deve avere la facoltà di affittare a chi vuole.

In linea di massima, poiché lo Stato, essendo l’istituzione responsabile della sicurezza di tutti i propri contribuenti, può sempre impedire l’ingresso a singoli individui che palesemente hanno espresso o esprimono comportamenti e/o pensieri che minacciano seriamente quel primato del diritto alla proprietà privata.

Tuttavia, spesso le persone si spostano da uno Stato all’altro in cerca di fortuna o nuova vita senza l’invito di qualcuno; in tal caso, sarà necessario, per poter in seguito stabilirsi legalmente, farsi prima concedere un apposito visto dallo Stato in cui si intende abitare o anche lavorare, tramite ambasciate o consolati – ovviamente, per tutti coloro che vanno all’estero per qualsiasi altro motivo si dovrà fare un discorso diverso.

Ambasciate e consolati locali potrebbero fungere anche da strutture che mettono sistematicamente in contatto domande ed offerte di inviti.

A chi dovrebbero essere rilasciati questi appositi visti?

Escludendo persone che palesemente hanno espresso o esprimono comportamenti e/o pensieri che minacciano seriamente quel primato del diritto alla proprietà privata, questi visti dovrebbero essere rilasciati soltanto a persone che possono far leva su un minimo sufficiente di capitali monetari.

Se ci si reca all’estero e si è già in grado di usufruire di un reddito che funge da mezzo di sostentamento permanente, non vi dovrebbero essere obiezioni ad accettare il trasferimento, ma se ci si reca all’estero per cercare o crearsi un lavoro, tale ricerca o creazione richiede nel frattempo che si possa fare affidamento a delle risorse per sostenere il quotidiano vivere.

Lo Stato dovrà stabilire l’ammontare di queste risorse confrontandosi con le condizioni attuali del mercato del lavoro.

Lo Stato può rilasciare questi visti per motivi umanitari anche a persone che non possono far leva su un minimo sufficiente di capitali monetari?

Qui il campo delle verità consequenzialiste, giuridiche ed economiche, deve fare i conti con il campo delle valutazioni etiche, ben sapendo però che il campo delle valutazioni etiche non potrà mai capovolgere con successo le verità consequenzialiste.

Concedere il permesso a soggiornare stabilmente nel proprio territorio a persone prive di invito e che non portano con sé mezzi per sopravvivere autonomamente, significa che queste persone, almeno nei primi tempi, graveranno forzosamente come spesa sull’intera collettività e ciò equivale a dire utilizzo di un welfare state coercitivo.

Senza fare inutili previsioni di natura deterministica, è chiaro che il welfare state coercitivo può essere ben sostenibile finché si tratta di piccoli numeri; all’estendersi, infatti, del welfare state coercitivo, aumentano i rischi per il mondo dell’allocazione economica delle risorse di essere soggiogato da quello dell’allocazione politica e del parassitismo.

In ultimo, lo Stato dovrà necessariamente procedere:

all’espulsione di qualunque soggetto che cercasse di stabilirsi nel proprio territorio sprovvisto di invito o di apposito visto;

a sanzioni amministrative e/o penali nei confronti di quei soggetti che si assumono la responsabilità dell’invito dello straniero ma che, in realtà, lo fanno solo sulla carta e non anche con i fatti;

impedire l’accesso a chi provasse ad entrare nel proprio territorio cercando di forzarne i confini.

Da valutare, invece, la posizione dello straniero nel momento in cui chi l’ha invitato rinunciasse ad ogni responsabilità precedentemente assunta e nessun altro soggetto privato residente accettasse di assumerla.

I fenomeni migratori sono antichi quanto la storia dell’uomo.

E’ uno di quei cambiamenti che hanno luogo di continuo pertanto non bisogna affrontare questo fenomeno come se non dovesse mai avvenire, ma semplicemente di istituzionalizzarlo con buon senso.

Asserito quanto, c’è da rilevare che tra un ordine liberale e migrazioni esiste senz’altro un rapporto ma questo rapporto è soprattutto fatto di “sostituibilità elastica” e non di “rigida esclusività”, vale a dire che tanto più riusciamo ad estendere l’ordine liberale quanto più vengono meno quelle necessità che spingono le persone ad abbandonare le proprie terre d’origine.

All’adozione di ordini maggiormente liberali in ogni parte del globo terrestre corrisponde, infatti, un incremento del benessere generalizzato a livello globale e tale incremento rende sicuramente minori le possibilità che possano generarsi masse notevolmente consistenti di persone che desiderano spostarsi da uno Stato all’altro o da una regione del pianeta ad un’altra.

Di conseguenza, divengono criticabili tutte quelle azioni che, direttamente o indirettamente, ostacolano l’adozione di ordini maggiormente liberali in ogni parte del globo terrestre.

Criticabile è il sistema degli aiuti internazionali ai paesi più poveri che alla fine si risolve in effetti più che altro controproducenti.

A seguito del processo di decolonizzazione, i paesi più ricchi hanno versato 135 milioni di dollari l’anno alla cosiddetta cooperazione internazionale, e questo denaro è stato versato tanto dai governi di questi paesi quanto dai loro singoli cittadini.

L’aiuto internazionale è gestito da agenzie, associazioni od enti collegabili alle Nazioni Unite i quali senza la motivazione dell’aiuto al prossimo non potrebbero mai sorreggersi.

Ognuna di queste associazioni, agenzie od enti ha delle spese, tra cui la voce stipendi, che finiscono per assorbire gran parte di quei fondi destinati ai paesi più poveri.

Da ciò si capisce che gli impiegati di queste strutture non possono avere un grande interesse a contrastare la povertà diffusa nel mondo, giacché per loro la povertà diffusa è fonte regolare di guadagno.

Certamente, non tutti i progetti che nascono a seguito degli aiuti internazionali falliscono miseramente, ciò nonostante si stima che circa l’80 per cento di quei 135 miliardi di dollari annui viene sprecato in costi di gestione di queste associazioni, agenzie od enti ed in investimenti tanto grandiosi quanto non redditizi.

Tuttavia, questi aiuti economici forniti in maniera sistematica sono soprattutto criticabili perché finiscono per imprimere nelle popolazioni dei paesi più poveri la mentalità del subordinato a scapito dell’assunzione individuale di responsabilità.

Il fattore determinante della creazione di ricchezza è la capacità di produrre merci, la quale cresce con l’incremento della frazione produttiva della popolazione e della divisione del lavoro, le quali a loro volta possono aumentare stabilmente solo con l’accumulazione di risparmio reale.

Se il risparmio reale aumenta, può diminuire senza controindicazioni l’interesse sul capitale reale prestato e rendere così relativamente più vantaggiosi quei rami di produzione che richiedono, in funzione delle loro condizioni tecniche, un periodo più lungo di produzione.

I governi dei paesi più ricchi piuttosto che fornire aiuti economici sistematici ai paesi più poveri, dovrebbero sostenere i governi e le popolazioni locali a costituire nei propri paesi un intorno istituzionale che protegga la proprietà privata e la garanzia che quello che si accumula possa essere preservato in futuro.

Criticabile è, inoltre, la posizione dei paesi più ricchi quando questi adottano misure di protezionismo commerciale non dando in questo modo la possibilità ai paesi più poveri di accedere con i loro prodotti ai mercati più abbienti.

Mancanza del suddetto intorno istituzionale ed assenza di responsabilità individuale nei paesi più poveri e protezionismo commerciale da parte dei paesi più ricchi pongono le basi, separatamente e sommandosi, per veder emergere grandi masse di popolazione localizzate nei paesi più poveri desiderose di spostarsi verso i paesi più ricchi.

Tale pressione esercitata da queste grandi masse va a stimolare un circolo vizioso a danno del primato del diritto alla proprietà privata e del sistema economico di libero mercato ed a favore dell’espansione della proprietà pubblica e dell’interventismo statale.

Infatti, così come ogni processo di espansione economica non coperto da risparmio reale è seguito da una fase di doloroso riassestamento che rappresenta il momento ideale per veder affiorare nuove richieste di ampliamento della proprietà pubblica e dell’interventismo statale, ogni massiccia pressione migratoria dai paesi più poveri a quelli più ricchi produce in questi ultimi un periodo di acute problematiche che, stressando il meccanismo della libertà di offrire e di domandare, rappresenta il momento ideale per veder affiorare le stesse richieste.

In conclusione, quando si parla di migrazioni non vi deve essere alcuna posizione pregiudiziale, né a favore né contro, ma bisogna sempre però avere l’onestà intellettuale di affrontare il fenomeno tenendo conto delle opportunità e dei rischi che concretamente include ogni suo caso specifico.

 

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  • Fabrizio Bertuzzi

    l’export di democrazia col conseguente import di tecnici per l’apprendimento all’uso della stessa, come va inquadrato? 🙂

  • PClaudio

    “Senza fare inutili previsioni di natura deterministica, è chiaro che il welfare state coercitivo può essere ben sostenibile finché si tratta di piccoli numeri; all’estendersi, infatti, del welfare state
    coercitivo, aumentano i rischi per il mondo dell’allocazione economica
    delle risorse di essere soggiogato da quello dell’allocazione politica e
    del parassitismo”.

    Ed è per questa ragione che l’entità del fenomeno migratorio di massa nei singoli paesi europei rappresenta, oggi, un indicatore immediato e affidabile del livello di parassitismo e soppressione delle libertà individuali – economiche e non – da parte dei rispettivi apparati statali.

    Quando la cosiddetta classe dirigente di uno stato come il nostro, che incamera centinaia di migliaia di nullafacenti l’anno a beneficio delle proprie mafie e consorterie dedite alla cosiddetta “accoglienza”, descrive i migranti come “risorse” necessarie a sostenere il progresso e lo sviluppo del paese, mi scappa da ridere. I migranti, e non certo per loro responsabilità, sono in questo frangente storico l’esatto opposto: vale a dire, la dimostrazione plastica che questo paese è giunto allo stadio terminale di un processo di depauperamento ed autofagocitazione delle proprie risorse ed energie positive.

    Un grazie doveroso a Gerardo Gaita per le sue disamine, che si confermano puntualmente tra i contributi più dotti, illuminati e limpidi – anche in termini formali – disponibili nella rete.

  • Svicolone61

    Mi sembra che Friedman, qualche anno fa, riassunse le tue posizioni come segue:

    – una immigrazione incontrollata non è compatibile con il welfare moderno;

    – in assenza di un vistoso calo demografico (e anche qui ci sarebbe da discutere su causa/effetto del calo) l’unica immigrazione “conveniente” per lo Stato ospite e’:
    . quella illegale, cioè quella che non ha diritto al welfare;
    . quella di capitali economici e intellettuali (non certo solo le braccia).

    – per arginare il problema dei flussi occorre creare sviluppo, con aiuti e investimenti,
    nei Paesi origine delle masse migratorie.

    Ecco un video a riguardo:

    https://www.youtube.com/watch?v=C52TlPCVDio

    • Ronf Ronf

      Ma le sinistre vogliono legalizzare i clandestini trasformandoli in cittadini perchè in questo modo si ripete il “Romney Moment” in Pennsylvania alle elezioni del 2012 perchè infatti Romney perse in Pennsylvania solo grazie ai neri di Philadelphia…

      • Svicolone61

        Imho fu più la mancanza di palle…..specialmente nel secondo dibattito quando parlando di Bengasi si fece zittire da una giornalista CNN in modo patetico

        • Ronf Ronf

          Dal 1992 al 2016 i Repubblicani hanno vinto solo una volta, cioè con Trump che ha aumentato in modo enorme il tasso di voto e di partecipazione dei bianchi. Bush jr perse nel 2004 per SOLO il 2% in Pennsylvania e pure qui il merito è dei ghetti neri di Philadelphia

          • Svicolone61

            Deportiamoli in Liberia?

          • Ronf Ronf

            La cosa più logica sarebbe fermare gli sbarchi in Italia, quindi far capire ai grillini che “la vostra tanto amata Raggi avrebbe perso il ballottaggio contro Giachetti (PD) se i clandestini – che Roberto Fico (il Presidente della Commissione di Vigilanza RAI in quota M5S) ama tanto pur di andare contro Salvini – avessero avuto il diritto di voto”. Tra pochi giorni si vota la Legge Ius Soli, quindi solo il M5S può farla passare visto che NCD (per motivi elettorali) vota NO (perchè altrimenti NCD sparisce molto sotto lo zero percento)

          • Svicolone61

            Lo ius soli sarebbe una vera iattura. Verrebbero a frotte solo per partorire? E fatta cosi il disegno di legge?
            Un po’ come succede in US dove sono milioni le famiglie coi figli cittadini nati da illegali venuti solo per partorire.
            Ma veramente il PD pensa di portarlo in Parlamento? E Grillo dopo lo stadio si e’ bevuto il cervello?

          • Ronf Ronf

            Sullo stadio ti dico che la Raggi ha fatto un ottimo lavoro: Grillo ha fatto una finta dicendo “lo costruiamo altrove” per costringere l’azienda a rinegoziare, quindi sono sparite le torri (che erano di fatto una roba inutile: con la crisi che c’è in Italia, davvero il duo Parnasi-Pallotta pensavano di riuscire ad affittarla tutta?) e c’è stato il 50% di riduzione delle cubature. Questo è un ottimo goal per la Raggi: infine, ti dico una cosa. In tutta Europa le squadre hanno lo Stadio di proprietà: inoltre lo Juventus Stadium è una cosa fenomenale (e te lo dice uno che NON segue il calcio) per un motivo. Esso è il primo stadio eco-sostenibile al mondo ed è anche un business commerciale che produce utili: Pallotta vuole fare una cosa del genere a Roma, quindi io spero che i cinesi (a marzo c’è la vendita DEFINITIVA del Milan) facciano uguale per il Milan. Per lo Ius Soli vale quello che è successo per il reato di negazionismo: il PD usa questi leggi per distruggere il futuro del centrodestra (nel 2023, dopo due mandati, Di Maio non sarà più eleggibile per il regolamento del M5S, quindi Grillo avrà 75 anni ed è probabile che il M5S si sarà estinto nel nulla) quando Berlusconi non ci sarà più (di fatto il PD vuole ricreare la situazione che ha portato Hollande a vincere il ballottaggio del 2012 perchè senza i voti dei cittadini ex immigrati, cioè “i nuovi francesi”, mai Hollande avrebbe vinto).

          • Svicolone61

            Ma questo disegno di legge ius soli cosa dice veramente?

            Sullo stadio tuoi entusiasmi mi appaiono prematuri assai:

            – cosa paga veramente il comune e quanto? Queste così dette opere pubbliche? Cioè il ponte sul Tevere, la nuova stazione metro, l’allargamento dell’ ostiense e la copertura del depuratore? O le paga Parnasi anche queste?

            – cioè il posto non è proprio l’ideale perché sensa queste “opere pubbliche” il posto non è agibile, specialmente come uffici, centro commerciale e giorni delle partite…..

            – chi compensa il comune per il mancato affitto della Roma per l’Olimpico ? Che ne facciamo dell’Olimpico tutto rifatto dai contribuenti nel 1990 e del Flaminio che cade a pezzi?

            – chi finanzia Parnasi e Pallotta? Il MPS e UCG che poi i contribuenti dovranno ricapitalizzare…..quella zona e’ piena di opere sfitte e Parnasi troverà difficile affittare/vendere il suo cemento…

            Mi sembra una operazione degna della migliore tradizione demopalazzinara: intanto il cemento poi si pensa alla viabilità e al ritorno economico. C’era bisogno dei 5S per farla?

        • Ronf Ronf

          Ora chiediti come mai i soliti Repubblicani si fanno zittire dai giornalisti: il motivo è perchè i giornalisti hanno il potere di calunniare senza punizione

          • Svicolone61

            Il problema non è certo la calunnia…..
            La CNN e NYT riportano solo quello che tira l’acqua al loro mulino, dedicano giornalisti a rovistare le malefatte solo dei nemici, da una fonte anonima creano un titolo di apertura (vedi la storia Flynn e Russia)….
            Hanno imparato dai nostri telegiornali…..sono uguali…

            In ogni modo l’altra sera su la7 c’era il correspondente di Breitbart da Roma…..veramente bravo….fatto a pezzi quel pallone di Friedman che schiumava rabbia….lo hai visto?

          • Ronf Ronf

            Non ho visto (per principio non seguo mai Piazzapulita), ma se vuoi mettere il video… dimmi solo i minutaggi esatti in cui inizia la parte dedicata al duello tra il tizio da tecitato e Alan Friedman (poi io ti consiglio di mettere sempre anche il nome quando parli o del Premio Nobel Milton o del giornalista Alan, altrimenti il popolo di cui nel nostro sito potrebbe confonderli: il popolo infatti è sempre bue)

          • Svicolone61

            http://www.la7.it/piazzapulita/rivedila7/piazzapulita-avanti-popolo-puntata-23022017-24-02-2017-205363,
            ….mi sembra sia verso la fine…..

            in ogni modo il punto chiave non e’ tanto la scaramuccia tra Alan Friedman e il bureau chief di Roma di Breitbart, ma il fatto che Breitbart abbia messo un corrispondente a Roma (dopo Londra e Gereusalemme).
            Che abbiano scelto proprio Roma, dopo Londra, per espandersi in Europa!
            A Roma c’e’ il Vaticano ( il cattolicesimo conservatore e’ un donor importante di Breitbart e non proprio entusiasta di Bergoglio) e a Roma si giocano probabiolmente i destini della UE e del globalismo, l’acerrimo nemico di Bannon.

            Insomma io credo che bisognerebbe in qualche modo favorire lo sviluppo di Breitbart da noi. Questi hanno un sacco di soldi da investire, oltre che idee liberalconservatori antiglobaliste e, come saprai, sono stati il motore del successo di Trump. Bannon e’ molto capace e ben finanziato.

            Hai qualche idea di come aiutarli? I tuoi amici del Leone Conservatore? Una qualche joint venture con qualche gruppo giornalistico di destra per una edizione locale? Tipo quanto fatto da Huffington tempo fa…

          • Ronf Ronf

            Quelli del partito di Fitto non sono “i miei amici”. Semplicemente io ho auspicato che loro e Fratelli d’Italia si uniscano in una lista unica per costruire un partito di destra euroscettico, conservatore e alternativo sia alla Lega (che ha il limite territoriale) che a FI (che ormai è semplicemente la protesi di Tajani e Parisi, cioè “il nuovo UDC” senza Casini, perchè FI adesso vuole fare la Lista Centrista per assorbire Tosi, l’UdC di Lorenzo Cesa che è rimasto senza Casini e il ministro Galletti che stanno col PD e Renzi, l’ala destra e nordica di NCD che fa a capo a Maurizio Lupi. Notare che l’UdC di Cesa si è messa ad assorbire i centristi del Sud in uscita dall’orbita governativa e, per farti capire, con quella gente si cambiano i risultati: infatti De Luca senza di loro avrebbe perso nel 2015 alle Regionali), ma c’è un problema. Qui in Italia la stampa “di destra” o è troppo piccola (Il Tempo oppure il neonato La Verità di Maurizio Belpietro) o è troppo idiota (Libero è troppo gossipparo e Il Foglio è allineato ai neo-con visto che Giuliano Ferrara ha “certi contatti” in USA) oppure è compromessa con degli affaristi (Libero è posseduto dal “Re delle Cliniche” Angelucci che licenziò Belpietro – che fondò La Verità – perchè Renzi aveva minacciato di far chiudere, dalle Regioni a guida PD, le sue cliniche e Il Giornale è posseduto da Paolo Berlusconi, il fratello di Silvio). Inoltre il partito di Fitto ha un pregio (l’accordo internazionale con i Conservatori UK per il gruppo ECR a Strasburgo), ma inizia ad avere lo stesso difetto di Fratelli d’Italia (il problema nell’arrolamento territoriale delle personalità: Fitto pesca nell’area della ex DC moderata di destra dentro FI, la Meloni tra gli ex MSI-AN-PDL) e di soldi non ce ne sono: mi sa che dovranno essere “i tuoi amici americani” ad aiutare Fitto (e la Meloni), il contrario mi sembra difficile (l’aver abolito il finanziamento pubblico ha prodotto questo guaio: ne Fitto ne la Meloni hanno soldi, se non quelli per il funzionamento dei gruppi parlamentari. Ma se si esce dal Parlamento, game over). Comunque io sto perdendo la fiducia perchè, come sai anche tu, Silvio ha sempre fatto censurare Fitto: però il congresso del “Movimento per la Sovranità” è stato in cima alle notizie dei Tiggì di Mediaset. Notare che quel giorno era il giorno della rottura tra Renzi e i bersaniani: però nei Tiggì di Mediaset si parlava del nuovo partito sovranista di Alemanno e Storace (con l’ex Presidente della Calabria Scopelliti, ex MSI-AN-PDL-FI) che ovviamente è solo un trucco di Berlusconi per azzoppare Meloni e Fitto (che vengono sistematicamente censurati). Mi sa che i tuoi amici americani farebbero bene a comprarsi Mediaset oppure a pagare un killer per sparare a Silvio perchè, stanne certo, Mediaset spingerà Alemanno e Storace (che sono controllabili) perchè Meloni e Fitto “devono fallire” (altrimenti FI si sgretola al Sud e quindi finisce la leadership nazionale di FI, cioè di Berlusconi, nel centrodestra). Aggiungi poi che Scopelliti ha un 5% in Calabria, quindi MPLS (Movimento Per La Sovranità) ruba uno 0.3% a livello nazionale che può essere decisivo (la Meloni fallì alle Europee per meno dello 0.4%) e francamente io ne ho abbastanza di questa cavolate (cioè, Alemanno è lo stesso che nel dicembre 2012 voleva che il PDL candidasse Monti a Premier, ma poi a giugno 2013 ha perso la poltrona di Sindaco di Roma e quindi a ottobre 2013 si è avvicinato alla Meloni per la storia del simbolo di AN perchè la Meloni pensava che Fratelli d’Italia doveva lasciar perdere il liberismo di Crosetto – 1.98% alle Politiche 2013, notare che se avesse superato il 2% alla Camera allora sarebbe stato ripescato Storace con lo 0.6% in quanto miglior perdente: ma fallendo il 2% Storace è rimasto fuori e ha giurato vendetta – per riunire tutte le anime di AN. Per ottenere il simbolo di AN serviva il voto dei dirigenti storici: Storace vota contro, Alemanno ha il voto decisivo e ottiene la candidatura alle Europee, cioè nella Circoscrizione Sud – notare che questa era l’unica dove la Lega non faceva concorrenza nella guerra per i voti euroscettici – contro i meridionalisti di FI tra cui, a quel tempo, anche Fitto. Insomma, dove si doveva far meglio si è candidato Alemanno che era invotabile per chiunque dopo il disastro delle Comunali 2013 di Roma: ma senza la firma di Alemanno, niente simbolo… e la Meloni ha ceduto: poi c’è stato il flop delle Europee – io sto al Nord e ti assicuro che era complicato spiegare in Emilia che bisognava votare la Meloni perchè TUTTI mi dicevano “certo, così poi scatta il seggio per Alemanno al Sud. Ok, c’è Crosetto per il Piemonte e la Meloni per il Lazio: ma il riparto nazionale farebbe eleggere anche Alemanno, quindi io NON voto i Fratelli d’Italia che, comunque, è il partito di La Russa; almeno Veltroni e D’Alema sono andati, su richiesta di Bersani nel dicembre 2012, in pensione. Invece lui, La Russa, resta lì sulla poltrona”. Le vicende successive sono ben note: dopo l’estate 2014 c’è la rottura tra Meloni e Alemanno, quindi quest’ultimo finisce nelle inchieste. Ora hai capito come mai Alemanno è “controllabile”? Invece il caro Storace è quello che ha impedito alla Meloni di superare lo sbarramento alle Europee perchè lui, Storace, ha portato i suoi voti a FI in cambio di nulla e ovviamente Storace è di nuovo andato a unirsi con FI per sostenere Marchini alle Comunali 2016. Notare che tutto il mondo dei dirigenti ex AN, compresi Fini e Alemanno, stavano con Marchini, ma i mass media – con l’aiuto dei grillini – che cosa facevano? Cercavano di ripulire FI e Marchini per tirare merda sulla Meloni usando… indovina cosa? Ma l’ex candidatura di Alemanno alle Europee ovviamente! Insomma, FI vince sempre pure quando perde nelle urne: FI vince a livello mediatico perchè blocca gli altri nei risultati elettorali).

          • Svicolone61

            E tutto questa sceneggiatura ( 10 personaggi aggrovigliati) per illustrarmi che Mediaset blocca tutto? Lo immaginavo anche prima….
            Proprio per questo si dovrebbe creare un nuovo veicolo mediatico della destra tipo Breitbart e Drudge. Che, superando anche il blocco di Fox, hanno portato Trump alla vittoria. Il CDX ha bisogno di un veicolo mediatico per le prossime elezioni…..
            Chi c’è dietro verità di belpietro?

          • Ronf Ronf

            Fox News ha appoggiato indirettamente Trump andando contro Hillary. Senza le reti di Murdoch, infatti, non sarebbe stato possibile convincere la destra religiosa che bisognava “andare a votare contro Hillary compattando il voto attorno al ticket repubblicano”. Murdoch non diceva che Trump è bello, bravo e gentile: ma ha fatto capire alla destra religiosa che bisognava votare il “ticket GOP” per impedire l’elezione di Hillary. Notare che in Italia per costruire un polo mediatico serve sia una autorizzazione governativa (le frequenze televisive, come ci ha insegnato Chavez, sono di proprietà governativa e quindi sono soggette a potenziali revoche). O si convince un operatore pre-esistente (Mediaset) oppure nulla: Drudge e Breitbart da soli non bastavano (ti ho spiegato il ruolo indiretto di Fox News) per vincere le elezioni, ma servivano per dare l’imput ai media tradizionali dei GOP e ovviamente alla base elettorale. Nel caso italiano storicamente Il Giornale e Libero davano l’input a Mediaset e alla base elettorale del centrodestra (si veda l’attacco a Fini sulla Casa di Montecarlo) e i finanziatori in Italia stanno tutti con il PD. Insomma, mi sa che ha ragione Crosetto: bisogna ancora convincere tutti i dirigenti di Mediaset (che poi andranno da Silvio a convincerlo) che si deve fare la propaganda per ricostruire il centrodestra. Ma se ha ragione Crosetto, allora siamo di nuovo, come al solito, al punto di partenza: con Silvio, per Silvio e come Silvio, amen! Insomma, 5 anni sprecati: i politici del centrodestra si sono o rassegnati (Crosetto) o venduti (Alemanno) al potere di Mediaset e questo mi sembra incredibile considerando che 5 anni fa in questo periodo eravamo in piena crisi del PDL che si stava dissanguando a livello elettorale (a favore della Lega, ma a marzo 2012 ci fu un mega-attacco contro Bossi a livello mediatico) perchè Mediaset aveva imposto l’appoggio a Monti, cioè l’unico che poteva “salvare l’azienda dal fallimento” (Confalonieri, inizio novembre del 2011).

    • Lo Ierofante

      Non sono affatto contrario all’aiuto economico in forma di “una tantum”, costruttivo e ben mirato.

      In ogni caso, credo fermamente che la cosa più importante è cercare di infondere alle popolazioni locali la cultura ed il rispetto della proprietà privata, molto di più di quanto non si stia facendo adesso.

      Se questa cultura e questo rispetto non sono diffusi tra la gente si perde, infatti, la necessità e l’interesse a perseguire un coerente e duraturo sviluppo economico per sè stessi, per la propria famiglia e quindi per il proprio paese.

      • Svicolone61

        “rispetto per la proprietà privata”. Dove?

        • Lo Ierofante

          Effettivamente… se noi (come occidente) siamo i primi a non rispettarla difficilmente possiamo essere da o dare esempio per qualcun’altro.

  • VincenzoS

    Non ho capito bene una cosa: quando non fa comodo eliminiamo lo stato e quando fa comodo lo ripristiniamo? In un mondo senza stati esisterebbero solo singole proprietà private che, ovviamente, non coprirebbero tutto in territorio. Dubito che a qualcuno verrebbe in mente di rivendicare la proprietà di una palude, stante il fatto che rivendicare il diritto di proprietà di un terreno significa farne uso e non semplicemente recintare, per cui uno “straniero” che poi non sarebbe più straniero potrebbe tranquillamente entrare nel territorio che oggi chiamiamo Italia per raggiungere questa ipotetica palude, fatto salvo il fatto che per farlo debba attraversare delle proprietà private a cui potrebbe essergli negato il diritto di accesso. Peraltro ciò sarebbe difficile da realizzare visto che i proprietari delle strade, avendo stabilito un pedaggio per il passaggio su di esse, non potrebbero negarglielo laddove egli fosse in grado di pagarlo. Caro Gaita, occorre coerenza con le proprie posizioni. Io personalmente non negherei l’ingresso a nessuno, ognuno deve essere libero di cercare lavoro. Magari negherei il welfare, quello sì

    • Lo Ierofante

      Sempre pronto ad imparare anche dagli altri, ma non credo proprio, caro Vincenzo, di difettare in coerenza nelle mie posizioni.

      In un assetto anarcocapitalista in cui l’intero territorio è privatizzato, l’accesso di una persona a una determinata area dipende sempre dalla volontà del proprietario, come avviene oggi per unità quali le case, i negozi, i terreni recintati, i comprensori chiusi, le imbarcazioni. Un paese in cui ogni metro quadrato di territorio appartiene a privati è “chiuso”o “aperto” a chi proviene dall’esterno quanto i singoli abitanti e proprietari desiderano.

      Poichè oggi viviamo tutti quanti all’interno di Stati e l’anarcocapitalismo è oggettivamente quantomeno cosa non prossima ad essere realizzata, ho cercato solo di trasferire quei principi che governano l’assetto anarcocapitalista nella maniera più coerente possibile all’interno di una struttura statale.

      Nulla di più.

    • what you see is a fraud

      Io invece negerei il permesso di entrare a ogni emigrante senza professione o titolo di studio richiesto da potenziali aziende a meno che abbiano un paio di milioni di Euro per fare impresa .
      Copiare le regole che usa l’Australia per limitare l’immigrazione selvaggia . E poi , veramente identificare positivamente il possibile immigrante e sapere , vita morte e miracoli ……. non come ora che persone che distruggono i loro documenti apposta sono accolti …… minchia che scemenza !

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