Individualismo: tra libertà e schiavitù

Di Nuke The Whales , il - 26 commenti

Libertà e schiavitù

Nello stato totalitario l’umanità è schiava sia della “verità” indotta e veicolata, che del modello di comportamento sociale omologante. Bisogna chiarire che la schiavitù è prima di tutto un fatto coscienziale del quale ognuno di noi è corresponsabile. La tiepidezza e la mancanza di volontà nel combattere contro le forme totalitarie e politiche del pensiero dominante sono la causa principale dell’innalzamento della menzogna ad idolo, pertanto la società schiavista è il prodotto dell’asservimento interiore dell’uomo a fattori esterni.

Spesso ci domandiamo come sia stato possibile giungere ad una situazione così incancrenita, ma già il fatto che sorga quest’interrogativo è segno che è in atto un risveglio. Il rapporto che intercorre tra l’io dell’uomo e la negazione, è un una rapporto di lotta contro l’asservimento. La negazione, il non-io, persegue i suoi piani di annullamento della seità perché non può tollerare la libertà, la libera volontà creativa dell’uomo di procedere nella strada dell’esperienza per farne un tesoro da condividere socialmente. La persona viene smembrata e decomposta in elementi singoli emotivi, psichici e sentimentali eliminando quelli ontologici in tal modo l’essere non si può più sorreggere perché lacerato nella sua integrità.

Il mistero dell’esistenza sta proprio in questa continua lotta tra libertà ed asservimento dal mondo esterno che circonda la persona con la sua morale, il modello di comportamento ed il conformismo. Ha ragione Orwell quando asserisce che affermare la Verità è un fatto rivoluzionario attestato dalla cacciata di Cristo dalla nostra storia affinché potessimo sperimentare una vita “senza condizionamenti”, che contrariamente erano imposti dalle Chiese per un fine ed in nome di un potere che si voleva chiamare amore di Dio. I Santi hanno pagato caro il loro richiamare la Chiesa ai suoi doveri di non interessarsi alla volontà di potenza ma all’ascesi del cuore.

Nulla di Cristiano in tutto questo, perché in tal caso ha primeggiato la rozzezza contro la volontà di bene che doveva modellare la società medesima; ha prevalso la violenza contro la mitezza, il fanatismo contro la dolcezza, l’orgoglio contro la mistica ed oggi ci troviamo con le Chiese abbattute e corrotte dalle ideologie. Ma questo abbattimento delle Chiese che si sono divise in confessioni differenti forse ha la finalità di mettere l’uomo di fronte alla propria coscienza, la vera chiesa che non crollerà mai, per ritrovare la Voce del Padre che sempre attende il minimo atto di volontà dell’uomo per farsi riconoscere e in questo identificazione l’uomo identifica anche sé stesso; “la rosa è senza perché fiorisce perché fiorisce. A sé stessa non bada, che tu la guardi non chiede… chi sa lodare Dio di cuore in ogni azione comincia già nel tempo la vita eterna” (Angelo Silesius) e così sarà l’uomo spirituale. La società collettivistica si è trasformata in un soggetto spurio di neo-capitalismo sfrenato e di fascinazione per i diritti non naturali. Il moderno uomo socializzato è l’ibrido, colui in cui nulla è rimasto di personale ma è un ente che nasce come prodotto della nuova lotta di classe.

Siamo di fronte ad un mondo invertito in tutti i sensi dove l’economia dovrebbe essere al servizio dell’uomo e non l’uomo al suo servizio. Le false ideologie ottimistiche generate dal pensiero unico generano in realtà un anti-pensiero; un concetto che non crea ma distrugge e tale dissoluzione porterà comunque ad una finalità inaspettata ed inconsapevole di Bene. Eterni sono solo i fondamenti spirituali di una società, il resto è effimero, transeunte e volatile.

Ma la Verità non dona nulla a chi aspira alla volontà di potenza. Rimane l’uomo con la sua “verità” che non è la Verità. Il pensiero unico favorisce un individualismo estetizzante ed esasperato che si maschera con la parola: diritto. I “diritti” esercitano la loro violenza sull’esistenza socializzata vivendo la solitudine della propria alienazione.

Ed allora io penso al mio Cristo e mi vengono le lacrime perché capisco che si è volontariamente fatto uccidere dagli uomini ingiusti per dire loro che l’unica giustizia è nel sacrificio personale e questo sacrificio ci pone di fronte a tanti interrogativi. Io stesso mi domando come posso ricambiare tanto amore con la mia limitatezza di uomo ed allora penso sempre che Lui farà tutto per noi, affinché il nostro mancare sia trasformato, sia trasfigurato da un personalismo determinista a suo altare vivente nel nostro cuore.

È difficile tutto questo, specialmente cercare di trasmetterlo, ma sono certo che la Bontà di Dio sconfiggerà la schiavitù dell’uomo perso nelle ideologie per renderlo giusto e saggio ed è questa la vera ed unica giustizia: la liberazione dalla schiavitù.

 Il problema dell’uomo

È la verità stessa che muove l’uomo a cercare la Verità” S. Macario il Grande.  Il mistero della vita dell’uomo può essere risolto nella sua interezza solo alla luce della divino-umanità. Il Cristianesimo ha sempre avuto una certa difficoltà nell’accettare l’idea divino-umana perché nella contingenza nella quale si è immerso, il pensiero naturale era comodamente portato ad un monismo, dove una delle due nature assorbiva l’altra; in tal modo Dio e l’uomo erano assolutamente divisi e separati tendendo così a muoversi come contrapposti nel dominio neo-gnostico. Qui inizia l’individualismo dell’uomo nel suo viaggio solitario. Attraverso filosofie, teologie, esperimenti di ritrovar l’equilibrio Tradizionale che aveva perduto nella libertà di lasciare le Parola di Cristo, che mai passeranno inascoltate.

Una suddivisione di male e male minore ha preso possesso dell’uomo che, nel ginepraio delle idee e delle filosofie, non riesce più ad osservare la luce piena del bene. Calvino, con il Protestantesimo, è sicuramente il fautore di un dualismo estremo forsennato, che ancor di più allontana l’uomo dalla sapienza e dalla sua sede che è in Maria.

Senza l’Amore della Madre celeste vale allora solamente il monismo dell’accumulo di ricchezza come segno di benedizione. È per questo che il mondo protestante è senza cuore e senz’anima, perché non ha la radice materna che è il volto corredentore dell’umanità: la Theotokos. Vale per il mondo Protestante (tanto amato da papa Francesco…) la frase di Pavel Florenskij: “nella Chiesa vi sono l’ascetica, la mistica, mentre nel Protestantesimo c’è il loro surrogato: la morale”.

 “In sostanza l’uomo è considerato un essere che si salva non un essere che crea. Eppure l’antropologia Cristiana ha sempre insegnato che l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio”. (N Berdjaev – Pensieri controcorrente). La morale è il surrogato dell’individualismo che ha atomizzato l’uomo. L’idea di assoluto non può rialzarsi perché l’uomo è ridotto in frammenti ed in un certo senso, ogni frammento rappresenta un’opinione che combatte con l’altra.

Nella vita religiosa Dio si rivela o si cela.    Si rivela per dare coraggio all’uomo col suo Amore.    Si cela per farsi desiderare dall’uomo.

Tuttavia la nostra vita è orientata in questo respiro dello spasimante affinché, al di là del bene e del male, si possa conquistare una vita nostra, una vita che sia espressione di una voce unica ed originale.

La Rivelazione non è un atto unilaterale verso qualcuno, essa è profondamente bilaterale perché deve essere accolta dall’uomo nella sua primaria libertà. Dio non può rivelarsi all’uomo che non procede né cerca verso il Divino nel proprio cuore. Il problema dell’uomo individualista è destinato a vivere una vita tra gli ossimori e le contraddizioni della vita proprio perché non è persona integrale.

Troppo spesso la teologia e la filosofia parte da Dio o dall’uomo trascurando la divino-umanità perché è solo in quest’ultima che si comprende che l’uomo è una parola di Dio vivente e, in tale stato, egli è voce unica ed autentica. Nella divino-umanità si può avere il mutamento della coscienza che a sua volta coinvolge i mondi psichici e sentimentali ed è in questa che cadono i confini che limitano la volontà dell’uomo; è per questo che solamente il mondo mistico riesce a comprendere meglio il mistero dell’uomo ed il suo rapporto colloquiale con Dio.

Il problema dell’uomo è il problema di Dio, perché Dio è l’uomo sono indissolubili anche se i nemici cercano di convincere che Dio regni al di fuori del nostro cuore, è necessario comprendere come la coscienza non sia statica ma dinamica, nel senso che opera costantemente per ritrovare la sua unità perduta anche attraverso apparenti scelte che sono contrarie alla sua crescita.

Va aggiunto che il positivismo, l’utilitarismo, il razionalismo sono fisionomie statiche della coscienza; esse sono un’identificazione dell’essere e la chiusura dell’infinito mondo dello spirito, ed è per questo che molte teologie si scontrano l’un l’altra, proprio perché non si allacciano alla via mistica che persegue la sua strada attraverso la simbologia. Queste discipline infatti cercano dei surrogati della verità che eliminando le differenze che distinguono gli uomini mettono a tacere le voci uniche ed originali per “rendere pubblica (la vita) … essa ingerisce nelle nostre abitazioni, penetra nei nostri sentimenti. Vuol fare dell’uomo un essere esclusivamente sociale. Lo stile di vita delle società democratiche finisce per ridurre tutto all’uniformità” (N. Berdjev – Pensieri controcorrente). L’inquietudine dei nostri tempi nasce dall’incertezza e dal desiderio di trovare la Verità nel mondo dello Spirito. Il destino della storia sta nell’essere spiritualizzata dal Paraclito. IL primato della libertà è il primato della coscienza dell’essere, non è il primato della Ragione pratica né quello della libertà politica.

Nel colloquio con Dio l’uomo è chiamato non a discutere, ma ad amare il prossimo in Lui. È un silenzio contemplativo che guarda la verità in un percorso dello sguardo e l’amore silenzioso lascia libere le varie menzogne e discutere tra loro al fine di autodistruggersi. È per questo motivo che il problema dell’uomo è solo di comprendere che il Paraclito è colui che insegna, colui che difende, colui che consola e la sua è Voce che attende ma non contende in un continuo esicasmo della memoria dove l’uomo, nel riscoprire la propria seità, ritrova il simbolo che è immagine del trascendente.

Ecco perché la divino-umanità non è un’immagine dipendente dal mondo, ma dal simbolo che l’uomo deve ritrovare come vera espressione del mondo spirituale.    Abate Marco … Figlio vuoi possedere dentro di te una fiaccola di scienza spirituale per camminare senza inciampi nella notte profonda…?

Diacono Martino http://liberticida.altervista.org/

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  • Fabio E. Nategh

    È un po’ lungo. Riassuntino?

    • Martino Mireles

      Fabio leggilo con attenzione, lo so che è lungo ma ti da tante chiavi utili.
      Tanti cari saluti
      Martino – Diacono

  • verklarte

    Ho scoperto Berdjaev (“Autobiografia spirituale”) quando avevo vent’anni. Florenskji qualche anno più tardi. In Italia sono ancora totalmente sconoscuti al grande pubblico. Purtroppo.

    • alex

      «Osservate
      più spesso le stelle. Quando
      avrete un peso sull’animo, guardate
      le stelle o l’azzurro del cielo.
      Quando vi sentirete tristi,
      quando vi offenderanno, quando
      qualcosa non vi riuscirà,
      quando la tempesta si scatenerà
      nel vostro animo, uscite all’aria
      aperta e intrattenetevi, da soli,
      col cielo. Allora la vostra anima
      troverà la quiete».

      LA COLONNA E IL FONDAMENTO DELLA VERITÀ
      Pavel Florenskij

  • Gianox

    Il concetto di divino-umanità mi ha fatto venire in mente un articolo che ho letto di recente, in cui, seppur molto alla lontana, si parla di fisica quantistica.
    Premetto che di fisica ne capisco ben poco: al liceo era l’unica materia in cui stentavo, non sono mai riuscito a farmela piacere. Pertanto mi limito ad un’esposizione molto superficiale.
    Ecco, in questo articolo si menziona come i fisici abbiano scoperto, conducendo alcuni particolari esperimenti riguardo il fotone, che la sola osservazione dell’analizzatore cambiava il risultato dell’esperimento stesso. Il fotone è un’onda oppure una particella, come sostenuto da Einstein? Da quello che mi è parso di capire, la risposta giusta è: dipende. Dipende dalla nostra coscienza, che – a quanto pare – è in grado di trasformare un’onda in una particella.
    Quindi, la nostra è una coscienza dinamica che più dinamica non può essere! Altro che positivismo, utilitarismo e razionalismo, la cui concezione della coscienza come statica fa sì che Dio e l’uomo siano assolutamente divisi e separati.
    Secondo i fisici quantistici, la coscienza è in grado di influenzare la realtà.
    “La Rivelazione non è un atto unilaterale verso qualcuno, essa è profondamente bilaterale perché deve essere accolta dall’uomo nella sua primaria libertà”.
    Pare che anche la fisica quantistica supporti quest’affermazione. Nel momento in cui la stessa coscienza è in grado, seppure in termini quantistici, di influenzare la realtà, ecco che l’uomo stesso è chiamato alla massima espressione di libertà, quella di dar vita, in unione col divino, ad un processo cognitivo che prima di tutto è un vero e proprio processo creativo.

    • ZeitGeist80

      La quantistica pullula di concetti all’ apparenza magici e teorie assolutamente sconvolgenti per la fisica tradizionale. Dovra passare tempo perche’ le scoperte di questi anni vengano metabolizzati dalle grandi masse, cmq la rivoluzione copernicana che si intravede e’ proprio questa: stesso esperimento, due risultati diversi egualmente veri o per dirla ” quantisticamente” con la stessa probabilità’ di essere egualmente veri. A Gianox correggo solo questa errata interpretazione.. gli strumenti stessi leggono il doppio risultato, la percezione umana di fronte alla natura delle forze subatomiche e’ impotente ma spesso articoli scientifici divulgativi giungono a conclusioni esagerate.

    • Consulente dei nuovi schiavi

      Non è questione di influenzare la realtà, è questione di come percepiamo la realtà. Lo spazio ed il tempo sono relatività nostre altrimenti la non località dell’elettrone sottintende una sua forma di cinismo nei ns confronti ahahahah e dei nerd che lo studiano ihihihihihi. La coscienza è creativa ma solo della ns realtà che comunque non è poco, anzi quasi tutto per i più.

  • Consulente dei nuovi schiavi

    “La Rivelazione non è un atto unilaterale verso qualcuno, essa è profondamente bilaterale perché deve essere accolta dall’uomo nella sua primaria libertà. Dio non può rivelarsi all’uomo che non procede né cerca verso il Divino nel proprio cuore. Il problema dell’uomo individualista è destinato a vivere una vita tra gli ossimori e le contraddizioni della vita proprio perché non è persona integrale.”
    Da scrivere all’entrata di qualsiasi luogo di culto.

    “Siamo di fronte ad un mondo invertito in tutti i sensi dove l’economia dovrebbe essere al servizio dell’uomo e non l’uomo al suo servizio. Le false ideologie ottimistiche generate dal pensiero unico generano in realtà un anti-pensiero; un concetto che non crea ma distrugge e tale dissoluzione porterà comunque ad una finalità inaspettata ed inconsapevole di Bene. Eterni sono solo i fondamenti spirituali di una società, il resto è effimero, transeunte e volatile.”
    Da scrivere prima dell’indice in ogni libro di economia. Su questo, come su tutto, vibriamo all’unisono, pensa che la mia tesi di laurea verte sull’etica che dovrebbe essere causa prima e finalità unica dell’agire economico, dimostrando, tra l’altro come perfino degli “invasati cristiani” abbiano realizzato comunità, in giro per il mondo, un prosperoso modello economico chiamato “economia di comunione”, basato sostanzialmente su dono, relazione, comunione e reciprocità. Ad esempio, gli utili vengono reinvestiti per quello che si necessita ed il resto donati alla comunità. Al contrario di quello che si possa pensare non vi sono parassitismi ma operosità perché le persone danno aiuto ma chiedono aiuto, parassitare sarebbe togliere il cibo a qualcuno che ieri te l’ha donato. Hanno scuole e università gratuite, tutto si basa sulla Volontà e non sull’obbligo. Tutti adorano il Cristo ed in particolare “ut unum sint”. Volontà significa che non vi è vergogna nel chiedere e non vi è orgoglio nel dare. Questo ho imparato, vissuto e toccato di persona, se il cuore è libero lo Spirito esiste e si taglia col coltello da quanto è denso e forte.

    Il nome completo è proprio “economia di comunione nella libertà”.

    • alex

      ****pensa che la mia tesi di laurea verte sull’etica che dovrebbe essere causa prima e finalità unica dell’agire economico, dimostrando, tra l’altro come perfino degli “invasati cristiani” abbiano realizzato comunità, in giro per il mondo, un prosperoso modello economico chiamato “economia di comunione”, basato sostanzialmente su dono, relazione, comunione e reciprocità. Ad esempio, gli utili vengono reinvestiti per quello che si necessita ed il resto donati alla comunità. Al contrario di quello che si possa pensare non vi sono parassitismi ma operosità perché le persone danno aiuto ma chiedono aiuto, parassitare sarebbe togliere il cibo a qualcuno che ieri te l’ha donato. Hanno scuole e università gratuite, tutto si basa sulla Volontà e non sull’obbligo. Tutti adorano il Cristo ed in particolare “ut unum sint”. Volontà significa che non vi è vergogna nel chiedere e non vi è orgoglio nel dare. Questo ho imparato, vissuto e toccato di persona, se il cuore è libero lo Spirito esiste e si taglia col coltello da quanto è denso e forte.

      Il nome completo è proprio “economia di comunione nella libertà”.****

      Bellissimo e pienamente condivisibile. A mio parere, la chiave della pseudo-felicità terrena, dello “Spirito cristico” incarnato. Semplificando per non essere prolisso : nessuno è così ricco da non aver bisogno di qualcosa (di un sorriso, ad es.) e nessuno è così povero da non poter donare qualcosa.

      • Consulente dei nuovi schiavi

        In Italia sono a Loppiano vicino a Incisa Valdarno.

  • Leo Fabiani

    Antani ma piu a destra sbiriguda

    • Martino Mireles

      Un seguace del Lonfo.

  • Fabrizio de Paoli

    Noi stessi siamo l’origine del divino, nasce tutto dall’osservazione della conoscenza e da una domanda: dentro di me c’è una conoscenza innata che provvede a farmi crescere, a far funzionare le mie cellule ed i miei organi, a comandare al mio cuore ogni singolo battito, a darmi emozioni, a tenermi in vita.
    Dobbiamo quindi ammettere che disponiamo di una conoscenza che sfugge alla comprensione della classica conoscenza che impariamo consapevolmente.
    E ci chiediamo: “di chi è ?”
    A quel punto possiamo scegliere se considerare quella conoscenza misteriosa come interna nostra, oppure esterna divina.
    Scegliere di considerarla nostra ci potrebbe spaventare perché dovremmo riconoscere di essere molto più grandi di come abbiamo pensato fino a quel momento.

    • Martino Mireles

      Per darle un punto di vista più mistico: le cellule del corpo, del sangue quando ascoltano la Parola di Dio hanno un sussulto e tendono a generare Melatonina, Glutatione ed altre sostanze benefiche per il corpo.
      Per questo gli antichi Padri dicono che la Parola deve essere mangiata.
      Gli esicasti del Monte Athos , ad esempio, pronunciano continuamente la stessa formula pur dedicati anche a cose materiali come coltivare un orto o a parlare con chi si è recato a trovarli.

      • Fabrizio de Paoli

        Forse quella conoscenza è esterna, cosmica, divina, e forse è vero che la creiamo col nostro pensiero e nel momento in cui la creiamo la stiamo iberando nell’universo. Ma perché dire che è qualcosa di divino e non dire semplicemente che è qualcosa di nostro?

        • Martino Mireles

          Dio si è fatto uomo per insegnare agli uomini a non farsi Dio, ma Dio si è fatto uomo per vivere nel tempio della nostra coscienza e per farci fratelli in Cristo, quindi volti di Cristo che è nostro, perché Egli parla ad ognuno di noi, non alle masse.

          • Fabrizio de Paoli

            Mi chiedo perché dovrebbe insegnarmi a non farmi come lui, se lui è la perfezione perché mai dovrebbe indurmi a rinunciarvi?
            E se fosse sbagliata ed opposta l’interpretazione stessa della religione? Ovvero Dio ha la funzione di portare gli uomini ad accedere alla conoscenza, quindi alla libertà.

          • Martino Mireles

            Infatti lo scopo finale della Rivelazione che Giovanni spiega nel percorso dello sguardo è che noi diventando altare di Cristo diventiamo Suo Volto in terra e le nostre parole, Sue Parole affinché si realizzino le profezie che Dio sia tutto in tutti e che l’uomo sia Re, Sacerdote e Profeta.

          • Fabrizio de Paoli

            Va bene, però mi sembra in contraddizione con “Dio si è fatto uomo per insegnare agli uomini a non farsi Dio”.
            La religione utilizza un linguaggio troppo sibillino ed enigmatico, spesso contraddittorio.
            Non vorrei che il mistero della fede si basasse su semplici trucchetti lessicali.
            A quel punto mi chiederei: “a che scopo?”

          • alex

            ****”Dio si è fatto uomo per insegnare agli uomini a non farsi Dio”.*****
            Scusa l’intromissione, solo per dire la mia personale visione. Il senso molto chiaro della frase entro ***stellette***, è proprio letterale, fermo e pieno. Un invito a vivere la materialità piena, ad apprendere attraverso essa, senza doversi fare Spirito o Cristo in terra. L’ascetismo, etc..etc.., la “condizione” cristica nell’incarnato, è tale che, è naturale, non spinta, non forzata, altrimenti ricade nell’ambito ludico-egoistico. In parole povere, se sei della natura del “sentire”, della coscienza piena cristica, sarai un Cristo, sempre e comunque. Se la tua coscienza non ha quel livello di “sentire”, forzandoti ad essere Spirito, risulterai all’esterno (forse) un Cristo, ma nel complesso sarai una forzatura, una mistificazione evolutiva. Rientra sempre nella massima evoluzione possibile, che è: conosci te stesso. Essere un ladro, essendo conscio che sei questo, è preferibile in termini di coscienza, al ladrone che si atteggia ad onesto e santo. Il “sentire”di coscienza ad un certo livello evolutivo, è costruito attraverso l’esperienza materiale, attraverso la macerazione della nostra ignoranza, (che sia in una esistenza carnale sola e dopo in spirito, o attraverso reincarnazioni varie, tanto fa), attraverso un sempre più ampio “sentire”, che fa si che la coscienza ingloba principi e norme non imposte da nessuno, se non da noi stessi. Dato che di Cristi & Co, se ne vedono pochi in giro, dobbiamo dedurre che vivere da quello che non si è, oltretutto è controproducente. Da qui il ” Dio si è fatto uomo, (nel senso che “Dio è” quindi anche uomo)ma per insegnare agli uomini che non sono “Dio é”, ma solo e per ora, in potenziale.

          • Fabrizio de Paoli

            Son d’accordo con te, io però non contestavo il “si fatto uomo” ma il “…per insegnare agli uomini a NON farsi Dio”

          • Martino Mireles

            Non capisco la sua richiesta.
            Nell’Ortodossia diciamo che Cristo si è fatto uomo per insegnare agli uomini a farsi Dio.
            Nel Cattolicesimo si dice Cristo si è fatto uomo per insegnare gli uomini a non farsi Dio.

            Per spiegarla meglio:
            Ortodossia : Cristo si è fatto uomo affinché l’uomo non innalzi sé stesso sopra gli altri uomini
            Cattolicesimo : Cristo si è fatto uomo affinché l’uomo si faccia Tempio Vivente della Verità e in tal caso si deifica.

            In ogni modo non sono le formule la chiave ma il simbolo che è esattamente ciò che i teologi e gli uomini in generale non colgono mai, ma che gli antichi Padri sapevo intravvedere con chiarezza.

            Cari saluti

            Edoardo Rospo

          • Fabrizio de Paoli

            La mia richiesta è: tu da che parte stai?

          • Martino Mireles

            Dalla parte dell’Amore di Dio e non da quelle formule più o meno accattivanti. La sobrietà vince la suggestione ed il ricordo di Cristo ci prospetta una speranza anzi una certezza.

          • Fabrizio de Paoli

            Su dai…
            riformulo la domanda:
            stai con quelli che vogliono che l’uomo diventi come Dio, oppure con gli altri?

          • Martino Mireles

            Ogni uomo è come un bicchiere che si deve riempire, il punto è che non sappiamo se siamo bicchieri grandi, medi o piccoli, l’importanza è il riempimento. Io non so che bicchiere sono ma vorrei che Cristo regnasse nel mio Cuore affinché io da uomo possa essere deificato in Cristo.

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