L’UE dichiara guerra al mondo, mentre l’ipocrisia su Trump sta spianando il ritorno dei neo-con

Di Mauro Bottarelli , il - 81 commenti


Per la serie anche le pulci hanno la tosse, ieri il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha voluto delineare gli scenari di rischio per l’UE nella lettera di convocazione del summit Ue alla Valletta di venerdì prossimo, praticamente una Yalta per craniolesi. Ipse dixit: “Le sfide che l’Unione Europea ha davanti sono le più pericolose di sempre. Il futuro è altamente imprevedibile a causa di una Cina prepotente sul mare, la Russia aggressiva verso l’Ucraina e i suoi vicini, e poi guerre, terrore e anarchia in Medio Oriente e Africa”. E. ovviamente, “le preoccupanti dichiarazioni di Trump che mettono l’UE in una difficile situazione”. Per Tusk, “l’Europa deva difendere con fermezza l’ordine internazionale basato sullo stato di diritto, perché non possiamo arrenderci a quelli che vogliono indebolire i legami transatlantici, senza di cui l’ordine globale e la pace non possono sopravvivere. Per questo, dobbiamo ricordare ai nostri amici americani il loro stesso motto: uniti vinciamo, divisi perdiamo”.

Di quale pace parla Tusk, di quella garantita in Siria dai jet che mancavano i bersagli Isis? O di quella che permette al regime golpista di Kiev di massacrare impunemente civili in Donbass, 20 morti solo negli ultimi giorni, nel silenzio generale? Inoltre, fonti diplomatiche hanno confermato all’Ansa che “l’ordine presidenziale di Donald Trump contro i migranti di sette Paesi a maggioranza islamica sarà la bomba sul tavolo del vertice informale”. Insomma, a occhio e croce l’UE a livello di relazione internazionali pare puntare tutto su un patto d’acciaio con le isole Svarbald e con i riformisti di Saturno, visto che ha da ridire su mezzo mondo. Poveretti, già non erano lucidi prima, ora sono completamente allo sbando. “La bomba sul tavolo del vertice”: ma per quale cazzo di motivo l’UE dovrebbe mettere becco su politiche interne Usa, ovvero comportarsi come Washington fino a ieri?

E chissà cosa diranno dopo aver letto quanto rilanciato ieri dall’edizione on-line del Washington Post, in base alla quale l’ordine presidenziale di Trump sui migranti avrebbe anche una secondo piano di intervento, la cui finalità sarebbe “quella di eliminare immigrati che tendono entrare negli Usa per sfruttare l’assistenza pubblica ma anche di, quando possibile, deportare immigrati già presenti negli Usa che dipendono però dal denaro dei contribuenti”. Insomma, chi campa di welfare, sussidi e food-stamps potrebbe presto dire addio agli Usa, se non è statunitense. Per il Post, “l’amministrazione ha incolpato gli immigrati che finiscono per ricevere servizi sociali negli Usa di mangiare risorse federali, mentre i lavoratori immigrati contribuiscono alla disoccupazione tra gli americani nati negli Usa”. Il draft, intitolato “Executive Order on Protecting Taxpayer Resources by Ensuring Our Immigration Laws Promote Accountability and Responsibility”, vedrebbe insomma un netto giro di vite nell’accesso e nei benefici del welfare da parte di cittadini stranieri, anche quelli che già risiedono negli Usa: accidenti che fascista, questo Trump! Mica come quell’anima candida di Bill Clinton, il quale ricevette una standing ovation per questo discorso,

Bill Clinton Wants to Build a Wall

dal quale estrapolo alcuni passi: “Siamo una nazione di immigrati ma anche una nazione con delle leggi.. Il nostro Paese è giustamente disturbato dal fatto che un gran numeri di stranieri illegali stiano entrando dai nostri confini.. Gli immigrati illegali prendono il lavoro ai cittadini americani o agli immigrati legali e impongono costi ai nostri contribuenti.. E’ per questo che stiamo raddoppiando il numero di guardie di confine, deportando immigrati illegali come mai prima d’ora, colpendo l’assunzione di illegali, negando i benefits agli stranieri non in regola e faremo sempre di più per velocizzare l’espulsione di immigrati illegali arrestati per crimini.. E’ sbagliato e autolesionista per una nazione di immigrati permettere il tipo di abuso che le nostre leggi sull’immigrazione hanno subito negli ultimi anni. Dobbiamo fare di più per fermarlo”. Clinton fu subissato di applausi, Trump vorrebbero appenderlo a testa in giù stile Piazzale Loreto: definirli ipocriti indegni è poco.

E poi, anche dal punto di vista militare, Donald Trump è un pericolo pubblico, almeno stando agli annunci. Vuole limitare l’impegno Usa nella NATO, di fatto ridimensionandone il peso, normalizzare le relazioni con la Russia e, di fatto, cercare di preoccuparsi dell’America e non cedere alla sirene dell’interventismo estero. Questa grafica

ci mostra come, in effetti, sono pochi i membri dell’Alleanza che spendono il 2% del Pil in spese di difesa: insomma, l’ombrello di sicurezza americano per l’Europa non è più garantito. Partendo dal presupposto che solo per questo, se fosse vero, invocherei la canonizzazione di Trump in vita, ecco che la signora Merkel, quella che si è vista sparare un siluro commerciale dove non batte il sole dal consigliere numero uno di Donald Trump, in fatto di euro svalutato e disegnato come un altro marco tedesco, parlando la scorsa settimana ha detto quanto segue: “Non prendiamoci in giro, non c’è una garanzia infinita”. Quindi, cosa facciamo, l’esercito unico europeo stile Sturmtruppen? I Paesi dell’Unione alzeranno e di molto i loro budget militari? Non la pensa così Jan Techau, capo del Richard C. Holbrooke Forum presso l’American Academy di Berlino, a detta del quale “gli europei dovranno fare qualcosa ma ho i miei dubbi che supereremo il livello del 2% di spesa”.

Insomma, Trump è stronzo se fa e dice ciò che ha fatto e detto prima di lui Bill Clinton in tema di immigrazione. E siccome promette meno NATO – o, almeno, meno partecipazione USA nell’Alleanza – è un pazzo che mette a repentaglio la sicurezza mondiale, quella minacciata da Russia, Cina, Iran, Medio Oriente e scie chimiche, come ci ha detto Tusk. E’ vero, sono altri gli americani autorevoli e di cui ci si può fidare. Ad esempio chi – non più tardi di due settimane fa – ha proposto questo,

cioé una spesa militare aggregata di 5 trilioni di dollari per i prossimi 5 anni. E chi è stato? Ma l’ineffabile e pacifico senatore John McCain attraverso un report di 33 pagine dal titolo, poco tranquillizzante, “Restoring American Power”. Per McCain, questa proposta “è solo l’inizio per riparare il danno che è stato compiuto verso il nostro apparato militare negli ultimi otto anni di amministrazione Obama. Ma quanto promesso da Trump non arriverà abbastanza in fretta, bisogna bloccare l’emorragia causata dei recenti tagli al budget della Difesa e questo richiederà almeno 5 anni, questo senza citare i sostenuti incrementi dei finanziamenti che saranno necessari”.

Insomma, non vi ricorda un pochino il PNAC (Project for a New American Century), il centro studi di quegli altri due pacifisti da Nobel di Dick Cheney e Donald Rumsfeld, embrione dei deliri neo-con degli anni successivi? E cosa accadde? Nel settembre del 2000, il PNAC pubblicò un rapporto di novanta pagine intitolato “Ricostruire le difese dell’America: strategie, forze e risorse per un nuovo secolo”, lavorando “nella convinzione che l’America dovrebbe cercare di preservare ed estendere la sua posizione di leadership globale mantenendo la superiorità delle forze armate USA”. Un anno dopo, l’11 settembre e il via all’esportazione della democrazia in grande stile e all’abbuffata di commesse per il comparto bellico-industriale Usa in ossequio alla grandeur militare Usa, alla minaccia terroristica globale e permanente e del warfare, il moltiplicatore keynesiano del Pil.

E oggi? Per i neo-con ancora presenti al Congresso e nel Deep State il nemico oggi è la Russia, come dimostra lo spiegamento NATO nei Baltico, mentre Trump ha già mostrato attitudine più dialogante con Mosca. Ma potrebbe cedere ai desiderata israeliani sull’Iran, dopo il lancio di un missile balistico da parte di Teheran: Benjamin Netanyahu ha già detto che chiederà a Trump il ripristino delle sanzioni nel vertice bilaterale del prossimo 15 febbraio. C’è poi la Cina, con il nodo Taiwan e quello delle isole del Mare Cinese Meridionale.

Insomma, se McCain e i suoi sodali vogliono far disastri, sarà come fumare in una polveriera, lanciando mozziconi a caso. Per ora quelle di Trump paiono di minacce di guerra prettamente commerciale ed economica ma si sa, l’America presentabile, aperta e democratica che tanto manca alla Botteri e all’intellighentzia nostrana, ci mette poco a trovare un casus belli, se serve. E in questo caso ci sono 5 trilioni di buoni motivi. Ma il cattivo è Donald Trump che caccia gli immigrati e quelle quattro checche isteriche che manifestano in piazza nemmeno si rendono conto di tirare la volata a multinazionali e personaggi alla John McCain.

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