Perifrasi della costituzione italiana: le mani sulla famiglia, art. 29

Di JLS , il - 6 commenti

Non sono un esperto di diritto ma questo non impedisce a nessuno di leggere e avere delle opinioni dell’unico contratto imposto dalla nascita a chiunque, con la coercizione. L’amico Giovanni Birindelli, esperto di filosofia del diritto e autore di capacità fuori dal comune, (ritorno a raccomandare la lettura del suo “La sovranità della legge” vedi qui), a chi lo scambia (durante conferenze, eventi o incontri) per uno che ha studiato giurisprudenza all’università, risponde glaciale: “per fortuna, no”.

Faccio mie queste sue lapidarie parole.

Con l’art.29 si apre il titolo II della prima parte della costituzione, destinata ai “Diritti e Doveri dei Cittadini”. Il titolo I conclusosi con l’art.28 riguardava i “Rapporti Civili”.

Non mi sorprendo anche se non mi capacito, dell’esordio dell’art.29 che inaugura l’intromissione dello stato nei rapporti etici.

TITOLO II – RAPPORTI ETICO-SOCIALI

ART. 29.  La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.  Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Molti la festeggiano con parate militari, frecce tricolori, corone d’alloro e altari della patria, corazzieri e carabinieri a cavallo.  Altri ancora la identificano direttamente con il burosausro di turno del parco preistorico del colle di Roma. Nessuno tuttavia l’ha mai vista o incontrata. Si tratta della repubblica. Essa è infatti una mera finzione, una stucchevole trovata costituzionale appunto (vedi art.1).

Al contrario la famiglia è una realtà. Ci sono un padre, una madre, dei figli, un indirizzo, una casa.

Come una mera finzione possa vantare il riconoscimento di una realtà di persone, resta un altro dei misteri insondabili su cui il corano statalista si basa. Sono contrario per parte mia al riconoscimento delle famiglie da parte dello stato, agli effetti civili del matrimonio cattolico e a tutto il resto delle compromissioni e invasioni sul tema, da parte del dio stato. Queste comprimissioni accettate e favorite o addirittura promosse dalla stessa chiesa cattolica, hanno fornito allo stato la seconda opzione per violare i diritti di proprietà. Dopo quelli dell’individuo, quelli di un gruppo di individui consanguinei. Complimenti.

In giro molti cattolici contemporanei urlano scandalizzati “giù le mani dalla famiglia” contrapponendosi a quelli che di famiglia hanno una concezione differente da quella cristiana. Ritengono infatti che lo stato debba ammettere solo un tipo di famiglia, perchè sono vittime della truffa della costituzione, dell’invasione e appropriazione indebita di uno spazio vitale e primario di azione degli individui. Definisco questi urlatori della domenica, miserabili cattocomunisti o se va bene, cristiani allo sbando. Di Vangelo e Sacra Scrittura non conoscono neppure uno iota (cristiani allo sbando). Uno iota conoscono invece quelli (cattocomunisti) che hanno scambiato il cristianesimo con la frequentazione della messa domenicale. E sono anche peggio di quelli allo sbando. Scambiano infatti i cattocoministi il Vangelo per il Corano, l’adesione volontaria al Signore con la Sharia dell’Islam.

Passiamo adesso agli sbandierati “diritti della famiglia“. Quali sarebbero? chi ha chiesto alla repubblica di riconoscerli? Come mai non ne viene fatto l’elenco? Ai posteri l’ardua risposta. Comprendo anche per questa vacuità, che la costituzione è rimasto un affare tra superstiti della resistenza e reduci di guerra, già sotto l’ombrello USA e dietro al paravento del nascente Patto Atlantico. L’approvazione del testo costituzionale a cura esclusiva dei suddetti reduci ed ex partigiani, resta un insulso compromesso per spartirsi il paese, dopo averlo sottratto a Mussolini che non amava spartirlo con nessun’altro. Unica differenza misurabile tra fascismo e democrazia, i riti elettorali e la molteplicità dei predatori fiscali.

Ora qualcuno potrà dire: nel 1946 la maggior parte degli italiani era semianalfabeta e se non lo era non sarebbe stata in grado di capire la costituzione, figuriamoci proporre loro di approvarla. Vada per quello che è accaduto, se la sono scritta e approvata da soli.

Ma nel 2017, con il tasso di analfabetismo scolastico pari a zero, cosa tiene ancora in piedi un testo ampiamente superato e contraddittorio già all’origine? Semplice, solo l’analfabetismo funzionale. Quel prestabilito meccanismo della scuola pubblica e della propaganda statalizia, che insegnando a leggere e scrivere, presta massima attenzione di lasciare tutti nella totale ignoranza della storia e dell’economia.

Passando adesso a ragionare di cos’è il matrimonio per essere dichiarato esclusivo fondamento della famiglia come società naturale? Non è dato di sapere. Attraverso questa prestabilita indeterminatezza e vacuità, qualsiasi concetto o entità evocata nella costituzione è subordinato agli interessi di bottega del legislatore e al consenso vitale per le bande di partito. Dovremmo tutti e senza distinzione, essere terrorizzati da questa pericolosa indeterminatezza ed ambiguità. Ma niente! il 95% dei taGliani infatti non sa neppure di quanti articoli è fatta la costituzione. Quel poco che sa, lo ha appreso da Benigni. Il restante 4% (avvocati, cancellieri, periti, assicuratori, comici di stato e giornalisti sussidiati) di costituzione ci campa, l’1% se ne serve per i privilegi della casta politico parassitaria cui appartiene fieramente.

L’art.29 meriterebbe per tutto questo la dedica di un intero trattato, dal titolo: FUORI DAI COGLIONI.

Ma mi accontenterei anche di una barzelletta di Proietti o Cetto La Qualunque per sputtanarlo definitivamente.

Per fortuna che la realtà ha già provveduto all’uopo, visto che i concetti di famiglia, matrimonio, società naturale, la costituzione li ha lasciati alla mercé di tutte le stupidaggini e castronerie contemporanee, erette a idolatrie di massa o gruppo sociale. Aveva ragione Ayn Rand nello scrivere “puoi ignorare la realtà, non potrai evitarne le conseguenze”

Vediamo allora quali sono le conseguenze sociali dell’art. 29. Innanzitutto le sbarre della prigione: tasse e addizionali su patrimonio, eredità, successione dei beni, cumulo di redditi. Ci vuole la laurea in Giurisprudenza per comprendere che una famiglia non avrebbe bisogno di riconoscimenti, né per formarsi, né per esistere, né per svilupparsi e né per dare i suoi frutti? La famiglia è una società naturale, costituita da un uomo e una donna, che provando attrazione reciproca, stabiliscono di vivere insieme e realizzare i loro desideri, mettere al mondo dei figli, per educarli e dare loro il meglio, questo è. Da quando esiste la vita sulla faccia della terra, non lo ha stabilito nessuno a tavolino, o secondo un programma o per decreto.

Quindi un’entità vera, assolutamente naturale, riguardante l’intimo umano e i suoi sentimenti, con due righe e mezzo di inchiostro viene posta sotto sorveglianza, accuratamente travestita da protezione. Altre entità del tutto non naturali, si sviluppano ed hanno giustamente ritenuto loro diritto, reclamare la protezione statale prevista per le famiglie naturali. Oltre alle coppie di fatto, ai raggruppamenti di omosessuali dell’una e dell’altra sponda, ai trans, non sono affatto escluse altre imminenti novità sul tema: famiglie costituite da un pastore col suo cane, una contessa e la sua volpe, disoccupati e cassintegrati, anche eterosessuali tutti uniti dalla sventura, un uomo e dieci donne, dieci uomini e una donna, da un uomo e dieci bambine, una vecchia con un gruppo di adolescenti, gruppi promiscui di ogni genere e tipologia, fino ad arrivare a Cicciolina e i sette negri. La demokrazia e la repubblika si sa, non possono discriminare nessuno. Chiedete e vi sarà dato, non è una frase del Vangelo, come pensavate.

Non sono mancati ovviamente i partiti e i politici che in nome del rifiuto delle discriminazioni, hanno già concesso la protezione costituzionale e legislativa a entità che non sono società naturali. Questo a conferma delle tragiche conseguenze dell’indeterminatezza costituzionale, del positivismo giuridico e di quello che è facile prevedere accadrà nei prossimi anni.

L’eguaglianza morale dei coniugi non è determinabile con un articolo della costituzione, perché ciascuno ha la sua morale. Ad esempio sappiamo che la morale di una coppia mussulmana è diversa da quella di una coppia cristiana. Quella di una coppia di agnostici o atei, diversa da una coppia di Testimoni di Geova. Con l’art.29 l’eguaglianza è stabilità dallo stato anche sotto il tetto domestico. A nulla serve il legame di amore e la morale che in due avete liberamente stabilito per determinare la vostra eguaglianza, ammesso che la cosa interessi ad entrambe. Chi è lo stato per imporre alle persone la morale di coppia?

L’eguaglianza giuridica è una scoreggia flatulenta. Infatti l’art.3 sancisce già l’eguaglianza di tutti i cittadini. Qesta ripetizione costituzionale, si spiega soltanto con l’ambizione dei padrini costituenti di affermare che non vi è luogo, comunità, circostanza, ambito da cui lo stato può essere tenuto fuori o a distanza.

I limiti all’eguaglianza dei coniugi come al solito (vedere i precedenti 28 articoli per averne conferma) restano subordinati alla legge, termine generico per rinviare a data, condizione, circostanze da precisare a seconda delle convenienze elettorali di governo e di partito.

Stramazzo infine sul pavimento per l’epilogo dell’articolo 29 che richiama l’unità familiare. Ennesima conferma della doppiezza, incoerenza, contraddizione di un testo più nocivo alla convivenza civile di un gas nervino. Il divorzio ammesso e regolamentato per legge dal 1974, ha o non ha a che vedere con l’unità familiare?

L’unità familiare infatti non è intesa dalla costituzione, come la intenderebbe la maggior parte delle persone, una comunione auspicabilmente lunga e proficua, e magari per tutta la vita. O comunque una cosa di coppia con migliaia di possibili varianti. No, l’unità familiare deve essere costituzionale, cioè imprecisata quanto basta per essere funzionale al legislatore di ieri, di oggi e di domani.

Non resto scandalizzato del contenuto e degli effetti dell’art.29. Credo infatti che le enunciazioni e i proclami della costituzione non esssendo l’affermazione di princìpi, si prestano solo ed appositamente a qualsiasi operazione legislativa.

Nota dell’autore: se vuoi leggere i precedenti 28 articoli della costituzione italiana, li trovi sempre qui su RC, digitando su Google “Rischio Calcolato Perifrasi Costituzione”

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