Il vero spread con la Germania

Di Lorenzo Marchetti , il - 66 commenti

banner_spi_01

Come expat, decisi di andarmene dall’Italia in seguito ai miei studi di macroeconomia, fatti nel tempo libero mentre lavoravo in Francia: cercando di indagare le ragioni profonde della crisi economica italiana, capii che non c’era nulla da fare per l’ex Belpaese e che sarebbe potuta andare solo peggio. Per assicurare un futuro migliore alla mia famiglia, contro tutto e tutti, decisi di andarmene. Oggi, di quella scelta fatta solo con il cervello, mio padre ultrasettantenne che vive a Roma mi dice, con il cuore e rassegnazione, che ho fatto bene.

Il mio é pertanto un punto di vista di un ingegnere emigrato con famiglia, che studia economia e demografia per diletto, e che ha deciso di cambiare non perché era disoccupato, ma perché in Italia per il manufatturiero, anche di alta qualitá (mi occupo di industria aerospaziale), vedeva un futuro di lacrime e sangue.

Oggi scrivo per parlarle di quello che é, a mio avviso, il vero spread con i paesi del Nord Europa. No, non la differenza fra i rendimenti dei titoli di stato a dieci anni. Questo é un effetto di breve periodo: l’euro per come lo conosciamo oggi collasserá, é matematicamente certo. Per ora é tenuto in piedi dalla BCE che sente scricchiolare in modo sinistro lo scranno dal quale gestisce con un pugno di marcatori macroeconomici un condominio fatto di popoli, culture, geografie, lingue ed economie diversissime.

Io parlo dell’emigrazione di qualitá. Questo é il vero spread di lungo periodo.

Come ho giá avuto modo di calcolare e scrivere nel mio blog, e poi ritradotto in italiano a questa pagina su Rischio Calcolato, l’emigrazione reale italiana verso gli altri paesi europei é sottostimata di un buon 30%. Questo perché se si prendono i numeri dei paesi ospitanti, che classificano i nuovi arrivati sulla base della provenienza, si vede che rispetto ai dati forniti dall’AIRE, almeno il 30% degli italiani all’estero non si registra come tale presso l’AIRE.

In realtá ero ottimista: recenti analisi mostrano che, nel caso della Germania, l’emigrazione é il 200% piú alta dei dati ufficiali.

La nuova emigrazione italiana è tre volte superiore ai dati Istat e supera il numero di immigrati economici e profughi

Parliamo di migliaia di laureati e specialisti tra dottori, ingegneri, infermieri, tecnici specializzati per i quali lo Stato ha speso centinaia di miliardi in educazione, istruzione, formazione.

Questo capitale umano é molto piú importante dello spread sui titoli di stato, per un motivo semplice: é di lunghissimo periodo e siccome non é visibile, non se ne parla.

Il fatto che un ministro del lavoro come Poletti dica che si puó fare a meno degli italiani emigrati, fa capire due cose:

  1. Eticamente, fa distinzione fra chi resta (che merita) e chi va via (che va biasimato), inasprendo ulteriormente una fra le tante dicotomie del paese. Passi pure, é un politico e non particolarmente intelligente.
  2. Economicamente, butta nella spazzatura PIL e investimenti per decenni da oggi. E questo é ben piú grave.

E’come se regalassimo a Germania, Olanda, UK etc ponti, autostrade, tunnel, banda larga pagandola coi soldi dei contribuenti italiani. Solo che questi ultimi come notizia finirebbero sui titoli dei giornali, l’emigrazione di qualitá no. I paesi nordici si vedono arrivare infermiere giá qualificate negli ospedali, ingegneri giá competenti nel settore automobilistico, dottori che coprono le loro carenze nelle campagne…tutto questo GRATIS. Paesi come l’Italia hanno pagato per tutto questo.

Una cosa su cui non si riflette a sufficienza é anche la seguente: chi emigra cerca Fortuna altrove, singolarmente. Ognuno ragiona per sé, e investe nel proprio futuro sulla base di quello che la societá italiana, per mezzo di scuola e universitá, gli ha dato in passato.

Rinuncia ad integrasi nella societá italiana per inseguire un sogno e una soddisfazione personali.

E’la sconfitta della societá Paese.

Chi emigra e mette radici all’estero NON torna in Italia. E’capitale perso per sempre. E’faticosissimo imparare una nuova lingua (o due), compilare scartoffie per comprare l’auto, magari solo ritargarla, comprare casa, fare colloqui di lavoro, cambiare amicizie, iscrivere tuo figlio a scuola etc.

Figuriamoci se si torna indietro. Chi emigra é gente mediamente (con tutte le eccezioni del caso) piú preparata e coraggiosa di chi resta e che intraprende un cammino piú denso di incertezze in un ambiente che peró promette qualcosa di diverso: crescita e benessere. Non dico che tutti prosperano all’estero. E’falso. Ma almeno ci sono le premesse per ottenere di meglio che in Patria con le qualifiche che si possiedono.

Ripeto: é capitale umano perso per sempre, che va ad arricchire quei paesi che economicamente sono giá forti e li protegge ulteriormente da cali demografici ed eventuali crisi finanziarie, perché in momenti di turbolenza dei mercati che si riflettono in un calo di occupazione, chi soffre di piú sono i mestieri a basso valore aggiunto e i paesi ad alto debito pubblico. I paesi ad alto debito pubblico non possono incorrere in ulteriore deficit per far fronte alla crisi finanziaria come invece possono fare paesi a minore debito pubblico.

Questo é il vero spread: il travaso gratuito di competenze dall’Italia alla Germania. O, piú in generale, dai paesi mediterranei a quelli del centro Europa.

E come ogni metrica demografica, é uno spread di lungo periodo. Il fatto che ministri come Poletti minimizzino un fatto del genere, significa che la portata drammatica del fenomeno é completamente fuori dai radar dei politici. E come avere un cieco alla guida di un autobus.

Condivisioni
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

  • Burghy

    Io pure me ne sono andato nel 2001!
    Tutte le mattine ringrazio la Madonna di averlo fatto

    • andrea xxl

      Idem con patatine.

      • AndreaDoria

        purtroppo sono d’accordo.Aggiungo anche che, in caso di dipartita di mia Mamma, in italia non mi ci vedono piu’ nemmeno per le vacanze

      • Halexjan Hale

        Idem pure io. E a 47 anni…

  • Enrico I.

    Assolutamente d’accordo. Quando questo baraccone sarà crollato non solo andrà fermata l’emorragia con leggi ad hoc ma dovremo anche cercare di attirare immigrati veramente di qualità.

    • maurizio

      Quando sarà crollato NON servirà più niente….
      E già ora è crollato…

  • maurizio

    Intervento, purtroppo, bellissimo…. scritto da persona intelligente e di buon senso.
    Spero lo leggano in molti e parecchie di queste persone ci pensino…. in questo paese nessuno pensa, tutti subiscono oramai da tempo anestetizzati.

  • cip ciop

    Se l’emigrazione è sottostimata allora la disoccupazione è sovrastimata.

    • MaAncheNo

      Non necessariamente. Probabilmente gli emigrati sottotraccia gia’ ricadono negli inattivi che non contano ai fini del calcolo della disoccupazione.

      • cip ciop

        Può darsi. Sarebbe però interessante un’analisi più approfondita. Ad esempio avevo letto che fra i 150000 italiani censiti dalle autorità britanniche nel 2014 un 10% erano italo-brasiliani che sfruttavano il passaporto italiano.

        • MaAncheNo

          Il censo parte da un modulo anonimo che compili personalmente (ne ho già compilati un paio anch’io).
          Dubito che un brasiliano indichi “Italia” come luogo di provenienza.

  • Albert Nextein

    E’ così.
    I politici conoscono perfettamente la situazione, anche di questa emigrazione giovanile.
    Sanno bene che se si è giunti a questo punto di degrado e difficoltà è solo conseguenza degli atti dei loro governi.
    E quindi minimizzano, omettono, sdrammatizzano.
    Fingono di porre in essere rimedi miracolosi che regolarmente si rivelano miserabili mezzucci con effetti controproducenti.
    Di certo non si assumono le responsabilità che noi riconosciamo loro e che il mondo intero gli addebita.
    Negano l’evidenza.
    E tentano continuamente di sviare l’opinione pubblica su falsi obbiettivi, mentre le cose rotolano al peggio.
    Fanno bene i giovani che se ne vanno.
    Faccio a loro i migliori auguri.
    Intanto in italia : “meglio comandare che fottere. A’ da passà a nuttata.”

    • Tu dici? io non credo. Penso che i politici non abbiano proprio compreso il problema. Intendo al di lá di fredde cifre che tutti possono imparare a pappardella. Vivono una vita fatta di stipendio pubblico, non hanno responsabilitá verso terzi nel vero senso della parola, non rischiano nulla in termini di salario se vengono licenziati, perché sono illicenziabili. Mangiano prelibatezze in una mensa pagangole inezie, volano in trasferte strapagati dai contribuenti…non possono sapere cosa comporta emigrare e contare sulle proprie forze. Proprio perché ogni scelta comporta una rinuncia e per loro non ha senso compiere simili scelte, quali andarsene e contare sulle proprie capacitá. Lo stesso primo ministro, Gentiloni, é un conte! che in gioventú si dilettava a fare il comunista nelle rivolte studentesche.

      Inoltre non emigrano solo giovani. Ci sono fior di quarantenni e ultracinquantenni.
      Poter emigrare da giovani con la famiglia che ti paga gli studi all’estero e ti dá il tempo di crearti una rete di conoscenze e imparare bene la lingua é una grandissima fortuna. Hai le spalle coperte e il tempo per cercarti un buon lavoro.

      • Fabrizio Bertuzzi

        sono d’accordo, pochissimi politici pensano a queste cose, la maggior parte e’ focalizzata ad incrementare lo stipendio e a sistemare i famigliari.
        il paese e’ andato, bisogna solo aspettare la purga.

      • Albert Nextein

        Addebito ai politici una malafede somma.
        Essi vedono, e sanno.
        Ma non possono perdere la faccia , né il potere.
        Diabolicamente perseverano, in attesa che per un qualche miracolo esterno la situazione migliori.
        Sanno , e si comportano irresponsabilmente per puro calcolo politico.
        Tentano di darci a bere di tutto e di più.
        Ma le cose girano nel senso opposto a quanto da loro sperato e promesso.
        Dei socialisti non possono diventare attuatori di politiche liberali.
        Vanno avanti per la loro strada nonostante tutto e tutti, anche contro le evidenze.
        Pensano avere ragione.
        Ma vedono e sanno.
        Intanto in italia : ” meglio comandare che fottere, à da passà a nuttata.”

  • silvia

    Concordo.Non solo i paesi del nord Europa beneficiano della emigrazione degli Italiani, che sono convinta siano i migliori per educazione e competenze (forse siamo un po’ deboli con le lingue estere, ma impariamo subito), ma in questo modo il barcone Italia viene manovrato da incapaci e figli di incapaci…e una barca pilotata da incapaci non puo’ che affondare

    • cip ciop

      Giovani capaci che sarebbero stati formati da incapaci.

      • silvia

        Capaci al di la’ della formazione. I piu’ intelligenti, che poi sono quelli che se ne vanno, sono in grado di assorbire conoscenza in modo critico verso chi gliela impartisce e verso il sistema

        • cip ciop

          Ora mi è più chiaro il suo/tuo pensiero. Sono invece del parere che l’aumento del flusso migratorio non sia per forza di cose sinonimo di una emigrazione per forza di cose migliore.

          • silvia

            Vedi, di fronte ad una situazione ambientale sfavorevole e stagnante,le persone cosiddette “migliori”(che per me coincidono con le piu’ intelligenti), sono quelle che rischiano cercando fortuna altrove.
            E’ nella storia dell’Uomo, fin dalla preistoria.
            Ci sono studi sul nomadismo ancestrale che dimostrano che i nomadi ,che si spostavano alla ricerca di risorse e territorio, erano anche i piu’ forti e i piu’ intelligenti, temprati dallo stile di vita, e dall’alimentazione prevalentemente carnivora.
            Essi combattevano e vincevano le popolazioni stanziali che vivevano di agricoltura e raccolto,e ne conquistavano il territorio.

          • Fabrizio Bertuzzi

            l’italiano e’ geniale, ha quell’innato senso di risolvere le cose fuori dagli schemi tirando fuori il nuovo.
            ma solo alcuni… il resto e’ un branco di piagnoni ed approfittatori e siccome la societa’ la fa la maggioranza ecco che la barca affonda.

          • MaAncheNo

            Se non hai qualche competenza, all’estero non ci puoi restare, visto che come minimo gai un affitto da pagare senza aiuti da parenti vari.
            In genere se sei capra, ti tocca tornare entro pochi mesi.

      • MaAncheNo

        Da espatriato, non ricordo di aver avuto Poletti o la Boldrini tra i miei i segnanti.

  • kikko19

    d’accordissimo, anche la cultura del lavoro ha il suo impatto, mi ricordo quando a helsinki, 2003, la mia boss venne con il cappello in mano a chiederemi se potevo coprire il turno di un collega con un emergenza e stare 15 minuti in piu’ , pagati ovviamente. le ho detto che in italia da dove venivo, i capi si comportavano in maniera diversa…

    • AndreAX

      non suggeriamo certe cose… che poi si italianizzano XD

  • funnyking

    Gran bel post, Complimenti

  • Serenissima

    Beati voi, io o divorzio o resto. e restando devo aguzzare l’ingegno.

  • Tommasodaquino

    Condivido in pieno la visione sull’Italia, la disanima è però scorretta verso gli altri paesi. Primo il problema demografico ce l’hanno quasi tutti i paesi occidentali, e la Germania non fa eccezione anzi per certi versi è messa anche peggio, basta farsi un giro lì e vedere. Da questo punto di vista quindi bisogna valutare bene DOVE si va. Il rischio è di dover emigrare ancora una volta con costi maggiori e con una famiglia al seguito sfido. La Francia non credo sia messa molto meglio (ascoltare il podcast del truffone), forse ha una demografia migliore grazie agli immigrati ma è in assoluto il paese più socialista d’europa. La demografia ad oggi è un po’ più clemente con Polonia ed Irlanda, dove si fanno ancora figli. Per tutti gli altri il destino è praticamente segnato. Quello che sta fallendo è il socialismo ideologico cui si è basata l’UE e che si alimenta di keynesismo. Non esiste alcun paese nell’UE che sia esente da questa visione del mondo. Personalmente continuo a ripetere che in caso di crollo (a mio avviso allungheranno il brodo quanto più potranno, finirà come l’URSS) dell’UE o dell’euro o dell’Italia o della Francia, non ci si faccia proprio nessuna illusione, scogli abbastanza solidi in Europa non ce ne saranno. A mio avviso la soluzione è individuale, ovunque si scelga di andare. E no nemmeno l’UK garantirà nulla. Spostarsi in un altro paese UE vuol dire solo ritardare di qualche anno la morte o se si vuole, allungare di qualche anno l’agonia. Detto questo ricordo sempre che il futuro è imprevedibile.

    • AndreAX

      Stavo per dirlo io della Francia e del podcast di Carbone è stato illuminante. Però si potrebbe fare che fintanto che l’italia fallisce sto in Svizzera quando vedo che la malaparata arriva lì qui sarà già aria di ricostruzione…spero…

      • Tommasodaquino

        Qui non si è ancora capito che con la globalizzazione e l’interconnessione finanziaria o te ne vai in un isola deserta oppure ti becchi tutti gli tsunami che arriveranno. Andare in un altro paese può certamente limitare i danni, forse anche di molto, ma per piacere Francia? Olanda? Germania? Mi sembra una gara tra novantenni a chi ha qualche giorno in più di vita.

        • AndreAX

          Sìsì sono d’accordo ma bisogna vedere come la crisi che è frutto “dell’azione umana che si muove nel tempo e nello spazio” colpisce nel tempo. Vero che nessuno è esente ma vero anche che non saranno colpiti tutti in contemporanea. Giocando sui tempismi forse ce la si può fare. Questo se si vuole una strategia dinamica, altrimenti modalità Decameron ovvero IN CAMPAGNA! ….E poi la peste facesse il suo nelle città…

          • Tommasodaquino

            Tutti i più grossi crolli della storia non sono avvenuti in una notte come si potrebbe pensare. Vedo molte analogie con il crollo dell’Unione Sovietica. Ad un certo punto ci siamo svegliati e nell’assoluta normalità è finita l’Unione Sovietica senza spargimenti di sangue né crolli azionari. Semplicemente il sistema era diventato tanto corrotto e povero che non era in grado più di affrontare tutte le sue contraddizioni e nessuno pianse lacrime per questo.

          • AndreAX

            Mah…. non credo sarà tanto indolore come la descrivi. Nell’URSS nessuno si lamentò perchè è morta di morte lenta, ha depredato nel tempo dunque al crollo c’era poi poco di cui preoccuparsi tanto non c’era niente da perdere dopo 80 anni di comunismo! Qui è diverso oggi come oggi si piange con la pancia piena la ricchezza c’è, o meglio c’è la sua percezione, un evento acuto oggi darebbe una risposta violenta perchè l’organismo è vivo, infetto ma vivo. Per arrivare a una dipartita pacifica bisogna passare per decenni di gangrena sociale allora sì va a finire come in URSS che essendo nel mentre stati derubati di tutto non resta più nulla di cui preoccuparsi.

          • Tommasodaquino

            “Nell’URSS nessuno si lamentò perchè è morta di morte lenta”. Credo che andrà a finire allo stesso modo. Ad un certo punto ci scopriremo tutti poveri.

          • AndreAX

            Io invece temo un evento acuto non tanto a genesi italiana (e quando mai?!) ma esterno là dove si fanno i giochi e che ci investirà come un’onda di tsunami.

          • Tommasodaquino

            Può darsi

        • Domenico

          Infatti il futuro lo si deve vedere come un continuo processo di cambiamento e ricollocazione personale. Nessun paese è per sempre, quindi mai fare eccessivi investimenti che portano a mettere troppe radici.
          Di certo il primo passo rimane comunque lasciare l’italia per ricollocarsi in un paese meno a rischio.

          • Tommasodaquino

            Lei lo sa che non è stato il nomadismo a costruire la civiltà, giusto?

          • Domenico

            Io non sono la civiltà, e neanche lei. Preoccuparsi della civiltà la porterà a dimenticarsi di se stesso e delle persone che ha vicino e che contano davvero.

          • Tommasodaquino

            Nessuno in particolare è la civiltà. Tuttavia la civiltà si può costituire o distruggere. Il suo commento è come quello delle pulci sulla criniera di un leone che si chiedono a cosa servirebbero mai i leoni

          • Domenico

            Io invece credo che la civiltà sia sempre mutata. Ciò che si distruggono o che creano problemi sono processi che la forzano in una direzione nella quale la gente non si riconosce.
            Se stiamo parlando degli immigrati questo è una forzatura alla normale società, perché in una normale società se non partecipi pure tu economicamente ad essa allora sei tagliato fuori e fuori ci rimani finché non ti trovi un lavoro.
            Ma poiché qui il discorso era contro la globalizzazione intesa come partecipazione dei paesi poveri al mercato allora mi sento di dissentire. Nessuno è forzato, obbligato, a comprare prodotti stranieri rispetto a quelli italiani, è un processo spontaneo e non può che aumentare.

          • cavallo pazzo

            Non può che aumentare se tutti fossero idioti. Fortunatamente la ruota sta girando.

  • Giovanni Netto

    peccato che POletti non di legga e TENTI di COMPRENDERE questo post.
    lo so, lo so, il suo cervello non ha il programma in grado di analizzare i dati in INPUT, lavorarli e produrre un OUTPUT passabile….

    al pari di tutti i nostri politici nel suo cervello è presente solo la ROM ch serve a fargli il bootstrap al mattino e un tantino di RAM (i famosi 5kb) dove sono registrate le risposte che danno quando le orecchie sentono una parola ben definita. .
    il guaio è che, a differenza dei computer, sia la loro ROM che RAM non è upgradabile…..

    • Davide

      ahahah geniale

  • Piripiro

    Mah, io invece oltre a qualche ingegnere di qualità una gran massa di strani personaggi… dai mafiosi, agli imbroglioni che cercano una nuova verginità o praterie dove non sono conosciuti, imprenditori senza scrupoli e lavoratori senza molte qualifice professionali…
    Non che non manchino le brave persone, SIA CHIARO, ma…

    • Fabrizio Bertuzzi

      vero, ci sono anche tanti balordi che pero’, fuori dall’italia e per il 95% del mondo, sono cmq persone con capacita’ discrete.

      • alex

        Non conosco da altre parti,ma qui in Brasile e specialmente in Santa Catarina, Paranà, Sào Paulo, Rio grande do Sul, certi tecnici italiani, tipo periti meccanici, geometri, periti agrari, periti chimici, periti informatici,etc.. (e ben inteso ingegneri)li prendono appena appaiono.

        • Fabrizio Bertuzzi

          concorda con la mia esperienza. il resto del mondo e’ pieno di laureati che valgono meno di un perito italiano.

  • cipperimerlo

    Quando, poi, la smetterete di raccontare che rimangono i più coglioni mentre emigrano solo i superfichissimi, magari rimarrà un po’ di tempo per ripensare questo paese…

    • cenzino fregnaccia pettinicchi

      Vero, ho conosciuto una serie di capre allucinanti che hanno lasciato il Paese.

      • Lorenzo Ghiselli

        Meno male che qualche imbecille se ne va.. Pensa se restassero davvero tutti, sarebbe ancora peggio..

        • cenzino fregnaccia pettinicchi

          Il problema è che pare vengano rimpiazzati senza fatica. Ops, ho scritto una cosina non corretta.

  • Zappatore

    oggi come oggi l’Italia paga meno interessi degli USA – il 10 anni Italia 2,21 mentre il 10 anni USA 2,48 HAHAHAHAHAHA vediamo quando finisce il Metadone che succede !

  • Christian Caiumi

    Risultato della scelta scellerata dell’adesione all’Euro

    • Domenico

      E cosa le fa credere che con la Lira i giovani avrebbero preferito rimanere in Italia?
      Questa è solo conseguenza della globalizzazione: sempre più gente parla l’inglese, sempre più gente aspira a muoversi nel mondo.

      • Christian Caiumi

        Magari il fatto che non sarebbe stato distrutto il nostro mercato del lavoro e quindi avrebbero potuto trovare una occupazione possibilmente in linea con le loro aspettative senza essere costretti a migrare lontano da casa?

        “Questa è solo conseguenza della globalizzazione: sempre più gente parla l’inglese, sempre più gente aspira a muoversi nel mondo.”
        Vede, il problema è che un conto è la legittima aspirazione a “muoversi nel mondo”, tutto un altro conto è essere costretti a farlo per necessità!
        In generale ritengo che quando uno è nato in un luogo, vi sia legato da sentimenti, affetti, passione, storia, e quindi complessivamente (non sempre) abbia voglia di contribuire alla propria società di origine e di mantenere lì le proprie radici.
        Altrimenti starebbero tutti a muoversi continuamente come trottole…
        Per carità, chi lo vuole fare è liberissimo, ma credo sia una stretta minoranza. E in ogni caso ciò che fa la differenza dovrebbe essere la possibilità di fare UNA LIBERA SCELTA. Non essere costretti ad andarsene per mancanza di prospettive in casa propria…

        • Domenico

          Il mercato del lavoro italiano è in disfacimento dagli anni 70, ma di che parliamo?
          Sento più parlare di euro-lira che di tasse, burocrazia e assinstenzialismo nel dibattito italiano. Questo paese è fallito.
          Comunque io ci spero veramente che l’italia torni alla Lira, così finalmente la batosta della fine del debito garantito dalla BCE e il fallimento dello Stato farà finalmente capire agli italiani quale è il problema del loro paese.

          • Christian Caiumi

            “Il mercato del lavoro italiano è in disfacimento dagli anni 70, ma di che parliamo?”
            Esattamente. Proprio in corrispondenza dell’inizio del percorso di avvicinamento all’Euro, vale a dire l’adesione allo SME del 1979.

            “Sento più parlare di euro-lira che di tasse, burocrazia e assinstenzialismo nel dibattito italiano”
            Perchè finalmente si sta affermando un po’ di verità nel dibattito. Il che non significa sostenere che in Italia non ci siano problemi di burocrazia, tasse e quant’altro, ma non è quella la causa della decadenza economica italiana ed europea, (perchè il problema non è solo nostro!). C’è la tendenza a ribaltare il rapporto causa-effetto: le disfunzioni sono complessivamente effetti di scelte politiche sbagliate, in particolare tutte quelle che hanno portato verso l’adesione alla moneta unica.

            “Questo paese è fallito.”
            Perchè? Abbiamo l’avanzo primario più alto del mondo e un debito implicito bassissimo. Dov’è il fallimento?

            “Comunque io ci spero veramente che l’italia torni alla Lira, così finalmente la batosta della fine del debito garantito dalla BCE e il fallimento dello Stato farà finalmente capire agli italiani quale è il problema del loro paese.”
            Veramente è proprio il contrario! Stiamo fallendo NELL’EURO! E la banca centrale europea “droga” il malato comprando i titoli di stato, ma è un palliativo per salvare un sistema SBAGLIATO, che è quello della moneta unica, e che ha creato il problema. Le ricordo che la crisi è scoppiata per eccesso di debito PRIVATO, non pubblico. Quindi mi spiega cosa c’entra l’assistenzialismo?
            Aprite un po’ gli occhi e guardate oltre il vostro ombelico, il problema è EUROPEO e di riflesso MONDIALE! Perchè a causa degli squilibri provocati dalla moneta unica, l’assurdo surplus tedesco sta portando ad una guerra commerciale globale

          • cavallo pazzo

            Beh mi pare che finora sia più tu il fallito che l’Italia, non trovi? A parte gli studenti non sono molti gli italiani che vivono in camere ammobiliate.

  • Zappatore

    articolo bello ma in parte ingenuo. Le “famiglie” che controllano l’Italia, si perchè in italia comandano una serie di famiglie nobiliari (ops ho detto il Conte Gentiloni) , questo vogliono che i giovani bravi e preparati vadano via. Per esperienza so che in tutte le facoltà italiane quando gli studenti migliori decidono di andarsene e di non proseguire la carriera accademica stappano bottiglie di champagne per celebrare il fatto che ci sia un concorrente in meno per i loro figli deficienti. Questo ovviamente è estendibile a tutti i settori del pubblico impiego ad alti livelli.

  • Piero Lento

    Giusta analisi, ma parziale. Saranno sensazioni personali ma, le industrie di qualità che conosco della mia zona (Friuli Venezia Giulia), non sono in crisi e continuano ad assumere.
    Anche le statistiche dell’università della mia città indicano che la percentuale di laureati occupati non è assolutamente bassa vedi link https://www.units.it/sites/default/files/media/documenti/notizie/report_trieste.pdf
    E’ evidente che la facilità di spostamento all’interno della Comunità Europea fa si che le persone più qualificate vadano dove l’offerta è migliore economicamente o più rispondente alle aspettative.
    A mio avviso l’idea di nazione ormai è superata dalla globalizzazione, alla Illy di Trieste, ad esempio, lavorano ingegneri inglesi e di altri paesi perchè li hanno trovato il lavoro che cercavano e non perchè mancasse nel loro paese.
    Anche Fincantieri, pur essendo pubblica, attira personale qualificato e le commesse di certo non mancano. Ovvio, chi pensa di laurearsi in una città e trovare poi un lavoro e costruirsi una carriera adeguata senza spostarsi resterà probabilmente deluso. Questo vale anche per gli altri paesi.

  • Lorenzo Ghiselli

    Un problema serio dell’Italia è la fuga dei cervelli, ma un problema altrettanto serio è la permanenza degli imbecilli.

    • Lorenzo Ghiselli

      Poi vabbé, anche la Francia qualche problemino ce l’ha..

  • so_matic

    Forse Poletti, parlando di chi è meglio sia andato, alludeva ai rampolli di certi suoi colleghi così ben inseriti nelle super banche USA.

  • paolosenzabandiere

    ANALFABETI FUNZIONALI

    Irridere coloro che scelgono di emigrare, spesso perché non esistono le condizioni per restare, spiega bene le capacità di certi politici. Fanno parte di quel tipo di analfabeti funzionali che più sono addentro ai problemi e più provocano disastri.

  • VincenzoS

    Sviluppo tecnologico, rapidità delle comunicazioni ed efficienza nei trasporti portano sempre di più ad una specializzazione del lavoro anche per aree geografiche. Oggi per andare da Roma a New York ci vuole meno tempo di quanto ci volesse per andare da Roma a Viterbo ancora 200 anni fa. E’ ovvio quindi che certe produzioni si concentrino in determinate aree geografiche. Successe già ai tempi dell’impero Romano che aveva un sistema di trasporti molto efficiente per l’epoca. Il grano si coltivava in sicilia e Nord-Africa e da lì veniva distribuito ai ai quattro angoli dell’impero, l’olio di oliva arrivava da italia, Spagna e Grecia, il vasellame dalla Gallia. Negli USA la gente si sposta dalla East alla West coast senza problemi e le distanze sono ben superiori a quelle tra Roma e Amsterdam. Certo, parlano tutti la stessa lingua, ma forse sarebbe ora di pensare a superare questa barriera, cosa che peraltro, grazie a internet, sta già avvenendo.

Donazioni (Solo in Bitcoin)

Vuoi Ringraziare "come si deve" Rischio Calcolato. Fatti un favore, impara a usare il Bitcoin, procuratelo e dona un frazione (anche multipli non ci offendiamo) a questo indirizzo:
1CHpkA1Xma61Q2JZZ8tpo6pDNAiD81SNAE

RC Facebook

RC Twitter

RC Video

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi