Grazie al Will Coyote di Orly, in Francia è di nuovo allarme terrorismo. E la propaganda ringrazia

Di Mauro Bottarelli , il - Replica

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Avevo già fatto notare venerdì la straordinaria coincidenza tra l’annuncio del ministro della Giustizia francese di sospendere in anticipo lo stato di emergenza e la comparsa di un pacco bomba alla sede dell’FMI di Parigi e di uno sparatore paranoico in un liceo del sud del Paese: et voilà, il buon Francois Hollande si è trovato costretto a confermare che lo stato di emergenza proseguirà fino al 15 luglio, stante la minaccia terroristica. Sabato, poi, l’allerta è salita ai massimi livelli con il fallito attentato all’aeroporto di Orly da parte di un lupo solitario, radicalizzatosi in carcere. A voler scrivere una sceneggiatura per il cinema, uno avrebbe un minimo di ritegno nell’inserire una sequenza temporale simile. Ma tant’è, siccome non voglio apparire prevenuto, per raccontarvi i dettagli di quanto accaduto userò la cronaca del “Corriere della Sera”, quotidiano difficilmente tacciabile di complottismo.

Cominciamo. “Ziyed Ben Belgacem, francese nato a Parigi in una famiglia di origine tunisina, 39 anni di cui molti già passati in prigione, riesce a sottrarre alla soldatessa il fucile d’assalto Famas ma nella lotta cade a terra e mentre si rialza i due soldati gli sparano addosso tre colpi, uccidendolo. Tutto finito in due minuti, non ci sono altre vittime. Nello zaino ritrovato a terra vicino a lui ci sono una tanica di benzina, un accendino, un pacchetto di sigarette, 750 euro e una copia del Corano”. Insomma, trattasi di un tunisino che ha passato in galera 15 anni su 39 per rapina, spaccio e altri reati. Dopo anni e anni galera, scopre Allah, tanto che i servizi e la polizia lo attenzionano: sanno chi è e temono che possa compiere attentati.

E cosa fa? Arriva all’aeroporto, ruba un fucile d’assalto a una soldatessa, immobilizzandola e invece di mettersi a sparare all’impazzata, dopo aver eliminato l’ostaggio che si ribella, si lancia in una colluttazione che gli fa cadere l’arma. Boom: seccato. Ci sta, siamo alla prima fase del terrorista Will Coyote ma può accadere. Due minuti e tutto finito, nessuna vittima né ferito, a parte il “terrorista”. Il quale nello zaino aveva una tanica di benzina e un accendino, probabilmente per darsi fuoco e per accendere un barbecue, un pacchetto di sigarette per ingannare l’attesa e combattere il nervosismo e poi il Corano, immancabile. Ma perché 750 euro, se la missione doveva essere suicida? Soldi per la sepoltura? O forse pensava di sopravvivere e garantirsi la fuga con quella cifra enorme?

Ma proseguiamo: “L’ultima giornata del rapinatore, ladro, trafficante di droga e di recente anche aspirante jihadista comincia prima dell’alba, dopo avere dormito poche ore: alle 3 della notte tra venerdì e sabato era in un bar di Vitry con un cugino. Ieri mattina esce di casa a Garche-Lès-Gonnesse, nella periferia Nord di Parigi, e viene fermato subito dalla polizia perché la sua Renault Clio bianca va troppo forte e a fari spenti. Belgacem dà i documenti ma mentre l’agente li controlla lui gli spara in volto con una pistola a pallini. La Clio riparte, verso Sud. Alle 7 e 16 l’uomo telefona a casa, parla con il padre e il fratello: “Ho fatto un guaio”, dice”. Dunque, la notte prima dell’attentato sta in un bar con il cugino, presumibilmente a bere e fumare. Nulla di strano, è previsto che i jihadisti in missione, per evitare di dare nell’occhio, possano bere e anche andare con le prostitute.

Poi, torna a casa, da dove esce all’alba con la sua Clio: ma corre troppo e la polizia lo ferma, direi l’ultima cosa che un terrorista in missione può fare, ovvero farsi beccare per eccesso di velocità. E, al netto della poca esperienza jihadista, uno che si è fatto 15 anni di galera su 39 di vita, certe regole della malavita dovrebbe conoscerle. Lo ferma la polizia e lui cosa fa: spara in faccia all’agente di polizia con una pistola a pallini. E dopo? Fuga rocambolesca? Si nasconde in un casolare per far perdere le tracce, visto che dopo aver sparato in faccia a un poliziotto, caccia all’uomo e posti di blocco sono il minimo che ci si possa aspettare? No, chiama a casa e dice di aver fatto un casino, come un neo-patentato un po’ sbronzo che ammacca l’auto parcheggiando e non sa come dirlo a papà, evitando due schiaffoni.

Ma non basta: “Belgacem ritorna nel bar di Vitry lasciato da poche ore, minaccia di prendere ostaggi in nome di Allah, poi spara di nuovo senza colpire nessuno. Risale in macchina ma la abbandona dopo cinque chilometri. Punta la pistola contro un automobilista, lo obbliga a cedergli la sua Citroën C4 e a quel punto si dirige ancora a Sud, all’aereoporto di Orly, dove parcheggia alle 8 e 06, secondo la ricostruzione del procuratore di Parigi, François Molins. Non è ancora chiaro se Belgacem sia uscito di casa al mattino con l’intenzione di fare una strage a Orly, o se l’idea di cercare il martirio finale si sia affacciata nella sua mente dopo il controllo stradale finito male”. Dunque, chi dopo aver sparato in faccia a un poliziotto non torna nel luogo dove ha passato la notte, dove è conosciuto e dove probabilmente è di casa? Ricordate sempre che è un galeotto pluri-pregiudicato, non un liceale.

Ma non importa, tanto per non farsi mancare nulla, minaccia una presa di ostaggi in nome d Allah ma desiste, probabilmente perché qualcuno al bar lo ha già minacciato di prenderlo a schiaffi se non sparisce e allora prende l’auto, si allontana e poi la abbandona. Dopodiché, ruba un altro veicolo e punta su Orly: ma che cazzo è tornato a fare al bar, avendo la polizia alla calcagna? Davvero, andata male la presa di ostaggi al bar, decide di andare a fare danno a Orly, dove la polizia pullula, con una tanica di benzina e un accendino? Ma i soldi per il wi-fi, tanto per dare un’occhiata a un tutorial dell’Isis, proprio non li aveva? Se poi, come dicono, arrivato a Orly puntava il McDonald’s per entrare in azione, perché non assaltare un bar o un atro negozio in città o nei dintorni, invece che un covo di controlli come Orly?

Poi, l’epilogo: “Alle 8 e 25 di ieri mattina, al primo piano del terminal Sud dell’aereoporto parigino di Orly, un uomo punta una pistola alla tempia di una soldatessa davanti a due altri militari in pattuglia: “Posate le armi, sono qui per morire per Allah, in ogni caso ci saranno dei morti”. L’aereoporto viene chiuso ed evacuato, gli aerei in partenza bloccati a terra, quelli in arrivo dirottati nell’altro scalo parigino Charles De Gaulle. Gi artificieri controllano che non ci siano bombe o cinture esplosive, le forze dell’ordine – 500 tra agenti semplici, polizia di frontiera e forze speciali – cercano eventuali complici, che non ci sono. Alle 13 l’operazione di polizia a Orly si conclude. Ziyed Ben Belgacem ha fatto tutto da solo. L’uomo era in libertà vigilata dopo una rapina. Nel 2012 era stato segnalato come “radicalizzato” in carcere e per questo il suo appartamento era stato perquisito dopo le stragi del 13 novembre 2015. Ieri l’appartamento è stato di nuovo perquisito e gli agenti hanno trovato cocaina”.

Dunque, non solo era pluri-pregiudicato e attenzionato dopo la radicalizzazione in carcere ma anche in libertà vigilata: lui è certamente un Will Coyote del jihadismo ma vogliamo parlare dell’intelligence francese, per l’ennesima volta epigone del miglior ispettore Clouseau? E poi, ovviamente, era solo: come Amis Amri, l’attentatore di Berlino ammazzato a Sesto San Giovanni. Lasciamo stare che poi si è scoperto aver contatti in mezza Europa, l’epilogo è simile e molto rassicurante: sono entrambi morti, non possono più nuocere. Né parlare. Galeotto, spacciatore, rapinatore ma jihadista: un po’ pasticcione, magari. Ma, soprattutto, ubriaco e drogato al momento di compiere l’attacco. Eh già, perché nessun giornale oggi ha garantito medesima eco mediatica del gesto al fatto che, stando ai risultati dell’autopsia disposta dalla magistratura, il nostro Will Coyote era fatto completo: per scoprirlo, occorreva fare un percorso da feticista tra le news dell’Ansa. Solo alcool (0,93), cannabis e cocaina o magari qualche droga in grado di inibire e rendere manovrabili, come quella dello stupro? Insomma, la Francia è ripiombata nell’incubo Bataclan: a causa di un ubriaco e drogato.

Ma non importa, perché il messaggio è passato a reti unificate h24: il terrore è di nuovo tra noi, la Francia è ripiombata nell’incubo a un mese dal primo turno delle presidenziali. Quindi, ogni ricetta è lecita. E, puntuale, sul “Corriere della Sera” di ieri faceva bella mostra un’ampia intervista all’l’intellettuale francese, Pascal Bruckner, recente autore di un saggio sull’islamofobia bollata come “razzismo immaginario”. Il titolo è già tutto un programma: “Temo altri attentati. I jihadisti vogliono Marine Le Pen all’Eliseo”. Ecco i due passaggi più interessanti: “I piccoli incidenti si stanno moltiplicando e credo che la tensione sia destinata ad aumentare. Le elezioni francesi sono cruciali, i vertici dell’Isis cercheranno di influenzarne l’esito con una campagna di attentati. La sicurezza è destinata a tornare al centro della campagna…In assoluto un candidato intelligente potrebbe proporsi come l’uomo giusto e rassicurante per governare una situazione di emergenza. Ma finora è Marine Le Pen che oggettivamente ha tratto vantaggi da questi episodi, perché come sempre prospera sulla debolezza degli altri”.

Poi, la perla: “È la loro migliore candidata perché se la figlia del fondatore del Front National diventasse davvero presidente della Repubblica con un programma anti-immigrati loro potrebbero dire ai musulmani francesi “vedete, l’integrazione è un’illusione, non vi vogliono, dovete combattere lo Stato”. L’Isis in difficoltà in Siria e Iraq cercherà di azionare la jihad interna. C’è poi una considerazione un po’ paranoica ma secondo me da fare, e cioè che anche i servizi russi hanno interesse a spingere Marine Le Pen. Non sarei sorpreso se gli attentati si moltiplicassero. Per fortuna non sono così facili da preparare”. Cosa intende dire il buon Bruckner, che i servizi russi potrebbero fomentare attentati su territorio francese per tirare la volata alla Le Pen? O, magari, addirittura organizzarli loro?

Ma, più che altro, proprio sicuri che gli “attentati”, l’istituzionalizzazione della paura, giochino a favore della Le Pen? Ovviamente la candidata di destra ha alzato il tiro contro il governo, definito “spaventato come un coniglio abbagliato dai fari di un’automobile” ma l’elettore medio del Front National non ha bisogno di atti terroristici per rafforzare la sua convinzione. Gli basta la vita che vive ogni giorno nei quartiere periferici, gli basta lo spaccio, il degrado, la delinquenza, l’impunità, il senso di ritrovarsi straniero in casa propria, lo sradicamento, la violenza.

Certo, il sangue e i morti rafforzano l’impatto emotivo ma certamente più in un indeciso gaullista che in un elettore del Front: il quale, dopo il Bataclan, di cosa avrebbe bisogno per crescere ancora nei consensi, di un 11 settembre francese? La Le Pen guadagna consenso quando Erdogan svela il trucco, ovvero invita i turchi in Europa a utilizzare la chiave demografica per consolidare la loro presenza all’estero, divenendo prima massa critica e poi chissà cosa. La Le Pen cresce quando, come sabato, il ministro dell’Interno turco, Süleyman Soylu, minaccia l’Europa direttamente: “Cara UE, hai il coraggio? Se vuoi possiamo inviarti 15mila rifugiati al mese che attualmente stiamo bloccando e farti impazzire”. Non servono i Will Coyote di Orly, basta la realtà.

Quelli fanno tremendamente comodo ai Bruckner e ai loro amici dei salotti della gauche caviar, quella dell’integrazione e della Republique, quella che ha bisogno della dittatura della paura per imporre qualsiasi cartonato la magistratura lasci in corsa pur di evitare la Le Pen all’Eliseo, questo con un ragionamento semplice: più attentati, più paura, più capacità di instillare nella gente il dubbio e poi la certezza che con il Front National al potere, le bombe diventeranno pane quotidiano. A questo servono i Will Coyote del jihad, gente da film di Louis De Funes ma capace di paralizzare un aeroporto internazionale per ore e guadagnare i titoli dei media di tutto il mondo.

Con un titolo fisso: terrorismo, totem e panacea di ogni possibile dissenso che sfugga al politicamente corretto. Con l’aggravante, come di fa notare Bruckner, dei servizi segreti russi che agiscono nell’ombra per la Le Pen. Rifletteteci. E, magari, al netto della richiesta di Erdogan ai turchi di Europa di fare cinque e non tre figli, pensate bene a cosa rischiamo se dovesse passare la proposta dello ius soli.

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