Moneta Digitale: #Bitcoin è Ciò che Funziona (La Strada Verso Il Fork)

Di FunnyKing , il - 12 commenti

L’aria si fa giustamente pesante nella comunità di bitcoin, finita la sbornia creata dal fondo ETF dei fratelli (sfigati) Winkelvoss per ora bocciato da Wall Street il mercato si è accorto dei “leggeri” problemi di rete e di governance di bitcoin.

Oltre a questo, sempre il mercato, si è accorto che fra le blockchain che non c’è solo bitcoin ad essere un valido mezzo di scambio e di riserva di valore o mezzo di scambio.

Solo 2 mesi fa ethereum capitalizzava circa 1/18 di bitcoin, mentre scrivo circa 1/3,5 volte.

Ad ogni modo, oggi bitcoin ha di nuovo testato un prezzo al di sotto dei 900 dollari, minimo da 3 mesi, e mentre scrivo è rimbalzato a circa 950$

In teoria questi prezzi, storicamente molto alti non dovrebbero destare allarme, e questa forte discesa dovrebbe essere vista come un normale ritracciamento.

Eppure questa volta è diverso, lo è realmente.

C’è la possibilità che nei prossimi mesi avvenga un fork della rete e che dunque l’ecosistema sia costretto a scegliere cosa sia bitcoin e cosa non lo sia. Allo stesso modo di quanto accadde con Ethereum e Ethereum Classic questa estate.

Sempre quella disavventura (di ethereum) ci fornisce anche l’unico caso di studio reale per un fork consistente e con interessi economici rilevanti in gioco. E in quanto a prezzi l’estate del 2016 sraà ricordata come un autentico dramma per eteherum. Ok è finito bene, e ce ne rallegriamo, tuttavia vi assicuro (credetemi) che è stata dura tenere in portafoglio eth in quei frangenti.

E dunque le ragioni di questa discesa di bitcoin hanno ragioni profonde, ragioni che sono destinate a perdurare fino a che in qualche modo non si raggiunga ad una soluzione condivisa oppure ad una separazione traumatica.

Fortunatamente, per bitcoin, il flusso di entrata del denaro sulle blockchain è continuo e almeno come porta principale bitcoin rimane saldamente in testa. Tuttavia questa non è una situazione che può reggere a lungo.

Detto questo, il dibattito nella comunità profonda e più informata di bitcoin infuria, con le solite curve di tifosi e una buona dosi di credenti. Vi posso assicurare che bitcoin per alcune persone, persone anche molto intelligenti, è diventato una religione anzi, una setta religiosa, non sto scherzando.

Quindi voglio dare il mio personale contributo al dibattito, ovvero il punto di vista di un bieco speculatore, copio incollo da una nota chat di telegram  (trovate l’indirizzo in fondo a questo articolo):

fuunyK, [25 mar 2017, 18:52]:
….. le informazioni che si trovano in questa chat, su r/bitcoin e su r/btc e su altre fonti da entusiasti sono lette al massimo da una frazione di chi sposta e usa bitcoin, sono capite da una frazione di questo sottoinsieme. e il sottoinsieme che rimane al massimo un 5% degli holder è diviso, che sia diviso 50%-50% o 30%-70% non importa nulla visti i numeri.

Quindi se e quando eventualmente ci fosse un fork contenzioso con una catena maggioritaria piuttosto consistente ma non abbastanza da uccidere nella culla il perdente (diciamo da 70% a 90%) e si dovessero formare 2 chain separate i soldi fluirebbero in massa sulla CATENA CHE FUNZIONA

non quella di moda, non quella con i dev più fighi

solo quella che funziona

perché non gliene frega un cazzo quasi a nessuno della prospettiva di Core e di quella di Unlimited.

La catena perdente rimarrà bloccata o si dovrà trasformare effettivamente in una alt-coin con il retargeting. I bitcoin-perdenti sopravviveranno solo sugli exchange e intendo all’interno dei singoli exchange senza possibilità di fare arbitraggi.

Magari alcuni exchange usando Liquid permetteranno arbitraggi ma ne dubito fortemente visto che il settlemnet poi sarebbe problematico

L’unico punto vero a favore del bitcoin-perdente è la volonta degli exchange di lucrare le commissioni sulla nuova coin e quindi, si. Mi aspetto che il bitcoin perdente venga splitatto e fatto vivere per un certo tempo anche per lungo tempo sugli exchange

ma per i servizi di pagamento, le carte di debito, darknet, il gambling la catena perdente sarà un zombie per abbastanza tempo da essere irrilevante

quindi si alla fine (forse) ci saranno due o tre coin, ma non ho dubbio alcuno che bitcoin sarà : LA CATENA CHE FUNZIONA

Questo è quanto. Per quello che vale tuttavia credo che l’attuale situazione di stallo sia destinata a durare ancora a lungo a meno che non avvenga un vero crash di mercato dei prezzi di bitcoin. In quel caso sarà una questione di sopravvivenza, e quando è in gioco la vita le decisioni si prendono più velocemente lasciando da parte anche l’orgoglio.

p.s.

di bitcoin noi ne parliamo qui, su telegram, https://t.me/joinchat/AAAAAEFXGlsK7A53vDPAvw

di ethereum e del suoi token noi ne parliamo qui, su telegram, https://t.me/joinchat/AAAAAEKGbPSZ8RXydlNsFg

 


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  • Nicola

    Grazie per riportarmi alla cruda realtà è scusa se a volte risulto sprezzante. Forse senza accorgermene sono diventato un fanatico religioso davvero. Mi par di dovere prendere atto che quando il braccio di ferro sarà finito ci sarà un solo vincitore e bitcoin di fatto diventerà simile alle altre monete, con un team di sviluppo in sintonia e alle dipendenze dei miners. L’unica speranza, almeno per come intendo io bitcoin, è che si giunga ad un compromesso ed una riconciliazione. Non avere una leadership chiara e indiscussa provoca i problemi che sappiamo e stiamo vivendo, ma in fondo questa è la caratteristica distintiva di bitcoin.

    • Ronf Ronf

      Beh, almeno hai imparato una cosa: bisogna SEMPRE tenere un approccio laico

  • Neofita

    Corro ad acquistare ETH

  • Carlo

    Ma se ho acquistato btc qualche anno fa e avviene la divisione..come funziona per i miei btc? Vanno a fortuna o in una blockchain o in un’altra??

    • Domenico

      I tuoi bitcoin acquistati prima del fork valranno per entrambe i circuiti. Sia Core che Unlimited.
      entrambe i circuiti ereditano lo stesso storico di transizioni, quindi se un dato bitcoin si trovava in un certo wallet al momento del fork sarà riconosciuto essere in quel wallet da entrambe i circuiti.
      Ciò che cambierà dal fork in poi saranno le transazioni successive, una transazione di un bitcoin nel circuito Core da un wallet1 a un wallet2 non verrà riconosciuta nel circuito Unlimited, il quale vedrà tale bitcoin ancora di proprietà del wallet1. Idem al contrario.
      Altra problema sarà per il mining. I bitcoin minati in Core non verranno riconosciuti in Unlimited e vice versa.

      In soldoni ti ritroverai ad avere due diverse valute coi tuoi bitcoin, una spendibile sul circuito Core e un altra sul circuito Unlimited.
      Nei fatti quello che succederà è che il prezzo sicuramente ne risentirà e poi uno dei due circuiti trionferà sull’altro.

  • Albert Nextein

    Non capisco quali siano gli interessi contrastanti tra le due fazioni.
    E’ certamente una questione di soldi, ma quale?

    • Nicola

      Bitcoin è arrivato al limite massimo di transazioni e ha bisogno di un upgrade per aumentare la sua scalabilità. I miners si oppongono a segregated-wittness, una soluzione che aprirebbe la strada a transazioni off-chain in cui loro non beneficiano delle fees, almeno non direttamente. Loro vogliono aumentare la dimensione dei blocchi, in modo da intercettare tutte le transazioni e le relative fees. Spero solo che si rendano conto che se tirano troppo la corda, rischiano di uccidere la loro gallina dalle uova d’oro. Se bitcoin unlimited vince, bitcoin risulterà ancora più centralizzato di come già è adesso. Inoltre i miners spero non siano tanto sciocchi da credere che bitcoin rimanga competitivo rispetto ad altre valute solo aumentando la grandezza dei blocchi. Va bene difendere i propri interessi, ma non si può pensare di fermare l’innovazione per questo senza subirne le conseguenze nel lungo periodo.

  • Luigi za

    Vi posso assicurare che bitcoin per alcune persone, persone anche molto intelligenti, è diventato una religione anzi, una setta religiosa, non sto scherzando.

    Ci credo FK, ci credo.
    Per chi ha seguito le beghe tra i sistemi operativi Windows (=moneta a corso legale) e Linux (=criptovalute) non é nulla di nuovo.
    Per inciso anche l’esito é già scontato.
    Quelli di Linux che ne declamavano il radioso futuro nel quale avrebbe scalzato Windows nemmeno si erano accorti che il loro beniamino non aveva il minimo per avere successo nel mondo reale, quello delle aziende che é quello che alla fine conta: un servizio di directory cioè la capacità di diventare un controllore di dominio in una rete di computer.
    Tale servizio non c’é neppure oggi. Almeno i fan di Linux hanno smesso di dire fesserie sul futuro del loro amato che é stato relegato a posizioni ancillari nei centri di elaborazione dati e lì vi rimarrà finchè avrà vita.

    Le cripo-valute restano, al momento almeno, solo materia per speculatori, meglio se biechi.
    Nulla di male in questo ma che almeno lo si capisca.

    • paolinks

      Mi lascia perplesso il commento su Linux. Linux non sarebbe diffuso nelle aziende? Ma se rappresenta la meta’ delle infrastrutture backend ( server ) mondiali. E sta prendendo piede nel settore desktop/workstation, sempre in azienda. Notato che sistema operativo gira sui PC dei dipendenti di Telecom, Enel, INGV, Mediaset? Il caso Mediaset lo notati il mese scorso, quando durante la trasmissione di Belpietro fu inquadrato di sbieco uno dei pc della giornalista che da’ le ultime agenzie dallo studio ( Roma? Milano? non so esattamente dove si trova ).

      Linux e’ inoltre il kernel alla base di Android, sistema operativo che ha circa l’85% del mercato mobile in mano. Possiede oltre il 90% del mercato embedded e IoT.

      Linux e’ preinstallato sul 40% dei pc venduti in Cina ( Dell in particolare ). Linux e’ anche preinstallato sulle workstation che Dell produce per gli sviluppatori di software.

      Linux NON e’ preinstallato nei pc del Mediaworld, Expert, ecc… E questo da’ ancora a Windows un vantaggio, dovuto ad un monopolio commerciale piu’ che ad indubbi ed indiscutibili meriti tecnologici.

      Senza contare la strada che ha preso Windows 10, con la pubblicita’ pure nel file manager http://www.pcworld.com/article/3178683/windows/microsoft-ads-invade-windows-10s-file-explorer.html

      Mi chiedo quanto ancora le aziende potranno tollerare simili assurdita’.

      p.s. i servizi di directory esistono su Linux, si va da Samba a Zenworks. Ma ci sono pure Apache DS, Redhat DS e IBM Tivoli. Che poi sono tutte implementazioni di LDAP ( compresa MS Active Directory ) e X.500.

      • DMP

        Concordo. Aggiungo anche Azure di Microsoft supporta Linux, per non parlare i servizi AWS di Amazon che sono basati su Linux oppure Google, dal motore di ricerca al Cloud. Per non parlare poi dei supercalcolatori, automotive, etc…

        • paolinks

          Si puo’ dire senza sbagliare che l’unico settore in cui Linux non ha fatto breccia e’ quello dei PC. Ma questo relativamente all’occidente, perche’ in oriente le cose stanno un pochettino diversamente ( dal Datagate in poi soprattutto ).

  • Zudomon

    “è diventato una religione anzi, una setta religiosa” ammettilo lo hai letto nel libro di Alec ross 😛

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