Sulla Russia, gli Usa richiamano tutti all’ordine. E il rasoio di Occam taglierà fuori le verità scomode

Di Mauro Bottarelli , il - 43 commenti


E’ bastato che facesse capolino la notizia degli emolumenti non dichiarati, in base alla legge federale, da John Podesta, capo della campagna elettorale di Hillary Clinton e gran accusatore del Cremlino per l’hackeraggio del partito Democratico, per imprimere un’accelerazione senza precedenti al cosiddetto Russiagate, ovvero le presunte infiltrazioni per influenzare il voto presidenziale statunitense. E si stanno muovendo pedine di primo livello. Michael Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale americano costretto a dimettersi dopo soli 24 giorni per via dei suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington, avrebbe deciso: testimonianza sul Russiagate in cambio di immunità. Lo ha reso noto il suo avvocato, Robert Kelner, a detta del quale “il generale Flynn ha certamente una storia da raccontare e lui vuole raccontarla, se le circostanze lo permetteranno”. Quali circostanze? “Nessuna persona assennata – ha proseguito il legale in una nota – che sia ben consigliata si sottoporrebbe alle domande in un tale ambiente altamente politicizzato, da caccia alle streghe, senza prima aver avuto rassicurazioni contro un procedimento non equo”.

Il primo a parlare esplicitamente di colloqui in corso per ottenere l’immunità è stato il “Wall Street Journal”, a detta del quale, però, al momento non ci sarebbe alcuna intesa in merito. Fonti della commissione Intelligence della Camera, che sta indagando sul Russiagate, hanno fatto sapere di non aver ricevuto alcuna richiesta, mentre la commissione Intelligence del Senato e la Casa Bianca non hanno rilasciato alcun commento. Il generale era stato costretto alle dimissioni il 13 febbraio scorso, dopo appena 24 giorni, quando era emerso che aveva mentito al vice-presidente Mike Pence sui contatti che aveva avuto con l’ambasciatore Sergei Kislyak, con il quale aveva discusso delle sanzioni americane contro Mosca, mentre era ancora un semplice privato cittadino. In un video pubblicato dal quotidiano britannico “The Guardian”, Michael Flynn nel settembre scorso affermava: “Se ti danno l’immunità, vuol dire che hai commesso un crimine”. Vuoi vedere che all’ex generale è giunta per vie traverse una proposta che non può proprio rifiutare?

E guarda caso, in perfetta contemporanea, si complica anche la posizione del presidente della Commissione Intelligence della Camera dei Rappresentanti, Devin Nunes, considerato troppo vicino a Donald Trump per guidare un’inchiesta credibile sul Russiagate. Stando al “New York Times”, sarebbero infatti nientemeno che due dirigenti della Casa Bianca le sue fonti di informazioni sui dossier dei servizi che dimostrerebbero come collaboratori di Trump sarebbero stati “accidentalmente” intercettati durante la campagna elettorale. Nunes, il 22 marzo scorso, aveva annunciato di aver fatto questa scoperta e di aver informato il presidente, prima ancora di parlarne con i suoi colleghi in commissione. Gli informatori di Nunes sarebbero Ezra Cohen-Watnick, direttore per l’intelligence del National Security Council e Michael Ellis, un legale che lavora alla Casa Bianca e che in passato è stato membro della commissione Intelligence della Camera. Bruciato anche lui: burn notice.

Ma che negli Usa si sia deciso di imprimere un’accelerazione al fronte delle ingerenze russe lo dimostra indirettamente anche l’atteggiamento del più filo-atlantico dei quotidiani italiani negli ultimi due giorni, al netto di queste due prime pagine.


Che “La Stampa” di Torino, da buon giornale di casa Agnelli, mantenga sempre un occhio di riguardo verso i desiderata Usa non è una novità (tanto più che ora FCA è ammerigana a tutti gli effetti, quindi il governo cui rendere conto non è più quello che per anni ha garantito cassa integrazione, rottamazione, incentivi e quant’altro per mantenere a galla il Lingotto) è noto ma da quando al timone è arrivato Maurizio Molinari, manca soltanto la bandiera a stelle e strisce sulla prima pagina. Corrispondente prima a Washington e poi a Gerusalemme, Molinari è il perfetto rappresentante neo-con all’italiana, un Giuliano Ferrare più credibile e meno caricaturale, la cui pubblicistica ci narra di libri su terrorismo e intelligence dall’impronta più che chiara. Non è un reato ci mancherebbe: certo, quando si parla di Russiagate diciamo che “La Stampa” non è esattamente equidistante.

Ma tant’è, l’ordine di scuderia è partito. Ieri la prima pagina evidenziava il rischio di collusioni tra Mosca e il Movimento5Stelle, il tutto in base alle dichiarazioni di Richard Burr, capo del Comitato Intelligence del Senato ripreso da “Usa Today” (in due fanno la credibilità di un mitomane, quelli che telefonano per annunciare bombe nei palazzi e guardare gli artificieri che arrivano con le sirene spiegate): quindi il Cremlino non solo intende manipolare il voto francese e tedesco ma anche la scena politica italiana, attraverso rapporti con i grillini. Gli stessi che furono ospitati con grande cordialità e curiosità a Villa Taverna dall’ambasciatore Usa, quando i risultati elettorali cominciavano a parlare la lingua di un movimento che stava diventando grande: all’epoca, Richard Burr non ebbe nulla da ridire per questa relazione pericolosa con una quinta colonna del Cremlino.

D’altronde, quale potenza estera non sceglie un manipolo di dilettanti allo sbaraglio per influenzare la vita politica e le scelte di un Paese straniero: chi non garantisce almeno 300 euro ad Alessandro Di Battista per la miscela del motorino usato durante il tour estivo, stante le performance da navigati statisti che i Cinque Stelle regalano a ogni intervento parlamentare (alcuni question time ricordano più uno sketch dei Monty Phyton che un dibatito parlamentare). Certo, c’è il forte rischio che l’M5S vinca le prossime elezioni e, magari, venga incaricato di formare un governo di minoranza ma quanto pensate che reggerebbe, se solo adottasse davvero un’agenda filo-russa? Stante l’attuale situazione politica, gli staccherebbero la spina dopo un giorno. Timore di un golpe finanziato da Mosca? Me lo vedo Di Maio che arringa la folla arrampicato su un taxi capottato a Piazza Monte Citorio, stile Lenin chiedendo l’abbandono della NATO.

Più interessante, ancorché confinata nel titolo di taglio centrale della prima, la notizia sparata oggi da “La Stampa”: il PPE teme l’influenza russa sulla politica europea e denuncia quanto sta accadendo. Ecco la prosa del quotidiano torinese: “E’ grande l’allarme nel Partito Popolare europeo per il tentativo di Putin di condizionare la politica e le elezioni nel Vecchio Continente. E ha voluto metterlo nero su bianco in una delle risoluzioni votate mercoledì dal congresso del Ppe”. Il capitolo si intitola “La disinformazione della Russia mina la democrazia occidentale” e pare scritto dal senatore John McCain in persona: “Gli Stati membri dell’Ue si trovano attualmente dinanzi ad una minaccia senza precedenti. Propaganda, campagne di disinformazione e supporto continuo a forze politiche anti-europee da parte della Russia minano il progetto europeo, la cooperazione transatlantica e le democrazie occidentali. Questa crisi ha raggiunto un livello allarmante”.

Di più: “Il Ppe considera inaccettabili la cyber-minaccia rappresentata dalla Russia che supera di gran lunga quella cinese”. E poi la perla, poiché viene ricordata l’annessione della Crimea, “la guerra ibrida contro l’Ucraina, l’invasione della Georgia e le campagne russe contro i Paesi baltici”. Sfuggono il golpe in Crimea voluto da FMI, NATO e Soros, l’ammassarsi di truppe dell’Alleanza atlantica nei Paesi Baltici in chiara provocazione a Mosca, le strane primavere che stanno sorgendo in Russia e Bielorussia, la decisione del Senato Usa (due giorni fa, 97 sì contr 2 no: strane priorità di calendario a Capitol Hill, vista l’aria che tira) dell’ingresso del Montenegro nella NATO, la decisione del Kosovo di dotarsi di un esercito regolare in chiara provocazione del governo serbo (il quale ha appena ricevuto una proposta da Mosca per armamenti a prezzi privilegiati, senza contare i riflettori NATO che ora si piazzeranno sulla provincia balcanica dopo l’attentato sventato al Ponte di Rialto di Venezia) e le campagne di terrore dei nazisti filo-Kiev nel Donbass.

Ma non è che si possa chiedere la luna a chi è abituato unicamente a obbedire: qualcuno passa loro le carte, mica le leggono. E, tantomeno, ne verificano la credibilità. Mamma Washington ha detto che questa è la cosa giusta da fare, quindi firmate e basta. Tanto più che nel documento si sottolinea la necessità di un lavoro di controinformazione che deve coinvolgere i media europei e la stessa Nato: in effetti, di velinari del Dipartimento di Stato in Europa ne abbiamo pochi, occorre aumentare il reclutamento. Soprattutto in Germania, dove addirittura ci sono le prove di arruolamenti di massa di presunti giornalisti a soldo della CIA. E anche in Italia non siamo secondi a nessuno. Ovviamente, le accuse contenute nel documento del PPE sono generiche: quali partiti riceverebbero fondi o supporto da Mosca? Boh. Ci sono le prove? Zero.

'Read my lips – NO!' Putin slams allegations of Russian meddling in US election

Ma “La Stampa” sa come fare il suo lavoro. Ecco un passaggio: “Non vengono citati i partiti sostenuti da Mosca e non viene neppure scritto che sono finanziati, piuttosto è dato per scontato. Ma quando vai a chiedere ad alcuni congressisti del Ppe e a certi leader un commento svicolano. Come ha fatto il premier ungherese Orban”. Il quale, a precisa domanda, avrebbe risposto, “Russia? Non ho letto la risoluzione, sorry”. Come dire, tana per il nazi ungherese! Riscontri? Nessuno ma probabilmente a Torino hanno saltato a piè pari la lezione in cui si invitavano i giornalisti a indulgere nella pratica del cercare conferme a una notizia (se vogliamo chiamare notizia il documento maccartista fuori tempo massimo del PPE).

E attenzione, perché se “La Stampa” sobilla e instilla dubbi, qualcuno è passato alle vie di fatto. La capogruppo PD in commissione Esteri, Lia Quartapelle, ha infatti presentato un’interrogazione ai ministri degli Esteri e dell’Interno, chiedendo lumi sul piano di destabilizzazione da parte russa e chiedendo che le prossime elezioni si svolgano in maniera serena. Vuole gli osservatori OSCE? I caschi blu? O si sentirebbe più tranquilla con dei funzionari d’ambasciata USA? “Esiste il forte sospetto che alcune campagne elettorali siano state finanziate con soldi russi. Nel 2014, la vittoria di Marine Le Pen fu accompagnata, come denunciato dal premier Valls, da un prestito di 9 milioni di euro da parte della First Czech Russian Bank, a cui sarebbero dovuti seguire altri 27 milioni per le presidenziali”.

Che forza questa Quartapelle, qualcuno le dica però che l’Emmanuel Macron che tanto piace al PD dovrebbe spiegare bonifici milionari della Banca Rothshield, stranamente a cavallo tra l’impegno come ministro delle Finanze e il suo addio all’esecutivo per fondare En Marche! Ma quei soldi vanno benissimo, sono democratici. Ma non basta, perché il PD quando c’è da dimostrare di essere scolaro ubbidiente si fa in quattro. Ed ecco che un altro deputato, il telegenico Andrea Romano, quello che da una settimana in tuti i talk-show moltiplica esponenzialmente gli arrestati in piazza a Mosca, manco fossero bambini degenti negli ospedali pediatrici di Aleppo (ormai siamo alla popolazione di Cuneo), il quale si dice convinto che Mosca finanzi i 5 Stelle: “Bisognerebbe indagare ma sono certi i rapporti tra hacker russi e attivisti grillini”.

Quali hacker russi, di grazia? Quelli che la CIA e l’FBI denunciano da novembre e della cui attività non si è trovato uno straccio di prova, altrimenti ce le avrebbero mostrate h24 su tutte le reti tv e “La Stampa” avrebbe dedicato loro un numero speciale? A casa mia, finora, gli unici beccati a intercettare, spiare, pedinare e, se serve, telecomandare mezzi di trasporto a distanza, sono quei galantuomini della CIA, come ci conferma la denuncia di WikiLeaks che nessuno a Washington ha avuto l’ardire di negare. Ah, dimenticavo, gli stessi che avrebbero spiato tutti e tre i candidati alle presidenziali francesi del 2012 e Angela Merkel, oltre a metà abbondante del suo gabinetto: fatti, non ricostruzione de “La Stampa”. Ma si sa, occorre prevenire e contrastare la minaccia russa, quindi va tutto benissimo: trattasi di ingerenza democratica.

Attenzione, stiamo entrando in quella fase storica che io chiamo “la stagione del rasoio di Occam”, ovvero quella in cui chiunque dissenta dalle versioni ufficiali viene accusato di complottismo, scomodando la nota teoria in base alla quale la narrativa dei fatti più semplice è sempre quella vera. Una sesquipedale cagata per tacitare il dissenso e vendere al pubblico una bella versione preconfezionata, evitandogli la faticaccia di cercare riscontri e conferme in versioni alternative dei fatti: il rasoio di Occam serve soltanto a farvi spegnere il cervello, rendendovi però convinti di essere delle persone perbene, perché ragionano in base alle categorie e ai crismi del buonsenso comune. Non vi pare strano che proprio ora, con la credibilità politico-strategica degli USA pesantemente a rischio compromissione e dopo 16 anni dall’attentato, l’FBI salti fuori pubblicando 27 foto del Pentagono dopo essere stato colpito dal volo dell’American Airlines? Come mai proprio ora la prova che in molti hanno invocato? Attenti, perché la storia di questo Paese, quando si è trattato di rapporti politici con gli USA in momenti delicati come questi, ci insegna che quel rasoio serve soltanto a tagliare la testa alla libertà d giudizio, lasciando il popolo felice e soddisfatto come quell’uomo che si amputa le palle per far dispiacere alla moglie.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi