Alla base della razionalità economica: proprietà privata e decentramento decisionale

Di Lo Ierofante , il

 

 

 

 

Gerardo Gaita

 

 

 

 

Il problema economico delle società consiste principalmente nel rapido adattamento ai cambiamenti che intervengono nelle particolari circostanze di tempo e di luogo.

Di conseguenza, è sempre preferibile che le decisioni finali vengano prese da coloro che direttamente conoscono queste circostanze o comunque che vengano prese con la loro attiva collaborazione.

Di qui l’importanza fondamentale della proprietà privata dei mezzi di produzione, sia sulla propria persona che sulle proprie cose: se ciascun individuo non è effettivamente il proprietario di sé stesso e delle proprie cose diviene praticamente impossibile attivare ed utilizzare al meglio la conoscenza dispersa tra le persone.

Proprietà privata dei mezzi di produzione e decentramento decisionale sono quindi intimamente collegati: senza proprietà privata sui propri mezzi di produzione non possiamo avere alcun decentramento decisionale.

In questo contesto, dobbiamo inserire il sistema dei prezzi, ossia quella guida all’azione sociale, quell’informazione necessaria, che serve a coordinare le azioni separate di persone differenti, affinché una società possa essere non soltanto pacifica ma anche davvero produttiva.

Nel calcolo economico non si può evitare di utilizzare un sistema dei prezzi, ma per calcolare razionalmente il valore e dunque per coordinare in maniera tendenzialmente corretta le azioni separate di persone differenti, possiamo fare affidamento solamente sui prezzi di mercato e prezzi di mercato possono emergere soltanto attraverso lo scambio volontario di diritti di proprietà privata.

Di conseguenza, se si desidera orientare razionalmente l’allocazione delle risorse, vale a dire se si ambisce a favorire le opzioni superiori piuttosto che le opzioni inferiori, rispetto alle preferenze dei consumatori e alle capacità dei produttori, non si può rinunciare alla produzione che avviene in un mercato di scambi volontari di diritti di proprietà privata.

Qualora l’informazione necessaria fosse data non avremo bisogno di prezzi di mercato per orientare razionalmente l’allocazione delle risorse, ma poiché l’informazione necessaria nel mondo reale non è mai data vi è bisogno dei prezzi di mercato: solo mediante lo scambio volontario di diritti di proprietà privata, infatti, gli agenti economici possono esercitare la loro attività sempre inconclusa e parziale di creazione e scoperta dell’informazione necessaria che trova la sua rappresentazione codificata nei prezzi di mercato.

Prezzi di mercato significano un sistema di prezzi che nasce e si sviluppa in maniera decentralizzata, cioè che non è imposto da alcuna autorità centrale attraverso mandati coattivi.

Prezzi di mercato sono una caratteristica esclusiva di un sistema fondato sul primato della proprietà privata dei mezzi di produzione e non possono in alcun modo essere fatti propri né nei meccanismi né nei risultati da un sistema che ha abolito la proprietà privata dei mezzi di produzione.

Esiste spontaneamente un mutuo adattamento degli atti dell’agente economico a quelli di tutti gli altri agenti economici: l’agente si adatta ai prezzi di mercato comprando e vendendo ai prezzi di mercato; i prezzi di mercato si adattano all’agente incorporando nella catena dei prezzi le conseguenze delle sue scelte e delle sue decisioni – il locale agisce sul globale e il globale sul locale e ognuno dei due aspetti è, nel contempo, causa ed effetto dell’altro.

L’informazione necessaria quindi non solo non si può considerare data a livello centrale per il suo carattere soggettivo, pratico e disperso, ma nemmeno si genera a livello degli agenti economici individuali se a questi non è permesso di esercitare liberamente la loro attività imprenditoriale e per fare in modo che ciascuno possa esercitare liberamente questa attività occorre riconoscere concretamente come presupposto il diritto alla proprietà privata sui propri mezzi di produzione.

In tal senso, neanche lo sviluppo della programmazione matematica e del più potente dei calcolatori informatici possono sostituire il ruolo imprescindibile svolto dalla proprietà privata nell’implementare il processo sempre inconcluso e parziale di creazione e scoperta dei prezzi di mercato.

Dimostrare, infatti, che alcune equazioni astratte hanno alcune soluzioni altrettanto astratte non significa che queste siano anche di una qualche utilità pratica, in assenza di scambi volontari di diritti di proprietà privata e ciò equivale ad affermare che la pianificazione centralizzata non è in grado di creare e ricreare di continuo e in tempo reale alcuna coordinazione efficiente delle azioni individuali.

Un’economia pianificata dunque non può riprodurre meccanismi e risultati dei prezzi di mercato, giacché costi e possibilità di produzione non sono dati e inalterabili nel futuro ma vanno costantemente creati e scoperti e soltanto con gli incentivi di un’economia di mercato si è in grado di mobilitare e di usare in modo funzionale le informazioni diffuse tra gli innumerevoli agenti economici.

Un’economia di mercato è poi tanto più orientata alla prosperità quanto più tutti al suo interno sono liberi di scegliere i propri piani, le proprie preferenze e le proprie azioni, ossia quanto meno la proprietà privata di ciascuno sui propri mezzi di produzione è sottoposta a priori a interferenze coercitive.

In conclusione, se il diritto, inteso come norme giuridiche generali atte a proteggere la proprietà esclusiva di ciascuno, ci offre una guida all’azione sociale che ci dice ciò che non bisogna fare se non vogliamo far esplodere conflitti, il sistema dei prezzi di mercato ci offre invece una guida all’azione sociale che ci dice ciò che bisogna fare per rispondere con efficienza ai bisogni reciproci di tutti gli agenti economici.

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  • Svicolone61

    E nonostante che questi due principi basilari di efficacia ed efficienza economica (e politica aggiungerei), cioè proprieta’ privata e decentramento, siano:
    – abbastanza facilmente deducibili razionalmente, come ben scrivi;
    – provati empiricamente da secoli di Storia (vedi URSS e Venezuela e UE);
    nonostante cioè, si continua a teorizzare ed impostare le nostre politiche economiche sui principi opposti.

    Si continua ad affermare, un po dovunque, dalle università, alla politica, ai media di tutti i colori, che per recuperare efficienza bisogna:
    – centralizzare (infatti il signor Romeo grazie a Consip ha un margine lordo a due cifre per fare quattro pulizie);
    – conferire il potere decisionale strategico a soggetti pubblici ( infatti Alitalia e le Banche italiote, dove a comandare sono i politici, sono un chiaro esempio di efficienza e di servizi resi al cittadino).

    Decentramento decisionale (quello amministrativo e’ una patacca) e proprietà privata in tutte le aziende, nessuna esclusa, banche soprattutto.

    • Lo Ierofante

      Commento perfetto.

      Se prendiamo per vera poi la massima hobbesiana secondo la quale “l’uomo è lupo per altro uomo” poichè i politici sono anche loro soltanto degli uomini e pertanto anche costoro dei lupi, a maggior ragione non si può conferire (neanche) a loro il potere di pianificare centralmente gli sviluppi della società.

      • Svicolone61

        Esattissimo…..
        Anche nella migliore ipotesi, non dando ascolto ad Hobbes, cioè che le elite pianificatrici fossero onestissime, che nulla rimarrebbe loro attaccato, e che facessero solo l’interesse dei governati (interesse dei governati definito in questo caso come non rubare o ridistribuire le tasse) anche in questo caso, cioè con governanti che non rubano o ridistribuiscono, anche in questo caso, solo l’attività di pianificazione, regolamentazione, centralizzazione e statalizzazione porterebbe a gravi inefficienze produttive ed economiche.
        C’è mai stato un regime socialista totalmente onesto e che non tassava/redistribuiva (nel senso che quasi tutto era già dello Stato )? Come ha funzionato?
        Per si continua dopo secoli di Storia ed una teoria economica tutto sommato accettata da tutti (che il libero mercato produce risultati economici molto migliori), perché si continua a credere nella via del pianificatore efficiente ed onesto? Ultimi i microcefali dei grillini…..

        • PClaudio

          Forse perché lo stato sa bene che la sua sopravvivenza dipende dalla sua capacità di indurre gli individui in una condizione di dipendenza da esso. E purtroppo, a dispetto della sua generica inefficienza, lo stato è divenuto efficacissimo a perseguire quest’unico obiettivo: creare dipendenza, ovvero creare schiavi. E’ un processo che ci investe sin dalla nascita, tramite l’indottrinamento praticato dall’istruzione pubblica. E che prosegue con lo scardinamento di ogni forma di aggregazione sociale stabile – a partire da quella familiare – che lo stato considera pericolosa, perché alternativa ed esso. L’emancipazione femminile e di genere nella sua accezione attuale – quella boldriniana, per intenderci, fatta di astio verso l’altro sesso e di narcisismo auto-compiacente – tutto sommato ha questo scopo: far degradare i rapporti familiari, creando torme di donne e minori dipendenti economicamente dallo stato sociale. La retorica terzomondista e vittimista con cui vengono blandite le minoranze etniche, che guarda caso gli stati occidentali stanno importando a frotte, laddove già non ne dispongano, ha lo stesso obiettivo: creare masse nullafacenti educate a ritenere l’elemosina dello stato un loro inalienabile diritto; masse che facilitano allo stato il controllo di quei soggetti produttori di ricchezza, e culturalmente impermeabili all’indottrinamento, che mettono a rischio la tenuta del sistema…

  • Potevo scriverlo io questo post. Condivido ogni virgola.

    • Ronf Ronf

      Insomma, ti hanno preceduto 😉

  • PClaudio
  • Mister Libertarian

    Chiaro, preciso e corretto: complimenti all’autore.

    Sfido un burocrate, un politico, uno statalista o un fanatico della pianificazione centralizzata a confutare questi profondi argomenti.

  • Mister Libertarian

    “E’ ironico che proprio nel momento in cui in quei paesi in cui l’Unione Sovietica, che ha cercato di centralizzare tutto, stanno imparando che il successo dipende dalla dispersione del potere e delle decisioni decentralizzate, ci sono alcuni nella Comunità Europea che sembrano voler muoversi in direzione opposta”

    Chi disse queste parole assennate?

    • Lo Ierofante

      M. THATCHER

      • Mister Libertarian

        Bravo! Ci hai azzeccato.

  • Mister Libertarian

    Questa foto di un centro commerciale rappresenta l’anarchia:

    – non esistono spazi pubblici, solo spazi privati aperti al pubblico secondo le regole dei proprietari
    – nessuno viene obbligato a trovarsi in questo luogo, avviene tutto volontariamente
    – nessuno è obbligato a pagare nulla, dal parcheggio a obblighi di acquisto, avvengono solo scambi volontari
    – non sono presenti forze di polizia pubbliche ma solo private, al fine di mantenere il luogo privo di balordi e mantenere la sicurezza

    (F. Demetrio)

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