Il Deep State è alla ricerca del Dottor Stranamore. E domenica, attenzione al referendum in Turchia

Di Mauro Bottarelli , il - 71 commenti


Non ci fosse da piangere (e da cominciare a preoccuparsi seriamente), ci sarebbe davvero da ridere. Soltanto ieri vi davo conto dei farseschi contenuti della conferenza stampa durante la quale la Casa Bianca, per conto del National Security Council, rendeva note le presunte prove incontrovertibili che legavano il regime di Bashar al-Assad all’attacco chimico del 4 aprile scorso, il tutto con la copertura dell’alleato russo. Bene, a meno di 36 ore da quell’appuntamento e con la visita di Rex Tillerson a Mosca terminata con i rapporti tra le due nazioni “ai minimi di sempre a livello di fiducia”, ecco che salta fuori il colpo di scena ad orologeria: militari e intelligence USA hanno infatti intercettato comunicazioni di militari siriani ed esperti circa la preparazione per l’attacco con armi chimiche compiuto a Idlib la scorsa settimana. Lo ha riferito una fonte ufficiale americana alla CNN, quindi siamo a livello di credibilità pari al mitico Tg4 di Emilio Fede.

Le intercettazioni erano parte del materiale di intelligence visionato nelle ore successive allo stesso attacco allo scopo di stabilirne la responsabilità: excusatio non petita, la stessa fonte ha sottolineato che gli USA non erano al corrente in anticipo del raid. La spiegazione sarebbe semplice e lineare, però: gli Stati Uniti solitamente raccolgono vaste quantità di comunicazioni intercettate in zone come Siria e Iraq, materiale che spesso non viene analizzato, se non in caso di un particolare evento che richiede la ricerca di analisti di relative informazioni di intelligence. E guarda caso, stando alla CNN non è emerso fino ad ora materiale intercettato a conferma di comunicazioni sull’attacco a Idlib da parte di militari o 007 russi. Sempre per la fonte, è probabile che i russi siano più attenti nell’evitare che le loro comunicazioni vengano intercettate: un po’ come quei giocatori di calcio che mettono la mani davanti alla bocca, quando parlano con l’allenatore.

E se poco fa le autorità siriane hanno denunciato morti e intossicati per un attacco della coalizione a guida USA che avrebbe colpito un deposito di armi chimiche dei ribelli, di fatto la conferma del loro possesso, l’intero quadro della situazione porta a un dato di fatto: qui ci stanno pesantemente prendendo per il culo. E il fatto non è grave in sé come mancanza di rispetto ma per il livello di sfacciataggine con cui questa pantomima viene condotta dagli USA: è tornato quel pericoloso e sgradevole senso di onnipotenza. E, soprattutto, di impunità. Ora, al netto che le registrazioni avrebbero dovute essere ascoltate subito dopo l’attacco, vista la prassi raccontata dalla fonte e quindi non si capisce una settimana di embargo nei confronti di una notizia che, almeno nelle intenzioni USA, avrebbe potuto pesare sul viaggio di Tillerson a Mosca, stupisce il fatto che si sia atteso il ritorno in patria del Segretario di Stato per comunicarla – guarda caso, in via informale e utilizzando la CNN – e non fosse contemplata nel “pacchetto” di prove presentate martedì alla Casa Bianca. Invece no, si è atteso l’incontro tra Donald Trump e il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, di ieri pomeriggio per renderla nota.

Ora, al netto che nessuno sa se quelle intercettazioni esistano davvero e quale sia il contenuto reale, deve inquietare il movimento sotterraneo cui il Deep State sta dando vita a Washington, tanto che nell’ultima settimana il presidente appare una marionetta nella sue mani, capace di vere e proprio inversioni a 180 gradi su argomenti cardine della sua campagna elettorale. Prima la Russia era un partner con cui riallacciare i rapporti e Assad qualcuno che non rappresentava una priorità ma è bastata la reazione emozionale della figlia Ivanka alla strage di bambini del 4 aprile per tramutare Trump in “Rambo”, pronto a ordinare uno strike missilistico contro la Siria in meno di 24 ore. Ieri, poi, l’ennesima capriola. Parlando al termine dell’incontro con Stoltenberg, ecco le parole del presidente: “Nei prossimi mesi e anni lavorerò a stretto contatto con tutti i nostri alleati della NATO per rafforzare questa partnership e adattarla alle sfide del futuro. Avevo detto che la NATO era obsoleta. Non è più obsoleta”.

Forse perché è tornata in auge la Guerra Fredda in grande stile? Inoltre, nella stessa occasione, il presidente ha sottolineato che gli alleati dovrebbero lavorare insieme per risolvere il “disastro” che sta avvenendo in Siria. E che sul tema l’aria sia tesa, tutt’altro che rasserenata dalla visita di Tillerson a Mosca, lo ha confermato il veto posto dalla Russia, con l’astensione della Cina, al Consiglio di sicurezza dell’ONU contro la risoluzione sulla Siria proposta da Francia e Gran Bretagna, il cui rappresentante si è affrettato a definire “vergognosa” la scelta di Mosca.

Giudizio che probabilmente la Russia riserva invece alla decisione di Donald Trump di ratificare martedì l’ingresso del Montenegro nella NATO, argomento anche questo della conferenza stampa di ieri dopo l’incontro fra Trump e Stoltenberg ma, anche in questo caso, in veste ufficiosa, ovvero con la solita fonte della Casa Bianca che spiattella verità preconfezionate garantito dall’anonimato. Parlando della campagna avviata dalla Russia allo scopo di condizionare i processi democratici in tutta l’Europa, la fonte sottolinea “l’attacco violento contro il governo del Montenegro, in occasione delle elezioni nell’ottobre scorso”.

Di più, l’alto funzionario della Casa Bianca ha accusato apertamente Mosca di aver appoggiato il tentativo di colpo di Stato, avvenuto nell’ex Stato jugoslavo durante le elezioni parlamentari di ottobre e sottolineava la natura violenta dell’attacco, avanzando il timore che qualcosa del genere potrebbe ripetersi durante le presidenziali del prossimo anno. Detto fatto, questo quadro ribaltato della realtà, visto che il Montenegro è da tempo oggetto proprio di provocazioni NATO e di strane primavere colorate in cerca d’autore, diviene argomento e motivazione per accettare il Montenegro nell’Alleanza in fretta e furia, proprio al fine di proteggerlo da possibili nuove aggressioni del Cremlino. Che cuore grande, i montenegrini saranno commossi. Soros, di certo.

Ma che il presidente sia ostaggio del Deep State e della parte più bellicista degli apparati di sicurezza lo conferma il fatto che sempre ieri un gruppo di una cinquantina di deputati bipartisan ha domandato a Donald Trump che chieda formalmente l’approvazione del Congresso prima di dar vita all’espansione dell’azione militare in Yemen, già annunciata al fianco dei sauditi. Nella nota si sottolinea come “un’azione simile potrebbe far precipitare quel Paese nella carestia totale, visto che già oggi mezzo milione di bambini yemeniti sta letteralmente morendo di fame”: chissà se anche questi piccoli faranno sanguinare il cuore del presidente e della sensibilissima figlia o, come temo, se ne sbatteranno i coglioni?

E che l’ondata russofoba che spira dall’Atlantico sia arrivata anche in Europa, raggiungendo anche i gangli del potere comunitario, lo ha confermato la ridicola sentenza con cui stamattina la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la Russia non prese misure adeguate per prevenire l’assedio nella scuola di Beslan nel 2004, attacco che portò al massacro di oltre 330 persone, tra cui moltissimi bambini. Per questo, l’ha condannata a pagare 3 milioni di euro. Ma non basta, perché la Corte ha inoltre accusato Mosca per le indagini condotte sul caso. Insomma, i tagliagole ceceni fanno strage e Mosca paga i danni: più servi di così, si muore. Ma è un segnale, un messaggio chiaro: basta andare su GoogleTrends e digitare come parola chiave “World War 3”, vedrete da soli il risultato.

La politica della paura sta cominciando a erodere anche le ultime difese delle nostre società, assuefatte magari a qualche attentato spot, cui rispondere con veglie e gessetti colorati ma non alla prospettiva di una guerra in piena regola. E i fronti aperti sono molteplici: c’è la Siria, lo Yemen, la contrapposizione diretta Washington-Mosca e, in contemporanea, quella tra Washington e la Corea del Nord, la quale minaccia reazioni nucleari alle mosse statunitensi e annuncia la prossima detonazione di un ordigno ma è, di fatto, già sotto tutela cinese, visto che Pechino avrebbe allertato 25mila militari del 47mo gruppo della Nona Brigata Corazzata, ordinando loro di tenersi pronti a muoversi verso il confine nordcoreano.

Non so se avete visto “Il Dottor Stranamore”, capolavoro di Stanley Kubrick che ho utilizzato come immagine di copertina: se no, fatelo durante questo lungo fine settimana pasquale. Rimarrete sconvolti dal numero di analogie che esistono con l’attualità, a partire dal protagonista, il generale pazzo Jack D. Ripper (se vi ricorda il senatore John McCain, siete sulla giusta strada) che decide un attacco nucleare contro l’Unione Sovietica, di fatto bypassando il presidente in base al “piano R”. E cosa avrebbe scatenato la sua decisione di muovere i B-52? Un’offensiva dei sovietici in realtà mai avvenuta. Non vi sto a raccontare il finale, ovviamente ma vi consiglio caldamente di guardarlo (o riguardarlo, nel caso): potreste trovarci dentro molte risposte al caos che stiamo vivendo. Anche quelle che non vorreste conoscere.

Di mio, comincio davvero a ritenere che la situazione si stia facendo pericolosa. E attenzione, perché stiamo sottovalutando un evento che potrebbe trasformarsi in un catalizzatore ma, anche, in un detonatore. Domenica in Turchia si vota per il referendum costituzionale e se dovesse vincere il “Sì”, come nei desiderata di Erdogan, la nazione virerebbe verso una forma di Stato presidenziale assolutista, tanto che la carica di primo ministro verrebbe abolita e i suoi poteri saranno in capo allo stesso presidente. Di più, i membri dell’Hakimler ve Savcılar Yüksek Kurulu (HSYK), organo supremo della magistratura, saranno dimezzati (da 22 a 12) e sei di questi saranno nominati direttamente dal presidente. Infine, parti della riforma ridurrebbero il potere delle forze armate nei tribunali e nel Consiglio di Sicurezza Nazionale (MGK), un qualcosa che cozza contro la dottrina Ataturk che vede le forze armate come baluardo della laicità dello Stato ma che vede molti cittadini favorevoli, poiché con ancora negli occhi le scene del mancato golpe del 15 luglio scorso.

Due i timori: primo, se vincerà il “Sì”, Erdogan si sentirà legittimato a rompere del tutto con Mosca, forte della nuova alleanza con USA e Israele, il quale proprio poche ore fa ha utilizzato la sua aeronautica per bombardare postazioni dell’esercito siriano fuori Damasco. Secondo, per ottenere quel “Sì” Erdogan potrebbe essere pronto a tutto nelle prossime 72 ore, quindi un false flag è tutt’altro che da escludere da qui a domenica sera. E il rischio è che quell’operazione di destabilizzazione potenziale potrebbe puntare a ottenere i proverbiali due piccioni con una fava: spaventare i turchi, spingendoli quindi tra le braccia di Erdogan in versione padre-padrone e muovere qualche pedina in Siria, vista la permeabilità del confine tra i due Paesi e il passaggio di miliziani di ogni risma. Ottenuto il “Sì” e un bel casus belli, magari legato all’onnipresente nemico curdo, Erdogan potrebbe tentare l’azzardo, avendo formalmente alle spalle alleati di peso.

A quel punto, la vendetta di Putin, però, potrebbe non essere ulteriormente rimandata e contemplare sia i piloti abbattuti da Ankara che il tradimento appena consumato. Washington e Tel Aviv non attendono altro: la Turchia e la bramosia onnipotente e accecante di potere di Erdogan potrebbero essere l’agnello sacrificale per arrivare allo scontro. Spero di sbagliarmi. Una cosa è certa: se fosse vivo, oggi Stanley Kubrick lavorerebbe per il Deep State.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

RC Twitter

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi