I dubbi di Mosca sull’attacco chimico diventano macigni. Che schiacciano alcune “coscienze”

Di Mauro Bottarelli , il - 28 commenti


Ci sono notizie e notizie, ormai anche quelli di noi più distanti dalla dietrologia hanno dovuto accettare questa triste realtà: alcuni morti hanno il sangue più telegenico, alcune vite sono più degne di essere vissute, alcuni missili sono benedetti mentre altri sono il nuovo sterco del demonio. Prendete i 68 bambini sterminati nella strage di sfollati sciiti di Aleppo: chi ha piazzato il pick-up carico di esplosivo, prima di attivare il detonatore, è stato così carino da distribuire pacchetti di patatine, in modo che in bambini venissero richiamati a frotte. Poi, il botto. Il sangue. Le menomazioni. I pianti della madri. Ma per la CNN, come ci mostra questo brevissimo filmato,

CNN Reporter Nick Patton Walsh Calls Massive Car Bombing That Killed 126 Syrians A "Hiccup"

si è trattato di un “hicchup”, un contrattempo, un dettaglio, che comunque non ha fermato del tutto l’opera di evacuazione generale. Ma cosa volete, mica erano bambini uccisi dal sarin? Questi erano solo dei civili, oltretutto sciiti, magari pure cenciosi nel vestire e sporchi: va bene dedicargli un servizio in tv, va bene che ne parlino i giornali per un giorno ma non sperate in vendicativi missili Tomahawk che vadano a ripulire l’onta della loro inaccettabile morte o tantomeno aperture dei tg o prime pagine indignate. “Bellissimi bambini”, così Donald Trump ha definito quelli uccisi nell’attacco chimico del 4 aprile durante il discorso con cui annunciava la rappresaglia sulla base aerea dell’esercito siriano. Di più, si è saputo che a muovere il presidente USA verso questa decisione sarebbero state le lacrime della figlia Ivanka, cuore di mamma che non ha sopportato la vista di quelle immagini strazianti. E di queste cosa ne dici, cara Ivanka?

Quei bambini che corrono verso un pacchetto di patatine come si corre incontro alla fine di un incubo e che dopo pochi minuti, quando ancora le mani erano sporche di olio e si sgranocchiava via felici la paura, finiscono ridotti a brandelli dall’esplosivo, non ti fanno piangere? Loro possono morire? Le immagini sono ormai il cuore della guerra, perché creano l’unica vera informazione: quella emotiva. Quali immagini, però? In effetti, le uniche che abbiamo potuto vedere del famoso attacco chimico – debitamente censurate perché troppo cruente ed esplicite – sono quelle di due video casualmente girati dagli “Elmetti bianchi”, di fatto fiancheggiatori dei ribelli anti-Assad travestiti da protezione civile ma degni di Carlo Rambaldi, l’indimenticato papà di ET, quando si tratta di effetti speciali.

Insomma, diciamo che il mondo occidentale ha preso per buona una versione che definire di parte pare un garbato eufemismo. Ma si sa, qui c’è Assad da mettere in croce, lo stesso che Donald Trump ha definito “un animale malvagio” per ciò che ha fatto a quei bambini. Ad Aleppo, invece, non ci hanno nemmeno provato a tirare in ballo truppe siriane o russi per l’autobomba, quindi ci si è limitati ad archiviare in fretta l’accaduto come esente da responsabilità e a dimenticare quei bambini, ennesimi danni collaterali non meritevoli di una bella pioggia di Tomahawk in mondovisione. Per la CNN, poi, sono stati un dettaglio che non ha rallentato troppo le operazioni di trasferimento. Per gente così all’inferno deve esserci un girone speciale. Almeno spero.

Ieri mattina, però, nel silenzio generale dei media, è successo qualcosa. Mentre la sterlina andava in picchiata in vista della conferenza stampa a sorpresa di Theresa May, il portavoce del ministero della Difesa russo, il maggiore Igor Konashenkov, teneva una conferenza stampa per presentare la nuova base militare nell’Artico e, a margine dell’occasione, lanciava alcune accuse nemmeno troppo velate. Ecco le sue parole: “Sono passate due settimane dall’attacco chimico ma la zona dell’impatto a Khan Shaykhun, da dove gli abitanti dovrebbero essere stati evacuati, non è stata ancora identificata. La città continua a vivere la sua vita normalmente, né i cittadini, né gli pseudo-soccorritori hanno chiesto assistenza per medicinali, antidoti o agenti decontaminanti. E’ chiaro che, come in Libia e in Iraq, semplicemente non ci sono piani per portare avanti un’indagine qualificata da parte dei veri orditori dell’attacco chimico”.

E ancora: “Di quell’attacco, le uniche prove restano due video degli Elmetti bianchi. Nessuna tv britannica, statunitense o europea ha mostrato un singolo soccorritore o una persona colpita dai gas che non fosse tra quelli presenti nei due video”. Della serie, nessuno ha avuto interesse ad andare a fare un giro in zona nei giorni seguenti o a testimoniare quanto accadeva negli ospedali. Direte voi, avevano paura degli agenti chimici. Primo, come sottolineato da Konashenkov, la vita in città prosegue tranquilla e nessuno ha chiesto equipaggiamento o materiale particolare. Secondo, come hanno fatto gli “Elmetti bianchi” a operare praticamente in canotta e infradito subito dopo l’attacco, quando gli agenti sarebbero stati al massimo della mortalità? Ecco cosa ha detto stamattina Konashenkov, quando gli chiedevano dei dubbi espressi sull’accaduto da molti esperti: “Avendo conoscenza ed esperienza pratica, questi esperti non possono spiegare come gli “Elmetti bianchi” abbiano potuto lavorare in una zona colpita per così tanto tempo senza abiti protettivi e maschere anti-gas, pur restando vivi. Questi dubbi mettono in discussione le versioni diffuse da diplomatici e politici occidentali, i quali sono stati rapidissimi nell’accettarle e nel fornire un responsabile senza indagine o fact-checking”.

E qui non si tratta delle parole di un giornalista eterodosso o di un politico fuori linea, è il portavoce del ministero della Difesa russo – seppur con linguaggio diplomatico – a mettere in dubbio l’esistenza stessa di quella strage. O, quantomeno, la sua portata e dinamica. Lo stesso Vladimir Putin aveva parlato di un evento organizzato, ora l’esercito va oltre: che i russi abbiano in mano qualche prova schiacciante e che queste parole siano un monito al lanciatore di Tomahawk, il quale ha infatti saggiamente volto lo sguardo verso Oriente? Della serie, un altro errore in Siria e lo sputtanamento globale sarà di quelli senza precedenti?

Ma non ci sono solo morti di seria A e di serie B. Ci sono anche Ong credibili a prescindere, tipo l’Osservatorio per i diritti umani in Siria con sede a Coventry e finanziato dal governo britannico e AirWars, associazione formata da giornalisti, ex militari e ricercatori, i cui studi molto interessanti non godono però della stessa credibilità e della stessa eco mediatica. L’ultimo report, quello relativo al mese di marzo, ci mostra ad esempio che la coalizione anti-Isis guidata da USA e Arabia Saudita ammazza più civili con i suoi raid di quanto non facciano russi e militari di Assad: vi pare che dalla stampa mainstream si rifletta questo quadro? Eppure ce lo mostrano questo grafico

e anche i numeri: americani e soci avrebbero ucciso tra 1.782 e 3.471 civili, in gran parte sui fronti di Mosul (Iraq) e Raqqa (Siria), le due roccaforti dell’Isis. Ma non solo: per esempio, il 1 febbraio gli aerei americani (autori di oltre il 90% dei raid) hanno colpito un ospedale della Croce Rossa a Idlib, capoluogo della provincia siriana dove si è radunato il grosso dei jihadisti e dei ribelli (più o meno moderati) e dove ha avuto luogo anche l’attacco chimico che ha fatto piangere la povera Ivanka. E dove cazzo era Lucia Goracci? Perché non ha fatto uno dei suoi lacrimevoli report pediatrici? Forse perché non poteva incolpare i killer di Assad e Putin? Come vedete, ci sono anche ospedali di serie A e B. Oltretutto, nel mese di marzo le incursioni della coalizione internazionale sono diminuite del 21% sulla Siria (434 in tutto) e dell’1% sull’Iraq (268). Il problema è che ci sono meno raid ma il numero di bombe non cambia, quindi si sgancia di più: i membri della coalizione hanno sganciato un numero di ordigni del 13% superiore a quello di febbraio.

Insomma, si risparmia sul carburante ma il moltiplicatore del Pil deve trottare, quindi bombe come fossero noccioline in nome del warfare. Capita, però, che nella fretta un ospedale possa sembrare una casamatta. O un mercato possa apparire un campo di addestramento. O che una moschea diventi luogo d’incontro di miliziani di Al Qaeda. Ricordate, è successo lo scorso 16 marzo vicino ad Aleppo (se non ricordate non importa, i media hanno trattato con maggior interesse un intervento di Gianni Cuperlo). Rimasero uccise 38 persone, tutti civili: stavano partecipando a una funzione religiosa. All’epoca, il Comando militare americano del Medio Oriente (CENTCOM) aveva riconosciuto il bombardamento di una moschea nella provincia siriana di Aleppo, mentre il Pentagono aveva riferito che era stata colpita una struttura vicino ad una moschea. Mancava un drive-in a Milwaukee e la lavanderia dei Jefferson e poi le avevano dette tutte.

Tranne la verità, come spesso gli capita. E qual è la verità? “Gli Stati Uniti non sono riusciti a determinare che l’obiettivo del raid era una moschea dove era prevista una funzione religiosa. Inoltre, al momento del bombardamento nel luogo di culto islamico si svolgeva un seminario religioso… Una corretta analisi del target e di quello che si sarebbe svolto avrebbe potuto determinare almeno alcune di queste cose… Non è stata riscontrata alcuna prova che durante il raid nella moschea si svolgesse una riunione dei membri di Al-Qaeda o altri gruppi armati”. Perché ho messo le accuse tra virgolette? Perché non sono determinazioni del sottoscritto, bensì l’atto di accusa formale pubblicato sempre ieri mattina da Human Rights Watch (HRW), non esattamente un’emanazione non governativa del Cremlino o di Damasco. Un chiaro atto di accusa: di fatto, gli americani hanno bombardato a cazzo, fregandosene di prendere precauzioni e ammazzando civili che pregavano.

Indignazione al riguardo? Lacrime di Ivanka? Prese di posizione di Merkel e Hollande in seno all’UE? Un rutto per troppo cabernet da parte di Juncker? Nulla. Ma, soprattutto, vedrete che i media mainstream, quelli che sostengono le campagna contro le fake news dei blog, non dedicheranno spazio e indignazione a quanto denunciato da Human Rights Watch: eh già, perché le ong non sono soltanto buone o cattive, quando è necessario scatta la logica delle targhe alterne. Della stessa associazione, una notizia viene diffusa come se fosse la rivelazione delle tavole della legge, mentre un’altra interessa quanto il parere di Alfano al G7.

Ma loro sono la stampa autorevole, quella che si permette di fare le crociate, la caccia alle streghe contro le bufale, che si permette di sentenziare chi sia credibile e chi no nel raccontare gli avvenimenti. E non hanno vergogna. Nemmeno un pochino. Poco male, il dispetto più grande che gli si può fare è continuare a raccontare i fatti, sputtanandoli anche soltanto nel nostro piccolo mondo della Rete. Che poi tanto piccolo non è: sarà per questo che diventano ogni giorno più aggressivi e nervosi? Concludo con un messaggio per Funny: non provarci nemmeno ad arrenderti o ti vengo ad acchiappare. Se c’è un momento in cui ogni sforzo ha valore, è questo.

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  • Ale C.

    però io non capisco una cosa (tradotto, mi fa imbestialire più un altro aspetto): i mentecatti che vanno dietro a questa storia delle fake-news.
    io posso capire che una Boldrini, dall’alto del suo mondo ovattato e dei suoi interessi da mantenere, possa inventarsi la fregnaccia delle fake-news.
    ma che poi ci sia gente (senza interessi da difendere) che le dà pure corda, quello è intollerabile

    • AnonimoSchedato

      Il servilismo è una “dote” nazionale (oramai si può dire occidentale).
      La distinzione tra autorevolezza e autorità è ormai incomprensibile ai più.
      Prego che un giorno anche da noi possa essere riscoperto il concetto di prestigio legato alle opere fatte per la comunità (quello che i maori chiamano mana). Sparirebbero certe fregnacce (e certi mentecatti).

      • Ale C.

        distinzione in cui si cela tutto l’onore di una persona.

    • davide

      A proposito della Siora Boldrini
      Gli mandiamo questo prezioso vinile 45 giri di un Silvano Polidori d’antan?
      Ascoltare con attenzione
      https://youtu.be/dxiJRJfv4Mo

      • Ale C.

        aaaaahahhahahahaha bellissima….
        anche se io gli avrei mandato questo:
        https://www.youtube.com/watch?v=ZEmYRIclUTI

        potremmo farle una compilation, che dici?

        • davide

          La cintura dei pantaloni mi tira dal ridere…devo dire che il silvano non l’ha buttata in politica (per convenienza) ma gli amici del vento hanno prodotto un capolavoro! La compagna guerrigliera e il ciellino poi…
          Dai…dai con la compilation 🙂

          • Ale C.

            eheheheheh se penso che queste canzoni hanno quarant’anni, mi stupisco di quanto siano attuali.
            se mi consenti, poi di segnalarti un’altra loro chicca – anche se più recente – (secondo me), ascoltati bene il testo
            https://www.youtube.com/watch?v=R2gjiy3YE3Y

          • davide

            Veramente un grazie! Per quarantanni ho vissuto ignorando la loro esistenza…cosa mi sono perso sic! (stasera mi prendo il tempo per sentire gli altri brani)

          • Ale C.

            🙂 mi fa piacere!

          • Davide

            Bei ricordi.

  • Gianox

    Eh eh eh.
    Se l’articolo di ieri di Bottarelli mi ha intristito, questo mi ha galvanizzato.
    C’è una cosa da dire.
    Noi viviamo nella menzogna assoluta, ci vengono solo raccontate frottole e la verità ci viene celata.
    Ma oggi, forse per la prima volta, è successo una cosa: che i media mainstream sono costretti ai salti mortali per giustificare le bugie che raccontano.
    Prima, la menzogna precedeva la verità. Ti raccontavano una menzogna e tu ci credevi, e ci continuavi a credere per tanto tempo, fino a che, man mano che non emergevano contraddizioni nel racconto di quella che ti è stata data come verità, non ti venivano dei dubbi.
    Oggi, invece, la menzogna la deve rincorrere, la verità.
    La gente inizia ad aprire gli occhi, e per quanto le masse continuino a vivere nel torpore, sono sempre di più coloro che non sono più disposti a credere aprioristicamente a quanto viene loro detto. E pertanto i media sono costretti ad autentici salti mortali per coprire le proprie malefatte, finendo però con lo screditarsi e finire nel ridicolo.
    Ormai, i nomi di Botteri e Goracci, tanto per non menzionare che due nomi a caso, sono derisi perché sinonimo di falsità. Non crede più nessuno a costoro. Sono diventati personaggi caricaturali.
    Ed è per questo che mi unisco all’invito di Bottarelli a Funny King: se una Botteri ed una Goracci oggi non sono che dei personaggi caricaturali, dei personaggi da smorfia napoletana, delle barzellette di sé stessi, è anche per merito di chi, pur nel suo piccolo, ha saputo crearsi un seguito ed una credibilità.
    Certo, a volte io stesso mi sento di non condividere quello che scrive Funny King, ma lui ha guadagnato la mia considerazione, ha credibilità.
    La credibilità in questo genere di cose è tutto: se hai credibilità, beh, vuol dire che hai fatto bene quello che ti sei prefisso di fare. Perché abbandonare tutto ciò proprio oggi che “se c’è un momento in cui ogni sforzo ha valore, è questo”?

    • Ronf Ronf

      Ti sbagli: Botteri e Goracci sono credute e adorate dai milioni di elettori del PD

    • Caio Giulio

      Ha soprattutto coraggio nel pubblicare articoli ed autori scomodi (compresi noi), ed anche se non condivido spesso il suo pensiero, nulla toglie a questa innegabile verità.

    • Fabrizio Bertuzzi

      la gente ha scelto di essere finta per cui si ciba soprattutto di notizie finte.
      in giro ci sono solo maschere, quasi nessuno riesce ad essere se’s tesso.

    • Paulo Paganelli

      L’ideale sarebbe non avere bisogno nemmeno della credibilità, ma usare un sistema di informazione verificabile tramite dati incrociati da diverse fonti. Insomma, un sistema come la blockchain di BTC dove l’informazione può essere validata da una comunità e non dai pochi proprietari dell’informazione mondiale. Con Internet questo inizia ad essere possibile, ma siamo ancora dentro il mondo della disinformazione.

  • johnny rotten

    Segnalo a Bottarelli che anche “il professore del Massachusetts Institute
    of Technology (MIT), Theodore Postol, che in passato aveva già
    contestato le accuse mosse nel 2013 al governo siriano per l’incidente
    di Ghouta, ora mette in discussione la narrativa dell’amministrazione
    Trump che punta il dito contro il governo di Assad per l’attacco del 4 aprile scorso nella città di Khan Shaykhun, provincia di Idlib”, il virgolettato è un estratto di un articolo che si può leggere al seguente link:
    http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-Mit_Il_Rapporto_Della_Casa_Bianca_Non_Prova_Che_Il_Governo_Siriano_%C3%A8_Autore_Dellattacco_Chimico/82_19717/
    Aggiungo anche che esiste l’ipotesi che quei poveri bambini morti siano stati in precedenza rapiti a famiglie sciite di alcuni villaggi nelle vicinanze ed uccisi a freddo proprio per preparare lo show, un’eventualità per nulla remota se anche una ong, non di giorgio soros, intendiamoci ma di medici svedesi, l’Associazione Swedish Doctors For Human Rights, analizzando precedenti casi lo dimostra con chiarezza inconfutabile.

    • Veramente nei video postati dai caschi bianchi si vede gente chiaramente intossicata e con le pupille ridotte a spilli (miosi) poi , però le vittime hanno un aspetto ben diverso. nel mio articolo precedente sul tema e in quello successivo posto bene cosa è successo.

      • deadkennedy

        il sarin da effetti differenti sui corpi rispetto a quanto mostrato dalle tv… si tratta di altro tipo di intossicazione

      • johnny rotten

        Si, l’ho letto il tuo articolo e mi è piaciuto, ma nessuna ipotesi a mio parere è da escludere, i caschi bianchi in fondo fanno parte dello showbiz.

    • DMP
  • Scrillo

    Ancora a parlare di sta storia che non interessa più a nessuno ? Trump aveva bisogno di un pretesto per sganciare un po’ di bombe, ha preso la prima cosa che è capitata. Con l’afghanistan non ha preso nemmeno il pretesto. E con la corea credo che manco lì ci sarà bisogno di aspettare alcunché, quando la flotta sarà allineata si potrà dare inizio a una sbombardata. Così tutti saranno contenti e i mercati voleranno, poi che queste cose propagandistiche non servano assolutamente a niente, non risolvano un tubo e siano assolutamente ingiustificabili, è un discorso secondario che non interessa più a nessuno. Siamo finalmente entrati nell’era del RELATIVISMO CULTURALE TOTALE dove chiunque può dire e fare quello che vuole, tanto non esiste uno stesso Dio, una sola Verità e ognuno proclama di agire nel giusto. Lo fanno i terroristi dell’Isis come quelli arabi, come i Turchi, gli Iraniani, e tutti gli altri. Solo noi itagliani continueremo a prenderla in quel posto perché con i pagliacci europei franco belgi italioti e gli ideologi tedeschi della follia multiculturale, dove volete che andiamo ?

    • Goffry

      Sono d’accordo.
      Se anche tra 15-20 giorni si scoprisse che la storia del sarin è una bufala bella e buona, non ne parlerebbe nessuno, magari un trafiletto sull’Ansa.
      La cosa importante è che PRIMA abbia avuto grande risalto. Il giochetto delle fake news è facile ed economico: la cosa fondamentale è che il mentitore sia autorevole e la notizia venga rimbalzata su ogni fonte. Una volta ottenuto questo, il suo contenuto non può più essere messo in discussione – è sicuramente la verità.

    • gianluca pointo

      beh si, da tempo siamo in pieno relativismo

  • Claudicante

    Gentile Mauro.
    Lei è senza ombra di dubbio un analista serio e concreto, ma quello che forse pochi le hanno detto è che lei e uno scrittore godibile.
    Raramente mi capita di leggere articoli così pungenti e scorrevoli, è una dote rara, un dono che le è stato fatto e di cui lei delizia.
    Grazie davvero.

  • Caio Giulio

    Se anche un professore dell’ MIT, tana del politicamente corretto per eccellenza, è arrivato a dire apertamente che è stata una ridicola messinscena dilettantesca, allora vuol dire che le loro bugie mai come oggi hanno le gambe corte.
    Secondo me dove sbagliano i Russi e Assad, è nel non pubblicare apertamente i video in rete delle vittime, in maniera che poi si possano far girare nei media e magari inviare alla novella principessina convertita dalla lacrimuccia facile e a senso unico.

  • Annibale Mantovan

    Il problema è che il 95% dei mezzi di informazione sono in mano a cittadini ebrei. Bisognerebbe fare una legge in cui si vietasse questa soluzione. Una specie di legge antitrust religiosa. I mezzi di informazione distribuiti in base al numero dei fedeli! Sono un genio!

  • marcoferro

    ……interessa quanto il parere di alf-ano al G7, ah ah ah . troppo forte Bottarelli…

  • redfifer

    quando si dice – dai, dai prendiamoli per il (_Y_) ancora un po’…

    http://guardforangels.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2017/04/17883812.jpg

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