Europa, Stati Uniti ed Israele non possono risolvere la situazione in Siria


«Oggi, così come accadeva durate il feudalesimo quando i signori dichiaravano guerra oppure si arroccavano nei loro castelli lasciando a marcire i popolani, i “cattivi” da cui lo stato dovrebbe proteggerci non rappresentano una vera minaccia per quanto riguarda la vita, le proprietà e la libertà delle persone nei vari paesi; e quando la minaccia è reale, è quasi sempre il prodotto della provocazione degli stessi stati che dovrebbero proteggere i propri cittadini. Che le persone continuino ad accettare che gli stati decidano chi sono gli amici e chi sono i nemici, è davvero assurdo. La causa di base al giorno d’oggi è fondamentalmente ideologica; il nazionalismo intorbidisce le menti degli individui e li porta a supportare e acclamare il loro vero nemico, quello che li deruba e li opprime ad ogni ora del giorno, quello che crea e poi combatte quei diavoli all’estero affinché continui a tenere sottomessa la popolazione autoctona in modo che ripaghi il proprio signore con lealtà e tributi.» ~ Robert Higgs
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di Idan Eretz

La US Navy ha lanciato di recente decine di missili Tomahawk sulle basi aeree del governo siriano, come rappresaglia per un attacco chimico avvenuto pochi giorni fa a Khan Shaykhun, dove sono state uccise 72 persone.

Cosa sta accadendo? È davvero saggio intervenire? Probabilmente è una pessima idea.

Quella che nel 2011 era iniziata come una manifestazione pacifica contro il regime dittatoriale di Assad, s’è trasformata in una sanguinosa guerra civile che fino ad oggi non accenna a finire. Questa lotta sanguinosa coinvolge diversi gruppi di ribelli, tutti dominati dai sunniti e che hanno imbracciato le armi per combattere contro il governo siriano.

Assad stesso è un alawita, una setta dell’islam sciita, e governa una nazione a maggioranza sunnita. A prima vista, sembra che la maggioranza oppressa insorga contro una minoranza tirannica: la solita storia di liberazione.

La verità è molto più complicata.

Sebbene sia un tiranno orribile, Assad ha mantenuto in Siria una relativa libertà religiosa e principi di laicità, in contrasto alla radicalizzazione di massa di cui attualmente soffre il mondo sunnita, in particolare ciò è dimostrato dall’ascesa dell’ISIS.

L’islamismo radicale è un’ideologia diffusa tra il resto dei ribelli, tra cui uno dei gruppi più grandi, Jahabat Al Nusra, una costola di Al-Qaeda. Non riuscendo a capire tutto ciò, gli Stati Uniti durante la presidenza Obama hanno armato e addestrato i ribelli, presumibilmente moderati, del Free Syrian Army.

Molto rapidamente si sono resi conto che la loro politica era sbagliata: i ribelli appoggiati dagli USA hanno commesso atti atroci tra i civili, tra cui il famoso caso della decapitazione di un bambino. Allo stesso modo è fallito anche il tentativo da parte degli Stati Uniti nel 2014 di addestrare ribelli che si sarebbero battuti solo contro l’ISIS: sono stati spesi $500 milioni per l’addestramento di “quattro o cinque” combattenti.

Tale spesa sarebbe stata giustificata se avessero addestrato 4-5 superuomini, ma questa è pura fantasia. Uno degli episodi più ridicoli era quello in cui una milizia supportata dal Pentagono ha combattuto contro una supportata dalla CIA. Diversi gruppi di ribelli hanno ordini e alleanze diverse, lottando l’uno contro l’altro quasi tutte le volte mentre combattono anche contro il regime.

Una dozzina di chilometri più a sud di Damasco, c’è la mia patria: Israele. A differenza degli Stati Uniti, il confine settentrionale di Israele è minacciato dalla situazione in Siria. Eppure Israele preferisce non farsi coinvolgere militarmente, sapendo che farebbe più male che bene.

Invece Israele bombarda quei convogli che secondo l’esercito israeliano trasportano “armi per rompere l’equilibrio” (di solito missili avanzati), i quali vengono consegnati alle milizie libanesi e sciite di Hezbollah, che hanno combattuto contro Israele un decennio fa.

Inoltre i militari israeliani hanno curato i feriti siriani in cerca di aiuto oltre il confine, assistendo più di 2,600 persone sin dall’inizio della guerra. Di solito non sono un sostenitore della politica estera israeliana, ma questa volta hanno agito bene.

I governi hanno una pessima reputazione quando si tratta di ridisegnare le società stesse che sostengono di rappresentare. Quindi come potranno mai riuscire a plasmare società molto diverse ed estremamente complicate che non capiscono del tutto?

Anche la mia descrizione della guerra in questo articolo non è stata molto esauriente – i curdi sono una forza importante a nord della Siria, dove si scontrano molti interessi contrastanti, e non ho nemmeno iniziato a parlare dell’impatto internazionale degli screzi contro la Russia che sostiene il governo di Assad.

Pretendere che i governi occidentali possano risolvere la situazione in Siria, o anche capire quale parte sostenere (con i soldi dei contribuenti, ovviamente), sarebbe semplicemente una presunzione di conoscenza.

I tentativi passati di “stabilizzare il Medio Oriente” si sono dimostrati un disastro sia in Iraq sia in Afghanistan, aumentando solamente le turbolenze e, infine, dando alla luce l’ISIS. Tali interventi potrebbero portare a più caos, sangue, guerra e, naturalmente, rifugiati, i quali hanno invaso l’Europa negli ultimi anni.

Indipendentemente dalla politica americana, i governi israeliani ed europei dovrebbero avere tutto l’interesse nel rimanerne fuori. Se vogliamo aiutare, possiamo sicuramente farlo facendo donazioni a quelle organizzazioni che hanno un impatto significativo.

I guerrafondai che vogliono vederci coinvolti in Siria (tra cui molti esponenti della sinistra israeliana) dovrebbero prenotare un volo e rischiare la propria vita invece che mandare al macello quella dei loro soldati, compresi quelli arruolati in Israele. Infatti alcuni di questi uomini sono dei veri eroi.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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