La miccia ed il barilotto europeo di polvere da sparo

Di Francesco Simoncelli , il - Replica

di Francesco Simoncelli

È notizia di questi giorni che le famiglie italiane hanno visto aumentare sistematicamente e progressivamente il loro indebitamento netto. L’euforia scatenata dalla stampante monetaria dello zio Mario ha spinto gli individui sulla passerella del debito, ma se guardano di sotto ciò che vedono è un branco di pescecani pronti a sbranarli. Come può essere altrimenti quando l’indebitamento delle famiglie italiane, ad esempio, è arrivato a circa €20,000? Solo due anni prima questo numero era il 5% più basso. Il punto paradossale di questo discorso è che la maggior parte delle famiglie è scesa ancor di più nel debito per pagare le proprie pendenze col fisco italiano. Questo vuol dire che il denaro preso in prestito non è stato utilizzato per finanziare attività che in futuro avrebbero potuto portare ad un miglioramento delle condizioni economiche dei contribuenti e del paese in generale. No, è finito nelle fauci voraci di un’attività che distrugge ricchezza e lentamente porta all’esaurimento il bacino della ricchezza reale.

Non è un caso se la produzione industriale italiana è calata del 2.3% a gennaio rispetto al mese precedente, e stiamo parlando della peggiore performance sin dal gennaio 2012. Questo a fronte di uno stato che nel corso del tempo è diventato sempre più preponderante. Infatti debito pubblico e spesa pubblica hanno continuato a sottrarre risorse economiche scarse alle attività produttive, rendendo ancor più difficoltoso per la piccola/media impresa trovare una strategia per riprendersi.

Non sorprende quindi se, ancora oggi, la ripresa economica latita dai radar e quello che abbiamo invece è una manna prevalentemente nei casinò azionari del mondo. Inizialmente le banche centrali credevano di aiutare sia i centri finanziari sia il resto dell’economia più ampia attraverso il cosiddetto “effetto ricchezza a cascata”. ciò non ha fatto altro che creare una speculazione rampante negli indici azionari e nel mondo delle obbligazioni sovrane, lasciando col cerino in mano l’economia più ampia. Le grandi aziende che hanno potuto accedere al denaro di nuova creazione hanno prevalentemente investito suddetto denaro in ingegneria finanziaria, assorbendo di conseguenza risorse economiche e capitale umano. Ciò ha sfoggiato quei bip sul monitor di un moribondo, facendo festeggiare le banche centrali per aver risvegliato l’occupazione ed il commercio.

Invece l’abbassamento artificiale del prezzo più importante del capitalismo, ovvero, il tasso d’interesse, ha permesso a determinate attività d’accedere al bacino della ricchezza reale, abbeverarsi alla sua fonte e non creare nulla in cambio. Ecco perché le grandi aziende hanno dovuto ricorrere, ad esempio, al riacquisto di azioni proprie per mantenersi in piedi. Ecco perché Poste Italiane, ad esempio, ha lanciato la sua IPO nel 2015 in modo da entrare nel casinò azionario. Ecco perché Unicredit, ad esempio, vorrebbe fondersi con Generali, tecnica utilizzata per far apparire più appetibile al mercato due entità che sono economicamente marce.

In questo modo gli zombie economici mangiano ciò che resta di una determinazione onesta dei prezzi nei mercati, favorendo l’emersione di un caos economico che alla fine fagociterà tutta questa tossicità. Ma non bisogna dimenticare l’origine di suddetta tossicità, perché ciò che è stato finora elencato rappresenta solo la rosa degli effetti: il settore bancario centrale ed il suo monopolio sul denaro. L’importanza del denaro e del suo prezzo all’interno di un’economia di mercato è cruciale, perché esso coordina la produzione ed il consumo, permette agli attori di mercato di scegliere tra investimenti e risparmi, facilita lo scambio delle merci, ecc. Queste caratteristiche sono alla base di una moneta sonante, la cui stabilità agevola un flusso di scambi quanto più veloce possibile e permette agli attori di mercato di aumentare il grado di specializzazione delle loro arti.

In caso di crisi, le informazioni tra gli attori di mercato viaggiano più pulite e si riflettono nei fondamentali di mercato. Il fatto di essere incontaminati permette agli attori di mercato di aggiustarsi prontamente alle nuove condizioni di mercato, alleviando il dolore economico in modo significativo. Nel mondo attuale, invece, dove il denaro è corrotto dalle manipolazioni centrali da parte dei banchieri centrali, i fondamentali a loro volta non riflettono più informazioni reali e di conseguenza gli attori di mercato trovano parecchie difficoltà a coordinarsi per uscire dalla flessione economica. Ecco perché ancora oggi abbiamo una realtà economica in perenne stagnazione, mentre lo scoordinamento degli attori economici fa levitare i prezzi al consumo. Tale fenomeno infatti è la nemesi dei keynesiani, ciononostante è quello che abbiamo sotto i nostri occhi e ci sta urlando praticamente in faccia “errori economici dietro ogni angolo”. La persistenza di suddetti errori non fa altro che acuire una situazione che finirà col ritorcersi contro i cosiddetti pianificatori monetari centrali.

È qui che al giorno d’oggi sono finite le banche centrali. Dopo aver inaugurato le cosiddette politiche non convenzionali per “combattere” la crisi economica, hanno creato un mercato dipendente da dosi crescenti di credito a buon mercato. Perché? Perché la loro sopravvivenza non dipende più dalle scelte di mercato, ma dalla loro capacità di accedere al denaro creato ex novo e parassitare il bacino della ricchezza reale. Le banche centrali, in quanto cartello, hanno creato una vasta rete di clientelismo che all’inizio credevano avrebbero schermato il loro potere dalla pulizia di mercato, ma ora si stanno accorgendo che tale rete s’è incancrenita e farà crollare il loro castello di cartastraccia.

La baldanza con cui venne inaugurato l’euro s’è lentamente arenata sulle sabbie della crisi economica, la quale sta rappresentando una grossa gatta da pelare per i presunti poteri onniscienti dei banchieri centrali. Alla fine scopriremo che essi sono l’equivalente del Mago di Oz, un triste ometto dietro la tenda che manovra delle leve. Una voce cavernosa e una grossa ombra per incutere timore, ma oltre a ciò ben poco. Un esempio concreto è rappresentato dal seguente grafico. Osservate come sia cresciuta l’offerta monetaria più ampia in Grecia e Italia prima dello scoppio della crisi europea; ad un certo punto, addirittura, quella greca superò quella italiana. Prima che entrasse in vigore l’euro, i mercati avrebbero punito comportamenti così sconsiderati dal punto di vista monetario, invogliando gli investitori a puntare su monete più solide. Ricordiamolo, maggiore è la stabilità di una moneta, migliore sarà il calcolo economico degli imprenditori e migliori saranno le informazioni veicolate all’interno dell’ambiente economico. Il paese ci guadagna in efficienza e competitività.

Inutile dire che questo non è accaduto all’interno dell’euro. Le banche hanno creato nuovi prestiti con cui i mutuatari hanno speculato principalmente nel mercato immobiliare (i condoni degli anni passati erano solamente un invito a seguire questa strada). I numeri del PIL venivano gonfiati e i governi in carica potevano pavoneggiarsi per aver diffuso una presunta prosperità economica. Non c’è voluto molto prima che questo denaro iniziasse ad invadere il resto della Zona Euro, visto che la valuta europea è a corso legale in parecchi stati membri dell’UE.

Allo stesso modo i deficit di bilancio dei vari stati sono andati fuori controllo, potendo essi beneficiare del rating di credito tedesco e quindi vendere quantità crescenti di debito pubblico. Se durante quasi tutta la sua storia uno stato ha agito sconsideratamente dal punto di vista fiscale, non saranno certo quattro regole scritte su un foglio di carta a fargli cambiare atteggiamento. E infatti così è stato, perché ciò che riesce bene agli stati è infrangere le regole da loro stessi “imposte”. Maggiori erano i deficit, maggiori sarebbero stati i beni reali incamerati da quello stato che affondava di più nel debito rispetto a quelli che seguivano una via di rettitudine fiscale. Immaginate di uscire con degli amici e di andare a mangiare fuori. Badando fondamentalmente al vostro portafoglio per i più svariati motivi, decidete di spendere quanto meno possibile. Diversamente da voi, però, alcuni si lasciano andare alla pazza gioia e ordinano pietanze costose. Alla fine si decide di pagare il conto in parti uguali. Di conseguenza, voi che volevate cercare di risparmiare venite costretti a pagare anche la parte degli altri. Questo breve esempio è il modo per farvi capire cosa sia accaduto nella Zona Euro negli anni antecedenti la crisi e come mai determinati paesi membri abbiano preferito sprofondare nei deficit. È la cosiddetta tragedia dei beni comuni.

Inutile ricordare come la BCE sia il colpevole principale di questa sciaguratezza. Infatti quando qualcosa è gratis, praticamente viene richiesto di più. Prima Trichet e poi Draghi hanno manipolato al ribasso il tasso d’interesse di riferimento incentivando una domanda crescente di riserve monetarie. Questa follia è arrivata ad un brusco stop quando la Germania ha iniziato a richiedere maggiori garanzie in virtù dei deficit rampanti che stavano spuntando perlopiù tra i PIIGS. Poi è intervenuta ulteriormente la BCE alzando l’asticella dell’azzardo morale attraverso l’ukase dello zio Mario nell’estate 2012 e successivamente il QE europeo.

Nonostante ciò, i paesi del Club Med sono riusciti a finanziare i loro deficit di bilancio e continuano tuttora a farlo. Come?

Per capirlo dobbiamo introdurre  il concetto di TARGET2: un sistema di pagamento transfrontaliero che permette agli individui di spostare denaro da una nazione europea ad un’altra. Facciamo un esempio: immaginiamo che un individuo italiano acquisti un bene o asset proveniente dalla Germania. La Banca d’Italia ascrive nel suo bilancio un passivo mentre la Bundesbank un attivo, almeno finché la banca che riceve in deposito il “denaro italiano” non investe tali proventi in obbligazioni italiane, azioni italiane o altri asset dello stesso paese. In tal caso, il passivo viene cancellato. In caso contrario, però, la banca centrale tedesca continua ad accumulare crediti nei confronti dell’Italia, non ritenendo saggio investire in un paese bancarotta. E l’Italia, nel caso concreto, lo è.

È in bancarotta poiché non riesce a sovvenzionare i propri debiti con nuove entrate. Non solo, ma gli oneri concessi in passato pesano molto sul bilancio. Ora che la pressione fiscale, diretta ed indiretta, è intorno al 70%, non può spingersi oltre senza causare una levata di scudi finale da parte del tessuto produttivo di questo paese, nonché la fuga delle aziende estere. La soluzione? Giocare con la statistica e la reflazione del settore immobiliare. Guidata da chi? Dalla speculazione rampante di manager finanziari che, sfruttando l’ambiente finanziario inondato dalla manna monetaria a costo zero della BCE, fanno ricorso alla leva finanziaria e gonfiano il valore di determinati asset. Gli immobili sono uno di questi. Il loro valore di mercato, quindi, sale riflettendo le condizioni economiche distorte in prima istanza dalla manipolazione da parte della banca centrale del prezzo più importante in un’economia capitalista: il tasso d’interesse.

Con la riforma del catasto, quindi, si rivalutano gli immobili attuali depennando i vari contribuenti da agevolazioni fiscali e altri sgravi. Un trucco finanziario e un aumento delle tasse sotto altro nome. Voi vi fidereste di una nazione che è costretta a ricorrere a questi espedienti per tirare a campare? Senza contare che la maggior parte dei bond statali italiani sono in pancia delle banche italiane, oltre che in quella della BCE. Nessuno si fida della solvibilità a lungo termine di questo paese. Guardate il seguente grafico.

I passivi italiani e attivi tedeschi hanno raggiunto un picco nel 2012. Poi, a seguito dell’ukase di Draghi del luglio dello stesso anno, la Germania è tornata a credere nell’Italia e rimandare euro sui nostri lidi. Poi nel 2014, con la fine del secondo LTRO, i tedeschi hanno visto oltre il velo e sono tornati a diffidare della credibilità finanziaria italiana. Ma non solo dell’Italia, anche del resto dei PIIGS.

In sintesi, i paesi del nord hanno mandato beni reali in quelli del sud e hanno trattenuto un IOU in cambio. E se uno di questi paesi dovesse lasciare l’UE, si porterebbe dietro il resto dell’Europa. Ecco perché gli eurocrati rabbrividiscono di fronte ad una rottura definitiva del progetto europeo. Quindi non solo la BCE, ma i paesi del nord hanno contribuito a salvare i paesi del sud nel vano tentativo di concedere loro tempo per attuare riforme strutturali in grado di far proseguire ancora qualche anno il progetto europeo. Non è andata così, e non andrà così nemmeno tra un milione di anni; e anche la Banca dei Regolamenti Internazionali se n’è accorta. Quando la BCE smetterà di comprare il pattume obbligazionario dei PIIGS, e i paesi del nord già da adesso non hanno la minima idea di sostituirsi ad essa, cosa pensate accadrà ai rendimenti ridicoli che sfoggia oggi? Non solo, e visto che un deprezzamento di suddetto pattume obbligazionario ne eroderà il valore, cosa accadrà al bilancio di quelle banche, fondi pensione e assicurazioni che li posseggono nei loro attivi di bilancio?

SE IL TARGET2 È LA MICCIA, LE BANCHE SONO IL BARILOTTO DI POLVERE DA SPARO

Proprio così, subiranno un duro colpo e le porranno molto più a rischio di quanto sembrano sia ora. Inutile sottolineare come questo aspetto riporterà alla ribalta sui titoli di giornale, sempre in ritardo guarda caso, lo stato decadente in cui si trova il settore bancario europeo, e nel particolare caso quello italiano. Infatti negli ultimi giorni è passata quasi inosservata una notizia allarmante apparsa sul Sole 24 Ore: “Ecco le 114 banche a rischio per le sofferenze.” Secondo uno studio di Mediobanca, 114 su 500 banche in Italia hanno il cosiddetto “Texas Ratio” oltre il 100%. Tale parametro viene calcolato dividendo i prestiti non performanti/sofferenze delle banche ed il loro patrimonio netto tangibile. In parole povere, si vuole sapere se le banche hanno i soldi per pagare per tutta quella robaccia tossica che hanno in pancia.

Se il Texas Ratio supera il 100%, allora la banca non ha abbastanza liquidità per far fronte ai propri buchi di bilancio. In Italia ce ne sono 114 in queste condizioni, e 24 in particolare superano la soglia del 200%.

Non fatevi fuorviare dal fatto che la maggior parte di queste banche siano piccole realtà radicate perlopiù a livello locale, poiché nel loro insieme esse rappresentano un contenitore di investimenti in obbligazioni sovrane non indifferente. Questo significa che in caso di “pericolo”, proveniente sia dai mercati o da corse agli sportelli, i dirigenti di suddette banche premeranno con veemenza il pulsante “vendere” sacrificando il proverbiale “amore per la patria” per tranquillizzare in qualche modo gli animi furenti. Questo per dire che i bond statali verranno messi sul mercato al fine di raccattare qualche centesimo in più, inondando il mondo con pattume obbligazionario sovrano che non avrebbe alcuna domanda se non ci fosse la BCE con la sua manna monetaria a supportarla artificialmente.

Non è un caso se nell’ultima asta per i finanziamenti TLTRO, i partecipanti erano più del doppio di quelli previsti. Ecco perché, tra le altre cose, lo zio Mario di recente ha affermato perentoriamente che la stretta monetaria non è assolutamente nei programmi della BCE, quando invece il QE avrebbe dovuto vedere la fine quest’anno. La svendita delle obbligazioni sovrane, in particolare quelle italiane, farebbe esplodere il settore bancario commerciale e manderebbe fallite suddette 114 banche e molte altre.

Non solo, ma nell’elenco delle 24 peggiori ci sono anche grandi banche come Monte Paschi, Veneto Banca e Banco Popolare di Vicenza. Queste tre in particolare, definite GSIB, sebbene siano state salvate attraverso prestiti-ponte da stato e Atlante, rappresentano delle doline finanziarie che necessiteranno di una quantità sempre crescente di fondi poiché divenute delle attività improduttive. Non esiste somma che possa essere definitiva per salvarle. Devono fallire. Ma dato che sono cruciali a livello sistemico, questo piano non sarà preso in considerazione, continuando a dare loro pasto ulteriori occasioni per depredare il bacino della ricchezza reale. E nonostante si parli quasi sempre di MPS, anche Veneto Banca e Popolare di Vicenza possono far esplodere il barilotto europeo di polvere da sparo. E anche se non compaiono nell’elenco delle banche praticamente in bancarotta, c’è da dire che Unicredit e Intesa San Paolo, le due banche più grandi d’Italia, non navigano in buone acque.

Il Texas Ratio di entrambe le banche è al 90%, e non è un caso che Unicredit fosse tra i vari partecipanti all’ultima tornata di denaro gratuito sganciato dalla BCE. Come ripetuto, il sistema bancario ormai viene tenuto artificialmente in vita dalle banche centrali ed ogni tentativo di tenerlo a galla sottrae risorse reali al tessuto produttivo delle varie nazioni. Ormai le singole nazioni non riescono più a tenere in vita le banche sul loro suolo, grondanti prestiti non performanti e alla disperata ricerca di nuovi finanziamenti per sembrare solvibili. Ma non lo sono e gli stati saranno costretti ad intervenire, infrangendo gli accordi di Brisbane secondo cui prima che venga utilizzato denaro pubblico i depositanti ed i creditori debbano essere sottoposti ad un bail-in pari all’8% delle passività in sofferenza.

Permettere una cosa del genere significa perdere voti, quindi verrà garantita una rete protettiva per i depositanti (il che equivale in sostanza a salvare le banche stesse e quindi infrangere indirettamente gli accordi stipulati in precedenza). Sebbene parecchi analfabeti finanziari siano stati catturati nella trappola delle obbligazioni bancarie, questo pattume deve essere spazzato via poiché rappresentante l’azzardo morale che fino ad oggi ha permesso al settore bancario di incanalare risorse economiche scarse e sopravvivere un giorno in più. Purtroppo sono promesse insostenibili, e in quanto tali devono essere cancellate. Parecchi individui perderanno soldi, ma ciò permetterà loro di apprendere una lezione fondamentale: non prestare denaro senza comprenderne i rischi. Si spera che questa lezione venga ricordata anche negli anni a venire.

Potremo comprendere questo fatto con le elezioni prossime in Francia e in Germania. Se le cose andranno a favore dell’establishment europeo, allora è possibile che la burocrazia europea diventi più baldanzosa approvando un sistema di ridistribuzione delle risorse economiche ancora più grande: un TARP europeo. Diventerà ancora più palese come i contribuenti europei siano la garanzia collaterale dietro l’esperimento sgangherato del NWO in Europa. Verranno spremuti fino all’osso. Il fallimento nella gestione dei prestiti non performanti (NPL) in Italia, con la ridicola inaugurazione di Atlante I e II, lascia poco spazio alla fantasia: l’Italia sarà l’epicentro della prossima recessione europea.

TROVARE RIPARO

Alla luce di queste spiegazioni e di quanto sia grave la situazione a livello bancario, non c’è preoccupazione diffusa tra la popolazione per quanto riguarda il destino dei loro investimenti. O per meglio dire, non c’è fino a quando non si accorgono di essere stati fregati. In quel momento è troppo tardi e le proteste non servono praticamente a nulla. Nonostante ci sia la scritta sul muro sottolineata dalla necrosi finanziaria nei suddetti istituti di credito, la maggior parte delle persone cammina distratta e non si accorge del pericolo da cui è circondata. Ritiene che i suoi asset saranno al sicuro all’interno delle banche. Ritiene che il calderone fiscale verrà impiegato per salvaguardarli. Ritiene che la data di scadenza dell’attuale sistema economico e finanziario sia più in là nel tempo. Come disse Hemingway: “Come sei andato in bancarotta? All’inizio lentamente, poi all’improvviso.”

Chi non riesce a leggere la proverbiale scritta sul muro, farà meglio a ricordare questo passaggio del celebre scrittore statunitense. Non lo vedranno arrivare e saranno lasciati interdetti nel frattempo, guardando con invidia invece chi ha approfondito la propria consapevolezza riguardo i motivi della crisi. Non solo, ma verranno espropriati silenziosamente di quei sudati risparmi che hanno accumulato per una intera vita. Pensate al TARP europeo che il vice presidente della BCE, Vitor Constancio, ha proposto per salvare il settore bancario commerciale. I contribuenti verranno messi in fila e usati come carta di credito. Eppure la maggior parte delle persone continua a vivere come se queste notizie fossero spazzatura, non le considerano minimamente. Quindi lascia tutte le proprie fiches in un unico paniere, pronto per essere depredato da un sistema statale sull’orlo della bancarotta, sia sociale sia finanziaria.

Non si accorge che il libero mercato è più vivo che mai, con tutte le migliorie tecnologiche che stanno spuntando in ogni dove e che stanno rendendo tremendamente obsoleto l’attuale status quo. Il cambiamento, cari lettori, non arriverà mai dalla politica, ma arriverà da voi stessi. Dalle vostre decisioni. La politica non è in grado di soddisfare i vostri desideri perché solo voi siete in grado di farlo attraverso scambi pacifici e volontari, cambiando di conseguenza la vostra vita e quella altrui. L’imprenditoria è la soluzione. Così come lo è stata circa 200 anni fa quando l’Europa occidentale era solamente l’ombra della culla del benessere che sarebbe diventata in futuro, ma solo perché il liberalismo classico ed i valori della libertà sarebbero stati un punto di riferimento.

Anche oggi, sebbene pare non esserci una via d’uscita dall’attuale status quo, non dobbiamo lasciarci conquistare dalla malinconia e dallo sconforto. Nonostante le avversità gli individui sono sempre riusciti a venirne fuori, ma è importante imparare dalla storia. E quest’ultima c’insegna che solo attraverso la volontarietà la società è riuscita a progredire a passi da gigante. Non è un caso, infatti, se i maggiori progressi dell’umanità si siano concentrati nel XIX secolo.

Questo significa che la maggior parte degli asset su cui gli investitori hanno puntato finirà per essere sequestrata, in un modo o nell’altro. Ovvero, o direttamente (es. bail-in) oppure indirettamente (es. inflazione e svalutazione monetaria). Ciò che invece non può essere confiscato è il capitale sociale, ovvero, le abilità e le informazioni economiche possedute da ognuno di noi. La tecnologia delle criptovalute, ad esempio, incarna la quintessenza di questo asset intangibile e attraverso quest’ultimo è possibile schermare anche quelli tangibili. Allo stesso modo, anche la robotica sta incarnando l’essenza del cambiamento. Il dolore economico derivante dal redde rationem inevitabile cui stiamo andando incontro non guarderà in faccia a nessuno, mandando in bancarotta e sul lastrico tutti coloro che non si sono fatti trovare pronti. Posizionarsi in anticipo ed intravedere cosa ha in serbo il futuro è la prerogativa di ogni imprenditore di successo, e sarà da queste intuizioni che nascerà la prossima classe dirigente.

CONCLUSIONE

In un modo o nell’altro la Germania finirà per pagare gli squilibri presenti tra creditori e debitori nell’UE. Alla fine Grecia o Italia rappresenteranno i fiammiferi che faranno esplodere l’esperimento europeo. L’Italia ha un totale di sofferenze bancarie pari a circa €350 miliardi e il governo ha speso per intero lo scorso anno a cercare di uscirsene con una soluzione. Inutile dire che ha fallito: Atlante I e II sono risultati così sottofinanziati che non sono nemmeno riusciti a tenere a galla piccole realtà come Popolare di Vicenza e Veneto Banca. In realtà non basteranno tutti i soldi di questo mondo a tenere a galla suddette banche, perché esse rappresentano malivnestment necessitanti una pulizia. Sono una dolina finanziaria, quindi non sorprende che gli asset acquistati da Atlante, a prezzi fuori mercato, continuino a deteriorarsi. E con Unicredit e Intesa San Paolo che si sono tirate fuori dal fondo Atlante, altri investitori privati verranno scoraggiati nel fornire il loro supporto.

Questo significa che qualcun altro verrà tirato dentro per la giacchetta per salvare queste fucine di asset tossici: i contribuenti europei. Il febbraio scorso il vice presidente della BCE, Vitor Constancio, ha proposto la creazione di una sorta di fondo extra-nazionale che vada ad acquistare €1,000 miliardi in asset tossici delle banche in difficoltà. I contribuenti dell’intera Europa verrebbero schierati per sovvenzionare questa nuova istituzione, continuando a prezzare pattume azionario/obbligazionario al di sopra del valore reale di mercato. Staremmo parlando di un TARP in salsa europea, denaro a fondo perduto spillato dai contribuenti e dato in pasto ad un buco nero.

Si risolverebbe la situazione? È stato già provato negli Stati Uniti nel 2008 ed è stato un fallimento. Ha condotto a nuove pratiche d’ingegneria finanziaria che ha sostenuto il valore di facciata delle banche, ma quello reale è colato a picco. E così accadrà anche in Europa. Con la crisi greca che si ripresenterà tontante il prossimo luglio e le elezioni tedesche e francesi, il destino dell’UE è quello di una candela che piano piano si spegne.


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