Voto postale anti-Le Pen? Così parrebbe. Di certo c’è che, per paura, chiamano fake news la verità

Di Mauro Bottarelli , il - 40 commenti

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Meglio premettere che la fonte è di quelle che ogni tanto le spara grosse, come spesso accade con i tabloid inglesi. Metteteci poi l’euroscetticismo viscerale che contraddistingue il “Daily Express” e il timore per quella che la gente perbene chiama “fake news” è dietro l’angolo. Ma ci sono almeno un paio di elementi a confermare la possibilità che il primo turno delle presidenziali francesi della prossima settimana possa essere viziato dall’ennesimo “pasticcio” con il voto postale: primo, una conferma governativa. Secondo, la non disponibilità immediata dell’ambasciata francese di Londra nel confermare o smentire la cosa. E di cosa stiamo parlando? Del fatto che, a causa di quello che viene chiamato un errore grossolano dei computer, circa 500mila francesi residenti all’estero avrebbero ricevuto una doppia scheda, quindi potrebbe votare due volte. Come ci mostra questa tabella,

la corsa sta diventando davvero dura, con quattro candidati stretti in una forbice risicata del 4,5% e negli ultimi giorni il candidato comunista, Jean-Luc Mélenchon, ha guadagnato parecchio terreno nei sondaggi, addirittura facendo temere ai mercati lo scenario peggiore: un ballottaggio tra i due candidati estremi, ovvero fra Marine Le Pen e proprio l’alfiere della sinistra dura e pura, come ci mostrano questi grafici.




Stando all’Express, il governo francese avrebbe già reso noto che non invaliderà il voto a causa di questo errore, almeno fino all’esito del ballottaggio: soltanto dopo, nel caso, sarà possibile l’apertura di un’indagine. Ovviamente, a nessuno è sfuggito come il voto postale tra i francesi all’estero sia chiaro appannaggio dei due candidati spendibili che si vorrebbero al ballottaggio, ovvero Emmanuel Macron e Jean-Luc Mélenchon, tagliando fuori la destra estrema e quella istituzione, quindi Marine Le Pen e Francois Fillon. Non a caso, lo scorso mese di febbraio proprio Macron fece un tour a Londra ospite del sindaco della capitale britannica, Sadiq Khan, durante il quale cercò in ogni modo di ingraziarsi l’enorme comunità francese Oltremanica, circa 300mila persone, quasi sapendo che quello era il target su cui puntare. D’altronde, l’onda della Brexit fa temere ai cittadini d’Oltralpe che vivono in altri Paesi dell’UE per il loro futuro, quindi vi è la certezza di operare all’interno di un bacino elettorale euro-entusiasta e, comunque, per il 90% contrario alla Le Pen.

La quale, poi, negli ultimi due giorni è terminata nel mirino dei giornali. La prima polemica riguarda la rinuncia all’immunità garantitale dallo status di europarlamentare, visto che la candidata del Front National potrebbe fare i conti con la giustizia. Venerdì il giudice istruttore francese ha infatti chiesto al Parlamento europeo di revocare l’immunità della leader della Le Pen, sotto inchiesta con l’accusa di aver impiegato i suoi collaboratori all’europarlamento per attività legate al partito in Francia. La candidata alle presidenziali francesi lo scorso marzo si era rifiutata di comparire davanti ai giudici in vista di un possibile rinvio a giudizio, invocando proprio la sua immunità ma se il Parlamento europeo dovesse accordare la revoca, non ci sarebbero più scuse. Certo, l’esame della domanda potrebbe richiedere dei mesi all’emiciclo, visto che dovrà pronunciarsi con un voto in seduta plenaria ma l’importante è inviare il segnale – anche la Le Pen utilizza i benefici della casta per farla franca – e rilanciare il ruolo del legalitarismo d’accatto che la magistratura francese ha inoculato in questa tornata elettorale, di fatto una gara a chi ha meno rogne con i tribunali (salvo avere a che fare con accuse certamente non da mani nei capelli e stranamente emerse, tutte insieme e ad orologeria).

La seconda polemica riguarda la lettura strumentale che in Francia e nel resto d’Europa si è fatta di un’intervista del quotidiano cattolico “La Croix” alla candidata del Front National, la quale diceva di essere “estremamente cattolica” ma al tempo stesso “arrabbiata” con la Chiesa, in particolare per le parole del Papa sull’accoglienza dei migranti. “Lasciamo a Dio quel che è di Dio, e a Cesare quello che è di Cesare. La Conferenza episcopale si impiccia a volte di quello che non la riguarda, dando istruzioni politiche. Io non mi immischio di quello che il Papa dice ai fedeli, non penso che le religioni debbano dire ai francesi quello che devono votare”, ha dichiarato la candidata della destra, la quale si è detta comunque pronta, “con gran piacere”, a invitare il Papa in Francia se sarà eletta, anche se gli dirà che “la carità è individuale”. Bestemmie? Teorie iconoclaste? Un sentimento poi così alieno dal corpo del popolo cattolico europeo, quello che nell’ultimo periodo ha dovuto affrontare l’emergenza migranti? Non mi pare ma, certamente, una carta utilizzata per demonizzare ulteriormente la candidata della destra.

Stiamo entrando nel capitolo finale della grande bugia, d’altronde. Negli ultimi due giorni abbiamo assistito a una palese controprova del fatto che i media mainstream stiano lavorando a un’agenda precisa, dettata da poteri che non intendono garantire legittimità a narrative che non siano le loro. Come mai nessuno si è indignato per un’autobomba che ha fatto strage di civili ad Aleppo? Oltretutto, un gesto infame due volte, perché l’ordigno era nascosto in un mezzo che ufficialmente doveva portare viveri e vestiti: forse perché questa volta accusare Assad era davvero impossibile?

E perché così poco svolazzare di vesti tra i sepolcri imbiancati per la denuncia delle autorità irachene, le quali hanno chiaramente detto che l’Isis ha compiuto un attentato con armi chimiche vicino a Mosul? Forse non sono morti bambini? Forse i bambini iracheni non fanno piangere Ivanka Trump quanto quelli siriani? Forse perché adesso è più telegenico puntare tutta l’attenzione sulla Corea del Nord? O forse perché, pur facendo affidamento a tutte le “fake news” che vogliono, la realtà sul bombardamento di Idlib è emersa comunque, visto che anche i tg più schierati sono passati dalla certezza della responsabilità di Assad a più saggi dubitativi su matrice e mandanti. D’altronde, se le prove a carico del regime siriano sono quelle che ha offerto il nuovo capo della CIA, Mike Pompeo, in questo video,

Pompeo Says Putin Isn't Credible

non stupisce che l’establishment abbia il mal di pancia. Soprattutto quando lo stesso Pompeo è così poco furbo da lanciare un attacco diretto contro WikiLeaks, definendolo “un servizio di intelligence non statale ostile”, tanto da dover incassare la seguente risposta da Juliane Assange: “Siamo stati chiamati servizio di intelligence non-statale dal servizio di non-intelligence statale che ha prodotto Isis, Al Qaeda, Iraq, Iran e Pinochet”.
D’altronde, viviamo nel mondo in cui i giornali parlano della “madre di tutte le bombe” sganciata dagli USA in Afghanistan come di un messaggio in codice degli Stati Uniti a tutti i loro competitor: come dire, stavolta facciamo sul serio. Per giorni ci hanno detto che quella bomba, la più potente tra le non atomiche e dal costo di 10 milioni di dollari, aveva di fatto reclamato solo una trentina di vita, distruggendo un sistema di tunnel che, come ha confermato WikiLeakes,

erano stati costruiti proprio dalla CIA in chiave anti-sovietica e in favore dei mujaheddin: insomma, non hanno fatto grossa fatica a localizzarli. sono solo dovuti andare in archivio. La realtà è un po’ diversa, però: quell’attacco non è stato soltanto un modo per mostrare i muscoli. Lo conferma il governo indiano, il quale ha dichiarato che nell’attacco compiuto dagli Usa nella provincia di Nangarhar hanno perso la vita oltre 500 cittadini pakistani che operano in Afghanistan in chiave di protezione dei miliziani Isis presenti, tra i quali il numero di vittime sarebbe stato più o meno lo stesso. Di più, la totale assenza di civili tra le vittime, riscontrata dalle autorità indiane in collaborazione con quelle afghane, non sarebbe frutto di scrupolo e cautela USA ma bensì del fatto che l’intera area è sotto il controllo dell’Isis e, soprattutto, sotto tutela dell’esercito pachistano.

Stranamente, l’attacco è giunto nel corso di una dura disputa tra l’attuale presidente afghano, Ashraf Ghani e il suo predecessore, Hamid Karzai, proprio sul ruolo che gli USA giocano nel Paese, con il secondo che ha sfruttato lo sgancio della MOAB per accusare il primo di tradimento della nazione: “Ho deciso di cacciare gli americani dal nostro suolo”, ha detto Karzai. Proprio ora che, in chiave anti-Isis, i russi hanno aumentato la loro collaborazione con i talebani: insomma, equilibri geopolitici e alleanze molto labili. Ma, sicuramente, un migliaio di bocche in meno che possono raccontare dell’operatività dello Stato islamico in Afghanistan, del coinvolgimento di esercito e servizi segreti (ISI, storicamente contigui a CIA e Dipartimento di Stato) pachistani e della copertura che finora Washington aveva fornito loro per mantenere influenza in un’area strategica che Barack Obama aveva abbandonato, a tutto favore dell’interventismo russo.

E vogliamo parlare dello strano attentato contro il pullman del Borussia Dortmund? Dopo l’ennesima figuraccia delle autorità tedesche, le quali hanno dovuto rimettere in libertà l’iracheno fermato e rimangiarsi la pista dell’Isis, ecco fa ieri è spuntata la pista dell’estrema destra. Di più, stando all’edizione odierna della Welt am Sonntag, l’esplosivo utilizzato potrebbe arrivare nientemeno che dai depositi della Bundeswehr, l’esercito tedesco. Una cellula neo-nazista e potenzialmente golpista tra le forze armate? Chissà, ben 100 investigatori stanno lavorando al caso ma, guarda la coincidenza, due settimane fa in Germania è esploso la scandalo relativo a 275 militari finiti sotto inchiesta per aver pubblicato hate speech e contenuti di estrema destra sui social network, aprendo una sorta di caccia alle streghe. Ovviamente, solo tutte quante coincidenze fortuite, tenete sempre stretto il rasoio di Occam.

Siamo in un momento delicatissimo per quanto riguarda la libertà di parola ma il nostro Paese pare più interessato alla svolta vegan di Silvio Berlusconi, felice sul prato della sua villa, mentre allatta degli agnellini. Tanto che persino la presidente della Camera, Laura Boldrini, si è sentita di fare altrettanto, adottandone anch’essa due e lanciando una campagna animalista pre-pasquale. E l’appuntamento con la Resurrezione è stato molto fecondo quest’anno per la terza carica dello Stato, perché ha sfruttato l’avvicinarsi della ricorrenza per un duro sfogo contro le fake news: da mesi e mesi sulla Rete circola la falsa notizia che sua sorella gestirebbe centri d’accoglienza per migranti, mentre la stessa è deceduta e in vita faceva la restauratrice.

Immediatamente, “Repubblica” ha sfruttato l’occasione per intervistare uno degli “haters” che avrebbe coperto di insulti on-line la presunta sorella della Boldrini, tale Felice Di Rocco, il quale non solo si cosparge il capo di cenere per quanto compiuto (e, fin qui, niente da dire) ma rilancia con il seguente concetto: “Contro le bufale siamo indifesi”. Stranamente, in questi stessi giorni Facebook ci ricorda con un alert che le fake news sono un male da combattere e ci mostra come fare attraverso il suo apposito sistema di rilevazione e segnalazione. Tutto casuale, soprattutto a livello di timing. Io detesto i leoni da tastiera, soprattutto quelli che devono ricorrere a ridicoli nickname perché non hanno il coraggio di mettere nome e cognome in coda a quanto scrivono e quindi non posso che dare la mia solidarietà a Laura Boldrini per l’oltraggio alla memoria della sorella.

Una domanda, però: perché solo ora questa lacrimevole rivelazione? Quella bufala gira sul web da mesi e mesi, lo stesso arco temporale durante il quale la presidente della Camera ha scritto almeno tre lettere appello a Mark Zuckerberg contro le “fake news” e ha dato vita ad almeno due progetti per contrastare le stesse, dotandosi anche di esperti del ramo. Come mai la triste storia salta fuori proprio ora? Spirito di Resurrezione, come nel romanzo di Lev Tolstoj oppure una straordinaria occasione per mettere il carico da novanta su una situazione politica globale che necessità, ora più che mai, della lotta alle bufale per spargerne di più, oltretutto in santa pace e con sommo beneficio da parte dell’establishment? Perché sarebbe interessante scoprire se, per caso, esiste una centrale unica di smistamento bufale sul web, magari con padri e madri inconfessabili, tanto per avvelenare i pozzi e gridare all’emergenza. Per ora, buona Pasqua.

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  • Mauro, io non lo posso pubblicare il mio nome. Se mi beccano gli ucraini…
    Dopo la caduta del regime di Kiev non ci saranno problemi.

    • Mauro Bottarelli

      Ovviamente il mio appunto non è indirizzato a chi ha reali esigenze di riservatezza, ci mancherebbe.

      • AnonimoSchedato

        Non crede che lasciare tracce che potrebbero essere usate contro di noi magari tra vent’anni da un eventuale regime illiberale futuro sia un ottima ragione per prendere qualche precauzione?(perché oggi c’è libertà di pensiero, di parola un po meno, ma domani non si può sapere).
        Senza contare che uffici del personale, partner e altre relazioni con intolleranti di vari tipi potrebbero venire compromesse dallo scrivere con il proprio nome (ad esempio l’azienda per cui lavoro ha già mandato lettere con la fatidica frase “interrompe il rapporto di fiducia”, che sapete bene cosa vuol dire, a chi ha usufruito troppo liberamente del suo diritto di parola sui social, criticando l’azienda per alcune sue pratiche discutibili, talvolta oggettivamente esagerando, ma talvolta esprimendo semplicemente critiche tutto sommato educate, civili e circonstanziate).
        Leggo sempre con piacere i suoi articoli, e sono molto spesso d’accordo, ma su questo punto credo sia fuori strada. Il fatto che si nasconda la nostra identità dove si è più esposti (asimmetricamente, visto che chi legge non lascia tracce e può poi reagire nell’ombra e nella oggettiva impunità data dalla segretezza) non significa che poi non si agisca a viso aperto quando è necessario o opportuno.
        Ovviamente non è una difesa di chi utilizza l’anonimato per commettere reati, diffamazione inclusa. Anonimato che del resto di fronte alla legittima azione della magistratura non esiste, grazie alla facilità con cui essa può risalire attraverso gli indirizzi IP ai rei, ma solo una (blanda) difesa verso reati che altri potrebbero commettere verso coloro che non sono in linea con la melassa politicamente corretta richiesta ai diversamente liberi che “devono” conformarsi al pensiero unico.

        • Mauro Bottarelli

          Non mi sono spiegato, colpa mia. Quando parlo di “leoni da tastiera” mi riferisco a quelle migliaia di persone che usano i social solo per insultare e provocare, facendosi schermo di nomignoli e altre coperture. Ovviamente c’è gente che deve cautelarsi nell’espressione delle proprie opinioni, lo capisco e questi sono tutti coloro – a mio avviso – che usano mezzi come questo per confrontarsi e diffondere informazioni, più che per ottenere i loro 15 minuti di celebrità. Spero ora sia chiaro il mio pensiero. Detto questo, il giorno in cui saremo in tanti a non dover ricorrere più agli pseudonimi, forse sarà più difficile “interrompere i rapporti di fiducia”, a meno che i padroni del vapore non vogliano trovarsi con gli uffici vuoti o pieni di yesmen che non capiscono un cazzo.

          • AnonimoSchedato

            Purtroppo nella mia esperienza gli yes man sono ormai il nerbo della dirigenza e, ancor di più, dei quadri aziendali delle aziende che conosco. E i risultati, a livello di sistema paese, si vedono tutti.
            Magari sono solo sfortunato e con pessime frequentazioni, non so.
            Sui tanti, davvero un esercito in Italia, ma sono comuni anche nei blog in lingua inglese che conosco (seppure almeno un ordine di grandezza in meno) che usano l’anonimato per spargere veleno, insultare e provocare siamo perfettamente d’accordo, non credo ci sia bisognoi di dirlo. Anche se credo che molti dei troll siano strumenti di certi uffici relazioni con il pubblico, non riuscirei a spiegarmi diversamente tanto tempo perso.

    • Ronf Ronf

      Un consiglio: non pubblicare il tuo nome neppure dopo la caduta del Regime di Kiev perchè magari tra qualche anno potrebbe “risorgere” tramite un nuovo Dux

    • Alessia la Kazara atea

      No, potrebbero avere voglia di lisciarti il pelo anche dopo molti anni… e non solo loro!

  • nathan

    “si è fatta di un’intervista del quotidiano cattolico “La Croix” alla candidata del Front National, la quale diceva di essere “estremamente cattolica” ma al tempo stesso “arrabbiata” con la Chiesa, in particolare per le parole del Papa sull’accoglienza dei migranti. “Lasciamo a Dio quel che è di Dio, e a Cesare quello che è di Cesare.”

    Esilarante, l’ennesimo soggetto cattolico ufficioso fai da te a cui nessuno del coerente club obietta nulla (nota, pensavo fosse più difficile farne parte, invece basta iscriversi nelle sedi burocratiche preposte e vaneggiare tutto ed il contrario di tutto).

    Colgo l’occasione per augurare buona Pasqua, qualsiasi cosa significhi, con una struggente e commovente cartolina.

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  • pippo

    le 500mila doppie schede elettorali non sono di francesi residenti all’estero. Ma di francesi che hanno cambiato comune di residenza in Francia, per un malfunzionamento burocratico non sono stati cancellati nelle liste elettorali del vecchio comune. Basterebbe leggere un giornale francese o seguire la TV francese per saperlo ed evitare di scrivere cose non vere e costruirci sopra fantasie.

  • ws

    esiste una centrale unica di smistamento bufale sul web, magari con padri e madri inconfessabili,
    ma si sicuro, come quelli che hanno messo in giro la “croce pennata” della pagina soprastante

  • pierluigi

    si si anche io sono per la tesi delle autobufale, tipo quelli che si mandano per posta una pallottola per poi fare le vittime.

    • Ronf Ronf

      Il deputato Carbone del PD è famoso proprio aver fatto una cosa di questo tipo

  • Gianox

    Quando Bottarelli scrive articoli così incisivi non hai mai niente da aggiungere, tanto sono impeccabili.
    Chapeau.

    • Ronf Ronf

      Mi associo al tuo commento.

  • Caio Giulio

    Intanto auguri a tutti quanti e poi sulla “presidenta” vi faccio notare come la foto della vera bufala costruita ad arte, in realtà è di un’attrice americana e poi, a quanto mi risulta, la sorella non è morta per cause naturali.
    Interessante anche il discorso afghano che segnerebbe allora un vero cambiamento, anche se non piangerò certo i caduti.
    Invece sulla Francia, siamo secondo me alle solite, con sondaggi taroccati e brogli postali in vista, e dove un cadavere ultrasinistrato viene adesso pompato alla grande, visto il livello vergognoso degli altri avversari della Marine.
    Sull’Italia e le sue vicende, direi che è meglio stendere un velo pietoso.

    • TheoGattler

      Chi sarebbe l’attrice in questione ?
      La sorella della Boldrini come sarebbe morta ?

      • Caio Giulio

        “Jessica Jones” su netflix primo. Poi secondo te se non sono cause naturali, come la intendi?

        • TheoGattler

          Non saprei… morta di morte violenta, per esempio ?

          • Caio Giulio

            Parliamo di peccati capitali.

          • TheoGattler

            Non ti seguo….

          • Caio Giulio
          • TheoGattler

            Non per difendere la Boldrini, intendiamoci; però da un punto di vista strettamente umano penso sia comprensibile nascondere una simile fine di un proprio congiunto; sopratutto agli occhi del grande pubblico.
            Thanks for everythingh.

  • Faber

    E’ certo che l’Isis non c’entra niente con l’attentato al pulmann del Borussia. I terroristi sono mica scemi a toccare il calcio. Se lo facessero sarebbe la loro fine, gli europei (italiani soprattutto) si trasformerebbero tutti in Rambo II la vendetta.

    • TheoGattler

      Concordo…. ma l’estrema destra ?
      Credo che i loro target siano i clandestini, non certo i calciatori.

      • Ronf Ronf

        L’estrema destra è il miglior alleato della sinistra: nel 1996 L’Ulivo vinse perchè Pino Rauti correva da solo contro il Polo di Berlusconi-Fini-Casini

        • TheoGattler

          Pino Rauti…. il classico due di picche a briscola quando c’è sotto bastoniz.

          • Ronf Ronf

            Fatto sta che la “Fiamma Tricolore” di Rauti fece vincere l’Ulivo in 37 collegi uninominali decisivi per la vittoria alla Camera dell’Ulivo (con soli 7 seggi di maggioranza) e sappiamo TUTTI che cosa è accaduto in quella legislatura…

          • TheoGattler

            E come fece vincere l’Ulivo ?

          • Ronf Ronf

            Nel sistema maggioritario a turno unico per vincere NON serve avere il 50% +1 dei voti. Basta avere un voto in più dell’avversario. Esempio facile: Ulivo 40%, Polo 39%, Lega 5%, Rifondazione Comunista 3%, Rauti 2% dei voti. E visto che non c’è il ballottaggio, allora chi è che vince? Risposta: Ulivo 40% e quindi si deduce che nel 1996 Rauti ha fatto perdere il Polo (nota bene: i numeri che io ho messo qui sono inventati. Ora tu potresti dire “ma allora è stata la Lega a far perdere il Polo” e io ti dico “non proprio. Nel 1996 la Lega aveva ottenuto voti SIA da destra, SIA da sinistra e quindi NON tutti i voti di Bossi erano sommabili al Polo. Invece i voti di Rauti sono tutti degli ex AN”)

          • TheoGattler

            Certo, se uno non si riconosceva né nel Polo né tantomeno in AN, cosa doveva fare ?

          • Ronf Ronf

            Rauti aveva cercato l’intesa con il Polo di Berlusconi, ma fu Fini (Presidente di AN) a non volere l’accordo con Rauti “perchè troppo fascista”. Ergo, chi è stato a far perdere il centrodestra? Fini per il suo rifiuto sulle alleanze, Rauti per la quota maggioritaria (se tu, Rauti, sai che il tuo partito non avrà mai 1 seggio eletto nella quota maggioritaria, perchè ti presenti? Risposta: per far perdere il Polo. Per farti capire, nel 2001 Bertinotti non presentò il logo del suo partito, Rifondazione, nella quota maggioritaria della Camera perchè, altrimenti, l’Ulivo avrebbe straperso a valanga: Bertinotti disse che lui era ben consapevole che il suo partito non avrebbe mai un seggio eletto nella quota maggioritaria, quindi lui decise di presentarsi solamente nella quota proporzionale dove bastava superare il 4.0% dei voti per avere l’elezione di suoi deputati. E come mai Rauti non fece anche lui questo ragionamento?)

          • TheoGattler

            E dire che la colpa fu della banda Berlusconi Fini che si rifiutarono l’intesa con Rauti, proprio non si può ?

          • Ronf Ronf

            Berlusconi era favorevole a fare le intese con Rauti “perchè poi altrimenti si perde” e persino con la “Lista Pannella Sgarbi”, però Fini mise il veto contro Rauti (e nel 2008 Fini mise il veto contro “La Destra” di Storace che rimase fuori dalla coalizione: notare che nel 2008 si votava con il proporzionale) e il motivo del veto era che AN si rifiutava di votare nella quota maggioritaria i candidati comuni con Rauti; nel maggioritario c’era un candidato comune di tutta la coalizione, quindi in alcuni collegi ci sarebbero stati i rautiani per le candidature comuni di tutta la coalizione di centrodestra: per Fini questo non era proprio tollerabile perchè Fini cercava di far accreditare AN fuori da quel ghetto neo-fascista da cui Rauti invece non era mai uscito; hai capito?

  • marcoferro

    visto il disastro in francia la Le pen dovrebbe vincere a mani basse. proprio ieri ho visto su tg2 dossier uno speciale sulla francia. periferie come quelle di marsiglia non no ci può entrare neppure la polizia, negri islamci e arabi che la fanno da padrone, spaccio di droga a cielo aperto e senza timore, forze dell’ordine attaccate senza alcun timore, violenze contro i francesi veri, etc….se non dovesse vincere la le Le pen i francesi non avranno speranze.
    la bomba contro il bus del dortmund invece è strana e non ha senso, temo che monteranno qualche false flag per far ricadere la colpa su AFD e stroncarlo.
    per quanto riguarda l’afghansitan ho letto da qualche parte che il governo avrebbe chiesto aiuto ai russi per addestrare polizia ed esercito. si vede che hanno capito che gli americani non se ne andranno più, per vari motivi. confinano con la cina e da li foraggiano il terrorismo islamico in cina di quell’etnia uligi o come si chiamano. poi hanno scoperto giacimenti di carbone, gas e petrolio, oltre allo scoprimento delle terre rare preziosissime, ed in ultimo la produzione di oppio con gli ammeragani è triplicata così la cia potrà continuare a fare i suoi traffici. devono trovare la pace anche invitando i talebani al tavolo delle trattative e senza invitare gli usa. solo con la pace non avranno più alcuna scusa per stare li, come in iraq per questo quelli non vogliono la pace ma il caos che esiste adesso e che provocano essi stessi, per continuare a prendersi il petrolio. etc….

  • Lorenzo

    E urlate già al complotto. Peccato che non sapete neanche di cosa state parlando, visto che il problema sono cittadini iscritti in due posti diversi a causa di trasferimenti e i comuni hanno fatto casini con le liste elettorali. Peccato che è già successo e non desta scandalo.

    • Ronf Ronf

      Ma, visto che ieri c’era il voto in Turchia, come mai ieri non c’è stata la revoca dei blocchi? Infatti l’accordo (e tu lo sai bene) era “in ogni elezione si sbloccano tutti”

      • Lorenzo

        Non c’era nessun mod collegato. Infatti volevo chiedere, ma non c’era nessuno.

  • gbrunner

    I nicknames ci sono sempre stati su internet, prima che ci arrivassero Zuckenberg e la Boldrini. E’ piuttosto ridicolo chi ha deciso di creare accounts con nome e cognome e obbligare gli altri, gìa presenti su internet a fare lo stesso. Potevano crearsi il loro “internet” separato per questo.

  • per me vince macon e comunque non confido nella lepen (alla pari di tutti gli altri), la sua idea dell’ipotetico referendum sull’euro è troppo simile al nostrano bidone a 5s.
    A ognuno il suo

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