Agiscono da dilettanti perché sono disperati. Ma per questo, stavolta potrebbero mordere davvero

Di Mauro Bottarelli , il - 84 commenti


La scorsa notte, la Cina ha sospeso il trading sul suo mercato obbligazionario per almeno un bond sovrano a causa di “fluttuazioni anormali” negli ultimi due giorni di trading, visto che il MOF con scadenza 2012 ha subito dei “pump&dump” di quasi dieci punti, come ci mostra il grafico,

il tutto in contemporanea con un rally del bond a 5 anni, lo stesso che settimana scorsa aveva registrato un’inversione sulla curva dei tassi rispetto al decennale. Tutto bene a Pechino? Ma se l’obbligazionario cinese rimanda scricchiolii, anche il mercato americano pare un po’ sconnesso. Questi due grafici


lo dimostrano in pieno: se infatti il VIX, l’indicatore di volatilità, sta conoscendo il più lungo periodo di calma assoluta (sotto quota 11), in contemporanea sale la domanda di protezione relativa proprio a un’improvvisa rottura di quella calma. Come fa notare Bloomberg, il numero di opzioni che scommettono sull’iPath S&P 500 VIX Short-Term Futures ETN sono salite a livello da record, con le call su del 17% rispetto alle put. E se questo altro grafico
ci mostra come gli insiders non abbiano più fiducia da tempo nei titoli delle aziende per cui lavorano e stiano scaricando allegramente al parco buoi sui massimi, questi altri due


vi spiega il perché ho cominciato l’articolo parlando del mercato cinese: se per caso quei flussi anomali, giustificati come “tecnici”, non si rivelassero tali e fossero bandiere rosse per quanto riguarda credito e liquidità, guardate che bella correlazione.

Ma c’è dell’altro, oltre ai mercati di bond ed equities. Ce lo mostrano questi due grafici


di Bank of America, la quale attraverso il suo tracciatore interno sui dati di carte di credito e debito, è andata a vedere se gli americani stanno mangiando più fuori o in casa, con quest’ultima opzione svelata da acquisti nei supermercati e nelle drogherie. Non c’è un’apoteosi di potere d’acquisto, direi e il fatto peggiore è che a limitare di più le uscite per mangiare, anche al fast-food, sono i millennials, ovvero la fascia d’età che dovrebbe essere più produttiva e quindi in grado di spendere. Dovrebbe, appunto, perché questi altri due grafici


ci mostrano come tra il marzo 2010 e l’aprile 2017, la strepitosa ripresa economica obamiana abbia visto crescere il numero di camerieri e baristi per 86 mesi di fila, portando il totale a 2,345 milioni di unità, appena sotto il 15% dei 16,3 milioni di posti di lavoro creati in totale in quel lasso di tempo. Con le mance e la paga al minimo, difficile darsi alla pazza gioia. E se questi grafici






mettono in fila alcune criticità macro nei settori più importanti dell’economia USA, quest’altro

fa svolazzare nell’aria addirittura il fantasma della stagflazione per l’America di Trump. Capito il perché del delirio accaduto nella giornata di ieri? Capito perché il Deep State ha bisogno della guerra SUBITO?

Già, perché la pantomima nordcoreana è lunga e non fruttuosa nei tempi necessari, se hai necessità di attivare in fretta il moltiplicatore del Pil legato al comparto bellico-industriale, il warfare. Quella va bene per la melina diplomatica con la Cina, tanto che – come vi avevo detto l’altro giorno – oggi sono saltate fuori presunte prove che collegherebbero proprio hacker nordcoreani all’attacco dello scorso weekend. L’ultimo colpaccio? Minacciano di diffondere in anteprima un film della Disney, chiedendo il riscatto: stendo un velo pietoso. La questione è sempre la stessa, l’ossessione è unica: la Russia. E per arrivarci, la Siria è il proxy migliore, visto che consente di tirare in ballo che l’Iran. Mentre il Dipartimento di Stato mostrava cartine di GoogleMap del 2006 ritoccate

per denunciare al mondo l’esistenza del forno crematorio dove Assad brucerebbe i corpi dei prigionieri uccisi, ecco che il Washington Post fa esplodere la bomba: Donald Trump avrebbe condiviso notizie segrete sull’Isis, ottenute da fonte riservata terza (per il New York Times si tratterebbe di Israele), con il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, durante la sua visita alla Casa Bianca della scorsa settimana. E qui si apre il giallo. Se persino la NSA ha classificato come false le notizie riportate dalla versione on-line del quotidiano e Mosca ha parlato di “fake news” e “non-sense”, a metà pomeriggio di oggi Donald Trump è saltato fuori con un tweet che ha messo non poco in imbarazzo tutta West Wing; “Come presidente ho voluto condividere informazioni con la Russia, un qualcosa che ho l’assoluto diritto di fare”.

Come dire, è vero ma rientra nelle mie prerogative. Ora, al netto delle minacce da barzelletta dell’UE, la quale ora mette in dubbio la condivisione di informazioni d’intelligence con Washington (Quali? Come farsi inculare ad ogni attentato da gente schedata e segnalata? Andate a cagare), perché lasciare che l’intero staff passi ore a smentire e, dopo che il Cremlino ha fornito l’assist per chiudere la faccenda, di fatto confermare una notizia che potrebbe significare crisi e, magari, impeachment? Dobbiamo far riferimento a quanto affermato da Donald Trump due settimane fa nella sua intervista alla Reuters, ovvero che pensava che fare il presidente fosse meno complicato? Quel tweet equivale a una proposta al Deep State, del tipo fatemi uscire vivo da questo casino e faccio ciò che volete? Questi due grafici


parlano chiaro. Ci dicono che se la possibilità che il tycoon arrivasse da presidente all’inizio del 2019 era repentinamente scesa dopo il siluramento del capo dell’FBI, James Comey, dopo lo scoop del Washington Post sono scese anche sotto quota 60%. Forse, il biuon Donald tiene più alla pelle che alla Stanza ovale.

Se così fosse, se il Deep State e il Pentagono avessero ormai le redini della politica del Paese, specie quella estera, allora quanto accaduto con il forno crematorio di Assad avrebbe un senso, non a caso truppe USA e britanniche l’altra notte sono entrate in Siria dal confine giordano. Questo

è un dettaglio della homepage di Times of Israel di oggi, non un blog complottista. Come potete vedere, il ministro all’Edilizia israeliano ed ex generale dell’esercito, Yoav Galant, ha dichiarato quanto segue, parlando a una conferenza poco fuori Gerusalemme: “Assad non ha un posto a questo mondo. La realtà della situazione in Siria è che (Assad, ndr) sta giustiziando persone, usando attacchi chimici contro di loro e, toccando l’estremo, bruciando i loro corpi, qualcosa che non vedevamo da 70 anni… Quanto sta accadendo in Siria è un genocidio che riguarda centinaia di migliaia di persone. Dal mio punto di vista, stiamo superando una linea rossa. E, sempre a mio giudizio, è arrivato il momento di assassinare Assad. Semplice. Così facendo taglieremo la coda del serpente e poi potremo spostare la nostra attenzione sulla testa, che è Teheran”. Riferimenti e simbolismi chiari: corpi bruciati come non vediamo da 70 anni, genocidio:



ed ecco che la valente stampa italiana ha immediatamente indossato la divisa, addirittura – nel caso del commento del “Corriere della Sera” – facendo esplicito riferimento al fatto che l’Europa avesse detto “mai più” ai camini di Auschwitz e ora non può voltarsi dall’altra parte ma deve agire. Nulla di nuovo ma stavolta i rischi sono reali. E in continua crescita. Non solo in Siria, dove ormai appare chiara la volontà di andare allo scontro fra i due blocchi (sarà interessante capire da quale parte si schiererà la Turchia, visto che oggi Erdogan era alla Casa Bianca e immagino non abbia parlato di cucina thailandese) ma anche in Europa. In casa.

Il 29 aprile scorso, infatti, un gruppo di 50 ingegneri con specializzazione al combattimento di stanza alla Canadian Forces Base Gagetown sono stati dislocati in Lettonia come parte della Operation Reassurance, finalizzata alla costruzione di una cittadella per 500 soldati. Stando al comandante in capo, colonnello Chris Cotton, l’installazione “avrà tutto ciò che ti aspetti da una piccola città, dai quartiere alla rete di distribuzione elettrica, dalla rete idrica a Internet, dalle palestre ad altre amenità che permetteranno alle persone di sopravvivere per lungo termine in Lettonia”. Questo dopo che all’inizio di aprile un gruppo di 1.350 militari USA inquadrati nell’operazione NATO denominata Enhanced Forward Presence si era insediato in una base a Orzysz, nel Nord-Est della Polonia, proprio mentre il segretario dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, parlava di “dialogo franco e costruttivo con al Russia” al vertice del NATO-Russia Council.

A maggio, poi, la RAF arriverà in Romania, dopo che a marzo i primi 800 soldati britannici sono arrivati in Estonia, supportati da 300 veicoli corazzati. Resteranno nell’area insieme a danesi e francesi a rotazione, mentre tedeschi e belgi stazionano già in Lituania, vicino all’enclave russa di Kaliningrad. In totale, oltre 4mila uomini NATO stanno operando in Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia, forti di carrarmati, mezzi corazzati, supporto aereo e intelligence high-tech. Inoltre, stando al budget fiscale dell’anno 2017 della European Reassurance Initiative, l’esercito USA riaprirà o creerà cinque nuovi siti di stoccaggio per materiale bellico in Olanda, Belgio, Polonia e in due località della Germania. A cosa ci dobbiamo preparare?


Non stupisce che oggi pomeriggio, nel corso di un incontro con il ministro della Difesa e i dirigenti delle principali aziende belliche russe, Vladimir Putin abbia detto quanto segue: “Devo notare che l’esperienza di combattimento durante le operazioni in Siria, così come la necessità di migliorare le nostre difese nei territori dell’Artico e ai confini Ovest e Sud-Ovest della Russia, hanno richiesto un più preciso approccio al riarmo delle truppe. Quest’anno la fornitura di armamento avanzato ai militari russi aumenterà del 62%”. Come dire, noi siamo pronti. Stavolta il cane che abbaia, rischia davvero di mordere.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi