Benvenuti nella realtà! Se colpisce una “collega”, allora la stampa scopre degrado e insicurezza

Di Mauro Bottarelli , il - 100 commenti


Il grado di delirio che sta toccando questo Paese è tutto contenuto nella proposta di legge del PD sulla legittima difesa: sparisce il reato di eccesso ma soltanto di notte. Ovvero, se ti entra in casa qualcuno durante il giorno, purtroppo devi lasciarti derubare impunemente. O, altrimenti, giocarti alla roulette russa della giustizia penale, il tipo di giudice che sarà chiamato a decidere se avevi o meno diritto di difendere tua moglie e i tuoi figli. Basta questo, penso. Ma si sa, poi si fa un bel blitz in favore di telecamera e la gente dovrebbe sentirsi rassicurata. Ieri, però, è successo qualcosa che potrebbe cambiare, magari solo a livello minimo, la percezione del mondo in cui viviamo da parte della stampa. All’inizio della puntata di “Matrix” su Canale5, è andata infatti in onda la realtà per quella che è, senza filtri, senza fake news o post-verità: l’inviata del programma, Francesca Parisella – cui va tutta la mia solidarietà – è stata aggredita da uno dei galantuomini che vivono e bivaccano quotidianamente alla Stazione Termini di Roma.

Roma, troupe Matrix aggredita in diretta a stazione Termini

Già, proprio una di quelle risorse tanto care alla Boldrini e al Vaticano, non troppo distante da lì ma ben protetto da certe presenze sgradite e sgradevoli. La giornalista, oltretutto, era animata dalle migliori intenzioni, stando alle parole che dice prima dell’aggressione e della distruzione della telecamera: era lì a testimoniare il tipo di accoglienza che possiamo garantire a queste persone, come si sente dire nel filmato. E, per tutta risposta, queste persone hanno messo le mani addosso a lei e al suo operatore, distrutto lo strumento del loro lavoro e, se un taxista con le palle sotto non fosse intervenuto, forse fatto anche di peggio. Molto onestamente, questa mattina a “Omnibus” su La7, il conduttore di “Matrix”, Nicola Porro, ha fatto notare che alla Parisella era andata bene e la sua storia era finita, giocoforza, per diventare una notizia ma che nella stessa Termini, poco prima dell’aggressione, una persona senza tesserino dell’Ordine era stata malmenata e aveva ricevuto punti di sutura. Il responsabile? Fermato la mattina precedente per un’altra aggressione ma libero di starsene a Termine a fare danni. L’Italia, oramai, è questo: il caos.

Ovviamente sono felice che la giornalista Mediaset se la sia cavata solo con un grande spavento ma dentro di me c’è un vulcano che vuole eruttare rabbia: solo quando viene toccata direttamente una “collega”, allora vi rendete conto del tipo di mondo di merda in cui viviamo? Vi serve osservare la tangibilità della casta in diretta televisiva per farvi cagare addosso e dire chiaramente che Stazione Termini, come la Centrale a Milano, ormai è una casbah fuori controllo in mano a clandestini e delinquenti di ogni risma? Le urla di quella donna, spaventata, sono diverse da quelle di un’altra donna che non fa la giornalista? Pare di sì, perché oggi il mondo gravita attorno alla pericolosità di Termini e delle mille Termini che stanno sorgendo come funghi in questo Paese: era ora ma fa un’immensa tristezza.

Avete idea, ogni giorno, quante migliaia e migliaia di Francesca Parisella senza tesserino hanno paura di tornare a casa da sole, di prendere i mezzi pubblici, di sentire dei passi dietro la schiena che si avvicinano? Ma fino a ieri erano mediamente delle mitomani per la grande stampa, quella in servizio permanente ed effettivo per silenziare, depotenziare e criminalizzare chiunque faccia notare la realtà connessa all’immigrazione fuori controllo. D’altronde, sono impiegate che guardano “Amici”, magari delle estetiste con la terza media e pure elettrici del centrodestra, mica una giornalista che racconta che vita d’inferno fanno i migranti nel nostro Paese o, magari, quale contributo meraviglioso danno le ONG al progresso dell’umanità. Riguardate il video e sentite alla fine quell’ansimare carico di paura, raggelante. Bene, migliaia di donne hanno dovuto provarlo, senza che la loro storia finisse in tv e, magari, senza la fortuna di incrociare un taxista coraggioso: come la mettiamo con loro?

Sono solo delle visionarie, visto che la vulgata più comune è quella della percezione dell’insicurezza, dati del Viminale e delle Questure alla mano? Quando però quella percezione si tramuta in un cristone di un metro e 90 che ti viene addosso, ti tocca, ti spinge, ti minaccia, le cose cambiano: la narrativa buonista sparisce e irrompe la realtà, la stessa che è andata in onda mercoledì sera e ha fatto aprire gli occhi – almeno per un giorno – alla categoria che dovrebbe preoccuparsi in primis di raccontare le storie delle milioni di Francesca Parisella senza tesserino che ogni giorno sfidano la paura di vivere. Già, diciamocelo chiaro: essere aggrediti alle 23.30, non alle 3 di notte, in pieno centro a Roma significa essere in guerra. Un conflitto permanente senza bombe ma che ti fa fare il segno della croce ogni volta che senti il portone di casa che si chiude alle tue spalle e puoi dire “anche stavolta, sono sano e salvo”. Esagero? Chiedetelo a Francesca Parisella.

Il problema è che quando vivi in un Paese dove chi fa il suo dovere come il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, viene massacrato preventivamente sia dalla stampa, che oggi grida indignata per l’inviata di “Matrix”, che dalla politica per reato di lesa ONG, allora c’è poco da fare. E’ dura poter affrontare la realtà per quella che è, unico modo per cambiarla, quando il tuo presidente del Consiglio incontra in gran segreto George Soros a Palazzo Chigi, con tanto di ufficio stampa che oppone dei “no comment” alle richieste di conferme dei giornalisti. No comment? Ma dove cazzo siamo, nella tanto vituperata Corea del Nord? Non ci avesse pensato l’ANSA con una lancio di agenzia asettico, di due righe, ripreso meritoriamente dal TgLa7 di Enrico Mentana, l’unico a dare compiutamente la notizia ieri sera, nessuno avrebbe saputo che il gran visir di tutti i finanziatori di ONG al mondo ha incontrato il nostro capo del governo proprio in pieno terremoto per le inchieste sui salvataggi sospetti al largo delle coste libiche.

Cos’è, una coincidenza anche questa, l’ennesima? Ovviamente dal PD è partita la solita campagna denigratoria, in base alla quale chi lega Soros a piani di destabilizzazione è soltanto un complottista populista e anche un po’ dietrologo. Ora, al netto che se dovessi definirmi di sinistra uno come Soros non lo incontrerei nemmeno sotto tortura, quanto ci vorrà prima di ammettere che quel signore, attraverso fondazioni e ONG, opera un’agenda politica di destabilizzazione? Magari se l’aggressione a Termini dovesse capitare alla moglie di un deputato, le cose cambierebbero? Forza Italia ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto dei contenuti dell’incontro ma sono certo che resterà lettera morta: viviamo in un Paese dove il premier incontra a Palazzo Chigi una delle figure più controverse del mondo – la “rivoluzione” ucraina e il golpe di Maidan parlano da soli – ma nessuno ha il diritto di conoscere l’argomento del loro meeting mattutino: chiedo venia, è questa la vostra democrazia? Se sì, diciamo che molti nodi vengono al pettine.

Noi siamo il Paese della negazione e della rimozione, quindi ci si dimenticherà in fretta anche di Francesca Parisella, della pericolosità di Roma Termini e anche della visita di Soros a Gentiloni, poco prima che il procuratore Carmelo Zuccaro parlasse davanti alla Commissione Difesa del Senato. E si tornerà a bollare come complottista chi faccia notare che il 27 aprile scorso, lo stesso George Soros abbia fatto visita al capo della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, questa volta in pompa magna e con tanto di comunicato stampa. Argomento dell’incontro? Ucraina, Brexit e Central European University, ovvero l’ateneo privato ungherese che di cui Soros è presidente e di cui Viktor Orban vuole limitare e regolamentare l’attività, sospettando che dietro la finalità educativa ci sia la solita agenda di destabilizzazione.

E, ovviamente, l’UE ha sbattuto i tacchi. In primis, minacciando il governo ungherese di aprire nei suoi confronti una bella procedura di infrazione, poi schierandosi anima e lobby al fianco della prestigiosa università sotto attacco e, dulcis in fundo, ponendo un alt definitivo ai controlli alle frontiere per quei governi – Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia – che abbiano sospeso il Trattato di Schengen proprio in risposta alle ondate migratorie. Il 27 aprile la visita, il 1 maggio la decisione: che combinazione. A novembre, frontiere aperte per tutti e senza discussioni. Un timing perfetto: l’estate – e magari il tracollo della situazione in Siria o Libia – riempirà il Mediterraneo di migranti, i quali prima verranno accolti in massa in Italia grazie alle ONG (e, magari, anche in Grecia, soprattutto se Erdogan farà saltare l’accordo) e poi ricollocati.

Tanto più che si sarà già votato in Germania e, chiunque sia andato al potere, la politica sarà quella di porte aperte e accoglienza come dovere morale dell’Europa. Ora, per finire, due domande e una suggestione. Primo: in base a quale principio un privato cittadino, ancorché miliardario, va a parlare con il capo della massima istituzione europea di tematiche sensibili e agende politiche? Secondo, se Jean-Claude Juncker non ha opposto alcun veto all’emissione di un comunicato stampa e alla pubblicazione delle fotografie dell’incontro con George Soros, la segretezza imposta da Paolo Gentiloni sull’intera vicenda, cosa deve farci pensare? Certo, se qualcuna delle inchieste in corso dovesse portare a qualche evidenza di collusione, allora la visita di George Soros a Palazzo Chigi potrebbe diventare imbarazzante politicamente. Vuoi vedere che la fine anticipata della legislatura e il ritorno alle urne già quest’anno potrebbe passare dalla polpetta avvelenata transitata ieri mattina a Roma?

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