Cercasi nazista serio, meglio se omofobo e russo, per suffragare tesi del cazzo. Niente perditempo

Di Mauro Bottarelli , il - 89 commenti


Mi è parso di sentirli, per tutta la giornata, gli alti lai provenienti dalle redazioni giornalistiche di mezza Italia. Gente i cui coglioni giravano così veloci da poter produrre energia sufficiente a illuminare Las Vegas per un mese, costretta a buttare nel cesso scalette di trasmissioni già pronte, editoriali indignati, edizioni speciali e inchieste in grado di contendere il Nobel al film sugli “Elmetti bianchi”. Perché ok per le rom morte a Roma in un incendio doloso, sogno di ogni buonista, interrotto però dagli inquirenti che battono la pista della vendetta tra clan nomadi ma anche l’attivista gay fermato in Russia e liberato dopo poche ore è troppo: che cazzo strumentalizzano, adesso, visto che dal fronte ONG le cose si mettono male ed è spuntata una nave di Medici senza frontiere tra quelle che agiscono senza l’ok della Guardia costiera? Ma entriamo nel vivo dello psicodramma russofobo durato poche ore e che ha infranto molti sogni.

Tale Yuri Guaiana, membro dell’associazione radicale “Certi Diritti”, è stato fermato dalla polizia a Mosca, insieme ad altri 4 attivisti russi, mentre andava alla Procura generale per consegnare le firme raccolte dalla petizione contro il trattamento dei gay in Cecenia. Trattenuti in questura per alcune ore, tutti sono stati rilasciati. Insomma, non è successo niente. Eppure, non solo le redazioni sono entrate in uno stato di eccitazione degno di un gruppo di 14enni con casa libera e dvd di Moana Pozzi ma anche la Farnesina e il ministero della Giustizia, quest’ultimo per bocca direttamente di Andrea Orlando, hanno sbroccato. Orlando – forse ancora sotto shock per il risultato delle primarie PD – ha dichiarato quanto segue: “Le notizie dalla Cecenia e quello che è successo in Russia desta preoccupazione. Forme di democrazia autoritaria sono forze di riferimento a forze politiche che agiscono nel nostro continente e nel nostro Paese con movimenti omofobi”. Insomma, una mezza dichiarazione di guerra alla Russia di Putin da uno che ha preso il 20% in primarie a cui hanno votato quattro gatti: Putin pare si stia cagando addosso da stamattina.

Qualche altro dettaglio di questa pantomima. Guaiana è stato fermato mentre “consegnava per conto dell’Ong AllOut, le firme di cittadini da tutto il mondo che chiedono giustizia e verità sulle persecuzioni di gay in Cecenia”, hanno detto il segretario dell’associazione, Leonardo Monaco e Marco Cappato, al secolo “Dottor morte”, appena venuti a conoscenza dell’arresto. Torturato? Fucilato? Guaiana non è mai stato irraggiungibile e l’attivista stesso ha spiegato che stava bene, che era “in carcere, in una stanza con altri quattro cittadini russi e un poliziotto. Ogni tanto vengono a farci domande e chiedere documenti, in particolare a me per il visto. Non sappiamo cosa succederà adesso. Non abbiamo ancora mangiato, non ci hanno portato neanche un bicchiere d’acqua. Ci hanno comunicato che siamo in detenzione amministrativa”. Dunque, era in stato di fermo nella stazione Tverskoj della polizia per accertamenti in base all’articolo 20.2 del codice amministrativo russo. Ovvero? Organizzazione di manifestazioni senza autorizzazione.

E c’è bisogno di montare questo casino? O forse è stata l’assenza del pranzo a scatenare le nostre autorità? Ora, io capisco quei poveracci dei Radicali, i quali hanno chiesto l’intervento diretto dell’UE – perché non dell’ONU, organismo che mette l’Arabia Saudita a vigilare sui diritti delle donne senza che gli orfani di Pannella abbiano un cazzo da ridire, forse perché gli USA a loro fanno comodo – ma Farnesina, ministero della Giustizia e tutti i media italiani non avevano altro da fare che inscenare una crisi stile ostaggio americano in Iran per un fermo di polizia in un Paese affatto ostile, nonostante le nostre sanzioni da imbecilli? Conosco gente che per aver tirato due fumogeni allo stadio è stata in Questura più a lungo. E tu, caro Yuri – con il nome partivi anche bene in Russia -, fatti dire due cose. Primo, informati. Dopo le manifestazioni organizzate da Alexei Navalni e dopo l’attentato a San Pietroburgo, in Russia non è che ci si possa avvicinare agli edifici governativi come cazzo ti pare: l’accusa di manifestazione non autorizzata scatta anche solo per due persone, in maniera preventiva. Non eri sulla Piazza Rossa a farti un selfie ma alla Procura generale. Secondo, se il tuo modo di presentarti al mondo è basato su queste credenziali


e viaggi in certi Paesi, oltretutto con intento critico e accusatorio, dovresti ringraziare il tuo dio di aver concluso la faccenda in poche ore ed essere filato tranquillo in aeroporto. D’altronde, Vladimir Putin nel suo colloquio con Angela Merkel della scorsa settimana, lo aveva detto: “La polizia russa è più democratica di molte di quelle europee”. Ma aveva anche dentro altro all’UE per quanto riguardava gli affari interni della Russia: “Fatevi i cazzi vostri”. Caro Yuri, ora goditi tranquillo i tuoi giorni di notorietà: vai ospite nelle trasmissioni tv, rilascia intervista, intervieni a convegni. Poi, però, lascia stare la Russia. E ringrazia che Putin è un democratico.

Comunque occorre fare un plauso alla celerità di intervento della Farnesina, soprattutto del sottosegretario Benedetto Della Vedova, ex Radicale e attentissimo alle tematiche legate ai diritti civili. Non si vedeva un’attività così febbrile dalla crisi di Sigonella, chissà come mai. Forse perché oltre che legato a un’associazione dei Radicali, il caro Yuri è gay? Non stupirebbe, dopo quello che si è sentito giungere dal Vaticano: “Probabilmente alcuni santi erano gay”. No, tranquilli, non ho bevuto troppo. Lo ha scritto su Facebook padre James Martin, il gesuita chiamato il mese scorso a ricoprire il ruolo di consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede. Me cojoni!

Tutto è iniziato il 5 maggio, quando il sacerdote ha postato sulla propria pagina Facebook un post riguardante l’incontro tra il vescovo di Lexington, John Stowe e i supporter di New Ways Ministry, un gruppo che “sostiene lesbiche, gay, bisessuali e trans cattolici”. Padre Martin ha commentato così questa notizia: “Un altro segno di benvenuto e di costruzione di ponti”. Molti commentatori non hanno apprezzato la scelta del gesuita e hanno fatto notare come la dottrina della Chiesa dica tutt’altro. A questo punto, padre Martin è intervenuto dicendo che “alcuni santi erano probabilmente gay. Una certa parte dell’umanità è gay. Anche una certa parte dei santi poteva esserlo. Potresti essere sorpreso quando in Paradiso verrai salutato da uomini e donne Lgbt”. Io non ho bevuto ma lui spero che qualcosa abbia fumato, altrimenti la cosa è grave. Complimento al Vaticano, immagino sia imminente l’apertura di un sexy shop e di un coffee shop tra le Mura.

Io, poi, mi chiedo sempre perché le associazioni gay, LGBT, sal cazzo cosa, non vadano mai a chiedere conto della violazione dei loro diritti, ad esempio, nei Paesi del Golfo. Direte voi, sono lontani. Vero, anche se Mosca non è esattamente il corrispettivo di Camogli per un milanese, non ci vai per il weekend. Eppure, gli scorsi 10 e 11 aprile, le rappresentanze di Paesi del Golfo e della Turchia, altra nazione notoriamente amante dei gay (i quali, infatti, vengono in Italia a fare i registi di film sui gay), erano presenti come ospiti alla sessione del G7 a Lucca, decisamente a portata di mano. Vi pesava il culo ad andare fino in Toscana? Meglio consegnare le firme alla Procura generale di Mosca, farsi tre orette di stazione di polizia ma armare un gran caso politico-mediatico verso Putin, vero? Eh sì, mai come in questo caso l’adagio di Ricucci casca a fagiolo. Non si disturbano i Paesi del Golfo, eccheccazzo. Prendi l’Arabia Saudita, dove i gay sono condannati a morte.

Perché disturbarla, le si regalano comitati e presidenze farsa all’Onu e, soprattutto, si tace ciò che sta combinando in Yemen. Ma siccome io non sono né gay, né amico di Soros, vi dico che è di oggi la notizia in base alla quale si aggrava in Yemen – dove si combatte da oltre due anni nell’indifferenza più totale dei media, forse perché non c’è una sede Arcigay a Sanaa – l’epidemia di colera e diarrea acuta scoppiata nell’ottobre scorso. A partire dal 30 marzo, cioè in meno di un mese e mezzo, sono 780 i casi registrati e le autorità locali hanno segnalato anche 310 casi nella capitale Sanaa. Dal marzo del 2015 molti ospedali hanno smesso di funzionare a causa del conflitto e per milioni di persone l’accesso alle cure è diventato estremamente difficile: “Siamo preoccupati che l’epidemia continui a diffondersi e vada fuori controllo”, ha detto Shinjiro Murata, capo missione di Medici senza frontiere in Yemen.

A cui va tutto il mio rispetto, meno quando difendono a spada tratta ONG che operano come scafisti. Come mai degli yemeniti che muoiono in questi giorni e in queste ore di colera – ho detto COLERA – non frega un beato cazzo a nessuno, mentre imbarchiamo migranti economici da Paesi senza guerre, né epidemie, come non ci fosse un domani? Perché ogni nigeriano con le emorroidi rappresenta un’emergenza umanitaria e quella gente no? Forse perché ad ammazzarli con bombe e malattie ci stanno pensando sauditi e americani?

Ma si sa, parlando di medici, va riconosciuto che sono persone particolari, anime votate all’altro e alla sua salute. Sarà pe questo che il dottor Corrado Lauro, ha sentito il bisogno di postare quanto segue su Facebook.

Il medico, che opera anche in chirurgia generale all’ospedale Santa Croce di Carle di Cuneo, ha così operato la sua vendetta sugli abitanti delle frazioni di Roata Canale e Spinetta, dopo la polemica scoppiata per i manifesti anonimi comparsi nelle vie di questi paesi. I cittadini protestavano aspramente contro l’ipotesi che la Casa delle opere parrocchiali ospitasse 24 migranti o richiedenti asilo e la polemica sui migranti aveva coinvolto anche il vescovo di Cuneo, monsignor Piero Delbosco, che aveva incontrato circa 400 cittadini in un’assemblea pubblica il 30 aprile. Ma tutti gli avevano risposto quasi all’unisono: “Non li vogliamo”. Tutti avvisati: i medici, dopo l’obiezione di coscienza sull’aborto, ora possono rivendicare anche quella verso chi non intende ospitare migranti nel suo comune. L’ordine nazionale non ha nulla da ridire al riguardo?

Sono certo di no, perché diciamo che l’autorità in generale ci sta andando un pochino con la manica larga verso le risorse presenti nel nostro Paese, come dimostra il caso di Dougboyou Tahibe Ignace, originario della Costa d’Avorio, il quale pochi giorni fa ha pestato due agenti della polizia a Milano, mandandoli all’ospedale. Arrestato e portato di fronte a un giudice con le accuse di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e spaccio di droga, ll pm ha conferma immediatamente il fermo e gli agenti lo hanno portato immediatamente in carcere. E poi? Il giudice monocratico del Tribunale di Milano, dopo l’udienza per direttissima, il giorno successivo lo libera.

Perché? Ecco la motivazione testuale: addosso aveva una dose modesta di sostanze stupefacenti e la sua violenta “seppure spregevole” reazione è dovuta alla “insofferenza per i controlli di polizia”. Verrà almeno espulso, direte voi, essendo clandestino? No, dovrà solamente presentarsi in commissariato tre volte alla settimana per firmare un documento. Capito, se anche voi siete insofferenti ai controlli di polizia, sapete cosa fare: c’è una sentenza che fa giurisprudenza a Milano. No, non si tratta di una bufala: è la verità di questo Paese, anno 2017.

Ma non tutto è perduto, c’è una ragione che giustifica – e, anzi, nobilita – l’operato di quel magistrato, come quello del medico cuneese o delle ONG che operano come taxi. Ce lo dice “La Stampa”, la quale l’altro giorno ha pubblicato un articolo dal titolo “Ci rafforzeranno i microbi africani”. Ovvero? Stando a uno studio, la cui scientificità è pari allo scioglimento delle Mentos nella Coca Cola, i batteri che arrivano oggi in Italia attraverso i migranti sono in grado di aiutare i nostri figli, sempre più fragili e tendenti ad ammalarsi, ad avere un sistema immunitario molto più resistente nei prossimi anni. Proprio sicuri che l’incontro tra ceppi batterici o virali e persone che non hanno sistemi anticorpali strutturati per riceverli, si tramuti in un successo?

Diciamo che gli indios amazzonici o del Sud America non hanno reagito benissimo alle infezioni importate dai colonizzatori. Magari tra 100 o 200 anni questa teoria avrà qualche riscontro ma, nel frattempo, non rischiamo una bella epidemia, magari da meningococchi, endemici nell’Africa subsahariana o di tubercolosi? Insomma, con il mito del buon selvaggio, Rousseau e soci hanno fatto più danni della grandine. Insomma, in bocca al vibrione a tutti. E per voi, giornalisti e politici che attendete con ansia un nazista serio, magari russo e omofobo, che suffraghi le vostre tesi buoniste del cazzo, buona fortuna. E un abbraccio. Eia eia eia, alalà!

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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