Critichi gli sbarchi? Equivali a un terrorista. L’UE vara la censura web e prepara la guerra a Mosca

Di Mauro Bottarelli , il - 215 commenti


Tira brutta aria. Ogni giorno di più. E la cosa più impressionante è che comincia a intravedersi chiara la regia del piano che ci sta portando, sempre meno lentamente, verso un confronto diretto con la Russia. Per mesi e mesi, i media mainstream e i governi hanno usato l’arma della post-verità per criminalizzare e marginalizzare qualsiasi narrativa della realtà che differisse dalla loro versione: bene, la post-verità è diventata verità. L’Isis ha taciuto per mesi, nessun attacco in Europa (salvo quello francamente inconsistente come rivendicazione degli Champs Elysée) e gravi perdite e ritirate in Siria e Iraq ma adesso, in perfetta contemporanea con il primo tour estero di Donald Trump, ecco che risorge, più forte e spietato che mai.

Prima Manchester con la “strage degli innocenti” e oggi l’Egitto, dove miliziani travestiti da soldati hanno trucidato 35 cristiani copti su un pullman a Menyah: tra di loro, molti sono bambini. I simbolismi non sono coincidenze, i simbolismi sono armi. E se serviva qualcosa per rendere ancora più urgente nelle menti emotivamente provate degli europei la lotta senza quartiere al Califfato, ecco che toccare l’infanzia e l’innocenza diviene il classico nervo scoperto, la “red line” da non superare. Prepariamoci a una nuova guerra permanente, visto che ieri al G7 di Taormina, il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, ha detto che Trump ha ragione, “con l’Isis dobbiamo essere risoluti e brutali”. L’Unione Europea si è schierata. Con il Deep State, il vero burattinaio che muove i fili del suo sempre più folkloristico e ricattabile emissario, il presidente Trump.

Ma attenzione, perché nel silenzio totale garantito dal botto di Manchester, l’organismo guidato da Tusk, tra mercoledì e ieri, ha fatto anche altro. Un qualcosa che ha molto a che fare con l’agenda neo-con in atto, dall’immigrazione come politica destabilizzante dell’Europa fino al confronto con Mosca. Sono infatti pronti nuovi provvedimenti dal Consiglio europeo per combattere il cosiddetto “hate speech”, cioè i contenuti d’odio sulle piattaforme digitali. Stando ai provvedimenti approvati, Facebook, Twitter e YouTube dovranno bloccare in modo più efficace i video contraddistinti da questo tipo di contenuti. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri Ue manca il passaggio al Parlamento europeo prima di poter rendere effettive queste modifiche alla direttiva già in vigore, quella sui servizi di media audiovisivi e piattaforme online.

Si tratterebbe delle prime iniziative di questo genere a livello europeo ad assegnare formalmente ai colossi del web e dei social network, in particolare, la responsabilità di ciò che viene pubblicato attraverso i loro servizi, propaganda terroristica compresa. La proposta di modifica alla direttiva, avanzata dalla Commissione, obbliga infatti Facebook e soci, comprese tutte le piattaforme digitali in cui i video abbiano un ruolo “essenziale” nei servizi offerti, a sviluppare dei meccanismi più efficaci per rimuovere contenuti d’odio, che promuovano o meno il terrorismo. Di più, per somma gioia di Laura Boldrini che ne chiedeva l’attuazione da mesi e mesi, salta anche il principio del Paese d’origine, cioè lo schema per il quale i fornitori di servizi siano soggetti solo alle leggi applicabili nello Stato in cui hanno sede. La normativa europea diventa dunque l’unico riferimento in merito. Ecco a voi il Grande Fratello.

“Dobbiamo tenere in considerazione i nuovi modi di fruire i video e trovare il giusto bilanciamento fra l’incoraggiamento a servizi innovativi, alla promozione di film europei, alla protezione dei bambini e alla rimozione dell’hate speech in modi più efficaci” ha spiegato l’estone Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione e commissario per il mercato unico digitale. Insomma, filmati che si rifanno alla categoria del linguaggio dell’odio e quelli terroristici, di fatto apologetici, saranno ritenuti ugualmente sanzionabili, pressoché parificati: pensate che i video divenuti virali nei mesi scorsi e che mostravano le rotte delle navi ONG verso la Libia avranno un futuro, dopo questa mossa? Basterà una segnalazione come video che incita all’odio, in questo caso declinato in xenofobia e zac, pur di non correre rischi le piattaforme censureranno. Con somma gioia.

D’altronde, l’estone Andrus Ansip è stato chiaro al riguardo. Come è stato chiaro il suo governo, il quale poco fa ha espulso, con mossa senza precedenti, il console generale e il console senior russo di Narva. Immediata e durissima la risposta del ministero degli Esteri di Mosca: “Questa mossa è l’ennesimo atto di inimicizia e senza costrutto contro la Russia, atto che non rimarrà senza risposta”. E quando il Paese baluardo dell’allargamento ad Est della NATO in chiave anti-russa arriva a un atto simile, senza fornire una motivazione ufficiale, significa due cose. Primo, il conto alla rovescia è partito. Secondo, la puzza di false flag comincia a sentirsi lontano un miglio, perché l’ipotesi che emerga una spy-story da complotto geopolitico si fa forte.

Tanto più che, restando in tema di russofobia connaturata, proprio il prima citato Donald Tusk, parlando a Taormina prima dell’apertura ufficiale del G7, si era espresso in questi termini, elencando le priorità cui l’UE deve dare risposta: “Spero che il G7 mostri unità sul conflitto in Ucraina, perché dall’ultimo vertice G7 in Giappone non abbiamo visto niente che giustifichi un cambiamento nelle sanzioni alla Russia”. Ma non basta, forse posseduto dallo spirito di John McCain, ecco il proseguo: “I leader del G7 devono essere uniti nel porre fine alla brutalità in Siria e pronti ad aumentare i nostri sforzi per sconfiggere il terrorismo. Ma una particolare responsabilità grava su Iran e Russia che sono coinvolti nella crisi e collaborano con il regime di Assad. Mosca e Teheran, invece di perdere tempo, usino la loro influenza per realizzare un vero cessate il fuoco, porre fine all’uso di armi chimiche e assicurare un accesso umanitario sicuro e immediato a tutti i bisognosi”.

Proprio vero che, a volte, anche le formiche hanno la tosse. Forse, perché la suddetta formica ha già venduto anima e mandato al padrone di sempre, quegli USA che oggi vedono al potere il Deep State di diretta derivazione neo-con: “E’ improbabile che il presidente tolga le sanzioni americane alla Russia”, aveva infatti dichiarato il consigliere economico della Casa Bianca, Gary Cohn, parlando con giornalisti sull’Air Force One diretto in Sicilia per il G7. Linea dettata, tacchi sbattuti da parte dei servi.

E che la tensione si stia alzando, lo testimoniano le mosse di Mosca. La Russia sarebbe infatti pronta a svolgere esercitazioni militari al largo delle coste libiche nell’arco dei prossimi cinque giorni. In particolare, ad essere testati sarebbero i sistemi missilistici posti sulle navi che ormai da molti mesi navigano nel Mediterraneo, al largo del Golfo di Sirte. Stando a quanto riportato da alcuni media russi e occidentali, la Federal Aviation Authority avrebbe ricevuto una comunicazione del Ministero della Difesa della Federazione Russa con il quale si annunciavano test missilistici nell’area a nord delle coste libiche, chiedendo quindi all’ente di evitare voli su tutta la regione al fine di evitare tragici incidenti. Un segnale chiaro, anche alla luce dei ricaschi geopolitici portati a galla dalla strage di Manchester. Secondo, sempre la Russia ha dispiegato sistemi missilistici Uragan in Tagikistan. Ecco come l’analista presso il Russia Institute for Strategic Studies, Dmitry Aleksandrov, ha provato a interpretare la mossa: “Penso che il dispiegamento degli Uragan nella 201ma base in Tagikistan sia un avvertimento a tutte le forze distruttive che, in teoria, potrebbero lanciare un aggressione dall’Afghanistan. Attualmente, la situazione non è critica ma questo rafforzamento delle difese sembra essere una mossa preventiva rispetto a minacce potenziali. E’ un chiaro segnale ai membri delle organizzazioni estremiste”.


Senza parlare dell’attivismo militare russo in Siria, vera ragione dell’isterismo diplomatico del G7 e di Washington: dopo aver garantito un fondamentale supporto all’esercito siriano nella liberazione delle strade tra Damasco e Palmira e in quella di 3mila chilometri quadrati di territorio in mano all’Isis in sole 48 ore (tra cui una base militare abbandonata nella zona di Homs divenuta quartier generale del Califfato nell’area), è di poco fa la notizia che ormai la “Brigata tigre” dell’esercito di Assad sia solo a 3 chilometri dall’ultimo bastione di Aleppo sotto il controllo dell’Isis, Maskanah. I soldati siriani insieme ai russi hanno preso il controllo della cittadina di Sukkariyah, tanto che le milizie del Califfato starebbero ritirandosi. Occorre intervenire, occorre che USA e UE facciano qualcosa per fermare l’Isis in Siria. Ovvero, per bloccare Assad e la Russia. Il problema è che l’azzardo del governo estone ci dice altro. Ovvero, che la stagione dei conflitti proxy potrebbe essere alla fine. Se accadesse, le conseguenze sarebbero difficilmente immaginabili.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi