Fondata sul lavoro: il fulcro della mia critica

Di Lo Ierofante , il

 

 

 

Gerardo Gaita

 

 

 

Viste le reazioni suscitate dal mio ultimo post ho deciso di tornarci sopra non per chiarire ma per rendere ancora più esplicito il perché della mia critica al primo comma dell’articolo 1 della costituzione italiana.

Si legga attentamente la frase:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Soffermiamoci ad analizzare “solo” quello che vi è scritto: vi è scritto solamente l’espressione “fondata sul lavoro”.

Data questa espressione, se ne deve ricavare logicamente che il “lavoro è valore cristallizzato” oppure che il “valore è lavoro cristallizzato”.

Signori e Signore, non ci sono altre storie da raccontare: questo è il significato, il messaggio, che filtra leggendo tale formula costituzionale.

Una diversa lettura se si vuole si può sempre fare, ma in realtà non è/sarebbe “legittimamente possibile” per il semplice fatto che altro non vi è scritto.

Arrivare a sostenere poi che il “lavoro è valore cristallizzato” oppure che il “valore è lavoro cristallizzato”, è, volente o nolente, uno degli assunti principali di ogni forma di statalismo che si rispetti.

Di conseguenza, il fulcro della mia critica è il seguente: per trasmettere valore ad una cosa lavorata non è assolutamente sufficiente lavorarla, ma occorre lavorarla in maniera tale da renderla “utile”, ossia “atta a soddisfare un reale bisogno, una reale richiesta”, ed è questo quello che ci dicono le leggi universali dell’economia.

Scrivere esclusivamente “fondata sul lavoro”, non ci aiuta pertanto ad affrontare di certo al meglio il problema economico a monte, vale a dire di come tendere ad attuare la migliore contribuzione possibile al processo di creazione della ricchezza.

L’offerta di beni di capitale e di beni e servizi di consumo tende poi a coincidere con la domanda che di essi effettuano gli agenti economici quanto più un mercato è lasciato libero di esprimersi nel rispetto dei singoli diritti di proprietà privata: più offerta e domanda si trovano nella condizione di potersi muovere spontaneamente, più queste possiedono la capacità di intercettarsi e di emergere concretamente.

La mente è come un paracadute: funziona solo quando è aperta.

 

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  • Albert Nextein

    E’ chiaro, per me.
    Ma ritengo che esistano, non scritti, degli enormi sottintesi ideologici socialisti che io esprimerei così.
    I ricchi ed i capitalisti, che sono necessariamente e per definizione ricchi, e che quindi non lavorano , non sono valore fondante della repubblica .
    Essi, le loro ricchezze e le loro proprietà saranno piegati ed impiegati per le necessità sociali che dovessero presentarsi, tramite il prelievo fiscale, la redistribuzione dei redditi, la limitazione delle loro proprietà private.
    E’ quindi importante quello che c’è scritto nel primo articolo, quello che avrebbero voluto scrivere (fondata sui lavoratori), e soprattutto quello che non c’è scritto.
    Gli anni trascorsi dalla promulgazione della costituzione ad oggi ne sono una prova che più lampante ed esemplificativa non ce n’è.

    • zumze

      Caro Gaita, dal suo ragionamento manca una piccola parola. La parola UOMO. Probabilmente perché lei pensa che l’uomo sia una merce (da cui l’orrenda espressione “mercato del lavoro”), per cui reputa inutile elencarlo tra le migliaia di altre merci, ognuna con un suo “valore” stabilito dal “mercato”. Le darò quindi una notizia, di cui chiaramente non è al corrente: l’uomo non HA un valore, e quindi non è una merce. L’uomo È un valore, in quanti dotato di una cosa che nessuna merce ha: la dignità. È per questo che lei non capisce l’articolo 1 della Costituzione. Figuriamoci i successivi.

      • Lo Ierofante

        Le faccio solo notare che Albert Nextein non è Gerardo Gaita

      • Fabrizio de Paoli

        Mi viene la pelled’oca a sentire certe cose.
        Se l’uomo non ha valore allora il suo lavoro ed il prodotto del suo lavoro quando mi servono li prendo e non li pago?

        Ma certamente che ha un valore, e siccome siam tutti diversi i rispettivi valori saranno diversi.

        • zumze

          Scusi lei sta parlando dell’uomo o della sua prestazione d’opera? Perché sa, sono due cose un tantinello diverse… PS A me “servirebbe” un suo rene, a quanto lo fa oggi? Sono molto ricco, non si faccia remore a stabilire un prezzo…

          • Fabrizio de Paoli

            Stavo parlando del valore del suo lavoro.
            In ogni caso, se ti fa piacere, posso estendere il concetto di valore anche al capitale biologico dal momento che ciascuno è proprietario di sé stesso.
            Se voglio vendere un rene per fare beneficenza agli orfanelli e se c’è un mercato per me soddisfacente nessuno può e deve impedirmelo.

          • zumze

            Benissimo. Allora nessuno mi impedirà di vendere droga a suo figlio, se il ragazzo lo chiede ed ha i soldi per pagarla. Inizio subito il business. Lei aumenti la paghetta, ma di brutto eh.

          • Fabrizio de Paoli

            Faccio fatica a vedere il nesso, ma comunque ti rispondo ugualmente.
            Certamente, io non te lo impediro’ di certo.
            Se malauguratamente dovessi ritrovarmi con un figlio tossico forse dovrei farmi un esamino come padre, dovrei riconoscere il mio fallimento nell’aver cercato di insegnare il valore per sé stessi e per la vita.
            Fatto ciò però farei anche un’altra considerazione, non solo ho fallito io ma ha fallito anche lo stato, nonostante abbia vietato il mercato della droga, il risultato è che mi ritrovo lo stesso un figlio tossico.
            La domanda più importante dovrebbe quindi essere: “Quel ragazzo di chi è figlio? Mio, o dello stato?”
            Chi, secondo te, dovrebbe avere più peso nella crescita di quel ragazzo?
            Con chi dovrebbe avere un rapporto più intimo ed interessato?
            Chi potrebbe influenzare maggiormente la sua educazione?
            Un genitore liberale, sincero e coerente? oppure uno stato despota, relativista e schizofrenico?
            Come fa uno stato a decidere cosa è meglio per mio figlio?
            E poi perché mai dovrebbe avere questo diritto?

            Qualsiasi mercato è neutro, non è ne giusto né sbagliato, ognuno è poi responsabile delle proprie azioni.

          • zumze

            beh, intanto da domani il tuo bebè dovrà farsi 1 2 vaccinazioni obbligatorie sennò ti tolgono la patria potestà… e noi stiamo qui a discutere di art. 1

          • Fabrizio de Paoli

            È ancora da vedere…

      • Lanciafiabe

        E’ nello stesso articolo che manca la parola ‘uomo’, non attribuisca questa mancanza ad altri.

      • Albert Nextein

        Lavorare è vendere per denaro la risorsa , dopo la salute fisica, più importante che hanno gli esseri umani.
        Tutte le cose hanno un prezzo, anche la dignità.
        In politica, ma non solo, la dignità si vende regolarmente e quotidianamente.

        • zumze

          la tua dignità, forse, ha un prezzo. Abbastanza basso, tenderei a pensare.
          la mia no. Piuttosto mi ammazzo o ammazzo. Non mi comprerete mai.

  • Austrian school

    Infatti gli italiani hanno interpretato che: l’Italia è una Repubblica basata sui posti di lavoro.
    La valutazione è indipendente dalla creazione del valore della società basta avere lo stipendio a fine mese.
    Se si potesse riscrivere l’art.1 sognerei fosse: l’Italia è una repubblica basata sulla libera iniziativa privata.

    • Nikytower

      Dal momento che molti di coloro che in teoria hanno un posto di lavoro non si presentano mai sul “posto di lavoro” potremmo passare direttamente a: “L’itaglia è una repubblica fondata sul diritto alla busta paga” 🙂

      • Austrian school

        Hai ragione alla fine a quello mirano gli italiani, non a lavorare.

    • zumze

      Anche la mafia è libera iniziativa privata, così come la prostituzione, il capolarato, la tratta degli schiavi, il commercio della droga, la sua produzione, i farmaci illegali… Potrei continuare per ore

      • Austrian school

        E quindi? Vogliamo limitare la libera iniziativa privata perché esistono dei fenomeni criminali?
        Vogliamo che il lavoro sia solo dato dallo Stato?
        In URSS il lavoro era dato solo dallo Stato e i fenomeni criminali erano profondamente radicati nella società.

        • zumze

          lo sai che tra il bianco ed il nero esistono infinite varianti di grigio?

        • Fabrizio Bertuzzi

          abbiamo una morale che ci guida nel decidere cosa fare e questa morale va coltivata allo stesso modo della iniziativa privata.
          siamo spirito e carne, devono andare insieme, in equilibrio.

    • Stemby

      “L’Italia è una repubblica” non basta?
      In ogni caso, salvo colpo di stato o contesti imprevedibili (bancarotta?), la prima parte della carta più bella del mondo non si può toccare…

  • Lila

    Hitler usci dalla crisi di dlla Repubblica di Weimer creando moneta non legata all’oro per generare lavoro ( e quindi stipendi ) , per lo piu utili… porti, autostrade (100 000 uomini impiegati nella sola Germania) infrastrutture utile alle fabbriche, ricerca , dando alla Germania il turbo, al punto di creare il casus bellis di Danzica per fermare l’avanzata economica della Germania, che infastidiva Francia ed Inghilterra.
    Lo Stato puo’ dunque fungere d valvola di regolazione per dare una spinta all’economia che genera lavoro, che poi pero’ deve essere autosuffciente. Mi nonna mi faceva vedere delle torrette di pietra che chiamava i turett da la fam, raccontandomi che erano costruzione fatte un po’ come susca per creare stipendi dopo le guerre.
    Per cui ogni Repubblica dovrebbe essere fondata con la scopo di generare possibilità di lavoro, e non stipendifici del nulla.

  • Francesco Raucea

    Caro Gaita,

    il tuo precedente articolo era talmente un sofisma da non valere neanche la pena di contestarlo, sarebbe stato dargli un’importanza che assolutamente non meritava; e – se ci sei tornato sopra a sostenerlo – ovviamente anche tu devi esserti accorto della fragilità del tuo asserto.

    Devo riconoscerti che tu ragioni generalmente non solo bene, ma anche molto bene, perché la teoria del lavoro-valore é effettivamente un boomerang, una posizione marxista e quindi indifendibile;

    però Voi austriaci – prima di disprezzare così totalmente il lavoro – fareste bene ad incominciare a chiederVi se poi il kapitale sia lui effettivamente un valore autonomo o nonpiuttosto la cristallizzazione di quella quota del LAVORO di ieri eccedente il bisogno dell’oggi:

    perché – se infatti esso sia tale, come poi realmente é! – il Vs. continuo smerdare il lavoro non può che risolversi in un sostanziale smerdamento anche del Vs. IPERAMATO kapitale:

    io – che sono un anarcosocialista – amo ovviamente il lavoro ma senza odiare, PER POSIZIONE PRESA, il kapitale solo guardandolo sospettosamente,

    perché poi riconosco che – anche se MINORITARIAMENTE ma é sicuramente possibile – può esistere anche il caso in cui esso si sia raccolto in mani incallite dal lavoro.

    Come sempre é quindi completamente errato il generalizzare, quello marxista (“i borghesi son sempre dei porci, più son grassi e più sono lerci!”),

    ma anche quello austriaco (“Santo, santo, santo é il kapitale: esso – raccogliendosi abbondantemente in quelle rosee mani, benedette dalla loro INOPEROSITA’ – rende possibile le più grandi realizzazioni, talché l’investitore non é altri che il FUNZIONARIO, preposto dall’economia al favorirle!”)

    Per me quindi l’articolo uno si risolve solo in un veritiero “MEMENTO, HOMO…..”, un continuo ricordare che senza lavoro non disporremmo del nostro pane quotidiano e conseguentemente neanche della sopravvivenza,

    talché mi sta benissimo………dirò di più: é uno dei pochissimi articoli della nostra costituzione, che da anarco socialista rispetterei, volontariamente ed anche senza costrizione!

    • cipperimerlo

      Ottimo. Solamente, la teoria del valore-lavoro Marx la media da Smith. Il quale, infatti, pensava che i rentier rubassero il salario ai lavoratori.

      • Francesco Raucea

        Non solo da Smith, ma anche da RICARDO, perché che il valore (di qualunque cosa) sia in proporzonalità diretta col lavoro impiegato a realizzarla é funzione decisamente valida in tutto l’intervallo escludente i seguenti settori: a) l’aver ‘sprecato’ il lavoro per portare sabbia nel deserto o sale al mare;

        b) il settore in cui entrino in gioco salari estremamente differenziati da formazione professionale (non si paga il medico per i 5 minuti di formulazione della terapia, ma per i molti anni spesi per raggiungere il cosiddetto ‘saputo dove e come’) o da doti naturali (come per i cantanti);

        c) i settori della rarità della merce o del suo eccesso, soprattutto se deperibile

        mentre in tutto il resto del campo di definizione possiamo considerare il valore sufficientemente rappresentato dalla quantità di lavoro cristallizzata nella merce.

        • cipperimerlo

          Riccardo era decisamente naif.
          Comunque, l’intento evidente di questo, come nel precedente, articolo è di negare la valenza del principale assunto neoclassico: cioè negano che il potere d’acquisto dei salariati debba seguire i loro incrementi di produttività.
          Dove ci stia portando questo, lo vediamo chiaramente. Siccome, però, la vittoria del capitale sul lavoro è quasi totale, quelli che si definiscono “liberisti”, opportunamente, negano quella che è la visione dei “liberisti “veri, cioè i classici: ad esempio, il finto laureato Giannino (perché la meritocrazia vale solo per gli altri) che gongola perché è un tribunale ha accettato la visione per cui un’azienda che fa utili possa ristrutturare. Ormai il senso di impunità e tale che non ci si perita più di introdurre la logica nel pensiero.

          • Lo Ierofante

            L’intento che ascrivi a questo post, così come a quello precedente, è solo nella sua testa.

            Quando si dice che il male è negli occhi di chi guarda.

            I post, infatti, trattano “dell’imputazione di valore” e sono scritti in sintonia con il fatto che.

            1) La produzione oraria determina il salario orario del lavoratore.

            2) In un libero mercato del lavoro, le imprese potranno assumere lavoratori aggiuntivi purché la loro produttività marginale sia superiore al saggio salariale.

            3) La (libera) concorrenza tra le imprese guiderà il salario al punto in cui esso tendera a corrisponderà alla produttività.

            Lei è naturalmente libero di pensarla come vuole, ma cortesemente non metta in bocca o nella testa altri cose che costoro non hanno detto o pensato.

    • Per capitale intendo non solo attrezzature le infrastrutture il denaro ma come massimo del capitale credo sia la capacità lavorativa la risorsa umana l’imprenditore. Il disprezzo del lavoro non riesco proprio a vederlo semmai sono le interferenze dello stato che diminuiscono le possibilità in generale. IMHO

      “quanto più un mercato è lasciato libero di esprimersi nel rispetto dei singoli diritti di proprietà privata: più offerta e domanda si trovano nella condizione di potersi muovere spontaneamente”

    • Lo Ierofante

      Guardi avrei contestato l’articolo 1 della costituzione anche se al posto della parola lavoro fosse stata inserita la parola capitale, per motivi diversi ma altrettanto validi.

      Se ho scritto qualcosa in più sull’argomento era per cercare di semplificare ancora di più le cose (for dummies), non certo per le motivazioni da lei addotte.

      Constato che per alcuni resta assolutamente impossibile capire.

      Cordialmente

  • ton1957

    Scusate ma ccio il brevetto da ripiegatore, anche se sono anni che non ripiego e firmo paracaduti, vi posso garantire che se un paracadute si apre si chiama fiamma ed il paracadutista che non vuole spiaccicarsi al suolo, deve sganciarlo prima di azionare quello di emergenza (operazione assai rischiosa) inoltre è da tenere presente che il paracadute per funzionare al meglio ha necessità di essere controllato, ripiegato ed insaccato con un pò di borotalco per facilitarne la fuoriuscita ed evitare attrito pericoloso ( può prendere fuoco)……..avere la mente come un paracadute (controllato,ripiegato, insaccato e pieno di borotalco) beh…ognuno è libero di paragonare la sua mente con ciò che ritiene più affine…..io resto socialista, non sfegatato……ma resto socialista.

    • Lo Ierofante

      Apprezzo la tua onestà intellettuale.

      • Fabrizio de Paoli

        Io apprezzo i socialisti che lo fanno con i loro soldi.

        • Cruciverba

          Mai visto uno , penso che sia piu’ facile e probabile vedere un unicorno rosa .

          • Fabrizio de Paoli

            …allora significa che NON li apprezzo!

          • Stemby

            Qualcuno da apprezzare c’è. Pochi. Pochissimi.

          • Stemby

            Dai, qualcuno è esistito e probabilmente esiste tutt’ora. Mi viene in mente Cristoforo Benigno Crespi, che ha lasciato un segno tangibilissimo a pochi chilometri da me.

        • ton1957

          Io il socialista lo faccio con i miei soldi come tutti i socialisti, i parassiti sono altra cosa e non sono tra quelli che hanno bisogno ma tra i ricchi avidi….allo stesso modo come faccio impresa con i miei soldi, le tasse che pago per il welfare ed i servizi comuni non mi pesano, anche perchè restano in circolo e mi ritornano in tasca ( sto parlando di un 10/15% il restante 70% che và a mantenere un sistema di privilegi ai capitalisti ed alle multinazionali….invece mi girano le balle) preferisco pagare i forestali che la monsanto o i banchieri.

      • ton1957

        Grazie….ma l’onestà intellettuale non esiste. c’è il senso di appartenenza, la formazione culturale e la legittima difesa dell’altrui interessi di appartenenza e formazione….io sono un piccolo imprenditore e per me il lavoro è produzione di beni e servizi…….per il capitalista sarà investimento, per il commerciante sarà la vendita,per l’operaio sarà schiavizzazione e arricchimento del padrone e per il disoccupato….sarà un sogno…….l’art. 1 è certamente monco nel non specificare ciò che intende per lavoro…..ma data la diversa formazione culturale dei costituenti….credo sia cosa voluta e necessaria…..Altra questione è il voler legare ‘art. 1 all’economia (mania frenata dei “culturisti” liberisti convinti che tutto sia economia) i liberisti sono come il tirchio, ogni azione/pensiero è finalizzato al far soldi ed al guadagno anche del singolo centesimo…..e che cazzo…..rilassatevi un pò….nella vita ci sono anche ideali, passioni, gioco…tutte cose che sono investimenti senza ritorno di denaro, ma danno gioia e felicità….chi ha scritto quell’articolo, penso, dato il periodo storico (pane e lavoro), che neppure nell’anticamera del cervello si sia posto il problema economico del termine “lavoro”, credo fossero più concentrati sul significato ideologico del termine, e che nulla sia stato scritto dopo a specifica del termine, sia scelta voluta per abbracciare ogni forma di lavoro possibile e quante più culture di appartenenza possibili…….non l’hanno scritto per i soli liberisti o per i soli socialisti……hanno voluto rimarcare l’importanza del lavoro di tutti in una democrazia……nelle dittature lavoravano solo coloro che sfilano il Sabato in camicia nera e o proni al pensiero unico…….più o meno come oggi in UE

        • Lo Ierofante

          A mio parere l’onestà intellettuale può anche esistere. Detto quanto può esistere lavoro senza libertà, lavoro senza imprimergli alcun, o pressoché alcun, valore. Chi vuol capire capisca. Cordialmente

  • Annibale Mantovan

    Prima di fare tante elucubrazoni sui singoli articoli della costituzione è bene ragionare da CHI è stata scritta. Siamo nel 1946-47: guerra perduta, resa INCONDIZIONATA!!..a occhio e croce direi che i nostri ” padri costituzionali ” furono i generali americani! Il resto è fuffa.

    • Fabrizio de Paoli

      Ma non ha importanza chi e quando l’ha scritta, un’idiozia resta tale anche l’avesse pronunciata Dio in persona.

      • Annibale Mantovan

        In effetti è quello che intendevo io. La nostra costituzione è stata scritta a guerra perduta dai COLONIZZATORI. E’ scritta con dentro tutti i buoni principi e nessun obbligo da parte di chi dovrebbe garantirli, una costituzione senza senso quindi. L’ unico senso razionale è per creare un paese confuso e debole da poter amministrare dall’ esterno. L’ Italia in quegli anni è stata progettata debole, come un edificio senza fondamenta, poichè se fosse forte terrebbe per le palle tutta ‘l’ Europa vista la sua posizione geografica…Credimi, parlare dei “sacri principi costituzionali…” è tempo perso. Prima ce ne rendiamo conto e meglio è.

  • Fabrizio de Paoli

    Grande Gerardo! In poche righe ha massacrato a dovere i marxisti!

    Già me li vedo a domandare : “ma se uno lavora non ha diritto di essere pagato?”
    e la risposta è : “dipende…”
    Dipende se quel lavoro trova acquirenti sul mercato o no.

  • Firmato Winston Diaz

    Che il lavoro sia un valore e’ il concetto borghese per eccellenza, fatto poi proprio dai marxisti, che pero’ lo intendono in senso economico e non morale, che forse e’ gia’ meglio.

    • VincenzoS

      No, è un concetto già presente nel capitolo 1 della Genesi. Non mi ricordo che allora esistesse la borghesia come la intendiamo ora.

  • TizianoP

    Ero ragazzo quando leggendo la frase “… fondata sul lavoro..”, mi chiedevo: “MA CHE SENSO HA???”. Era solo un contentino, un sugello concesso a Togliatti, visto che era nella schiera dei costituzionalisti.
    La cosa grave è che questa frase confusa è stata presa a pretesto dai dipendenti pubblici per ribadire l’inviolabilità del loro posto (il loro), mentre tra privati si può licenziare, giustamente, aggiungo.

    • Ronf Ronf

      Togliatti voleva scrivere “fondata sui lavoratori”, ma la DC riuscì a fare il testo di compromesso “fondata sul lavoro” che non significa nulla ma ha rabbonito il PCI

      • Stemby

        Sarebbe stata meglio la versione di Togliatti. Meglio ancora, levare il pezzo dalla virgola in poi.

  • Fabrizio de Paoli

    Test psicologico. “CHE SOCIALISTA SEI?”

    – Il governo aumenta le tasse, come reagisci?
    a) Ha fatto bene, se le ha aumentate sarà perché ha bisogno di soldi da dare ai bisognosi.
    b) La cosa non mi riguarda perché siccome sono statale mi ha esentato.
    c) Non è un problema, da dirigente statale mi aumentero’ lo stipendio.

    -Lo stato aumenta regole e sanzioni per chi lavora.
    a) È giusto, lo stato sa cosa è bene fare
    b) prendere i soldi agli imprenditori va sempre bene
    c) dovevamo pensarci prima, ci avrebbero votati in molti.

    – il governo intraprende una battaglia spietata contro l’evasione fiscale.
    a) se tutti pagassero pagheremmo tutti meno
    b) me lo aspettavo perché il mese scorso mi hanno aumentato lo stipendio
    c) stiamo rimanendo senza soldi e quindi è una cosa che va fatta

    Se hai risposto con una prevalenza di “a” sei un socialista di tipo religioso, hai fede nel socialismo e nello stato, pensi che sia giusto e possa funzionare, ma non riesci a capacitarti dell’evidente fallimento.

    Se hai risposto con una prevalenza di “b” sei diventato socialista perché ti sei reso conto che come uomo non vali un cazzo e se non esistesse il socialismo dovresti andare a lavorare.

    Se hai risposto con una prevalenza di “c” sei socialista perché sei parte del potere, e vedi che ha possibilità immense di farti diventare ricco, la coerenza ideologica non è indispensabile per quelli come te ed i principi valgono solo per gli atri.

    • Ronf Ronf

      Non offendere i socialisti italiani, cioè (dal 1976 in avanti) i craxiani… in Italia era il PCI ad essere “socialista” secondo il tuo schema, non il PSI craxiano 😉

      • Fabrizio de Paoli

        Prima del 76 c’erano già tasse, imposte ed accise, dipendenti pubblici, pensioni, sanità, scuole pubbliche e cazzate varie, quindi c’era già il socialismo.
        L’unica differenza è che quel sistema ha aumentato in modo esponenziale la voracità statale, ma era già tutto scritto.

        • Ronf Ronf

          E allora invece della parola socialismo devi usare comunismo perchè in Italia si associa la parola socialismo al craxismo. Chiedilo al popolo bue

    • Pieretto

      Test simpatico e purtroppo, specialmente in paesi come l’Italia, pure parecchio veritiero, ma giusto un tantino pretestuoso, ad es la domanda 2 è mal posta, anche il dipendente che opera agli altiforni, nelle bonifiche, in segheria o guida il muletto lavora ( se no sembra che a farlo siano solo gli imprenditori ) e magari se venissero fatte rispettare le basilari norme di sicurezza mica gli farebbe schifo ( poi so bene che in genere aumentare le regole serve solo a dare un’occupazione a qualche dannoso burocrate, un appalto agli amici degli amici o persino sfogare un qualche impulso sadico che trova godimento nel rompere i testicoli a chi si dà da fare ) ma semplificare quelle che già ci sono utilizzando il buon senso e farle seriamente rispettare anche con pene severe e fatte effettivamente scontare quando la mancanza è grave e dolosa, quello sì e invece troppo spesso non capita.

  • Massimo Decio Meridio

    “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

    Fermo restando che l’interpretazione dell’affermazione dovrebbe essere compiuta anche tenendo presente il contesto nel quale e da chi è stata effettuata, non credo che lo scopo ultimo fosse quello di definire il lavoro come valore assoluto.
    E’ ovvio che poi la critica, sotto questo aspetto, è più che legittima.
    Credo che avesse più l’intenzione di definire il fatto che l’Italia dovrebbe essere fondata sul contributo che ciascun cittadino dà al benessere collettivo con il suo agire personale, intendendo con questa accezione più ampia il termine “lavoro”.
    Un concetto dove tale contributo può essere dato anche con il lavoro volontario non retribuito, con il lavoro casalingo, con tutto ciò che dovrebbe concorrere al progresso materiale o spirituale della società. Credo che limitare il concetto “lavoro” al solo significato puramente economico sia riduttivo nell’ottica del fondamento dello stato come comunità di persone.

    • Stemby

      Fatto sta che sarebbe stato meglio mettere un punto al posto della virgola, e stralciare quel che segue. Nella migliore delle interpretazioni possibili si sarebbe risparmiato un pezzo di frase inutile, pleonastico. Nella peggiore, un attentato alla libertà, oltre che una presa per il culo nei confronti dei disoccupati.

      • VincenzoS

        Devi tenere conto del contesto storico. L’Italia era appena uscita da una dittatura che aveva cercato il progresso della nazione anche attraverso l’aggressione di altri popoli, cioè attraverso il furto. Che poi siano stati tentativi fallimentari è altra cosa.

  • nevenbridge

    “Lavorare” nel minor numero di parole possibile equivale a “creare ricchezza”.
    Non può esistere “lavoro inutile”, è un ossimoro, come dire la fredda fiamma.
    Al contrario esistono cialtroni e truffatori sia nel pubblico che nel privato che fanno abuso di tale parola.
    Successivamente bloggers libertari per cui questo universo, la nostra galassia, la vita, la coscienza, il sistema solare, lo spazio-tempo, l’elettromagnetismo, la materia oscura, esistono esclusivamente in funzione del mercato (i buchi neri esistono perché c’è domanda), decidono di interpretare la costituzione di un subset di umani assecondando la stessa visione di cialtroni e truffatori.
    Cazzo il risultato è come dire, così gay, ma divertente 🙂

    • Fabrizio de Paoli

      Conosco un agricoltore che l’anno scorso ha arato un campo, ha seminato il mais, lo ha irrigato, lo ha rincalzato, insomma ha lavorato.
      Poi però durante la fioritura è arrivata una violentissima grandinata e tutto quel lavoro ha prodotto ZERO.
      Capisci? Ha lavorato ma NON ha creato ricchezza.

      • nevenbridge

        Domani un meteorite distrugge la terra e la razza umana si estingue.
        Nel caso dunque nessun umano ha mai creato ricchezza ed il mercato non è mai esistito.
        Certi esempi sono inutili, ovviamente l’uomo è impotente di fronte ad alcuni fenomeni ma l’intenzione di creare ricchezza c’era al contrario di altri “lavori”.

        • Fabrizio de Paoli

          Sì, ma l’intenzione non equivale a creare ricchezza.
          Quindi la tua affermazione iniziale non sta in piedi.

          • nevenbridge

            Mi ci ha fatto pensare ma lei ha torto. Assecondando il suo modo di pensare è meglio non fare nulla sulla terra perché esiste una microscopica possibilità che l’umanità si estingua e rendere invano tutto.
            Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, tutto può accadere mentre si fa qualcosa ma questo è irrilevante.
            Se una azione o impresa ha come finalità la creazione di ricchezza è un lavoro, se non la ha non è lavoro.
            La burocrazia ad esempio come fine ha l’occupazione non la creazione di ricchezza.
            E’ abbastanza semplice da capire.

          • Fabrizio de Paoli

            Da dove tu possa dedurre il mio modo di pensare è un mistero.
            Comunque sia ti posso rassicurare: non è quello.

            Sono invece interessanti le varianti in corso d’opera alle tue stesse definizioni.
            Come questa:

            “Se una azione o impresa ha come finalità la creazione di ricchezza è un lavoro, se non la ha non è lavoro.”

            Che è in netto contrasto con quest’altra (sempre tua eh…):

            “Lavorare” nel minor numero di parole possibile equivale a “creare ricchezza”.”

            Ma che vuoi che sia…, son sottigliezze…
            Prendiamo per buona questa:

            “Se una azione o impresa ha come finalità la creazione di ricchezza è un lavoro, se non la ha non è lavoro.”

            È quindi sufficiente il fine per determinare se quell’azione sia o meno “lavoro”. Ho capito bene?
            Allora se il fine determina ciò che è lavoro, e se il lavoro è ricchezza significa che per essere ricchi basta immaginare di fare in futuro qualcosa finalizzato a creare ricchezza. Non importa se sia stata effettivamente creata, importa solo che ci sia il fine di crearla. Tanto basta per diventare ricchi.

            Minchia!!!
            GENIALE!!!!

          • nevenbridge

            Le concedo che non capisco se mi stia prendendo per i fondelli o sia in buona fede e ha difficoltà a capire.
            Non c’è nessun contrasto.

            Ricchezza = beni o servizi utili a qualcuno che è disposto a scambiare con altro valore

            “se il lavoro è ricchezza” non scriva baggianate.
            Il lavoro non è ricchezza come scrive lei, è l’atto di creare ricchezza.

            Se un atto serve a creare ricchezza è da considerarsi lavoro.
            (Sviluppare un software in 1 anno che si venderà a terzi, si lavora 365 giorni, sono 365 giorni di lavoro)
            Se un atto non crea ricchezza, non è lavoro.
            (Andare al ristorante)
            Si può fallire nel lavoro per tanti motivi ma il fine era creare valore dunque si è lavorato.
            Non è possibile creare ricchezza schioccando le dita, è necessario eseguire un processo intellettuale eo fisico. Cazzo ma questa roba devo spiegare?

            Forse lei considera “lavorare” non come processo ma come risultato, sta confondendo il lavoro con il capitale.

          • Fabrizio Bertuzzi

            la ricchezza e’ un qualcosa di soggettivo e immateriale.
            ogni tentativo di regolarla o dargli una definizione inevitabilmente fallisce.

          • Fabrizio de Paoli

            Soggettivo sicuramente. Può essere sia materiale che immateriale.

          • Fabrizio Bertuzzi

            no, e’ solo immateriale. nel mondo materiale esistono solo cose e situazioni, belle o brutte, ricche o povere dipende solo dal giudizio interiore.

          • Fabrizio de Paoli

            Certo, dà un giudizio di valore che però può riguardare benissimo cose materiali.
            Nel deserto mentre sto morendo di sete giudico un bicchier d’acqua una ricchezza (oggettivamente materiale).

          • Fabrizio de Paoli

            Ti sto prendendo ovviamente per il culo.

            “Il lavoro non è ricchezza come scrive lei”

            Questo infatti è ciò hai detto tu nel tuo primo post (che al momento è quello di 10 ore fa), hai detto “lavorare equivale a creare ricchezza”.

            “Il lavoro non è ricchezza come scrive lei, è l’atto di creare ricchezza.”

            Eh no! Semmai è il tentativo di creare ricchezza.

            “Se un atto serve a creare ricchezza è da considerarsi lavoro.”

            Per me va bene! Perché se quell’atto non serve a creare ricchezza non lo compro, e quindi non devo pagarlo.

      • Fabrizio Bertuzzi

        la ricchezza non esiste nel mondo materiale, e’ un qualcosa che sta fuori, diciamo nell’animo umano.
        nel mondo materiale esistono solo oggetti in movimento.
        come ci appaiono e come si muovono fanno nascere dentro di noi la SENSAZIONE di ricchezza.
        la vita nasce nel lato spirituale e si concretizza in quello materiale.
        se lasciamo fuori il lato spirituale non ci capiamo piu’ niente.
        giusto, sbagliato, ecc tutte sensazioni interiori, nessuno ha mai visto la’ fuori camminare il giusto e lo sbagliato.

        • Fabrizio de Paoli

          Cazzo! Hai ragione!
          È quello che ho cercato di spiegare a quelli di equitalia.

    • Stemby

      L’interpretazione di “lavoro” = “tentativo di creare ricchezza” è la migliore possibile. Ma
      1) una costituzione non deve essere “interpretabile”: deve essere il più esplicita e inequivocabile possibile;
      2) in quel caso quel pezzo di frase risulta pleonastico: non aggiunge niente all’art. 1, è banalmente un’ovvietà.

      Molto meglio sarebbe stato mettere un punto subito dopo “democratica”.

      • nevenbridge

        con la politica del “tentativo di creare ricchezza” il mondo è diventato un oligopolio. Alcuni settori saranno totalmente monopolizzati in una decade o poco più grazie ad internet e globalizzazione.
        I monopoli privati non sono compatibili con le democrazie per una serie di motivi che non mi metto a spiegare, sono più efficienti di quelli pubblici ma non democratici sopratutto per quanto concerne la distribuzione della ricchezza e del potere.
        I monopoli sono il male assoluto, pubblici o privati.
        L’endgame per un libertario è il monopolio.

  • Fabrizio Bertuzzi

    la Repubblica e’ un concetto di gruppo allargato che si e’ dato delle regole.
    come regolare un gruppo allargato?
    non e’ certo facile rispondere, potremmo pero’ cominciare ad analizzare il gruppo piu’ piccolo di persone dentro cui viviamo quotidianamente e cioe’ la famiglia.
    cosa facciamo in famiglia, quali valori morali vengono applicati e chi li applica e chi li fa applicare. le relazioni, ecc…
    la famiglia allargata che chiamiamo stato forse non e’ poi tanto diversa da questa.

  • PClaudio

    Giova ricordare che il nostro (pessimo) testo costituzionale è l’esito di un innaturale compromesso politico, dettato da vicissitudini storiche non del tutto note ai più: mi riferisco in particolare ai due anni di sanguinosa guerra civile seguiti alla fine del Fascismo, ben descritti da Gianpaolo Pansa. Tali vicissitudini avevano concesso al Partito comunista dell’epoca un’influenza enorme, poi cristallizzata con la scellerata politica del frontismo di Pietro Nenni che – caso unico nella storia dell’Occidente post-bellico – finì per privare l’Italia di una forza socialista democratica, e dunque dell’alternanza parlamentare. L’attuale art.1 della costituzione è l’esito della pretesa dei Comunisti di fondare la Repubblica sui LAVORATORI. E’ questo il preambolo che volevano per il nostro testo costituzionale, e che di fatto hanno avuto, salvo una ingannevole perifrasi di facciata (da “lavoratori” a “lavoro”). Il senso però non cambia, e ciò non fa che confermare la lettura che di quel passaggio fornisce il nostro Gaita. Poi sul giudizio nel merito si può discutere. Il mio è che l’art. 1, unito al rifiuto di adottare un modello di Stato federale, sia la causa prima della inarrestabile deriva del nostro paese.

  • land 110

    pare che molti accettino questa costituzione su base schiavista e non una costituzione che apprezza l individuo

    e poi nella storia italiana si vede chiaramente che il popolo non conta nulla
    ed é li per essere sfuttato o lavorare come dice la costituzione

  • Mikahel

    la Re-pubblica è fondata sulla frode, quindi è del tutto inutile perdere tempo su cosa avranno mai voluto dire con quell’articolo.
    La repubblica democratica viene creata per eliminare il pericolo di far governare una persona che mette la faccia ed altro sul popolo che governa, e altresì permettere a chi l’ha fondata di governare da dietro le file, ecco che qualsiasi valore gli attribuisci è destinato a cadere nel ridicolo, perchè la verità è che la democrazia, come normalmente la gente la intende, è inesistente e la vera repubblica democratica è quella tirannica che oggi vediamo più chiaramente di 70 anni fà.

    Articolo quasi inutile, pregasi impiegare proprio tempo in modo migliore.. 😉

    • Stemby

      Bah, la Svizzera non funziona malaccio. E la Serenissima, sebbene fosse una repubblica aristocratica, è campata abbondantemente più di un millennio rendendo Venezia una potenza economica mondiale prospera, ricca e colta.

      • Mikahel

        Ho fatto una cosa vergognosa, ho preso una indicazione da wik-stupi.pedia… ma mi serve per risponderti:
        “Il Doge (veneziano: Doxe, /dɔze/[1]) era la suprema magistratura della Repubblica di Venezia, istituita sin dal 697 e durata fino alla caduta della Repubblica, il 12 maggio 1797. Al doge ci si rivolgeva anche con i titoli di Monsignor el Doxe, Serenissimo Principe o Sua Serenità o con l’originale latino Dux, cioè duca (“comandante” o “generale”).”

        Non credo serva aggiungere altro.

        • Stemby

          Eccome se serve. Il doge aveva comunque poteri limitati (poteva essere obbligato a dimettersi, come più volte successo), il sistema dei contrappesi funzionava benone. Inoltre bisogna considerare il contesto mondiale e cosa offrivano a livello istituzionale gli stati confinanti…

          Fare politica a Venezia era un onore e un servizio. Chi si occupava della cosa pubblica non solo non guadagnava da essa (se non in prestigio), ma economicamente ci smenava grandemente.

          Invito a cercare i numerosi illuminanti interventi dell’avv. Renzo Fogliata, storico dilettante (quindi per passione) espertissimo di storia veneta.

          • Mikahel

            Il Doge non era un presidente eletto del consiglio, era più simile ad un Re, i quali anch’essi abdicano in taluni casi specifici.

  • Lo Ierofante

    Ringrazio i lettori per la lettura di questo post (e di quello precedente).
    Quel che si è compiuto è stata semplicemente “un’analisi prasseologica” del testo.
    Mi spiego.

    Se in un contratto vi è scritto che Tizio deve dare 500 euro di affitto ogni mese a Caio non credo proprio che questo possa essere interpretato come “Tizio può dare 500 euro al mese a Caio o deve dare qualsiasi somma diversa rispetto a 500 euro”.

    Quel che vale per qualsiasi testo deve valere anche per il testo costituzionale.

    In aggiunta offro anche questo contributo:
    http://ideashaveconsequences.org/i-difetti-della-piu-bella-del-mondo/leo

    “Anzitutto, la struttura della Costituzione italiana è più politica che giuridica. Essa tende ad assecondare una vasta azione di intervento dello Stato nella organizzazione della vita sociale del Paese. Non a caso Benedetto Croce nel 1947 bollò la nascitura Carta come «artificiosa ed esplicitamente autoritaria».Senza arrivare agli eccessi linguistici crociani, è possibile rintracciare un tasso ideologico del tutto esuberante rispetto alle funzioni normative proprie di un testo giuridico come la Costituzione.
    Sarebbe ingenuo non leggere in quegli eccessi ideologici la fonte di gran parte dei problemi che l’opinione pubblica italiana dibatte da anni.

    E parlando di eccessi ideologici, l’articolo 1 è sintomatico di qualcosa che ha debordato da quelle che dovrebbero essere le linee guida di un testo costituzionale. L’aver posto a fondamento della Repubblica il lavoro ha significato cedere all’ideologia comunista quella che, anche dal punto di vista programmatico, è la norma di maggior rilievo di una Costituzione. L’essere riusciti ad ottenere l’utilizzo del termine “lavoro” al posto di quello “lavoratori” è stata una vittoria di Pirro degli altri partiti, irrilevante dal punto di vista politico”.

  • Consulente dei nuovi schiavi

    Io credo che fondare una Repubblica sul lavoro sia come fondare una casa sulla sabbia: paradossalmente era meglio fosse fondata sui lavoratori in quanto persone in carne ed ossa, siano essi dipendenti o autonomi ad esempio. L’operosità è
    un valore etico, il lavoro in sé è un concetto troppo opinabile: volontariato a gratis è per legge non lavorare, non sono forse operoso lo stesso? Per una Kostituzione….. forse va bene ma per una carta fondamentale fondare sul lavoro è distorsivo malgrado la sicura buona fede di qualcuno (sospetto pochi).

  • Albert Nextein

    Ma perché ci sarebbe bisogno di una costituzione?
    Chi ha introdotto questa usanza, questa abitudine?

    • Lo Ierofante

      In effetti, nella migliore delle ipotesi, le costituzioni scritte sostanzialmente non sono altro che cinture di castità messe ai politici di cui però loro stessi detengono le chiavi.

      Bisogna pertanto focalizzare la propria attenzione più sui processi che sui risultati attesi.

      Ciò non toglie che, una volta scritte, sia auspicabile procedere ad una loro analisi prasseologica.

      • Albert Nextein

        Non critico chi fa analisi delle costituzioni.
        Io la vedo da comune mortale.
        Mi piacciono le cose semplici, e vorrei vivere onestamente, responsabilmente e liberamente.
        Tra gli ostacoli a questa mia intenzione esiste la costituzione e le leggi che ne derivano , fatte e imposte da quei malati mentali dei politici che si divertono a giocare con la nostra esistenza.
        Quelli che giocano a “chi comanda?”.
        Possiedo un volume del 1958 che riporta tutte le costituzioni italiane.
        Ho letto qualcosa e si parte dalla fine del 1700 con poche frasi semplici, e non tutte accettabili per come la vedo io, fino alla costituzione post-bellica , quella della repubblica fondata sul lavoro.
        Ne ricavo una progressiva , incrollabile, metodica malafede e disonestà della classe politica.

        • Lo Ierofante

          E’ che i politici sono persone come le altre, ossia cercano di perseguire i propri obiettivi all’interno delle restrizioni che l’ambiente impone loro.

  • VincenzoS

    Supponiamo di andare da una persona molto ricca e di chiedergli: “Su quale valore/principio hai fondato la tura ricchezza, la tua prosperità?”.
    Quella persona potrebbe risponderci, e sono tutte risposte possibili anche se magari alcune non ce le darebbe perché se ne vergognerebbe un poco
    A) Sulla furbizia – ovvero sono sempre riuscito in un modo o nell’altro a turlupinare gli altri
    B) Sulla fortuna – sono sempre andato alla ricerca del colpo fortunato e alla fine ho vinto alla lotteria
    C) Sul mio fascino – ho sempre coltivato questa mia caratteristica e alla fine mi sono sposato una ricca ereditiera
    D) Sul furto – ho architettato mirabili piani per svaligiare banche senza mai essere incastrato dalla polizia
    E) Sul lavoro – ho lavorato duramente e incessantemente e ho avuto successo.
    Nell’articolo 1 il lavoro non è un fatto economico, di valore soggettivo, ma un principio/valore.
    La domanda a cui esso risponde è “su cosa vuole fondare l’Italia la sua prosperità?”

    • Lo Ierofante

      La prosperità di una comunità si fonda sulla libertà di domandare e di offrire degli individui che la compongono nel rispetto dei singoli diritti di proprietà, sia su se stessi che sulle proprie cose.

      Scrivere (esclusivamente) il lavoro non significa altro che quello che vi è scritto nel post. Poi se uno vuole che 2 + 2 faccia 5 e non 4 è libero di volerlo, ma la realtà comunque presenterà sempre il suo conto,

      • VincenzoS

        Di valori positivi ne esistono assolutamente tanti, il lavoro, cioè l’impegno, è solo uno di questi. In ogni caso la libertà di domandare ed offrire non può prescindere dal fatto che qualcuno ci metta del lavoro, ovverosia dell’impegno, per rendere disponibile quanto domandato. A meno che non riteniamo di poterlo andare a rubare ai vicini o aspettare la manna piovuta dal cielo

        • Lo Ierofante

          Si ma il lavoro può prescindere dal fatto che esso sia dipeso da una libertà di domandare e di offrire.

          Pertanto ci può essere lavoro senza libertà, ci può essere lavoro senza riuscire a trasmettere valore.

          • VincenzoS

            No, perché io come singolo individuo posso produrre ricchezza per il mio utilizzo personale. Ad esempio se sono un contadino, zappo la terra per ricavarne grano e ortaggi per il mio sostentamento. Oppure, se non ho voglia di lavorare ma voglio mangiare, li vado a rubare. Quindi, così come il singolo deve basare il proprio sostentamento sul proprio lavoro, sulla propria attività, la nazione Italia deve basare la propria prosperità sul proprio lavoro, ossia sulla propria capacità di produrre ricchezza, e non già sulla spoliazione di ricchezza altrui.
            Ciò che proprio le sfugge, Gaita, è che nel 1946 il mondo usciva da un periodo in cui le nazioni si erano scannate nel tentativo di depredarsi reciprocamente o al loro interno avevano depredato senza alcun pudore alcuni gruppi di cittadini (Lebensraum, colonialismo, gulag, lager e via discorrendo). E’ questa l’ottica con cui leggere l’articolo 1, non altra; si ritorni a perseguire il proprio benessere attraverso la propria capacità di creare ricchezza e non attraverso la sistematica spoliazione dell’altro. Che poi ci siano state persone, negli anni successivi, che hanno inteso l’articolo 1 in tutt’altro modo, è altra storia. Ma è proprio attraverso una sua corretta lettura, mediata dal contesto storico, che si può con l’appropriato rigore mettere all’indice i vari parassiti che stanno devastando l’Italia.

          • Lo Ierofante

            E’ inutile continuare questa discussione.
            Io leggo quello c’è scritto. Lei legge quello che ci vuole leggere.
            Cordialmente

  • Antonello S.

    La maggior parte della ricchezza mondiale non si fonda sulla produttività del lavoro, ma sulla truffa, approfittando della dabbenaggine della gente comune.

    • cavallo pazzo

      Non lo capiscono. Continuano a elogiare il libbbero mercato infestato dai parassiti. Non capisco…

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