Ora spunta il forno crematorio di Assad, attendo con ansia l’arsenale nella lavanderia dei Jefferson

Di Mauro Bottarelli , il - 90 commenti


Non so voi ma io sto ancora attendendo, con ansia pari alla rescissione del contratto di Lapadula, le prove della responsabilità diretta di Bashar al-Assad nel presunto attacco chimico di Idlib che USA, Israele, Regno Unito e Francia hanno millantato di avere. Di più, definendole incontrovertibili. Io capisco che per fare un bel lavoro e non un girato che sembri “Vacanze di Natale” ci voglia tempo, però qui siamo al ridicolo. Soprattutto quando si insiste sulle stessa linea. Ieri, mentre ancora il mondo temeva uno showdown tra USA e Nord Corea, da Washington sono arrivate notizie inquietanti.

Il Dipartimento di Stato ha mosso nuove accuse verso il regime siriano, definite dagli americani stessi di “disumana crudeltà”: stando a quanto dichiarato in conferenza stampa da Stuart Jones, assistente del segretario di Stato per il Medio e Vicino Oriente, Assad starebbe procedendo a esecuzioni di massa di migliaia prigionieri nel carcere militare di Saydnaya, a 30 chilometri da Damasco. Le impiccagioni, accusa il diplomatico statunitense, avvengono a un ritmo di una cinquantina al giorno. E, rullo di tamburi, per cancellare le prove dello sterminio, all’interno dell’istituto di pena, un edificio è stato modificato per essere adibito a crematorio, come mostrerebbero foto satellitari declassificate diffuse dal Dipartimento di Stato. Ok, hanno rivisto di recente “Schindler’s list” o “La vita è bella” e hanno avuto l’intuizione geniale.

Già, perché le foto sono state scattate da satelliti commerciali e coprono un periodo che va dal 2013 ad oggi, passando dall’agosto di quattro anni fa al gennaio del 2015, quindi all’aprile del 2016 e 2017. E sentite da che presupposti partono, in epoca di blog accusati di fake news: “Non provano in modo assoluto – ha precisato Jones – che l’edificio inquadrato sia un crematorio ma evidenziano una costruzione coerente con quel genere di utilizzo”. L’immagine del gennaio 2015, in particolare, mostra il tetto del presunto crematorio ripulito dalla neve, scioltasi presumibilmente per il calore sviluppato da una combustione. Ora, io non voglio scomodare la tardiva ma liberatoria reazione di Fantozzi alla visione reiterata della “Corazzata Potemkin” ma come cazzo gli vengono? A che livello di disperazione sono arrivati a Washington?

Di più, pressato sull’argomento dalla stampa durante la sessione settimanale, il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha dato vita alla 1.432ma capriola dell’amministrazione Trump sul tema, dicendo che “non potrà esserci stabilità in Siria, fino a quando Assad sarà al potere”. Cosa vi avevo detto che l’accordo tra Putin ed Erdogan sulla Siria, raggiunto ad Astana anche con l’Iran e sancito in un bilaterale a Sochi, avrebbe scatenato reazioni? Et voilà, curdi siriani equipaggiati con armamento pesante e una nuova barzelletta, fresca fresca, contro Assad. Ma si sa, gli USA quando sparano cazzate, lo fanno con stile. Ecco quindi le parole di Stuart Jones, il corrispettivo fonetico delle fialette iene di Gaviscon di Colin Powell: “Dato che le numerose atrocità perpetrate dal regime siriano sono state abbondantemente documentate, riteniamo che la costruzione di un crematorio sia il tentativo di nascondere le esecuzioni di massa nella prigione di Saydnaya. E fonti credibili hanno riferito che molti dei corpi sono stati sotterrati in fosse comuni. Questo fa sprofondare Assad in un nuovo livello di depravazione. Col sostegno di Russia e Iran”.

Il problema è che se anche confezioni le cazzate per bene, sfoggiando l’occhione triste da labrador, se stai vendendo balle, la gente – non complice – lo capisce al primo inciampo. Ed è arrivato subito. Jones, infatti, si è detto pessimista sui risultati dell’accordo che ha istituito “zone di de-escalation” in Siria nel tentativo di ridurre la violenza e salvare vite umane: “Alla luce dei fallimenti dei precedenti accordi per il cessate il fuoco, abbiamo ragione di dirci scettici. Il regime di Assad deve fermare tutti gli attacchi ai civili e alle opposizioni e la Russia deve assumersi la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti umani da parte del regime”. Disse l’esponente di un Paese dove essere di colore aumenta esponenzialmente il rischio di ritrovarti con un democraticissimo ago nella vena in un penitenziario federale.

E sapete quale è stato il carico da novanta che tutti i media hanno giocato per corroborare questa ennesima puttanata travestita da casus belli? Lo scorso febbraio Amnesty International aveva elaborato la stessa accusa di “sterminio” contro il regime di Damasco, calcolando in 13mila le persone impiccate tra il 2011 e il 2015 in Siria proprio nella prigione degli orrori di Saydnaya. La cifra è contenuta in un rapporto di Amnesty sulla Siria, redatto sulla base delle interviste a 84 testimoni oculari, tra cui guardie carcerarie, ex detenuti, magistrati e avvocati, oltre che a esperti nazionali e internazionali. Già tre mesi fa il rapporto Amnesty affermava come “ogni settimana, spesso due volte a settimana, fino a 50 persone sono state tirate fuori dalle celle e impiccate. In cinque anni, almeno 13mila persone, tra cui civili che si opponevano al governo”. Ma non basta. Oltre alle vittime di Saydnaya, Amnesty quantificava anche 17mila i detenuti morti nelle carceri siriane nel corso del conflitto. Ma a Saydnaya, aggiungeva l’organizzazione nel suo documento, “sono inflitte ai detenuti condizioni inumane, torture, sistematiche privazioni di acqua, cibo, cure mediche e medicine” mentre sono costretti a ubbidire a “regole sadiche”. Cazzo, sembrano Guantanamo o Abu Ghraib, tu guarda a volte le combinazioni! Ecco perché al Dipartimento di Stato si sono presi così a cuore questo ennesimo dossier siriano, quantomeno sono preparati sull’argomento.



Ora, cosa dobbiamo aspettarci da qui a un mesetto, quando anche la narrativa del forno crematorio sarà smentita dai fatti? Parliamo di anni e anni di registrazioni, oltretutto fatte da voli commerciali e soltanto ora saltano fuori come prove? Prima cosa ci facevano, le usavano come simulazioni per il Risiko? E Stuart Jones, con che faccia parla di violazioni dei diritti umani e crimini di guerra del regime di Assad comprovate nel tempo, quando le tesi del Dipartimento di Stato sono state sputtanate niente meno che dal MIT, non esattamente un istituto nelle mani della propaganda russa e siriana? E poi, vogliamo parlare della credibilità scientifico-demoscopica della denuncia di Amnesty? Ben 84 testimoni oculari: e chi lo prova? Non si sa, visto che tra essi vengono citati avvocati, magistrati ed esperti internazionali, purtroppo chiamati in causa nello stesso documento in cui la Amnesty chiede che ai colloqui di Ginevra si tenga conto di queste atrocità e si permettano visite nelle carceri da parte di osservatori indipendenti. Scusate ma se le visite sono vietate, a parte guardie carcerarie ed ex detenuti, come cazzo hanno fatto ad essere testimoni oculari gli altri? D’altronde, da un’associazione che di fronte a una barbarie simile non trova di meglio che girare un cartone animato,

Carcere di Saydnaya in Siria: un mattatoio di esseri umani

cosa cazzo volete aspettarvi? L’Oscar a quei Carlo Rambaldi del terrorismo sunnita degli “Elmetti bianchi” ha scatenato un senso di emulazione feroce.

Un’ultima cosa, poi. Prima la bufala di Bana Al Abed, la “Anna Frank di Aleppo” che a 7 anni twittava in inglese come una madrelingua e, casualmente, aveva il padre affiliato ad Al-Nusra, adesso il forno crematorio: non starete un po’ esagerando con l’utilizzo infame e strumentale di riferimenti storici ad alto impatto? Ok, quel coglione a pedali di Sean Spicer poi ha rovinato tutto dicendo che nemmeno Adolf Hitler aveva usato i gas contro i civili, però un filo di decenza sarebbe carino utilizzarla. Ma, come vi dicevo l’altro giorno, ora c’è l’ufficialità: l’Austria andrà al voto anticipato in ottobre. Domani le opposizioni – formate da FPÖ, Verdi, NEOS e Team Stronach – presenteranno una richiesta congiunta per indire elezioni anticipate e, salvo mosse strategiche dell’ultim’ora, la Övp appoggerà la proposta che verrà quindi approvata.

Una bella rinfrescata di pericolo neonazista, a livello globale e con tanto di simboli sbandierati e rilanciati sulla stampa come cibo per i cani di Pavlov, può sempre fare comodo. Azzardo, se da qui al voto in Gran Bretagna la Russia non avrà ceduto su Assad, temo che salteranno fuori di stoccaggi di armi chimiche nella lavanderia dei Jefferson. Ma c’è poco da ridere, il nome dell’Iran è stato fatto molto chiaramente da Stuart Jones e fra tre giorni nella Repubblica islamica si vota per le presidenziali. In perfetta contemporanea con la partenza di Donald Trump per la sua prima missione estera. E sapete dove sono le prime due tappe, antipasto dell’arrivo in Italia per il G7? Arabia Saudita e Israele. Non c’è un cazzo da fare, è mio destino continuare a inciampare contro delle coincidenze.

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