“Simulazione di matrimonio gay alle elementari”. E’ vero, l’Isis ammazza i nostri figli. E noi, invece?

Di Mauro Bottarelli , il - 318 commenti


Ho sacro rispetto dei morti, soprattutto quando si tratta di nemici. Ma ci sono alcune eccezioni, una delle quali stamattina ha deciso di rimettere l’anima al Signore e andare a rendergli conto di quanto combinato in terra: a 89 anni, è morto Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale sotto l’amministrazione Carter, falco della Guerra Fredda e, soprattutto, padre nobile (si fa per dire) della delirante dottrina neo-con sorta dalle macerie delle Due Torri.

Dobbiamo a lui la scelta strategica di armare i vari “ribelli” del mondo per destabilizzare conflitti e creare caos, a partire dall’Afghanistan dell’invasione sovietica. Insomma, un’anima nera con qualche centinaio di migliaia di morti sulla coscienza ci ha lasciato: amen. Se poi, si potesse avere la garanzia che bruci all’inferno, sarebbe piacevole. Detto questo, a titolo informativo e per mettervi di buonumore all’inizio del fine settimana, veniamo al punto.

Ho riletto la notizia pubblicata da “Il Giornale” tre volte prima di fermarmi a rifletterci su: volevo essere certo che fosse credibile, che avesse un appiglio di probabilità reale prima di comunicarvela. Perché, francamente, pensavo si trattasse soltanto di una leggenda metropolitana, di una fake news, per usare un termine che piace tanto ai politically correct e ai media mainstream. E, invece, pare di no, anche se io ancora dubito e spero davvero che sia una bufala. Giuro che tirerei un sospiro di sollievo. A Poggetto, piccola frazione in provincia di Bologna, è scoppiata la polemica dopo la denuncia di alcune mamme, i cui figli hanno raccontato a casa di lezioni “alternative” che le maestre avrebbero imposto alle loro classi. Di che tipo? Mercoledì scorso in una terza elementare dell’Istituto comprensivo di San Pietro in Casale è andata in scena la simulazione di un vero e proprio matrimonio omosessuale, benedetto dalle maestre. A denunciarlo, i racconti di tre bimbi: “Abbiamo verificato e le versioni sulla simulazione dell’unione gay combaciano”, ha raccontato a “Il Giornale”, sotto falso nome, un’esponente del gruppo #insiemepossiamo, nato per combattere la diffusione delle teorie gender nelle scuole locali.

Direte voi, denuncia di parte. No. Ieri è arrivata un’altra conferma, via Facebook, da parte di una mamma non iscritta al movimento, di fatto una testimone neutrale: “Il gender a scuola di mia figlia ha già prodotto i suoi primi effetti – scrive Silvia Claudia Rossi -. In classe spesso giocano a fare i matrimoni fra loro. Ieri ho saputo che finalmente hanno celebrato il primo matrimonio gay fra due maschietti! Con relativo bacio degli sposini”. Ora, io posso accettare tutto ma, a questo punto, in me sale il sacro fuoco che prendeva Don Camillo quando si trovava di fronte a una palese ingiustizia: li polverizzo! Ma non basta, il delirio prosegue e – a quanto pare – proprio la regione in cui erano ambientate le vicende del prete dal cazzotto facile, l’Emilia Romagna, sembra volersi distinguere per queste pratiche manipolatorie e pedagogicamente destabilizzanti. Ecco la testimonianza della già citata esponente del movimento #insiemepossiamo: “Quest’anno abbiamo già dovuto lottare contro la messa in scena dello spettacolo teatrale “Fa’afafine”, che racconta la storia di un ragazzo né maschio, né femmina e contro un festival della letteratura, dove regalavano libri sull’identità sessuale. Siamo bombardati. In paese ci sono alcune maestre che spingono per realizzare attività scolastiche di quel tipo”.

Ora, da bombardare c’è altro. In primis, il “bimbo fluido” protagonista di quello spettacolo teatrale. Poi, magari, il cervello di quelle maestre con una dose di neuroni che permetta loro di capire che, a quell’età, i bambini sono delle spugne che assorbono ogni concetto e informazione che viene data loro, assimilano e rielaborano. Peccato che, proprio per la loro età, non abbiamo elementi qualificanti per capire fino in fondo ciò che viene trasmesso loro: sono bambini, non dei sessuologi e o dei sociologi, santo Iddio! Sono in quell’età in cui cominciano a scoprire il mondo e le sue sfaccettature, le diverse realtà e, proprio per questo, hanno bisogno di certezze e di guida: i genitori e la scuola.

Se i primi già faticano a stare al passo con le domande sempre più pressanti che il mondo moderno, fatto di Internet e social network, fa emergere nella testa precocizzata dei loro figli, c’è bisogno che la seconda non si comporti come ulteriore elemento di caos e destabilizzazione, in questo caso dei generi sessuali e dei ruoli. Altrimenti, avremo un sacco di “bimbi fluidi” in futuro ma anche una società che nemmeno i peggiori deliri di Burgess e Orwell avrebbero potuto preconizzare. Io non chiedo, per carità, le scuole di stampo marziale russe o giapponesi, dove ordine, disciplina, dovere e onore sono le basi educative ma qui siamo al terrorismo pedagogico, roba da scomodare l’ONU più che il “Telefono azzurro”. Ah già, l’ONU è lo stesso ente che affida i comitati per i diritti umani e delle donne all’Arabia Saudita, quindi ragiona in linea con quelle maestre del Bolognese: col culo (Donald Trump addirittura pone Ryad a capo della lotta al terrorismo, quindi c’è anche di peggio).

Non ho niente contro gli omosessuali, sono abbastanza laico – pur nel mio tradizionalismo conservatore – da lasciare i giudizi su ciò che la gente fa in camera da letto ad altri, alle chiacchiere dal parrucchiere o ai pettegolezzi da bar. Se non violi la legge, scopa con chi ti pare e piace. Odio l’ostentazione, quella sì. Sei gay? Benissimo ma evita di impormi il tuo modello come il progresso, nascondendoti dietro il comodo muro dell’omofobia se ti faccio notare che, fino a prova contraria, un bambino dovrebbe avere un padre e una madre. Come natura impone. Perché per quanto possiate interpretare il kamasutra, dall’atto sessuale di due uomini o due donne, la vita non viene generata. Mai. Si genera piacere, magari ma non un figlio. Ed è questo l’elemento malato della teoria gender e dei suoi deliri, non l’omosessualità in sé: imporre come modello paritetico ciò che è un’eccezione.

Da rispettare, certo ma pur sempre un’eccezione, un’extra rispetto al normale ordine della cose che – piaccia o meno – regola il mondo da qualche millennio. Fateci caso, poi: chi normalmente difende il gender, tende a negare che esista. Lo fa diventare un’ossessione di retrogradi e omofobi, un po’ come la logica delle fake news o dell’insicurezza percepita. Pur di non ammettere che la delinquenziale gestione dell’immigrazione ha fatto aumentare il degrado, snocciolano le cifre del Viminale come tanti questurini, dicendo che i crimini sono diminuiti: forse perché, stanca di inutili code nei commissariati, la gente non denuncia più e si arma? Lo stesso vale per il gender: siete voi che vedete programmi educativi basati sul genere nelle scuole dell’obbligo ma non esistono. Poi, però, salta fuori l’esempio dell’istituto di Poggetto e l’intero castello di menzogne crolla.

Che cazzo di mondo stiamo creando? Un mondo in cui a sei, sette anni ti dicono che un domani potresti scoprire la tua omosessualità e, quindi, è giusto che tu sappia da subito che hai la possibilità di sposarti, grazie al PD? E’ fondamentale che a quell’età si confrontino con il fatto che l’omosessualità non deve essere vissuta come un peccato o una colpa? Siamo certi? Poi, però, non lamentiamoci di ragazzi sempre più deboli, frustrati, insicuri, incollati a cuffiette con la musica al massimo o alla Rete, chiusi in stanze che sono galere di lusso. O, al contrario, adolescenti che si comportano come boss di quartiere e che a 13, 14 anni bevono, fumano, fanno sesso casuale come imparato dal porno scaricato dalla Rete e non hanno alcun rispetto dell’autorità e dell’ordine. Se a 6 anni fai “sposare” due maschietti, con tanto di bacino finale, perché fa molto figo e lo hanno fatto anche Ivan Scalfarotto ed Elton John, non lamentarti di avere un deviato in caso qualche anno dopo.

E non deviato perché da maschio è attratto dagli uomini, deviato dal concetto di convivenza e appartenenza civile, visto che gli si è mischiato in testa l’ordine degli addendi e, quindi, vale tutto. E’ la teoria del caos applicata al cazzo, la vostra. Già molti bambini hanno dovuto rinunciare alle feste e alle recite natalizie in favore di fantomatiche “feste d’inverno” per non turbare i compagni di altri credo religiosi (senza che la maggioranza di loro o dei loro genitori lo chiedessero, per puro spirito di sottomissione volontaria e politicamente corretto di qualche preside che ama lo scrupolo preventivo e lo zelo progressista), adesso mischiamogli per bene le percezioni primarie e siamo a posto. E guarda caso, tra i più strenui difensori della bontà e della necessità di questo nuovo approccio pedagogico si sono persone che, contestualmente, rivendicano la difesa dell’ambiente e il rispetto per la natura, partendo magari dalla lotta ai cambiamenti climatici o all’inquinamento dei mari o alla deforestazione amazzonica. Il tutto, in nome della Natura. Parliamo della stessa natura che non consente a due donne o a due uomini di concepire un figlio naturalmente? Perché in quel caso, la coerenza vi difetta un pochino.

Comodo fare i vegani o gli animalisti, magari traducendo il tutto in una professione o un business ma poi fottersene della Natura nel suo alveo più sacro, ovvero la procreazione, la vita generata e generabile. Se il progresso è andare in India o in Canada e pagare una donna perché agisca da incubatrice umana, scusate ma le caverne mi sembrano un luogo più sicuro. E lo sarebbero certamente anche per quei bambini di Poggetto, i quali dovrebbero giocare a pallone o ai quattro cantoni, non a emulare Michel Serrault e Ugo Tognazzi nel “Vizietto” per soddisfare l’ego malato, deviato e ipertrofico di maestre frustrate. Attenti, perché a furia di gridare all’Isis che ci ammazza i figli, potremmo scoprire troppo tardi di averli ammazzati noi. In un’aula scolastica e senza bisogno di bombe. Solo con il silenzio complice di chi vede e non fa nulla.

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