Un audio che inchioda Trump: “Pagato da Putin”. Io ne ho uno col Silvio che dice di odiare le fighe

Di Mauro Bottarelli , il - 62 commenti


Prima di tutto, sgombriamo il campo da un equivoco. In Rete da stamattina circola il link a un articolo di “Difesaonline” dal titolo “Il Dipartimento di Stato USA rettifica: nessun forno crematorio in Siria”, di fatto la conferma di come quanto sparato il 15 maggio dal ministero degli Esteri statunitense contro Assad fosse l’ennesima bufala. C’è però un errore: l’articolo recita così: “La voce arriva direttamente da Washington. Il Segretario per le questioni del Medio Oriente Stuart Jones, in un briefing con la stampa, ha aggiustato il tiro rispetto alle recenti esternazioni del Dipartimento di Stato: “Nella prigione governativa di Saydnaya in Siria, probabilmente non c’è nessun forno crematorio. Una parte dell’edificio, ristrutturato nel 2013, risulta semplicemente più caldo”.

Non è così. La cosa è più grave. Da parte del Dipartimento di Stato non c’è stata alcuna rettifica, né alcun altro briefing con la stampa riguardante la Siria dopo quello del 15 maggio scorso, in cui fu lanciata l’accusa. Talmente ormai siamo abituati a queste balle da parte americana che nessuno, io per primo, si è preso la briga di andare a sentire o a leggere la trascrizione di quell’incontro stampa, altrimenti si sarebbe imbattuto subito in questo:

il giorno stesso della denuncia, a domanda di un giornalista che gli chiedeva conto della neve scioltasi prima in una parte del tetto del carcere, avanzando il dubbio che potrebbe trattarsi unicamente di una parte più calda dell’edificio, Stuart Jones, rispose “E’ possibile”. Quindi non c’è stata rettifica, il giorno stesso la cialtroneria al potere negli Usa ha raggiunto il suo zenith, smentendo nell’arco di dieci minuti la tesi che stava cercando di suffragare in quel briefing, con tanto di cartine e animazione a cura di Amnesty International. Come vi sarete accorti, d’altronde, la vaccata era talmente grande che ha retto soltanto un giorno, sparita da tutti i media. Attendiamo con ansia la prossima invenzione, sperando che non venga smentita proprio subito.

Ma tant’è, il problema è più serio e più generale: chi denuncia le fake news e la post-verità come armi dei populisti per prendere il potere attraverso i blog e i social, in realtà in quel mondo parallelo ci vive e ci vuole trasportare tutti. E, attenzione, lo scontro ormai è inevitabile. E’ nell’aria, lo si respira. Quasi, si può toccarlo. Pensate un attimo alle coincidenze, solite compagne di strada: sale al massimo la tensione sul Russiagate, viene nominato l’ex capo dell’FBI sotto Bush come procuratore generale del caso, Donald Trump sta per partire per il suo primo tour ufficiale (domani in Arabia Saudita, poi Israele, seguito da Italia per il G7 e infine Bruxelles), lasciando quindi vacante il potere alla Casa Bianca e cosa salta fuori sul solito, ineffabile “Washington Post”?

Esisterebbe una registrazione audio, risalente a un mese prima che Donald Trump vincesse la nomination repubblicana, in cui Kevin McCarthy, leader della maggioranza e uno dei suoi alleati più vicini al Congresso, fece un’asserzione politicamente esplosiva in una conversazione privata a Capitol Hill con alcuni parlamentari repubblicani: “Penso che Putin paghi Trump”. Era il 15 giugno scorso, in piena campagna elettorale. Stando quanto riporta il quotidiano della capitale, disse più precisamente: “Ci sono due persone che penso Putin paghi: Rohrabacher e Trump”, dove Dana Rohrabacher è un repubblicano californiano conosciuto nel Congresso come fervente difensore di Putin e della Russia. Lo speaker della Camera Paul D. Ryan, intervenne immediatamente fermando la conversazione, bloccando ulteriori affermazioni di McCarthy e ordinando ai repubblicani presenti di non farne parola. L’audio è disponibile? No, è stato però ascoltato dal “Washington Post” e da esso verificato, dopo che in un primo tempo erano venuti in possesso di una sua trascrizione.

Me cojoni, roba da metterci la mano sul fuoco! Un po’ come accettare un invito in Svizzera per il weekend da Marco Cappato o andare a fare un gira in barca con il comandante Schettino. Pensate che io ho ascoltato un audio in cui Silvio Berlusconi ammette che quella della figa è solo una copertura, essendo lui gay e segretamente legato da tempo a George Clooney. Intendiamoci, potrà anche essere avvenuto ma lo stesso Adam Entous del “Washington Post”, ricostruendo in un video la vicenda, ammette chiaramente che dopo quella dichiarazione, sia McCarthy che gli altri astanti risero ad alta voce: insomma, aveva fatto una battuta. Magari una battuta del cazzo ma una battuta, che ora però finisce sulla prime pagine di tutti i giornali del mondo. Ormai in America se ordini una vodka al bar, sei al soldo del Cremlino. Ma non basta. Ricordate l’altro giorno il duro atto d’accusa di James Comey, l’ex capo dell’FBI silurato da Donald Trump, il quale avrebbe fornito un memo al “New York Times” nel quale diceva di aver subito pressioni dal presidente per bloccare le indagini sul Russiagate e, soprattutto, su Mike Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale? Bene, questo video

Comey Says He Was Never Pressured By Anyone To Stop Investigations

ci mostra come lo stesso Comey, non più tardi del 3 maggio scorso e sotto giuramento, abbia dichiarato di fronte al Comitato giudiziario del Senato di “non aver mai subito pressioni finalizzate a far chiudere un’inchiesta per scopi politici”. Una bella figura di merda, non vi pare? Peccato fosse il titolo di apertura di tutti i tg e dei giornali, mentre domani di questa figuraccia nessuno darà conto. Incredibile, poi, come certe fonti si siano ricordate così tante cose, proprio subito dopo il raggiungimento dell’accordo di Astana fra Iran-Turchia-Russia sulla Siria e dopo il riavvicinamento fra Putin ed Erdogan, il quale l’altro giorno alla Casa Bianca ha detto che se i curdi utilizzeranno l’armamento pesante fornito dagli USA, Ankara reagirà senza prima consultarsi con nessuno. E, guarda caso, poche ore fa aerei della coalizione a guida USA hanno bombardato postazioni dell’esercito siriano vicino a Tanf, nel sud del Paese, proprio dove americani e inglesi addestrano i “ribelli moderati” anti-Assad, i quali si erano lamentati per l’approssimarsi delle milizie fedeli a Damasco.

Ma non serve mettere in mezzo guerre e geopolitica, basta guardare al nostro piccolo, misero quotidiano. Sabato a Milano si terrà una marcia a favore dei migranti, dal titolo rassicurante “Nessuna persona è illegale”, di fatto organizzata dall’assessore alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino e da alcune associazioni pro-stranieri: e chi paga per la sicurezza e la gestione dell’ordine pubblico? Tutti i milanesi, perché pur essendo una manifestazione di parte – se non di partito – sarà il Comune a coprire. E con una geniale clausola nell’atto di patrocinio: in caso di danni, Palazzo Marino è sollevato da qualsiasi responsabilità. Quindi, se a qualcuno viene voglia di sfasciare vetrine o auto per festeggiare, pagano i proprietari dei beni. Gli stessi che pagano anche per i vigili urbani che scorteranno il torpedone umano multietnico e che devieranno traffico e linee dei mezzi pubblici.

Ma non basta, perché a Reggio Emilia si sono spinti oltre nella rincorsa verso la perfezione del ridicolo politicamente corretto, questa volta declinato in tutela del mondo LGBT. Con una cerimonia nella Sala del Tricolore, presente la sottosegretaria Maria Elena Boschi, è stato infatti siglato un protocollo d’intesa, il primo in Italia, che mette alla gogna ogni forma di diffidenza e non consenso verso l’universo gay, transgender e bisex bollandolo come omofobia. Il documento sancisce l’impegno delle istituzioni, in collaborazione con le associazioni del territorio, nel promuovere i diritti delle persone Lgbt e contrastare ogni forma di discriminazione: e sapete come si chiama il nuovo nemico che il Comune si ripromette di contrastare? Omotransnegatività. Chissà se un TSO, a questo punto, potrebbe avere ancora una valenza – ancorché minima – di speranza? Il Comune, invece di preoccuparsi di case popolari, sicurezza, rifiuti e quant’altro gli compete, si trasforma in homo-buster, super eroe che combatte chiunque osi dare del frocio o del busone.

E non pensiate che questa iniziativa sia frutto della volontà di protagonismo di un Comune, perché puttanate simili avvengono anche in contesti più grandi e autorevoli. Questo pomeriggio, ad esempio, gli eurodeputati hanno chiesto un’inchiesta urgente relativa alla persecuzione degli omosessuali in Cecenia, attraverso una risoluzione passata per alzata di mano. Nel comunicato stampa, “i deputati chiedono alle autorità di porre fine a questa campagna di persecuzione e di rilasciare immediatamente le persone detenute illegalmente. Inoltre, sollecitano le autorità cecene e russe a rispettare gli impegni internazionali e a portare avanti lo Stato di diritto e gli standard universali dei diritti umani, per assicurare la sicurezza di tutte le persone potenzialmente a rischio, incluse le persone LGBT”.

Per finire, “i deputati hanno detto che la Russia e il suo governo hanno la responsabilità maggiore nel dover investigare questi fatti, portando i colpevoli davanti alla giustizia. Chiedono un’inchiesta rapida, indipendente, oggettiva ed esauriente e invitano la Commissione, gli stati membri e il Consiglio d’Europa ad aiutare la Russia nell’inchiesta”. Fossi in loro, non sfiderei la pazienza di Putin ancora per molto. Ma il quadro è chiaro: l’ambito di influenza, intervento e rappresentatività della sinistra è questo, migranti e comunità LGBT, come vi dicevo ieri. Quella che era l’area di riferimento della fu classe operaia, essendo quest’ultima pressoché estinta grazie alle ricette globaliste, ora è soltanto la piattaforma ombrello cui fanno riferimento i movimenti legati ai diritti gender o etnici: il culto della minoranza come strumento per ottenere la maggioranza, attraverso la mistificazione, la criminalizzazione, il senso di colpa delle masse. E le notizie che appaiono e scompaiono, in base alla loro strategicità. Ad esempio questa notizia,


è comparsa solo sul “Secolo d’Italia”: ieri Giorgia Meloni, a Genova per la campagna elettorale delle amministrative dell’11 giugno, ha incontrato i lavoratori e la dirigenza del porto del capoluogo ligure. Una versione al pesto della visita di Marine Le Pen alla Whirlpool di Amiens ma con un carattere, se vogliamo, ancora più storico: una discendente diretta della destra missina e post-fascista nel regno dei camalli, dei portuali che per decenni sono stati l’ossatura dei servizi d’ordine dei cortei del PCI. La destra va dai lavoratori, senza essere presa a uova in faccia e la sinistra sfila con i migranti in nome della compressione salariale e stipula protocolli d’intesa contro la omotransnegatività: Antonio Gramsci ormai sarà arrivato ai confini con la Serbia, da tanto si è ribaltato nella tomba.

Ma non basta, perché sempre oggi la quarta sezione penale del tribunale di Milano ha condannato l’europarlamentare della Lega Nord, Mario Borghezio, a pagare una multa di 1000 euro per il reato di diffamazione aggravata da discriminazione razziale, in relazione agli insulti nei confronti dell’ex ministro, Cecile Kyenge, in una telefonata a “La Zanzara” su Radio24 del 29 aprile 2013. Di più, l’esponente del Carroccio dovrà anche versare un risarcimento di 50mila euro all’ex ministro, quando il pm stesso aveva chiesto la somma ben inferiore di 6mila euro. E cosa aveva detto di tanto grave Borghezio? “Noi italiani non siamo congolesi, abbiamo un diritto ultramillenario”. E, ancora, che “Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano”.

Capito, 50mila euro per questo. E la questione non va iscritta nella tradizione un po’ progressista della magistratura italiana, perché ieri dalla Germania ci è arrivata una perla che conferma come ormai il virus del politicamente corretto, strumentale alla criminalizzazione di ogni dissenso identitario e conservatore, sia ormai epidemico. La Corte di Amburgo ha infatti assolto il comico Christian Ehring, reo di aver definito “troia nazista” l’esponente di Alternative fur Deutschland, Alice Weidel. nel corso della trasmissione televisiva che conduce, “Extra3”. Parlando a un comizio a Colonia, la Weidel aveva infatti detto che “il politicamente corretto appartiene ormai al cestino dei rifiuti della storia”, stuzzicando il buon Ehring, il quale ha sfruttato il suo spazio televisivo per dichiarare che “ok, quindi il politicamente corretto è finito. Allora, siamo politicamente scorretti: la troia nazista è qui”.


E cosa hanno deciso i giudici? Che si tratta di “un’esagerazione satirica protetta dalle leggi tedesche sulla libertà di espressione” e che “la Weidel, in quanto figura pubblica, deve accettare di essere bersaglio di satira anche esagerata”. Strano, perché si tratta della stessa Germania che non ha difeso la libertà di espressione e satira, quando ha autorizzato il processo contro il comico, Jan Boehmermann, reo di aver letto in televisione una poesia contenente insulti contro il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Ma si sa, uno ti tiene a bada i migranti ed è presidente di qualche milione di turchi immigrati in Germania, l’altra è solo una populista e xenofoba. Nonché, “troia nazista”. Quando vi dico che lo scontro tra elite e popolo è ormai inevitabile, forse mi sbaglio? Comunque, tranquilli. Come vi avevo detto, il 15 ottobre l’Austria andrà alle urne per le legislative con un anno di anticipo: prepariamoci al ritorno del pericolo fascista e della marea nera sulle Alpi. Un po’ mi conforta, perché a lungo andare Trump e le sue connection russe stufano…

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

RC Twitter

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi