Amhed Al-Varvel da Londra: tutto è sotto controllo

Di JLS , il - 142 commenti

“Verba volant, scripta manent”

Poco fa il giornalista rai, corrispondente da Londra, a proposito dell’ennesima tragedia terroristica ha cosi riferito. Che le sue parole possano rimanere, almeno qui su questo sito.

Varvello parla in giacca blu e cravatta tonalità violacea, mentre dietro gli scorre un filmato che riprende l’insegna scintillante e girevole di Scontland Yard. Il telespettatore sia rassicurato insomma. Per quelli come il sottoscritto, la scena fa tanto Harrods o luna park.

Esordisce dunque il corrispondente: … tutto è tranquillo a London Bridge (sono le 8:00 circa di domenica 4 giugno). Come esordio mi sembra davvero illuminante.

Poi continua aggiungendo: tutto è durato solo dieci minuti, la polizia è intervenuta appena 8 minuti dopo la prima chiamata di emergenza.

L’evacuazione della zona e dei locali pieni di pubblico è avvenuta regolarmente sotto il coordinamento delle forze dell’ordine.

Vi risparmio l’elenco delle dichiarazioni ufficiali dei parassiti della politica nazionale UK, in coro con Francia, Italia, UE e tutto il resto degli apparati politici e pubblici.

Questo elenco di dichiarazioni è esattamente lo stesso. Cambiano solo coloro che le devono fare: Obama sostituito da Trump, Renzi rimpiazzato da Gentiloni, Hollande slogiato da Macron. In comune hanno il “verba volant”. Un classico dei parassiti di ogni latitudine.

Andatevi a riprendere le vomitevoli dichiarazioni degli ultimi 25 o più anni, rilasciate dagli allora presidenti e capi di governo in coincidenza con atti terroristici. O più semplicemente quelle rilasciate poche ore dopo che tre terroristi islamici si lasciarono esplodere a Londra nella metropolitana nel 2005, provocando 55 morti e oltre 700 feriti. Sono le stesse dichiarazioni di stamattina. Passate per le dichiarazioni di Manchester di poche settimane fa, e a ritroso a quelle dopo Nizza, Parigi e Bruxelles e cosi via. Se ce la fate.

Ma torniamo alle parole di Varvello, mezzobusto rai da London Bridge. Non so se le parole sono sue, o più probabilmente preparate prima del servizio, sapientemente dosate e cesellate per inviare un messaggio ai telespettatori, ansiosi di capire cosa è accaduto e come è andata a finire.

Partiamo dal varvelliano “tutto è tranquillo”. Io che di mente sono sano e non mi lascio intortare certo da frasi di rito e dal primo deficiente che prende lo stipendio da un carrozzone pubblico itaGliano, deduco che Varvello dice una cosa del tutto ovvia. Dopo 10 ore da un attacco terroristico è sempre cosi. Quale sarebbe la notizia o la novità? Il terrorismo è una guerra giocata così: effetto sorpresa per orario, luogo, circostanze e modalità. Quindi “tutto è tranquillo” è l’incipit di un servizio la cui prima preoccupazione evidente, non è raccontare i fatti nella loro gravità e tragica frequenza, ma rassenerare gli animi del cittadino medio. Affinchè le sue inossidabili certezze sullo stato, la polizia e i suoi apparati di sicurezza, non siano messe a rischio di credibilità e sostegno.

Dopo l’inquitetante incipit, sempre il Varvello informa i telespettatori attoniti e impauriti che tutto si è concluso in dieci minuti e i tre beduini metropolitani sono stati fatti secchi (l’espressione è mia). Prenderei Varvello e gli farei ripetere le stesse giulive parole del servizio, non davanti alla telecamera ma davanti ai parenti e familiari dei 5 morti e dei 70 feriti. Varvello farebbe da domani stesso il corrispondente rai dall’aldilà.

Ho riportato le parole del Varvello che è solo uno dei tanti cantanti dello zecchino d’oro che gli paga lo stipendio, perchè le parole del suo servizio siano fatte risalire al sistema mediatico che le ha predisposte e confezionate per tutti.

Il terrorismo che colpisce le persone inermi, nella vita ordinaria di ogni giorno, è una forma straordinaria di sostegno degli apparati e degli stati con i loro partiti e sistemi di rappresentanza. Nessuno stamattina infatti sarebbe sconcertato se un plotone di terroristi islamici ieri sera avesse fatto secchi i 930 parlamentari italioti in assemblea a camere riunite, al completo dei loro presidenti.

Ma putroppo non andrà mai cosi, e non avremo mai elementi probatori per collegare il terrorismo alla sua regia che non fa capo a quattro beduini metropolitani che in assenza di cammelli ricercano le vergini, ma a ben altri livelli di comando, potere e coordinamento. Di fronte al crollo o al vacillare della sicurezza personale e della comunità, tutti siamo tentati di chiedere misure di sicurezza, controlli, e altre stupidaggini. Più stato, più istituzioni, ecc…

Mi astengo dal partecipare al coro di milioni di schiavi inconsapevoli che è la base e la forza degli apparati e dei parassiti che vi appartengono.

Inviterei quanti leggono a ricordare che la correzione è ben diversa dalla prevenzione. I vostri politici, beniamini di partito, leader e capi popolo, non solo non conoscono la differenza tra correggere e prevenire, ma si guardano bene dall’applicarne il benchè minimo principio.

La perpetuazione della loro specie si fonda infatti sul creare o lasciar nascere un problema, farlo ingigantire quanto basta, e poi sempre loro unici autorizzati a fonire soluzioni, dopo l’apposito rilascio delle dichiarazioni di rito.

Le dieci regole della manipolazione sociale, attribuite a Noam Chomsky, sono emblematiche di questa terribile condizione in cui tutti siamo costretti a vivere. La seconda di queste regole è “2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni” e le parole del varvello da Londra si prestano anche alla regola 5 di Chomsky “5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini”.

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sempre a proposito di terrorismo, trovi i precedenti articoli dell’autore a questi link

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https://www.rischiocalcolato.it/2016/03/ok-bruxelles-studio.html

https://www.rischiocalcolato.it/2015/11/terrorismo-e-statalismo.html

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