Facci ha diritto ad odiare l’Islam. Vadano lui, Feltri e Sallusti a riprendere Raqqa e Deir el-Zor dall’Isis

Di Mauro Bottarelli , il - 70 commenti


Mi ero ripromesso di non toccare l’argomento della sospensione di due mesi dall’attività giornalistica di Filippo Facci, giornalista di “Libero” finito nel mirino dell’Ordine dei giornalisti per un articolo il cui contenuto lasciava poco all’interpretazione: io odio l’Islam. E lo aveva deciso per due motivi. Filippo Facci mi sta sui coglioni, pesantemente, a pelle. Quindi temevo che il mio giudizio sarebbe stato inficiato da questa mia antipatia pregiudiziale. Lo trovo il classico miracolato del bastiancontraresimo alla Feltri, il quale non a caso lo ha voluto con sé a “Libero”: è un ragazzino petulante che accetta di buon grado, anzi quasi agogna, lo schiaffone del padre, pur di avere per sé e per i suo ego ipertrofico il centro della scena per un po’. Basta leggerne gli scritti per capire che ha la stessa profondità di un water e, spesso e volentieri, anche gli stessi contenuti.

Secondo, vista la mobilitazione di massa di grandi firme a difesa di Facci e contro l’Ordine dei Giornalisti, mi sentivo fuori posto e non all’altezza di siffatta compagnia, non fosse altro per una differenza sostanziale tra me e loro: io critico da sempre l’esistenza stessa dell’Ordine e per questo ho accettato il compromesso dell’iscrizione all’albo dei pubblicisti per avere il tesserino (necessario per accreditarsi a eventi e conferenze stampa, cioè per lavorare) ma non ho mai sostenuto l’esame di abilitazione, facendo scadere il praticantato e continuando a fare il mio lavoro, tra mille difficoltà. Mentana, Feltri e soci hanno invece tutti diligentemente seguito l’iter che l’Ordine chiedeva loro, ottenendo in cambio contratti blindati da articolo 1, degni di un manager pubblico e poi su, su, su. Quindi, si svegliano ora solo per difesa corporativa in una causa che garantisce visibilità mediatica e lustro intellettuale. Insomma, aumentare la pubblicità a Facci e soci proprio mi stava sul cazzo.

Poi però stamattina tre ragioni hanno portato alla nascita di quanto state leggendo. L’articolo al riguardo di FunnyKing, la distruzione della moschea di al-Nour a Mosul con il rimpallo di responsabilità fra Isis, governo di Baghdad e forze della coalizione e le parole pronunciate ieri a “Porta a porta” da Silvio Berlusconi. E cosa ha detto, per sommi capi, il Cavaliere? “Come liberale e come cristiano concordo sul fatto dell’accoglienza e dell’integrazione, però l’Italia attirerebbe una massa enorme di persone che verrebbero qui non solo a cercare un futuro migliore, ma anche alla ricerca la cittadinanza. Pongo alla vostra attenzione quello che alcuni anni fa un famoso islamista ebbe a dire: conquisteremo l’Occidente con il ventre delle vostre donne”.

E ancora: “Voi sapete che l’Islam non ha un Papa che dà l’interpretazione corretta di quelle che sono le sacre scritture. L’Islam si può interpretare come si vuole. C’è chi intende l’Islam per la pace e la convivenza tranquilla e chi invece lo ritiene come guerra alla Maometto che ricordiamoci, fu un generale che conquistava le città e si faceva assegnare gli schiavi personalmente… Il Califfato, che è nato sull’Islam, impone di tagliare la gola a chi è cristiano o ebreo. Non dobbiamo sottovalutare la possibilità della perdita dell’identità italiana con l’afflusso di un numero eccessivo di persone che vengono con identità musulmana”. Ora, al netto che Berlusconi sta al liberalismo come io sto al Dipartimento di Stato, visto che ha costruito un impero sul monopolio e le relazioni con la politica e che anche sul cristiano ci sarebbe da dire parecchio, a partire dalla propensione ad andare a mignotte come tratto identificativo, siamo palesemente di fronte a una rincorsa a fini elettorali delle posizioni di Salvini e Meloni, di fatto una guerra per il monopolio del centrodestra che reclama un po’ di islamofobia d’accatto per strappare qualche voto.

Il tema però è tremendamente serio per lasciarlo in balia di interessi contingenti e battaglie valoriali smaccatamente strumentalizzate per altri fini. Che l’Ordine dei giornalisti sia diventato negli ultimi tempi il cane da guardia del politicamente corretto boldriniano non lo scopriamo con la sospensione di Filippo Facci, visto che ormai la loro unica ossessione statutaria è quella di combattere le fake news. Per questo e per il sacro valore dell’altrui libertà di espressione, sono convinto che Facci abbia tutto il diritto di dire e scrivere a chiare lettere che odia l’Islam, anche portando a supporto della sua tesi argomentazioni da terza elementare. Ciò che mi infastidisce è il messaggio subliminale che la crociata in sua difesa sottende: ammantare come difesa della libertà di espressione ciò che, in realtà, è un’ipocrita agenda tutta politica, al pari delle sparate di Berlusconi (i cui timori riguardo ventri femminili e Islam si placavano subito alla vista della nipote di Mubarak, anche perché uno dei suoi più fidati consiglieri si chiama Tarek Ben Ammar e non Peppino Gargiulo) da Bruno Vespa.

Ora che l’Isis sta andando a bagasce sotto i colpi di siriani, iraniani e russi, tocca far partire la cortina fumogena sulle responsabilità statunitensi e israeliane nel casino di Damasco, quindi via di islamofobia da circolo “Amici di Lepanto”. Ed è una battaglia con un fondamento reale, visto che ultimamente il cosiddetto “terrorismo islamico” sta colpendo duro in Europa, vedi gli attacchi di Parigi e Bruxelles. In quest’ultimo caso, abbiamo appreso che l’attentatore aveva preparato da solo un trolley bomba pieno di chiodi per fare più vittime: chiedo venia, se come mostra l’immagine, la valigia è esplosa, come mai nemmeno un chiodo in giro? Ma dinamiche da Gatto Silvestro a parte, è ancora il curriculum di questo lupo solitario del jihad a stupire: aveva precedenti per droga e reati sessuali. Tipico background da integralista. Quello di Parigi, addirittura, aveva regolare porto d’armi.

Intendiamoci, non che la parte avversa a quella che difende strumentalmente Facci ci vada leggera, visto che la pagliacciata di Finsbury Park è stata, nel suo genere degno di Ionesco, un capolavoro. Qui però resta un fatto: perché continuare a confondere un problema di ordine pubblico e di politiche dell’immigrazione con la guerra di religione che i neo-con continuano a sventolare di fronte agli occhi spaventati di un Occidente, molle e imbelle, come il drappo rosso del torero? Dell’Islam non infastidiscono di certo i precetti, per carità, infastidisce la presenza territoriale: insomma, viale Padova è un suk, questo dà fastidio. Ed hanno ragione, il problema è che se le nostre città hanno quartieri ormai “islamizzati” non è per un progetto di conquista dell’Islam, la jihad del kebab fa ridere ma perché una classe politica di sessantottini del cazzo, una volta giunta al potere, ha spalancato le porte a un’immigrazione di massa in nome dei loro “valori” e “ideali”, violando i quali si fa la fine di Facci.

L’Islam ha un’unica colpa: essere una religione ancora forte, politica, con una sua spina dorsale e con la capacità, soprattutto, di fungere ancora oggi da collante per le comunità. Se tu, partendo da questa realtà innegabile, sei così stronzo da permettere la nascita di ghetti con 6mila islamici su 15mila persone (di cui magari la metà over-70), in nome dei “diritti” di sto cazzo, non prendertela con Maometto ma con il ministro dell’Interno e con sindaco e prefetto. Risibile, poi, anche l’appunto di Berlusconi sull’assenza nell’Islam di un figura come il Papa, capace di dare un’interpretazione univoca alle sacre scritture: vi pare che Papa Bergoglio stia dando una lettura cristiana ortodossa del Vangelo e della Bibbia? Vi pare in linea con Papa Benedetto XVI?

C’è poi il punto che preferisco: la figura della donna nell’Islam e la negazione dei suoi diritti. Verissimo, in alcuni Paesi islamici la donna è semplicemente la comprimaria funzionale alle esigenze dell’uomo, un satellite che ruota attorno ai bisogni primordiali dell’homus, inteso come patriarca o padre-padrone. Chi lo nega, ci mancherebbe. Il problema però è duplice. Primo, pensiamo che l’emancipazione femminile passi attraverso il bombardamento di Kandahar e delle brutte abitudini misogine dei suoi abitanti? No, quello significa destabilizzare un territorio ricco di papavero da oppio, terre rare e sede di pipeline strategiche: del fatto che le donne vengano frustate o lapidate, agli esportatori di democrazia non frega un beato cazzo. Di più, chi ci ha investito del diritto di imporre i nostri valori al mondo? Come mai le crociate in nome della donna islamica sono sempre coincise con periodi di chiare necessità e finalità geopolitiche nei Paesi in cui si compivano gli abusi sul sesso femminile? Lotta per i diritti a giorni alterni? Una cosa è certa: se confrontate il lasso di tempo che ha visto la scoperta di un nuovo giacimento petrolifero con quello che ha visto il riacutizzarsi il tema dei “diritti nell’Islam”, vedrete che al 90% coincidono magicamente.

Secondo, scegliere come baluardo del rispetto della donna uno come Silvio Berlusconi, appare abbastanza parossistico, a meno che il vostro concetto di diritto non coincida con il bonifico mensile garantito alle Olgettine (immagino perché gli leggevano Shakespeare ad alta voce negli oziosi pomeriggi di Arcore, suonando la cetra), allora il Cavaliere è davvero il Nelson Mandela della gnocca. Vi invito, in tal senso, a fare un giro nell’entroterra calabrese o siciliano o nell’ancestrale mondo del “maso chiuso” in Alto Adige, per vedere quanto la donna ricopra un ruolo paritetico a quello dell’uomo: certo, non c’è il discrimine visivo e tutto ideologico del velo ma certe minigonne e certi discorsi, diciamo che non sono proprio ben accetti. E quando la porta di casa si chiude… Quindi, evitiamo crociate troppo spinte. Evito poi di addentrarmi nel discorso troppo lungo e impegnativo sul come vestirsi da troia già a 13 anni e ambire a una carriera da velina o da moglie di Briatore sia sintomo di emancipazione, rispetto al portare un velo che – per molte donne islamiche – non appare nemmeno una costrizione ma il simbolo di adesione identitaria a una società lontana dalla nostra. Ma non per questo inferiore. O da bombardare in nome del perizoma. O delle libertà di ammazzare la tua ex, se non vuole rimettersi con te.

Insomma, Filippo Facci può odiare l’Islam quanto vuole, sventolando la bandiera americana e bevendo da un bicchierone di plastica il suo caffè globalizzato, ne ha tutto il diritto e l’Ordine dovrebbe andare a nascondersi. Poi, però, con calma, lui e i suoi amici che lo difendono sui social grondanti applausi liberali, mi spiegano come possono conciliare la loro islamofobia da magazine patinato con la la paura dell’Isis. Se c’è una cosa che l’Isis incarna a pieno è proprio la visione dell’Islam che ha l’Occidente: retrogrado, quasi da età della pietra, violento, spietato e conquistatore. Ora, al netto dell’inconciliabilità logica di questo assunto preconcetto con un propaganda basata su filmati ultra-tecnologici e messaggio da neuro-marketing, avete mai fatto un giro a Teheran a vedere le università, aperte alle donne?

Siete mai stati alla biblioteca di Alessandria d’Egitto? Non vi punge vaghezza che il problema sia l’ignoranza e non i precetti islamici? Perché non ci sono profughi iraniani, a vosto modo di vedere, se Teheran è dipinta come il regno del Male? Non è che il problema risiede nel fatto che, a fronte di governi delle porte aperte e dell’accoglienza come mantra, i governi di molti Paesi musulmani, periodicamente, danno una bella ripulita interna, svuotando le galere e inviandoci il meglio della loro feccia, la quale noi identifichiamo poi brillantemente con l’slam nel suo complesso? In base a questo ragionamento, ovunque abbiamo esportato mafia, dovrebbe scatenare guerre contro Sacra Romana Chiesa? E perché in Siria i cristiani vivevano serenamente e senza pericoli prima che nascesse l’Isis?

Anzi, prima che qualcuno facesse nascere l’Isis, così come ha fatto nascere Al Qaeda? Perché è da lì che parte tutto, non certo dalla causa palestinesi o dagli attentati del FIS in Francia, retaggio della guerra d’Algeria: l’11 settembre, la grande dichiarazione di guerra dell’Islam radicale al mondo. Al netto delle tesi su torri e aerei, sono i riscontri e le evidenze cui sono giunti gli stessi Stati Uniti a dirci che dietro a tutto c’era l’Arabia Saudita: un alleato di ferro degli USA. Di più, un alleato a cui non più tardi di un mese fa, il campione del mondo delle libertà e dei diritti ha venduto armi per 110 miliardi. Certo che se per esorcizzare la gelosia, fate uscire vostra moglie a cena con Brad Pitt, poi non lamentatevi.

Non è un caso che un giornale liberal come il “Wall Street Journal”, non più tardi di tre giorni fa, abbia dedicato una lunga inchiesta alle relazioni pericolose del governo e dell’intelligence di Israele nella guerra siriana, rapporti con i ribelli di vario genere cominciati già nel 2012: Raqqa sta per cadere, occorre pararsi il culo e inventarsi qualcosa. Il giornale finanziario USA, meno sputtanato del “Washington Post” o del “New York Times”, ha inviato il messaggio a Tel Aviv. Il problema sono le interpretazioni estreme dell’Islam sunnita, caso strano quelle imperanti negli Stati con cui l’Occidente sul piede di guerra di Facci e Mentana fa affari e tresche geopolitiche da sempre: begli integralisti, non c’è che dire: Esattamente come era un jihadista modello quello che ha fatto scoppiare il trolley a Bruxelles.

Odiate pure l’Islam e tutti gli islamici, scambiando per incompatibilità religiosa quello che è un problema di ordine pubblico e degrado. Tutti al patibolo gli islamici, tutti fucilati. Poi, però, a contrastare sul campo, dove si muore, quell’Isis che tanto vi fa paura quando andate a prendere il treno o l’aereo, ci mandate Facci, Mentana, Feltri, Sallusti e la Santanché. Tutti armati di libri di Oriana Fallaci contro il Saraceno. Li vedo bene a Raqqa. Mosul, Aleppo, Al-Tanf o Deir ez-Zor a combattere in prima linea. Proprio dove oggi stanno combattendo e morendo, anche per noi, siriani, iraniani ed Hezbollah. Tutti islamici maledetti, pronti a lasciarci la pelle per distruggere il Frankenstein costruito in laboratorio dall’Occidente, lo stesso difeso da Facci.

Il quale, per questa sua difesa, viene combattuto da chi difende ancora di più diritti e valori presunti, l’Ordine dei giornalisti. Non ci vedete un vago cortocircuito intellettuale? Fate pace con il cervello, tenetevi la vostre paure strumentali e così sia. Ma non scordatevi di ringraziare, nel segreto delle vostre case, tutti gli Ahmed e i Mohammed di questo mondo. Che il Califfato, quello che gli abbiamo impiantato in casa per decidere il percorso di un cazzo di oleodotto, lo stanno combattendo davvero. E sconfiggendo, nonostante gli strenui tentativi di resistenza dell’aeronautica militare statunitense e dei razzi israeliani contro Hezbollah.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi