La rivoluzione può attendere: è boom di prestiti per andare in ferie. Se fosse vivo Ennio Flaiano…

Di Mauro Bottarelli , il - 58 commenti


Lo ammetto subito: l’argomento che sto per trattare, personalmente mi tocca pochissimo. L’ultima vacanza ce ho fatto, intendendo con questo termine andarmene da Milano per più del weekend, risale al 2011. Dopodiché, massimo tre giorni. Quest’anno non farà differenza. E non è solo una questione di costi (che pesano, eccome): a meno di miracoli, al quarto giorno mi rompo le palle e ho voglia di tornare a lavorare, cominciano a mancarmi le mie cose e i miei spazi. Casa. Ma, premetto, quello strano sono io, la gente normale ha voglia di andare in ferie e si diverte. Come è giusto che sia, dopo mesi di lavoro. Che sia un mese in giro per il mondo o una settimana a Viserbella, poco cambia: le vacanza piacciono. Ma agli italiani, piacciono un po’ di più.

Siamo il popolo delle fu serrate agostane, dove chi era così sfortunato da restare in città viveva in un ambiente simile al day-after atomico, costretto a viaggi tipo spedizione amazzonica per trovare il pane fresco o le sigarette. Ora un po’ è cambiata, soprattutto nelle grandi città che ospitano forti afflussi di turisti danarosi, come giapponesi, arabi e russi: difficile che un negozio a Milano chiuda oltre la settimana di Ferragosto, mentre le grandi catene al massimo due giorni. I supermercati, poi, ti garantiscono sopravvivenza totale: chiusi solo il 15, per il resto di fame e di sete non si muore di certo. La città, poi, senza traffico e senza metà dei suoi abitanti, è splendida. Insomma, il periodo del chi va e del chi resta, ormai è alle porte. E l’avvento dei social network ha reso questa stagione umana qualcosa di agghiacciante: una lotta all’apparenza, una guerra dei selfie da far rimpiangere Pol Pot e i suoi metodi.

Già, perché la scorsa estate è esploso anche il fenomeno delle “fake holidays”, ovvero gente che si faceva dei selfie con sfondi falsi per poi postare la foto e dimostrare di essere in vacanza, quando invece stavano con le palle davanti alla tv del salotto e sotto al condizionatore. Già un tempo non andare in vacanza era una sorta di macchia sociale, un’infamia dalla quale sottrarsi da ogni costo e, a tal fine, andare a trovare i parenti era la scappatoia perfetta: eri ospite, pagavi solo la quota per la spesa e i vizi ed eri lontano dalla città. Una volta tornato, chi lo sapeva se eri andato a Silvi Marina da zia o alla Maldive, in tipico stile ragionier Calboni a Courmayeur potevi cacciare balle a profusione.

Oggi però non si sfugge, i social associati agli smartphone, non permettono più di questi trucchi antidiluviani: sei tracciabile ovunque e basta un errore sulla tastiera, magari dovuto a un mirto di troppo e la tua copertura va a puttane. Sgamato, esposto al pubblico ludibrio di Facebook: sei un povero che cerca il fresco sulle sponde del Ticino e non un gaudente al largo delle coste sarde o croate. Urge fare qualcosa. O togliersi dai social e utilizzare il telefono con la calma di un artificiere oppure trovare il modo di spararsi selfie tutta l’estate e garantirsi così stimolanti aperitivi tardo agostani, in cui sfoggiare l’abbronzatura ancora non grattata via del tutto dal Badedas e raccontare aneddoti indimenticabili delle tue altrettanto epiche vacanze. Garantite dalla banca.

Già, perché i dati pubblicati l’altro giorno da un’inchiesta di Facile.it e Prestiti.it sono abbastanza sconvolgenti, soprattutto se associati a un popolo che nei talk televisivi sembra sempre pronto a dare l’assalto al Palazzo d’inverno, mentre piange miseria. e grida contro negri e rom. Il prestito medio è di 5mila euro per andarsene in ferie e, magari, tenersi il resto per le incombenze di settembre: dal 1 gennaio al 31 maggio di quest’anno, sono stati erogati ben 33 milioni di euro per sostenere i costi di viaggi a breve, medio o lungo raggio. Su oltre 60mila domande di finanziamento, il 38% sono state presentate a maggio, evidenziando una tendenza a rivolgersi ai prestiti maggiore con l’approssimarsi del periodo estivo. E quei 5mila, agognati euro – i quali corrispondono a una rata mensile media di 113 euro – rappresentano un aumento del 7,7% rispetto all’anno scorso, mentre la durata media dei piani di restituzione si aggira intorno ai quattro anni.

Così un responsabile di Facile.it ha spiegato il trend a “Il Giornale”: “Piuttosto che rinunciare alla vacanza tanto desiderata, gli italiani fanno in modo che questa pesi il meno possibile sulle finanze familiari, dilazionandone il pagamento in periodi anche piuttosto lunghi. La durata media dei piani di restituzione dei prestiti, ad esempio, è di circa quattro anni”. Lo studio ha anche analizzato il profilo di chi chiede un finanziamento legato alle ferie: in media il richiedente ha 42 anni, nel 72% dei casi è uomo e, nel 76%, ha un lavoro a tempo indeterminato presso un’azienda privata. Inoltre, addirittura l’11% delle domande è firmata da un pensionato: con ogni probabilità, l’unico in famiglia con un’entrata sicura da dare in garanzia per ottenere un prestito da girare a figli o nipoti, almeno loro possono andare in ferie.

Bobby Solo – Domenica d'agosto (versione originale)

Ora, ognuno dei suoi soldi e della sua vita fa ciò che vuole. Resta un fatto: finché ci si atteggerà a grandi rivoluzionari durante l’anno ma, approssimandosi ferie estive o natalizie, si torna unicamente consumatore pronto a tutto pur di postare un filmino su Facebook o una fotografia su Instagram, poi non ci si può lamentare dei tassi usurai delle banche, dell’inculata che sono le revolving, delle finanziarie che compaiono come funghi, dell’abuso di credito al consumo e carte di credito che sta trasformando gli italiani, risparmiatori da competizione, in americani, un popolo che vive e muore a debito. In una parola, non ci si può lamentare dello status quo, se appena intravediamo l’idea di mettere in valigia il costume, i propositi di rivolta lasciano spazio a un firma che ci vincolerà a un istituto e alle sua condizioni – mutabili – per i prossimi quattro anni.

Tramutandoci in schiavi, perché non serve scomodare la battuta di “Fight Club” – in base alla quale le cose che possiedi, prima o poi ti possiedono (soprattutto i debiti) -, per capire che più ti rendi economicamente dipendente da soggetti, siano essi banche o finanziarie, che campano su interessi e commissioni, clausole e tasse di apertura pratica, più ti stai tagliando i coglioni da solo. Capisco che questo sia sport nazionale in Italia, però sarebbe il caso di emanciparsi dall’autolesionismo sociale e chiederci in quella meccanismo infernale ci stiamo andando a infilare, per una settimana di ferie. Perché sottostando ai diktat della vita social e delle ferie come diritto sancito dall’ONU dell’edonismo imperante, stiamo facendo un regalo al nuovo modello che vogliono insediare: austerity sociale sempre più spinta ma alleviata dal contentino a debito, così non ti senti povero. E non ti incazzi davvero.

Veramente esiste gente che è pronta a chiedere un prestito, a indebitarsi, pur di andare in ferie e dimostrarlo al mondo sui social, così da non sentirsi povero o emarginato o escluso? Davvero il ristoro del corpo è più importante di quello della dignità personale? Quel denaro non fa parte di un sano ciclo economico, è denaro malato perché punta a instaurare un sistema malato: può sembrarvi stupido, posso sembrarvi un illuso ma un’estate in casa, con il frigo pieno e il condizionatore, a volte può essere un atto rivoluzionario. Così come non nascondersi più dal giudizio altrui: il mondo che ci vuole in vacanza, felici e sorridenti è solo un social. E’ finto. Ma quei 113 euro al mese che verranno acciuffati con puntualità svizzera dalla già magra busta paga, no, quelli sono veri.

E li bestemmierete ogni giorno per 3 o 4 anni. Salvo poi volerci autoassolvere, incazzandoci e minacciando guerriglia, mentre prendiamo il caffè alla macchinetta con i colleghi, contro governo, Confindustria, sindacati, FMI, BCE, unicorni e tutti i personaggi dell’intera saga di “Guerre stellari”. Troppo comodo. Soprattutto se, avvicinandosi Natale, tornerà la tentazione, perché Natale è Natale. Su questi presupposti si basa la forza di chi ci sta portando via tutto. Cerchiamo – se non di disarmarlo ,- almeno di non regalare armi al nemico. Altrimenti, arrendiamoci subito e godiamoci le ferie a debito. Ma senza più lamentarci. Come diceva il compianto Ennio Flaiano, “vogliono la rivoluzione ma preferiscono fare le barricate con i mobili degli altri”.

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