Dov’è Marine Le Pen? Più che il pericolo fascista, l’importante era la vittoria del Re Sole delle elites

Di Mauro Bottarelli , il - 23 commenti


Presi come siamo dal voto britannico di dopodomani (l’ultimo sondaggio appena pubblicato ci dice che il Labour ora è a un solo punto di distacco dai Tories di Theresa May, miracoli che solo l’Isis può fare), sono passate completamente in secondo piano le elezioni legislative di domenica prossima in Francia. Dopo la netta vittoria di Emmanuel Macron alle presidenziali e la formazione lampo di un governo perfettamente bipartisan, ora la sfida si sposta sul fronte della governabilità: ovvero, Macron sarà in grado di stabilizzare il suo mandato, avrà i numeri necessari? Vediamo qualche percentuale, in base all’ultimo sondaggio disponibile, quello di Kantar Sofres-onepoint, diffuso il 30 maggio: En Marche! e le Modem (Mouvement Démocrate, partito centrista di ispirazione social-liberale) sarebbero al 31%, il Front National al 18%, Les Republicains e UDI al 17%, France Insoumise, il partito di Jean Luc Mélenchon, al 12% e il Partito Socialista all’8%.

Per passare dalle percentuali al numero delle poltrone, stando a un altro recente sondaggio condotto da OpinionWay-Slpv Analytics per il quotidiano “Les Echos”, En Marche! potrebbe ottenere tra i 249 e 286 seggi, sfiorando i 289 seggi necessari per avere la maggioranza all’Assemblea Nazionale. Sempre per la rilevazione condotta da OpinionWay-Slpv Analytics (che si riferisce all’assegnazione di 535 seggi su un totale di 577), il Front National di Marine Le Pen otterrebbe tra i 15 e 25 deputati contro i due soli seggi che occupa attualmente al Parlamento francese. I Republicains, il cui candidato Francois Fillon è stato sconfitto alle presidenziali uscendo al primo turno, dovrebbero raggiungere tra 200 e i 210 deputati ma solo se assieme agli alleati centristi di UDI. Si prospetta invece un’altra débâcle per i socialisti, i quali arriverebbero a ottenere tra i 28 e i 43 seggi (oggi ne hanno 288), mentre la sinistra radicale di Melenchon è accreditata di 6-8 deputati.

Insomma, nessuno scossone in arrivo: il placido centrismo di Macron magari non ha scaldato i cuori ma ha offerto una coperta di credibilità istituzionale sotto la quale gli elettori francesi si sono riparati volentieri, stante lo stato terminale dei socialisti e la non ferrea stabilità della destra istituzionale di Fillon. La quale, infatti, come riferisce l’edizione odierna di “Le Monde”, vede i propri candidati in modalità “Macron-compatibles”, ovvero alla ricerca di una visibilità non identitaria ma di “posizionamento costruttivo” nei confronti del presidente e del suo raggruppamento. Insomma, inciucio alla francese. A voto concluso lo scorso weekend, anche i francesi che vivono all’estero hanno premiato il partito del presidente, stando ai sondaggi ma un dato ha fatto sensazione: solo il 19% degli aventi diritto ha deciso di recarsi presso ambasciate e sedi consolari per poter votare. Come dire, ciò che contava era blindare l’Eliseo, ora facciano come vogliono. E questo dato fa sorgere, almeno in me, una domanda: che fine ha fatto Marine Le Pen? Il fantasma che ha spaventato e fatto trasecolare mezza Europa dopo il primo turno delle presidenziali, si è dissolto nell’aria?

E’ espatriata? Si è ritirata a vita privata, tormentata dalla sconfitta? Me lo chiedo perché, al netto della stampa francese, nessuno parla più di Francia? Le elezioni di domenica? Pressoché ignorate quanto le nostre amministrative, il primo turno delle quali si svolgerà lo stesso giorno e riguarderà 10 milioni di elettori italiani ma, su ordine di Matteo Renzi, è meglio non parlarne, visto che in casa PD stanno preventivamente leccandosi le ferite e preparando il terreno per la battaglia d’autunno, ovvero le elezioni politiche anticipate. I sondaggi, per quanto da prendere con le pinze, danno il Front National al secondo posto, capace di passare da 2 seggi a un range minimo/massimo di 15-25 seggi, un bell’aumento: eppure, il pericolo fascista non esiste più. Certo, una cosa è l’onda nera che può arrivare a travolgere il portone dell’Eliseo e un’altra un drappello di rappresentanti a fare opposizione in Parlamento ma resta il fatto: nell’arco di un mese e poco più, il pericolo fascista – perché questo fu il termine scomodato – non esiste più.

E gli operai che hanno votato in massa il Front National, tutti redenti e folgorati sulla via di Macron? E le ragioni che li hanno spinti a quel voto, magari dopo anni di militanza a sinistra, sono sparite? La Francia e la sua economia sono floride come non mai? No, semplicemente elites e stampa hanno cucito addosso al presidente un abito di perfezione quasi messianica, trasformandolo nell’uomo della Provvidenza che ora saprà come rimettere in carreggiata il Paese. La cosa è diversa, però: passata la buriana delle presidenziali e messo in naftalina il rischio di deriva populista e nazionalista-identitaria, la formalina europeista ha fatto in modo che tutto venisse declinato in modo e tempo di nuovo direttorio a due fra Germania e Francia, rendendo inutile qualsiasi prospettiva di politica nazionale.

Il dato dell’affluenza al primo turno delle legislative di domenica ci confermerà a o meno questa mia impressione. Resta però il fatto di fondo, l’ipocrisia suprema: se Marine Le Pen è una pericolosa fascista e il suo movimento un manipolo di estremisti xenofobi, perché non essere allarmati dal potenziale approdo di 25 di loro al Parlamento? Passare da 2 seggi a un massimo di 25 possibili è un bell’avanzamento: perché non scatta l’allarme democratico sui giornali e nei tg? Di più, ricorderete che dopo il ballottaggio alle presidenziali si scrisse molto sull’addio precoce alla politica della nipote di Marine Le Pen, Marion, sua alter ego e fedelissima. Ebbene, come mostra questo volantino,

Marion Le Pen non si è affatto ritirata, la sua decisione era frutto della delusione del momento e una chiacchierata con il nonno, Jean-Marie, l’avrebbe fatta ritornare sui suoi passi: quando il vecchio leader le ha fatto notare che la sua scelta equivaleva a una diserzione, dandole di fatto della Badoglio, l’orgoglio deve aver avuto la meglio. Non è una bella storia da raccontare, dopo aver saputo anche quale acqua minerale preferisce la moglie un po’ stagionata di Macron? No, perché l’ordine tra i grandi media è chiaro: ridurre al silenzio, fare in modo che il Front National non esista più nelle menti degli elettori. Ora c’è l’alternativa centrista ed europeista, Macron vi basti come unico Dio laico di riferimento: così vogliono le elites.

E così è stato. Ma c’è dell’altro. Ovvero, il fatto che la tromba dell’antifascismo militante e anche istituzionale sia muta per la semplice ragione che quell’allarme era falso e ipocrita fin dall’inizio. Ontologicamente, di principio, visto che un movimento rivoluzionario come quello fascista non si sarebbe mai limitato al processo elettorale e democratico nel suo tentativo di presa del potere. In Francia, invece, nulla è emerso al di fuori del confronto mediato dalle urne: certo, qualche tono sopra le righe nei dibattiti elettorali ma roba che sta al fascismo come io sto alla Boldrini.

La necessità era quella di ingenerare un timore inesistente, scomodare paralleli storici inconsistenti quando non apertamente ridicoli, spingere sull’acceleratore dell’ansia da salto nel vuoto come ora si sta facendo con il panico da terrorismo islamico. Tutti, in cuor loro, sapevano che un’eventuale vittoria della Le Pen non avrebbe portato alla nascita di una nuova Vichy, eppure per settimane anche il più ardente trotzista ha trasformato De Gaulle nel suo supereroe preferito, citandolo anche quando si parlava di calcio. Perché occorreva creare panico, ora invece il processo elettorale è tornato ad essere ciò che in realtà è: nulla più che un rito stanco e inutile, benevola concessione periodica che le elites al potere garantiscono al popolo al fine di farlo sentire meno residualmente impalpabile. Ditemi una sola proposta che Emmanuel Macron ha avanzato in ambito di politica interna da quando è stato eletto? Per forza, i media hanno trasformato la Francia in Fantasilandia da quel preciso momento, spegnendo i fari del sacro diritto/dovere di informazione davanti al superiore bene dell’Europa.

Di Macron conosciamo la netta opposizione all’addio di Trump agli Accordi di Parigi sui cambiamenti climatici, sappiamo del suo mostrare il petto a Vladimir Putin nel loro incontro a Versailles, minacciando ritorsioni se in Siria si useranno armi chimiche, sappiamo del suo rapporto di amore-odio con la Merkel ma di come sarà la sua Francia, non sappiamo nulla. Anzi no, sappiamo che ha immediatamente chiesto e ottenuto dal Parlamento la proroga dello stato di emergenza, la cui scadenza è passata dal 15 luglio al 1 novembre. Per cosa, poi? Avete più sentito un refolo d ischio terrorismo in Francia? Di più, esistono ancora le banlieue? Penso di no, perché da potenziale pentola a pressione del radicalismo si sono ritrasformate in inferni del quotidiano sociale da ignorare, tanto pericolose quanto silenti: nel meraviglioso mondo di Macron e della sua narrativa, non c’è spazio per lo scontro sociale, la precarietà e il degrado. Macron è il pacificatore del dissenso, il balsamo che calma il dolore, a garza che copre la ferita, il foulard che nasconde la cicatrice.

Attenti a quanto accadrà in autunno qui da noi, perché immagino che lo schema sarà identico verso la Lega Nord e il M5S: evocheranno amicizie e ingerenze russe e tireranno fuori dai cassetti della menzogna i forni crematori di Assad, ci mostreranno cadaveri di bambini annegati al largo delle nostre coste e ci diranno che la risposta a tutto è l’Europa. Una nuova Europa, certo basata sempre sul vecchio architrave della Merkel ma con un duo di supergiovani pronti a grattare via polvere e ruggine, i nuovi Batman e Robin, i gemelli del gol Renzi-Macron, trasposizione politica dei mitici Falchetti e Mengoni de “L’allenatore nel pallone”. E lo stesso varrà per le politiche austriache del 15 ottobre: non una riga sul processo di autodistruzione della coalizione di governo tra socialisti e centrodestra consumatosi dopo la vittoria di Alexander Van der Bellen alle presidenziali ma, state certi, appena i temporali spalancheranno le porte all’autunno, sarà tutto un fiorire di messe in guardia da quei neonazisti dell’FPO.

Ormai è un metodo collaudato, così come è prassi nascondere la verità: nel caso dell’Austria, il fatto che passato il rischio di Norbert Hofer presidente, l partiti al governo hanno perseguito una politica su immigrazione e sicurezza ben più a destra di quella dell’FPO. Senza che nessuno avesse alcunché da dire. Se l’elite chiede ordine è per il nostro bene, se lo fanno i populisti si staglia all’orizzonte il profilo di un nuovo Reich. La cura Minniti al Viminale vi dice nulla? Viviamo nel mondo della post-verità dell’establishment, dell’emergenza continua, della paura e del panico permanenti, della partecipazione politica e dell’attivismo culturale sotto formalina. Siamo quasi morti e non ce ne accorgiamo. Lo faremo, forse, quando ne daranno notizia giornali e tg. Trionfanti.

P.S. Più avuto notizie della terrificante minaccia rappresentata per il mondo libero e democratico dalla Corea del Nord? Novità sui test balistici e la produzione in serie di nuovi missili? Avete notato almeno un trafiletto su movimenti di sommergibili o simulazioni di evacuazione nucleare? Per forza, adesso è tornato in grande stile l’Isis, il brand buono per ogni stagione e ogni nefandezza, il tubino nero della destabilizzazione globalista. Il sovrappeso asiatico può tornare per un po’ a fare compagnia alle tarme nell’armadio della Storia. Salvo ritirarlo fuori, come un maglione ai primi freddi della sera. Si chiama lavaggio del cervello, la chiamano democrazia.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi