Il Matrix odierno nasce nel 1995, a tutela di un mondo di elites. E se Shakespeare ci salvasse?

Di Mauro Bottarelli , il - 50 commenti


L’emergenza terrorismo è talmente seria e grave che negli approfondimenti del mattino non si parla d’altro che dell’approdo del caso Consip al Senato, appuntamento che oggi potrebbe archiviare la parentesi del governo Gentiloni e spalancare le porte al voto anticipato in autunno. E Londra? E Parigi? Tutto passato, tutto archiviato. Del primo caso rimane l’imam eroe che fa trionfare il bene sul male, del secondo il fatto che lo Stato in Francia esiste e a partire da domani porterà la sua risposta repressiva nell’aula blindatissima dai giannizzeri di En Marche! dell’Assemblea Nazionale. Insomma, le imboscate parlamentari sul destino del ministro Luca Lotti fanno più paura dei lupi solitari dell’Isis. E, giudicare da queste foto,


è giusto che sia così, per lo status quo: questa è l’auto dell’attentatore degli Champs Elysées, quella che in base ala versione ufficiale dei fatti sarebbe esplosa al contatto con la camionetta della polizia, carica di una bombola di gas e di armi automatiche e munizione nel bagagliaio. Lascio a voi e alla vostra esperienza di automobilisti, senza bisogno di essere terroristi o artificieri, dare un giudizio al riguardo. Ora, consentitevi un salto logico che vi sembrerà folle ma che non lo è. Questi due grafici


sono strettamente connessi a quell’auto. Anzi, per essere più precisi, alla narrativa che essa sottende. Ieri, per la prima volta dal settembre 2001, la CAPE ratio di Robert Shiller, la quale misura la valutazione del mercato azionario, ha raggiunto il livello 30x. Nella storia del mercato equities, l’unica altra volta che si è operato su valutazioni così alte è stato nel periodo giugno 1997-settembre 2001, quando poi esplose la bolla dot-com. Il secondo grafico, poi, ci mostra come il mercato sia stato così euforico solo un’altra volta. E se proprio vogliamo mettere l’intera questione in prospettiva, questo grafico

ci riassume la follia totale che ha raggiunto il mondo governato dalle elites e dal loro braccio armato, le Banche centrali. Qui abbiamo superato di parecchio il regime degli unicorni al potere, siamo alla follia totale tramutata in sistema finanziario ed economico. Siamo a quella che potremmo definire fase del capitalismo terminale, sia nel senso che il dominio della finanza ha terminato ogni altra opzione e alternativa di modello sociale, sia perché a terminare è anche il tempo a disposizione di una società in cui a pesare è una parte infinitesimale dell’umanità, detentrice però di una quota pressoché totale della ricchezza.

Ed è questo il punto che unisce la foto di quell’auto a quei grafici: il sistema finanziario globalista ha bisogno di paura e disordine per sopravvivere a se stesso. Un tempo, quando ancora contavano concetti come merito, capacità, mark-to-market e fair value, una catena di “attentati” come quella che stiamo vivendo o la tensione da Terza Guerra Mondiale in atto in Siria avrebbero schiantato al ribasso i listini, oggi invece festeggiano sempre nuovi massimi. Le bombe fanno bene agli affari? Sì e non solo per il concetto di warfare su cui basa i suoi profitti il comparto bellico-industriale ma anche sull’aspettativa di nuovo intervento delle Banche centrali in caso qualcosa andasse fuori controllo nel mondo: la FED ha appena alzato nuovamente i tassi e minaccia/promette di farlo altre due volte quest’anno, mentre la BCE continua a smentire l’arrivo anticipato del tapering e la Bank of Japan compra tutto ciò che ha un prezzo, senza guardare troppo alle valutazioni. E’ un rally della paura, finché c’è vivo il timore di rischi al ribasso, il mercato sale, a prescindere dai dati macro. Se quel supporto fondamentale venisse a mancare, allora salterebbe fuori in breve tempo il proverbiale bambino che grida al mondo “il Re è nudo”. E sarebbero dolori. Per tutti, ovviamente ma soprattutto per chi pensava di non dover mai pagare il conto ma soltanto leggere il saldo. Parlo di loro,

ovvero il fatto che, stando a un studio pubblicato la settimana scorsa dal Boston Consulting Group, circa 70 milioni di persone, l’1% della popolazione mondiale, controllano il 45% dei 166,5 trilioni di ricchezza globale. Da qui al 2021, ne controlleranno più della metà: insomma, l’ineguaglianza cresce. E velocemente. E questa dinamica, poi, in America è andata decisamente in overdrive: il 63% della ricchezza privata USA è nelle mani di milionari e miliardari: da qui al 2021, il 70% della ricchezza totale del Paese sarà in mano a quella ristretta, infinitesimale ma potentissima elite, l’1% che conta e tira i fili. E questi due grafici


mettono la questione ancora più in prospettiva: negli USA il 70% della nuova creazione di ricchezza è derivata unicamente dall’aumento del valore dei portafogli di investimento, carta su carta, denaro sul denaro garantito dai giochi di prestigio delle Banche centrali e dal circolo vizioso di emissione di debito corporate a costo zero per operare buybacks azionari che tengano alte le valutazioni, abbassino il flottante e garantiscano il pagamento di bonus e dividendi. Sempre per quell’1%, ovviamente. E il progetto delle elites è che questa Bengodi vada avanti, visto che BCG stima in circa 7 milioni gli americani con un patrimonio di almeno 1 milione di dollari, destinati però a schizzare a 10,4 milioni entro il 2021, un tasso di crescita dell’8% annuo. Al secondo posto, la Cina con 2,1 milioni. Il secondo grafico ci dice invece che in base all’ultimo sondaggio mensile della FED, un quarto dei cittadini americani non riesce a pagare le bollette e il 44% ha meno di 400 euro in contanti di cui poter disporre in caso di emergenze.

E a cosa porta una situazione simile, a lungo andare? A questo,

ovvero al fatto che in base all’ultimo sondaggio YouGov, un totale del 59% degli inglesi interpellati è favorevoli – chi totalmente, chi in parte – alla proposta di Jeremy Corbyn di requisire la case di lusso sfitte a Kensington per alloggiarvi gli sfollati della tragedia della Grenfell Tower. Accidenti, il cosiddetto mercato, le elites dovrebbero avere paura di una percentuale simile in una patria del liberismo come la Gran Bretagna: e invece no, perché questo tipo di capitalismo ha bisogno dei Corbyn. Anzi, ne servono tanti, di più e soprattutto capaci di rimbambire con la loro retorica le masse, soprattutto giovanili. Ed è esattamente quanto accaduto in America con Bernie Sanders, capace di intercettare oltre il 70% dei voti millennials e anche quanto successo alle legislative dell’8 giugno scorso proprio con il Labour di Jeremy Corbyn, ovviamente senza dimenticare l’oggettivo suicidio politico compiuto da Theresa May in campagna elettorale.

Finché esiste la minaccia “comunista”, antagonista e formalmente no-global, il sistema si auto-immunizza dal rischio di crolli: la paura permanente del terrorismo va a braccetto con quella della destabilizzazione sociale, creando il mix perfetto dove le elites possono prosperare. Ma come si fa a far accettare supinamente e senza rivolte reali una situazione simile al 90% dei cittadini mondiali?

Nel settembre 1995, sotto l’egida della Fondazione Gorbaciov, cinquecento fra uomini politici, leader dell’economia e scienziati di primo piano si riunirono all’Hotel Fairmont di San Francisco per confrontarsi sul destino della nuova civiltà, quella capitalistica globale. Dato il tema, il forum si era imposto un’agenda efficientista: la retorica è bandita, tutti i partecipanti avevano a disposizione solo cinque minuti per introdurre un argomento e, durante il dibattito, nessun intervento poteva durare più di due minuti. Dopo un primo giro di interventi, ecco quella che venne definita la questione centrale: nel secolo a venire, i due decimi della popolazione attiva sarebbero stati sufficienti a per coprire l’attività dell’economia mondiale. Quindi, la domanda fondamentale: come avrebbero fatto le elites capitalistiche a mantenere la governabilità del sistema avendo a che fare con un 80% di umanità “in eccedenza”, oltretutto programmata in base proprio ai desiderata del liberismo globalista che stava sorgendo?

Sapete chi sbloccò l’impasse in cui era caduta quella così illuminata consorteria? L’ex consigliere di Jimmy Carter e fondatore della Commissione Trilaterale, il recentemente scomparso Zbigniew Brzezinski, il quale inventò in quel simposio il termine “tittyainment”, contrazione di entertainment e titty. Ovvero, intrattenimento e tette. Cosa significava, all’atto pratico? Quel termine definiva “un cocktail di divertimento avvilente e alimentazione sufficiente, capaci di mantenere di buon umore la popolazione frustrata del pianeta”. Ovvero, ciò che oggi possiamo declinare come l’offerta a pioggia di telefonini a rate, i prestiti facili in 24 ore per andare in vacanza e non sentirsi poveri agli occhi del vicino di casa, il credito al consumo, Netflix come panacea trendy di ogni tv satellitare troppo cara per permettersi l’abbonamento. Che dire, il vecchio Brzezinski ci aveva preso anche quella volta, dopo 22 anni il giochino funziona ancora a meraviglia.

Il sistema ha necessità, per sopravvivere, di quinte colonne e utili idioti, più o meno consapevoli, i quali tradurranno in realtà il sogno della società del profitto puro: la massa destinata sul lungo termine a restare senza lavoro, diverrà nel medio termine – il nostro tempo – il precario, il flessibile, il generazione McDonald’s. E questo, badate bene, non in base unicamente a un cinico calcolo di un simposio di illuminati: è l’OCSE a scrivere che quella massa di lavoratori “non costituiranno mai un mercato redditizio e la loro esclusione dalla società si accentuerà man mano che altri continueranno a progredire”. E’ su questa massa che deve agire con maggiore efficacia il “tittyainment” e una parte fondamentale è giocata dalla formazione scolastica, la quale, per dirla con Jean-Claude Michéa, dovrà impartire l’insegnamento dell’ignoranza, che “implicherà necessariamente che li si rieduchi, cioé che li si obblighi a lavorare diversamente, sotto il dispotismo illuminato di un’armata potente e ben organizzata di esperti in scienze dell’educazione”.

E qual è lo scopo di tutto questo? Ciò che Guy Debord chiamava la dissoluzione della logica: “La perdita della possibilità di riconoscere istantaneamente ciò che importante, ciò che lo è meno e ciò che non c’entra per nulla; ciò che è compatibile o, inversamente, potrebbe essere complementare. Tutto ciò che una tale conseguenza implica e ciò che, allo stesso tempo, essa vieta”. A detta di Debord, “un allievo formato in questo modo si troverà fin dall’inizio al servizio dell’ordine stabilito, quando le sue intenzioni potevano essere completamente contrarie a questo risultato. Egli conoscerà essenzialmente il linguaggio dello spettacolo, il solo ad essergli familiare: l’unico in cui gli è stato insegnato a parlare. Egli vorrà forse mostrarsi nemico della sua retorica ma utilizzerà la sua sintassi”. Riflettete su quest’ultima frase e contestualizzatela all’oggi: non calza alla perfezione per la generazione millennials, quella che garantisce sempre schiere di “volontari” a Soros e compagnia globalista cantante? E, attenzione, quelle parole Guy Debord le ha scritte nel 1967.

C’è poi un’altra priorità strettamente attinente alla necessità delle elites e al ruolo di quinte colonne e utili idioti: l’eliminazione del concetto stesso di common decency, ovvero la necessità di trasformare l’allievo in un consumatore onnivoro, incivile e all’occorrenza violento. Ecco come delinea questo processo Jean-Claude Michéa: “Basta vietare qualsiasi disposizione civica e sostituirla con una forma qualunque di educazione cittadina, ovvero con un polpettone concettuale talmente facile da diffondere che non farà che duplicare il discorso dominante dei media e del mondo dello spettacolo; si potranno ugualmente fabbricare in serie dei consumatori di diritto, intolleranti, litigiosi e politicamente corretti, che saranno proprio per questo facilmente manipolabili e presenteranno il vantaggio non trascurabile di poter arricchire, all’occorrenza, secondo il grande esempio americano, i grandi studi di avvocati”.

D’altronde, in occasione delle elezioni europee del 1994 fu MTV – la tv globalista e ontologicamente direzionata all’ammaestramento delle masse giovanile in nome del rock, divenuto da simbolo di ribellione a vuoto rituale di omologazione – a organizzare una campagna di incitamento verso i giovani affinché partecipassero allo scrutinio “Vota Europa”, uno dei cui padrini fu nientemeno che Jacques Delors. Come diceva sempre Debord, “il dominio spettacolare ha potuto allevare una generazione piegata alle sue leggi”. E’ stata la prima volta ma, come per l’intuizione di Brzezinski, l’esperimento si è rivelato vincente. E la “generazione Erasmus”, cos’è, se non l’indottrinamento indotto all’europeismo declinato in modo e tempo di appartamenti zozzi, scopate a ogni ora, serata in discoteca gratuite e birra a metà prezzo? Non è ciò che Brzezinski, su scala globale, definiva come “tittyainment”, l’arma di sottomissione di massa?

Un tempo era la fantasia al potere che poi, con alcuni, tentò l’assalto al cielo ma quelle stesse parole d’ordine, piegate al concetto globalista dei diritti, sono l’architrave che oggi regge il capitalismo terminale, quello dei soldi sui soldi, dell’esclusione di massa e del rischio zero, visto che vive e prospera all’ombra di quel vero Leviatano che sono le Banche centrali: il ’68 ci ha regalato il 2008? Finanziariamente sì, come altro declinare la crisi subprime se non una speculazione sul falso diritto di avere un mutuo o un auto a rate con rating di credito insufficiente e pagando un capitale? Ora siamo all’asservimento alla religione mondialista e alle sue parole d’ordine: come scrisse Alain Finkielkraut, “i tratti contestatari di un tempo sono le direttive governative di oggi”. Tutto perduto? Magari no, in ossequio al granello d sabbia di brechtiana memoria. In questo breve video

PROTESTERS DISRUPT LIBERAL TRUMP ASSASSINATION FETISH PLAY!

si vede quanto accaduto l’altra sera a Central Park in occasione dell’ennesima messa in scena del “Giulio Cesare” di Shakespeare in versione liberal, ovvero con l’uccisione di Donald Trump come atto finale: alcuni manifestanti pro-Casa Bianca hanno interrotto la piece al grido di “Goebbels sarebbero fiero i voi”, “L’odio liberal uccide” e “il sangue di Scalise è sulle vostre mani”. Qualcosa di primitivo è scattato nella pancia dell’America profonda, qualcosa di impensabile fino a pochi mes fa? Per quanto Trump sia contestabile in mille modi e per mille scelte, ha davvero cominciato a liberare – anche solo a livello istintuale, quasi situazionista – l’animal spirit di un Paese stanco di lobby, corruzione, elites e politicamente corretto?

Un piccolo segnale ci arriva sempre da New York e da quell’opera teatrale, visto che Delta Airlines e Bank of America hanno tolto la sponsorizzazione a “The Public Theatre” che ne garantisce la messa in scena, dopo la scoperta della “modifica” apportata al testo. Max Planck diceva che “la menzogna non trionfa mai totalmente su se stessa ma i suoi avversari finiranno sicuramente col morire”. Magari non sempre. O, magari, non subito. E non per forza da soli.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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