Mezza America crede al Russiagate e Democratici nel caos: scorciatoia per una false flag in arrivo?

Di Mauro Bottarelli , il - 58 commenti


Quando l’altro giorno ho pubblicato l’articolo che paragonava l’attuale operazione di propaganda mediatica incentrata sul Ruassiagate alla Commissione Creel che nel 1916 fu insediata per trascinare il riottoso popolo statunitense all’intervento nella Prima Guerra Mondiale, molti commenti hanno fatto notare come – in punta di teoria della fabbrica del consenso di Chomsky – i tempi siano cambiati e, grazie agli innumerevoli mezzi di comunicazione in più di cui siamo a disposizione, esistono molti anticorpi contro la disinformazione del potere e delle elites. E’ vero, certamente. Ma esistono anche dati di fatto, di cui bisogna prendere atto. Venerdì scorso è stato presentato l’annuale “Digital News Report 2017” del Reuters Institute, un mega sondaggio sullo stato di salute del giornalismo globale basato su interviste a 70mila persone in 36 Paesi di tutto il mondo. Insomma, un termometro di una certa affidabilità.

E quale è stata la risultanza più netta? Il 40% degli intervistati in tutto il mondo crede che i mezzi di comunicazione tradizionali (giornali, tg, siti mainstream) distinguano bene tra fatti e finzione, percentuale che scende al 24% per i social network. Insomma, al netto di tutto, i media mainstream godono ancora di maggior fiducia rispetto all’informazione alternativa che circola attraverso i social e le condivisioni sugli stessi. E questo, soprattutto tra i giovani nella fascia di età critica, quella 18-35 anni dei cosiddetti millennials. E l’Italia? Al primo posto dei siti più consultati dagli italiani per informarsi c’è “Repubblica.it” con il 28%, al secondo “Tgcom24.it” con il 27%, poi “Skytg24” con il 26%, il sito dell’Ansa con il 21% e il “Corriere.it” con il 20%. Insomma, al netto di telegionali e quotidiani cartacei, l’italiano medio quando si informa on-line cerca – e si fida – del mainstream. E cos’è il mainstream in Italia?

Questo, ad esempio:

la vignetta di ElleKappa apparsa l’altro giorno su “Repubblica” dopo l’ennesima bufala del “Washington Post” relativa al Russiagate, ovvero che CIA e Obama sapessero della decisione di Putin di colpire Hillary Clinton mesi prima delle elezioni, di fatto la prova provata dell’interferenza del Cremlino a favore di Donald Trump. Il quale, per quanto lo di dipinga come un buzzurro, ha risposto alla canea scatenata da quello scoop con questo semplice, lineare e logico tweet:


ovvero, se tutti sapevano, perché nessuno ha fatto un cazzo e ve la prendete con me? Un tweet, quello del presidente, che è anche una risposta indiretta all’articolo pubblicato ieri dal “New York Times”, il quale ha preparato un elenco di tutte le bugie dette dal presidente agli americani dal giorno della sua elezione a oggi. Sarebbe troppo facile chiedere ai valenti giornalisti del quotidiano newyorchese perché non sia mai punta loro vaghezza di fare lo stesso con Barack Obama o Hillary Clinton ma soprassediamo, queste cose lasciano il tempo che trovano. Il problema è cosa non hanno detto i giornali americani ai loro lettori, riempiendo con questa immondizia i chioschi e l’etere. Ad esempio, che il campione dell’America onesta e socialista, Bernie Sanders e sua moglie, Jane, hanno assunto un avvocato nell’ambito di un’indagine dell’FBI su una potenziale frode bancaria. Gli investigatori stanno esaminando le accuse in base alle quali Jane Sanders avrebbe falsificato dei documenti per ottenere prestiti per il Burlington College, quando ne era il rettore.

La scuola del Vermont è stata chiusa nel maggio 2016 per fallimento e per non aver rispettato gli standard di certificazione. Inoltre, si indaga anche per capire se, eventualmente, sia in qualche modo coinvolto anche l’ex candidato alle primarie democratiche. Il college dello Stato del New England ha iniziato ad affrontare difficoltà finanziarie durante il mandato di Sanders dal 2004 al 2011, accumulando 10 milioni di dollari di debiti, in seguito all’acquisto di un nuovo campus nel 2010. E la moglie del senatore, stando alle accuse, avrebbe falsificato delle informazioni proprio sui documenti per ottenere i prestiti per il nuovo campus. Insomma, roba grave, soprattutto in un Paese come gli Stati Uniti. Perché nemmeno un tg ha dedicato spazio alla notizia? Eppure parliamo di un’indagine federale per frode che toccherebbe l’uomo che ha quasi spodestato la Clinton alle primarie, l’uomo sulla cui onestà ci hanno frantumato i coglioni per settimane: perché se Trump scoreggia in ascensore scattano le prime pagine e per altri no?

Ma c’è di peggio che i media, gli stessi di cui comunque i cittadini si fidano più delle fonti alternative, ci hanno nascosto. Ad esempio, il fatto che forse il meccanismo stia andando incontro al più brechtiano negli inceppamenti, visto che l’ultimo sondaggio Harvard-Harris pubblicato ieri dimostra come per il 64% degli americani pensi che le indagini sulle collusioni fra Trump e la Russia stiano facendo del male al Paese, mentre il 56% pensa che sia ora che il Congresso e i media comincino a occuparsi di altri argomenti, come sanità, terrorismo, sicurezza nazionale e occupazione, contro il 44% che ritiene invece che il focus vada mantenuto su Mosca. Quindi, la maggioranza degli interpellati ritiene il Russiagate una cortina fumogena per evitare di parlare d’altro ma c’è ancora un 44% che invece crede a quella narrativa: ed è su di loro che puntano i media e il Deep State. Per ottenere un “effetto gregge” esattamente simile a quello dei vaccini, un’epidemia di propaganda che contagi con i rapporti quotidiani la più larga fetta di popolazione possibile. Ma ancora pù grave è stato nascondere quanto stia accadendo al riguardo dentro al Partito Democratico statunitense, un qualcosa al cui confronto il nostrano PD appare un’oasi di concordia. Questo banner

sta infatti furoreggiando dopo la sconfitta del candidato democratico nelle elezioni in Georgia della scorsa settimana, un chiaro atto d’accusa contro Nancy Pelosi, la Speaker democratica alla House of Representatives. La quale è finita nel mirino di molti deputati e senatori del Partito, i quali ne chiedono la testa. L’accusa è pesante: quello dei Democratici è un brand che, nella testa della gente, viene percepito come ancor peggiore di quello di Trump. Per Filemon Vela, rappresentante democratico della Florida, “Nancy Pelosi non è stata la sola ragione della sconfitta di Ossoff in Georgia ma è stata certamente una ragione. Solo un idiota può pensare di vincere alla House con la Pelosi al vertice”. E se c’è qualcuno che difende la Pelosi è proprio Trump, il quale ha ironicamente invitato i Democratici a mantenere la Speaker al suo posto con questo tweet,


la fronda interna diventa ogni giorno più pesante e, paradossalmente, chi la guida ha una grossa criticità da muovere verso il gruppo dirigente dei vari Pelosi, degli Schumer e degli Obama: parlare troppo di Russia! Il democratico dell’Ohio, Tim Ryan, il quale ha recentemente sfidato proprio la Pelosi per la leadership, sta infatti guidando una minoranza interna di democratici per denunciare “il focus irrazionale che la leadership del Partito sta ponendo sul cosiddetto Russiagate”.

Ecco le sue parole: “Non possiamo parlare solo di Russia, perché in Ohio la gente non parla così tanto di Russia, di Putin o di Michael Flynn. Si preoccupano di come pagare il mutuo, di come mandare i figli al college o del saldo della bolletta della luce. E se non parliamo di più di ciò che davvero interessa loro, continuando a parlare unicamente di quanto siamo arrabbiati con Donald Trump, allora non saremo mai più in grado di vincere un’elezione”. E che la situazione sia ormai talmente ridicola da andare fuori controllo, ce lo mostra quanto fatto dalla CNN:

ovvero, evitare di mandare in onda un già annunciato servizio riguardo strani investimenti russi di Trump attraverso Anthony Scaramucci. E se quest’ultimo l’ha buttata sul ridere con questo tweet,


la natura stessa della Rete appare implacabile ed ecco, quindi, quali sarebbero stati i fantasmagorici e straordinari contenuti del servizio in questione.

Una cagata, esattamente come tutto quanto stanno pubblicando sul tema Russia sia il “Washington Post” che il “New York Times”. Ora, duplice problema: non è che lo svelare, come ha fatto appunto il Post, il fatto che Obama sapesse e non abbia fatto nulla per evitare le interferenze russe, sia stato un attacco del Deep State più verso l’ex presidente che contro Trump? Inoltre, appare strano questo improvviso fuoco di fila contro la leadership democratica e le sue forze più autorevoli; Pelosi sotto attacco politico, Obama sputtanato e Sanders sotto inchiesta federale per frode. Dobbiamo attenderci a breve qualcosa contro HIllary? E, soprattutto, il Deep State vuole teleguidare una Bolognina del Partito Democratico?

Il problema è che, al netto di tutto questo caos, in America pare che nessuno abbia pienamente in mano il timore del potere. Una situazione ideale per i cavalieri di ventura e le anime nere, gente che la gestione del caos la conosce bene, essendone il creatore. E, riprendendo il sondaggio del Reuters Center e la vignetta di ElleKappa, dobbiamo porci il problema: anche i media italiani puntano tutto su quella fetta di pubblico che si sta bevendo le balle sul Russiagate per ottenere l’effetto gregge? Date un’occhiate a titoli dei giornali e servizi su tg, siti di informazione mainstream e canali all-news e rispondetevi da soli. Vi faccio solo un paio di brevi esempi. Ricordate tutti l’attentato di Manchester immagino, quello che straziò il cuore dell’Occidente e rilanciò il grande stile la lotta globale al terrorismo.

Bene, sempre il “New York Times”, dopo aver bruciato l’intelligence britannica, rivelando il nome dell’attentatore, pubblicò in esclusiva alcuni scatti dei resti dell’ordigno utilizzato nella strage. Ecco cosa scrisse, come riportato da Askanews su fonte Associated France Press: “New York, 24 mag. (askanews) – La bomba utilizzata dall’attentatore suicida di Manchester era potente e sofisticata, secondo quanto risulta dalle foto della polizia britannica pubblicate dal quotidiano statunitense the New York Times. L’analisi delle foto non consente di stabilire il tipo o la quantità di esplosivo, ma permette di dedurre che si trattava di un ordigno artigianale fabbricato con cura e le stesse schegge metalliche di cui era dotato disposte con metodica attenzione per provocare il maggior danno possibile, secondo degli esperti artificieri interpellati dal Nyt”.

Bene, ora un’altra notizia, questa ben più fresca perché riferibile a ieri: la 26enne convertita all’Islam, Lara Bombonati, è stata infatti arrestata nell’Alessandrino, mentre era in procinto di ripartire per la Siria come foreign fighter nelle fila dell’Isis, contesto in cui aveva trovato la morte il giorno di Santo Stefano il marito, Francesco Cascio, anch’egli militante straniero dello Stato islamico.

Ora, direte voi, che nesso c’è tra queste due notizie e l’attività propagandistica del media? Semplice, non avendo il Russiagate grosso appeal tra l’opinione pubblica europeo, occorre picchiare duro sull’allarme terrorismo. E cosa abbiamo scoperto ieri, in contemporanea con il fermo della foreign fighter piemontese? Che l’attentatore di Manchester ha preparato la bomba seguendo le istruzioni su un video-tutorial di YouTube. Niente cura, metodo, professionalità come detto a fine maggio dal “New York Times”: un lavoro da principiante, da novizio. Magari con un particolare talento ma non il lavoro di un mago degli esplosivi, sintomo di una regia molto in alto dentro all’organigramma del Califfato.

E cosa è accaduto venerdì, il giorno prima di queste due rivelazioni? Il Vertice europeo ha trovato un accordo proprio su contrasto dei foreign fighters e lotta al reclutamento e all’addestramento sul web, un qualcosa che permetterà l’adozione di misure straordinarie da parte degli Stati membri, come il dispositivo che permette alla polizia tedesca di hackerare i messaggi di WhatsApp, con quelli che già a Berlino chiamo i “trojans di Stato”. Serve altro o vi bastano queste meravigliose coincidenze temporali e omissioni?

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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