Moneta Digitale: Analisi di un Hard Fork Difensivo ( #bitcoin )

Di FunnyKing , il - 1 commento

Nota di Rischio Calcolato: vi consiglio di leggere con attenzione il seguente articolo, cerca di essere meno tecnico possibile su una materia astrusa ovvero UASF e le contromisure perse da Bitmain che si candida seriamente a sostituire Bitcoin Core / Blockstream alla guida dello sviluppo di bitcoin. Viene spiegata la complessità e la malizia (tutta cinese) della mossa di difesa e insieme di attacco alla minaccia portata da UASF.

da Sway.con

Il 14 Giugno 2017 Bitmain, il produttore cinese di circa il 90% degli apparati di mining per Bitcoin, in particolare di quelli più energeticamente efficienti ha scritto un articolo nel suo blog dove a descritto il suo piano a come reagire in caso avvenga il minacciato UASF.

Molti che hanno commentato a caldo non hanno colto i dettagli e sembrano essersi solo fermati ad una superficiale comprensione del piano presentato. Cercherò di spiegare i dettagli che rendono estremamente interessante il piano e non una semplice reazione riflessiva ad una minaccia.

Gli obiettivi dei contendenti

Il team di sviluppo del client Core ha spinto per l’attivazione di SegWit con il 95% di supporto da parte dei minatori; ma il 40% è contrario, il 28% si astiene e solo il 32% vota a favore, quindi non c’è nessuna possibilità che possa essere attivato prima di Novembre 2017.

Di fronte a questa resistenza inaspettata c’è stato, nelle scorse settimane, un movimento spontaneo, guidato da uno sviluppatore sconosciuto e supportato da almeno due membri del team Core, che ha perorato la causa dell’UASF (User Activated Soft Fork).

UASF afferma di avere il supporto dei nodi “economici”, che la “comunità” vuole SegWit, etc. e che i miners che si rifiutano di supportare SegWit stanno intenzionalmente rallentando lo sviluppo della rete e che questi sono un pericolo per la sicurezza di Bitcoin.

Di conseguenza, avendo creato uno scenario in cui sono le vittime innocenti di un malvagio capitalista, giustificano il loro piano di implementare un soft fork dal primo Agosto 2017, non accettando i blocchi che non supportano SegWit.

Dall’altro lato, AntPool e molti altri miners sono interessati a scalare on chain ed aumentare il numero di transazioni possibili ogni secondo che trovino posto nella blockchain. Essi ritengono che il Team Core sia influenzato pesantemente da alcuni prominenti sviluppatori che hanno un enorme conflitto di interesse, essendo dipendenti o soci di una azienda che sviluppa soluzioni di scaling off-chain e quindi ha interesse a mantenere i problemi di scaling on-chain di Bitcoin per forzare gli utenti ad usare le soluzioni che lei vende. Di conseguenza vede SegWit come una polpetta avvelenata che, se accettata, renderebbe l’ecosistema di Bitcoin dipendente da Blockstream (da eventuali brevetti, etc.) per decenni. L’insistenza degli sviluppatori di Bitcoin Core a non permettere un qualsiasi aumento delle dimensioni del blocco, anche di fronte ad un aumento di 500 volte delle commissioni pagate in un paio di anni, prima che sia attivato SegWit serve solo ad aumentare il clima di sospetto e diffidenza.

L’esistenza di UASF e la minaccia è vista come l’ennesimo tentativo del team Core e Blockstream di forzare la mano ai miners e fare gli interessi degli sviluppatori danneggiano i miners, gli utenti e bloccando la diffusione mondiale di Bitcoin.

La minaccia

La minaccia di UASF (supportata direttamente e indirettamente dal team Core e da Blockstream anche se ufficialmente negano ogni connessione) è rivolta ai miners che non supportano SegWit.

Dopo all’attivazione di UASF, se una minoranza consistente dei minatori dovesse aderire a questo soft fork, e la blockchain avrebbe due rami in concorrenza.

I due gruppi seguirebbero regole differenti, per cui la minoranza non accetterebbe i blocchi della maggioranza dopo il fork, ma la maggioranza considererebbe validi i blocchi del ramo minoritario. Il primo blocco minato dalla maggioranza che non segua le regole della minoranza sarebbe rifiutato dalla minoranza. Il soft fork della minoranza causerebbe un hard fork della maggioranza che non riconosce le regole aggiuntive della minoranza.

Con un po’ di fortuna, la minoranza potrebbe riuscire a minare due blocchi consecutivamente prima che la maggioranza riesca a minare il successivo. In questo caso, la maggioranza accetterebbe la catena della minoranza e il minatore il cui blocco è stato rifiutato dalla minoranza perderebbe la sua ricompensa. A seconda delle dimensioni della minoranza, il primo blocco minato potrebbe avere seria possibilità di essere reso orfano. Ad esempio, se tutti i minatori che votano SegWit attualmente (circa il 33%) supportassero le regolde dell’UASF, il primo blocco minato dal restante 66% avrebbe il 25% di essere reso orfano immediatamente, un ulteriore 12.5% di essere reso orfano dopo che un altro blocco è stato minato dopo di lui, etc. Il totale è del 50%, concentrato nei primi uno, due e tre blocchi.

Un minatore che non desideri rischiare questa perdita potrebbe decidere di seguire le regole UASF e segnalare il suo supporto per SegWit anche contro la sua volontà. Questo farebbe salire la percentuale di minatori che supportano UASF, rendendo sempre più difficile opporsi all’attivazione di SegWit.

La strategie è semplice: una minoranza radicalizzata e disposta ad accettare delle perdite può minacciare gli individui più “moderati” e forzarli a supportare la sua fazione fino a farle raggiungere il potere e il controllo desiderato.

La reazione (UAHF)

La radicalizzazione di una minoranza e l’utilizzo delle minacce contro gli elementi più moderati che si oppongono alla minoranza per forzarli a supportare la minoranza a cui si oppongono non è una strategia nuova.

La reazione è prevedibile: una parte della maggioranza con maggiori interessi da difendere o semplicemente più combattiva, si radicalizza a sua volta e decide di smettere di cercare una soluzione consensuale. Prima perché la minoranza ha dimostrato ripetutamente che non vuole accettare nessun compromesso, secondo perché ha cominciato a usare le minacce per ottenere i risultati che la persuasione non è riuscita ad ottenere.

La minoranza che supporta lo scaling on-chain (i blocchi grandi per semplificare) decide di attivare in risposta ad UASF un Hard Fork per i blocchi grandi. E dato che non vuole dare la possibilità al suo ramo di essere riorganizzato nel ramo UASF, nel caso che UASF abbia una catena temporaneamente più lunga, aggiunge un SF che impone ai blocchi minati di essere di una dimensione maggiore di 1MB. In questo modo i blocchi minati sul ramo UASF non potranno essere accettati sul ramo UAHF e viceversa.

Di conseguenza, c’è la possibilità che dopo l’attivazione di UASF ci siano 3 rami attivi della blockchain.

E qui i particolari del piano iniziano ad essere importanti, perché lo scopo della minoranza UAHF è quello di ottenere i blocchi grandi, non solo di non attivare SegWit, mentre lo scopo della minoranza UASF è di attivare SegWit e non permettere uno scaling on-chain.

I tre rami non avranno un unico punto di partenza:

1) il ramo UASF partirà per primo (con forse il 30-33% al massimo) di hash rate

2) dalla maggioranza, con il 66% circa dell’hash rate, 12 ore dopo si staccherà il ramo UAHF, che attualmente ha circa il 40% dell’hash rate.

3) quindi avremo UASF con il 30-33% dell’hash rate, UAHF con il 40% dell’hash rate e il ramo legacy con 27-30% dell’hash rate.

Conseguenze dell’UAHF

Le conseguenza sono interessanti:

I minatori che rimangono sul ramo legacy che hanno minato nelle 12 ore precedenti, anche se hanno un notevole vantaggio in termini di blocchi rispetto al ramo UASF, adesso rischiano di avere un hash rate minore e di essere superati dal ramo UASF ad un certo punto qualche ora dopo. Il che significa perdere tutti i blocchi minati dal momento del fork UASF a favore dei minatori UASF. Oppure seguire il ramo UAHF e tenere le monete guadagnate.

Volendo essere maliziosi, i minatori del ramo UAHF possono decidere di dedicare un po’ di hash rate alternativamente al ramo UASF e al ramo legacy, per prolungare l’agonia e il costo di mantenere entrambi i rami per entrambi i due gruppi. Entrambi i rami UASF e legacy avrebbero circa 1/3 dell’hash rate pre-fork e quindi troverebbero 1/3 dei blocchi nello stesso periodo di tempo (in media due all’ora invece di 6). Questo causerebbe una riduzione uguale della capacità di confermare le transazioni su questi rami e un aumento stratosferico delle commissioni da pagare per averle confermate in tempo. I 5$ a cui siamo arrivati recentemente non sono nulla in confronto a quello che potrebbe succedere in quel momento.

Il ramo UAHF, al contrario, anche con solo il 40% dell’hash rate, ma blocchi da 2 MB, subirebbe una riduzione molto minore della capacità totale e potrebbe confermare l’80% delle transazioni rispetto a prima del fork. Questo se non viene deciso di passare direttamente a blocchi da 4 o 8 MB e ottenere una capacità del 160% p del 320% rispetto a prima.

Rinforzare gli incentivi

L’annuncio che AntPool minerà, con parte del suo hash rate, la catena UAHF privatamente (da solo o con altri partner) immediatamente dopo l’attivazione di UASF non è quello che sembra. Quello che è visibile è solo che una parte dell’hash rate non viene più utilizzato sul ramo legacy.

Di conseguenza il ramo UASF ottiene una percentuale maggiore rispetto al ramo legacy a parità di hashing power utilizzato. E quindi è molto più probabile che possa fare danni e continui a minare per un periodo più lungo.

AntPool ha anche affermato che, se un consistente gruppo di minatori sta già minando un ramo con blocchi grandi, potrebbe decidere di unirsi a quel ramo e rinunciare ai blocchi che ha minato in precedenza.

Ma, se vogliamo essere maliziosi, nulla impedisce che l’hash rate non impiegato da AntPool sul ramo legacy supporti l’hash rate UASF per renderlo ulteriormente più pericoloso per il ramo legacy e i suoi minatori. Invece di avere max 33% contro 66%, 40%-60% è molto più rischioso. Si supporta la chain legacy per un periodo, in modo che ottenga un vantaggio sufficientemente sicuro (diciamo 6-8 blocchi – 2-3 ore) e poi si toglie il vantaggio, mantenendo la distanza invariata.

Alla dodicesima ci si unisce, con tutto l’hash rate, ai minatori alleati che stanno già minando un ramo dai blocchi grandi, lasciando i minatori sulla catena legacy a decidere se seguire UAHF oppure perdere la loro ricompensa finendo superati dal ramo UASF. E sapendo che, senza il 40% dell’hash rate, la capacità del ramo in cui ci si trova è severamente ridotta per almeno 3 settimane, mentre il ramo concorrente non ha questo problema anche con un hash rate minore.

Teniamo anche conto che se la distanza, in numero di blocchi, tra il ramo UASF e il ramo legacy rimane costante e limitata, e quindi una piccola variazione dell’hash rate può permettere al ramo UASF di superare il ramo legacy, le monete minate dal ramo legacy perdono valore perché possono essere invalidate da un momento all’altro senza preavviso.

La situazione del ramo legacy sarebbe tale per cui i minatori legacy sono costretti a decidere se aderire, in anticipo, a UASF oppure implementare un fork di qualche genere che invalidi permanentemente UASF (tipo invalidare tutti i blocchi che supportano SegWit) oppure aderire a UAHF. Non scegliere significa perdere denaro, minare blocchi che vengono continuamente resi orfani da UASF e, 12 ore dopo, da UASF e UAHF.

Effetti

Mentre UASF minaccia i minatori della maggioranza con una possibile perdita monetaria (a costo di rischiare una maggiore perdita per i minatori UASF), i minatori indecisi possono sfruttare il fatto di essere nella maggioranza per ridurre i loro rischi senza fare nulla.

La reazione di UAHF avvisa gli indecisi che c’è un costo da pagare quando si decide di non decidere. Ed è un costo inevitabile.


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