Nel Paese degli sbarchi a go-go, ci servono 10 blindati e 80 celerini contro abusivi e movida?

Di Mauro Bottarelli , il - 49 commenti


La vicenda è stranota, visto che ne hanno parlato tutti i telegiornali, i siti d’informazione e impazza sui social. Ieri sera, in ossequio al decreto Minniti e per vigilare sull’ottemperanza a un’ordinanza del sindaco, Chiara Appendino, contro la vendita di alcool da asporto dopo le 20, un’ottantina di celerini sono entrati in piazza Santa Gulia a Torino, cuore della movida del quartiere Vanchiglia. Detto fatto, quello che doveva essere un controllo si è tramutato in scontri furibondi con appartenenti ai centri sociali, con tanto di feriti da entrambe le parti e danni ai locali e alle strutture. Ovviamente, la dinamica è tipica di situazioni simili: la polizia dice di essere stata aggredita da chi si è ribellato, in difesa della vendita abusiva di alcool, mentre gli appartenenti ai centri sociali parlano di un’aggressione in piena regola degli uomini in assetto anti-sommossa, a colpi di manganellate anche nei confronti dei normali cittadini che stavano prendendo l’aperitivo. Questi filmati

Scontri e violenza nella movida torinese, notte di caos nel quartiere Vanchiglia

Torino, ordinanza anti vetro: scontri tra polizia e centri sociali

MALAMOVIDA. Torino, cariche della polizia (1)

MALAMOVIDA. Torino, cariche della polizia (2)

A Torino sangue e caos durante la movida: la polizia carica centri sociali e clienti dei bar

mostrano tutto e niente in effetti. Si parla di un coltellata contro un agente, una bottigliata contro un altro e un pugno in faccia a una poliziotta. Ma si parla anche di manganellate gratuite e controlli decisamente eccessivi anche nei confronti di famiglie con bambini. Non ero lì, quindi devo ascoltare le due campane e poi soppesare, dare giudizi sarebbe scorretto. Ci pensano già i Sallusti della situazione in versione “Sbatti il mostro in prima pagina”.

Ora, chiariamo subito un paio di cose. Non sopporto chi scambia il suo diritto a divertirsi con quello di rovinare la vita altrui, quindi un bel controllo sui quartieri della cosiddetta “movida”, anche soltanto per evitare che chi il giorno dopo deve andare a lavorare, debba stare forzatamente sveglio per il baccano di chi non fa un cazzo, è benvenuto. Inoltre, l’abusivismo è un reato, tanto più che colpisce al cuore onesti esercenti che pagano già per una licenza, quindi va contrastato. Infine, se attacchi o insulti un poliziotto, non puoi sperare di farla franca, soprattutto se ti definisci antagonista: ogni azione comporta una reazione. E quello che reagisce, nella fattispecie ha un manganello in mano.

Detto questo, viene da chiedersi se questo sfoggio di muscoli valga la candela: non sarà che il profumo di elezioni anticipate abbia un po’ forzato la mano dalle parti del Viminale? Perché al netto del sacrosanto contrasto di quanto ho elencato prima, stiamo pur sempre parlando di gente che vende abusivamente bottiglie di birra o fa un po’ di casino, non di terroristi o mafiosi o narcotrafficanti. Muovere 80 agenti in assetto anti-sommossa e 10 blindati per dei controlli che normalmente spettano all’annonaria o a due volanti, mi pare decisamente ridicolo prima che esagerato. Siamo, purtroppo, nel solco di quella solenne pagliacciata che è stata la retata in Stazione Centrale a Milano, una tantum repressivo che ha portato come massimo risultato il fatto che qualche fermato abbia scoperto in Questura di aver ottenuto lo status di rifugiato. Verrebbe automatico e scontato paragonare l’attitudine da “ti piace vincere facile” di ieri sera a Torino con la clamorosa figuraccia patita dal Viminale nella ricerca di Igor il russo, però è naturale che sia così.

E non tanto per il fatto specifico, quanto perché è talmente macroscopica la messe di illegalità ben più seria e tollerata presente in questo Paese, da far allargare le braccia. Perché quei celerini e i loro manganelli non vanno in stazioni e parchetti delle città a dare una bella ripulita dalla feccia che li abita, ormai in maniera stanziale? Ma non come a Milano, uno spot ridicolo di un giorno e poi tutto come prima. Se le forze dell’ordine sono sottodimensionate, è il caso di mobilitare 80 uomini per 100 euro di nero vendendo bottiglie di Birra Moretti? O forse il cuore del Viminale sarebbe per il sì ma la mente, ovvero l’appartenenza politica e il calcolo elettorale, per il no?

Nel Paese degli sbarchi continui e senza fine, dei centri di accoglienza fuori controllo e tramutati in suk e bordelli, delle città invase da nullafacenti di varia risma che aumentano il degrado già pre-esistente, davvero è serio mandare gli agenti anti-sommossa contro la movida? Cos’è, abbiamo dichiarato guerra al mojito in nome della sicurezza, la quale da qualche mese – giova ricordare – è valore di sinistra? C’è un problema con i centri sociali a Torino? Lo risolvano sindaco, questore e prefetto con atti amministrativi e poi, eventualmente, con sgomberi ma la retata stile G8 di ieri sera che senso ha? C’è un problema di abusivismo? Si dia vita a una task-force della polizia municipale per stroncare il fenomeno, invece di usare i vigili solo come bancomat delle amministrazioni comunali, attraverso la politica di multe selvagge.

Non si può passare dall’atteggiamento del “vietato vietare” allo stato di polizia senza soluzione d continuità, perché si appare ridicoli. E se Marco Minniti non è da annoverarsi nella categoria, gioca ricordare che fino alla scissione di Bersani e soci, dentro al PD l’ala sinistra che flirtava spesso e volentieri con i centri sociali, soprattutto nelle amministrazioni comunali dove si chiudeva un occhio, era decisamente presente. E radicata. La svolta renziana dell’ordine e della sicurezza deve passare dai celerini che controllano i documenti a chi si sta bevendo una birra? Non vi pare di essere vagamente passati da un estremo all’altro?

Ma c’è un problema. Torino ha reso possibile e giustificabile il blitz di ieri con quanto accaduto il 3 giugno scorso durante la finale di Champions League in piazza San Carlo, quando un falso allarme ha scatenato il panico, reclamando la vita di una giovane donna e centinaia di feriti negli ospedali per traumi da schiacciamento ma, soprattutto, tagli. Già, perché in barba alla stessa ordinanza che ieri è stata fatta rispettare in assetto anti-sommossa, quel sabato sera la piazza era piena di abusivi che vendevano bottiglie in vetro, tutte finite per terra e tramutatesi in altrettante lame acuminate per chi ci cadeva sopra. Detto fatto, per evitare quello scempio, passiamo alla versione Cile 1973 dell’ordine pubblico e della somministrazione di bevande. Chiedo venia, chi doveva gestire l’ordine pubblico quel 3 giugno, gli esercenti della Vanchiglia che, oltre a pagare tasse e balzelli a Stato e Comune, ora rischiano di vedere calare e non poco l’afflusso di clientela?

Juve-Real, a Torino scoppia il caos: le immagini del panico

TORINO PIAZZA SAN CARLO INDIVIDUATO DALLA DIGOS IL RAGAZZO CHE AVREBBE SCATENATO IL CAOS

O forse sindaco, prefetto e questore, questi ultimi due responsabili dell’operato delle forze dell’ordine in città? Non è che certi metodi e certe dimostrazioni muscolari sono la prova generale di quanto ci aspetta in autunno, quando con ogni probabilità il combinato di crisi economica globale e criticità interna italiana potrebbe tramutare il Paese in una pentola a pressione? Viene da chiederselo, perché se è palese lo strabismo gestionale dell’ordine pubblico, visto che i cosiddetti migranti fanno il cazzo che gli pare ma si scatena la Delta Force contro chi vende birra abusivamente, occorre anche notare una certa discrepanza di comportamenti nella gestione delle piazze.

Davvero molta la risolutezza usata contro i manifestanti di CasaPound giovedì scorso al Senato, rispetto alla politica di limitazione del danno posta in essere verso i no-global. Certo, ieri sera sono stati proprio gli antagonisti a doversela vedere con la polizia ma per mera coincidenza di opportunità: occorre mandare un segnale alla mala-movida e, se ti trovi proprio lì, paghi il prezzo anche tu, rosso o nero che tu sia. Sabato prossimo, CasaPound ha organizzato una manifestazione nazionale a Roma contro la legge sullo ius soli: vedremo come andranno le cose.

E’ innegabile però che, dal Belgio alla Francia, dal Regno Unito alla Germania fino al nostro Paese, l’allarme terrorismo stia garantendo sempre più ampliamenti delle zone di intervento di polizia e intelligence, limitando gli spazi non solo fisici ma anche intellettuali, vedi le censure sempre più forti legate all’attività della Rete. Io sono per l’ordine e la legalità, non voglio merda che circola per la mia città a molestare donne, rubare, spacciare e quant’altro: quindi, formalmente più polizia non è un problema, anzi. Il problema è che quella stessa polizia rappresenta e difende uno Stato che manganella chi ti vende una Moretti da 66 centilitri e fa sbarcare cani e porci nei suoi porti in nome di un supposto dovere dell’accoglienza che, altro non è, se non buonismo elettorale peloso e bacino di business per ONG, associazioni e cooperative, tutte orientate nel verso politico dell’esecutivo.

Questo non è mantenimento dell’ordine, questa è una palese strategia tesa a intimorire i cittadini normali e perbene, quelli che non hanno mai violato una legge in vita loro e che, magari, un domani potrebbero essere talmente esasperati da decidere di scendere in piazza per la prima volta in vita loro. Contro la disoccupazione, le tasse, il precariato, le delocalizzazioni, i campi rom e i centri d’accoglienza sotto casa. Meglio far loro capire subito che aria tira, visto che essendo brava gente si spaventa subito e decide che non vale la pena di rischiare guai. Un antagonista di certo non cambia modo di essere e agire per una manganella in più, anzi magari stasera mostrerà il livido come una cicatrice di guerra, mentre beve una birra – su cui non paga tasse – al centro sociale.

I migranti? Quelli stanno in una botte di ferro, la Boldrini li difende se non hanno il wi-fi e protestano, figurati cosa sarebbero pronti a fare i progressisti al governo se dovesse volare anche una sola manganellata nei loro confronti. Loro sono vittime, scappano dalla guerra e dalla fame. Voi, invece, siete solo stronzi che pagano le tasse e vivono da precari. E avanti di questo passo dovrete scappare da una manganellata, mentre state bevendo una birra. O gridando in piazza che la misura è colma e che di altri clandestini non ne volete. Sbaglierò ma Torino mi pare un laboratorio, esattamente come lo fu l’Alto Adige negli anni Settanta.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi