Il “terrorista” di Parigi aveva un regolare porto d’armi. Ve lo dico in francese: andate a cagare

Di Mauro Bottarelli , il - 48 commenti


Devo dire che anche oggi l’approfondimento pomeridiano di SkyTg24 non ha deluso le aspettative, un Muppet Show appena un filino meno serio dell’originale ma intento a sviscerare contenuti di grande profondità. Tema, il terrorismo. A cominciare da Londra, dove – en passant – si è ricordato che l’autore dell’attacco alla moschea di Finsbury Park (diciamo nelle sue adiacenze) è un disoccupato di 47 anni con problemi mentali. Poi, dotte disquisizioni sulla necessità di non ghettizzare, analisi sul fallimento o meno del progetto multiculturale britannico e, ovviamente, un richiamo al vero allarme del momento: il pericolo xenofobo e l’islamofobia. Stando alle ultime risultanze delle indagini, il nostro vendicatore dell’anglicanesimo sarebbe partito da Cardiff in furgone direzione nord di Londra “perché si è radicalizzato nel suo odio per gli islamici dopo l’attentato di Tower Bridge”.

Cazzo, alla faccia della radicalizzazione, cosa ha fatto un corso per corrispondenza? Esiste il CEPU del terrorista xenofobo? La Scuola Radioelettra del gallese islamofobo? Sono bastate due settimane per passare da anonimo cittadino di un sobborgo di Cardiff a squilibrato che prende un van a noleggio, fa 200 chilometri e, arrivato a Londra, tenta di investire cittadini islamici in uscita dalla moschea? Di più, una volta salito sul furgone della polizia dopo l’arresto, saluta, fa “ok” con il dito, manda baci e pare abbia detto “Io ho fatto la mia parte”? Abbassarsi le mutande, mostrare il culo e azzardare un passo di merengue, no?

D’altronde, c’è da capirlo: come trattenere l’entusiasmo dopo aver investito una decina di persone senza fare nemmeno un bozzo al furgone? Insomma, un pazzo. Ma dalle testimonianze dei suoi vicini di casa non compariva questo profilo psichiatrico, solo una persona l’aveva definito violento, gli altri si sono detti tutti stupiti, erano increduli e sotto shock. Oltre all’islamofobia, per caso anche i problemi mentali sono sorti dopo Tower Bridge? Chissà, di certo esistono metodi per indurre qualcuno già predisposto a compiere atti violenti e in Gran Bretagna ne sanno qualcosa, basti ricordare le operazioni psyops di guerra psicologica poste in essere in Irlanda del Nord tra gli anni Settanta e Ottanta, dirette derivazioni degli studi della CIA sul lavaggio del cervello. Ma non importa, l’imam buono l’ha salvato dal linciaggio e la società multiculturale è fighissima: si metta agli atti questo e fanculo il nostro utile idiota non più utile.

CIA Mind Control Brainwashing

“Difenderemo i musulmani”, ha detto Scotland Yard. E da chi, di grazia? Da tutti i disoccupati gallesi con problemi psichici che si radicalizzano dopo un attentato? Oppure da tutti i disoccupati britannici a cui i pachistani non stanno simpaticissimi e hanno qualche rotella fuori posto? Nel quale caso, solo nella via dove abitavo a Ealing potrei segnalare almeno una ventina di nomi potenziali. Non è ben chiara la strategia della polizia inglese al riguardo ma sono certo che tre menti come quelle di Theresa May, Jeremy Corbyn e Sadi Khan, messe insieme, sapranno partorire un capolavoro. O, quantomeno, un peto. Ma c’è stato spazio anche per l’attentato degli Champs Elysées nel pomeriggio di SkyTg24, ancorché molto poco: solo un breve aggiornamento sulle indagini, salvo poi tornare a sproloquiare sull’attentato londinese. E come mai? Fascino british? Idiosincrasia verso l’abitudine della baguette sotto l’ascella, soprattutto ora che è estate? No, perché al netto dell’arresto dei quattro familiari residenti in Francia dell’attentatore morto nell’esplosione dell’auto, ci sono particolari più succosi da raccontare.

E lo faccio tenendo i virgolettati dell’agenzia ANSA, di modo che non si pensi che sia io a distorere o inventarmi fatti per comodità di analisi. Cominciamo: “L’uomo che ieri si è deliberatamente schiantato contro un furgone della Gendarmeria sugli Champs-Elysées aveva 9.000 munizioni a bordo della sua auto Renault Megane: è quanto rivela France Info. In casa sua, è stato inoltre trovato un vero e proprio arsenale tra cui barili di polveri”. Dove cazzo doveva andare con 9mila proiettili, a Raqqa con la Magane? Voleva provare il nuovo carburatore facendo un salto a Mosul in giornata? Mistero. Ma andiamo avanti: “Stando all’inchiesta, l’uomo è morto a causa dell’incendio nell’abitacolo della sua Renault Megane, forse, per l’esplosione di parte delle 9.000 munizioni che aveva caricato a bordo insieme ad almeno una bombola di gas, un kalashnikov e due pistole. In casa sua, inoltre, è stato trovato un vero e proprio arsenale”. Ora, mi tocca riproporre le fotografie dell’automobile in questione dopo la presunta esplosione, nonostante l’abbia fatto già stamattina:


vi pare il bagagliaio di un’auto dove sono esplosi anche la minima parte di 9mila proiettili di kalashnikov? Se sì, datemi l’indirizzo del suo carrozziere perché è un fenomeno, da una Panda riuscirebbe a tirar fuori un F-16. Mi chiedo: come mai non è stata fornita una foto della santabarbara denunciata dalla polizia come presente nel bagagliaio? Lo hanno sempre fatto con i documenti lasciati sbadatamente nelle auto dagli altri terroristi, perché con armi e munizioni no? Ma proseguiamo, perché adesso arrivano i capoversi della chicca assoluta, peccato a SkyTg24 ne abbiamo solo accennato in fretta e furia, senza voler approfondire: “Stando a France 2, in passato l’uomo aveva viaggiato tra la Francia e la Turchia per la sua attività di commercio in oro. Stando all”Express, invece, ha anche esercitato come artigiano a Plessis-Paté, nell’hinterland parigino dell’Essonne, dove è stato perquisito il domicilio dei familiari fermati oggi. I vicini descrivono una famiglia molto religiosa. Schedato con la lettera “S” degli individui radicalizzati a rischio, l’assalitore degli Champs-Elyse’es era anche titolare di un porto d’armi, regolarmente rinnovato lo scorso febbraio. Pare che i servizi di intelligence dovessero convocarlo prossimamente”.

Siete un popolo meraviglioso, cazzo! Non solo aveva il porto d’armi essendo un radicalizzato noto ai servizi ma lo aveva anche rinnovato lo scorso anno, magari dando la mano all’appuntato una volta chiusa la pratica e invitandolo per un caffè al bistrot davanti alla stazione di polizia. Ma che cazzo avete nel cervello, le scimmie di mare che giocano a pallanuoto! E poi meraviglioso, “pare che i servizi di intelligence dovessero convocarlo prossimamente”. Per cosa, la pizzata di fine stagione? L’annuale partitella a calcetto tra agenti e infiltrati? Un corso di aggiornamento sul doppiogiochismo in campo nemico? O per l’ultima seduta di condizionamento mentale? Forse, quella hanno fatto in tempo a tenerla.

Poi, la perla: forse resisi miracolosamente conto di aver pestato una merda delle dimensioni dell’Uzbekistan, ecco che gli inquirenti fanno trapelare che l’attentatore “avrebbe giurato fedeltà all’Isis” e, addirittura, si sarebbe vantato di “fare il doppio gioco, utilizzando l’hobby del tiro sportivo per creare un arsenale finalizzato a scopi terroristici”. Andava al poligono con il kalashnikov? E dove si allenava, ad Aleppo? Va beh che con quella Megane stile “Ritorno al futuro” era un attimo… Ovviamente, “La Repubblica” ci ha prontamente aperto l’homepage del sito. Enrico Mentana lo ha sottolineato con soddisfazione poco fa in apertura del tg di La7, casualmente omettendo nei titoli il particolare del porto d’armi.

Qui ormai siamo al delirio totale. E la cosa grave è che non si sa se i servizi di sicurezza francesi siano un misto molto patriottico tra l’ispettore Clouseau e il gendarme interpretato da Louis De Funes o se la loro spericolatezza ormai decennale nel trattate con i terroristi a loro comodo, gli abbia fatto sfuggire un po’ di mano la questione. Comunque sia, ormai il Re è nudo. Tra i 9mila proiettili, il bagagliaio senza un bozzo, il porto d’armi rinnovato e la convocazione giunta un po’ in ritardo causa detonazione fatta col culo, siamo davvero alle comiche. Il problema è che la gente, nella maggioranza dei casi, ci crede.

Anche perché i media pompano pesante sull’emergenza terrorismo, in questi giorni particolarmente. Non avrà forse a che fare con il fatto che, al netto degli americani che bombardano in difesa di terroristi e curdi, se per caso a Raqqa arrivano per primi siriani e russi, il vaso di Pandora della “Isis Entertainment&Terrorism Ltd” si spalanca con il suo cotè sgradevole di rapporti inconfessabili, finanziamenti, supporto e quant’altro? Il dubbio sovviene, perchè ieri, in perfetta contemporanea con la narrativa dell’islamofobia omicida di Finsbury Park, l’America è impazzita per questo,

martellata da tutti i network: si tratta di Nabra Nassanem, 17enne uccisa domenica scorsa mentre stava recandosi in moschea a Sterling, in Virginia. Ad ucciderla a colpi di mazza da baseball, sarebbe stato il 22enne Darwin Martinez Torres, arrestato per omicidio. Immediatamente, il Council on American-Islamic Affair ha fatto partire la sua macchina della propaganda, sciorinando il dato in base al quale tra il 2015 e il 2016 le denunce per attacchi anti-islamici sono salite del 57%, mentre i crimini dell’odio contro i musulmani sono saliti del 44% nello stesso periodo. Ecco cosa è stata costretta a twittare la polizia di Fairfax,


nella speranza di bloccare la propaganda sui media. Risultato? Zero, in un Paese di 320 milioni di abitanti e con una spiccata propensione verso violenza e omicidio, quello di Nabra DEVE per forza essere un crimine dell’islamofobia. Non importa che magari le dovesse dei soldi, avessero una storia finita male o che lui sia solo un pazzo che ha ammazzato la prima faccia che non gli piaceva per la strada: nonostante la polizia, il Paese intero ha sentito questa storia nei telegiornali per tutto il giorno, ancora e ancora.

L’ordine di scuderia è questo: pompare contemporaneamente allarme terrorismo e criminalizzare il dissenso. Di quanto la battaglia per Raqqa sia elemento centrale nell’operazione, ne parliamo in un altro articolo. Per adesso, accontentatevi del terrorista con regolare porto d’armi. Per i pedofili con una corsia preferenziale nei concorsi da bidelli per asili e scuole elementari, a Parigi pare che stiano attrezzandosi. En marche! Verso il ridicolo. O l’inquietante, visti gli sviluppi politici e la promessa di leggi speciali.

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